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giovedì 16 novembre 2023

"Il Muro del Carlo", un'opera d'arte nascosta ai piedi della Pania...

Il muro del Carlo
 Allora... guardiamo un po'... Cosa può fare un turista che viene in
Garfagnana !? La nostra terra può offrire molte cose... oltre alla rigogliosa natura, alla stupende passeggiate, al relax del corpo e della mente, può anche proporre per gli interessati viaggiatori la visita di monumenti di un certo rilievo, ricchi di storia e di una bellezza unica. La Fortezza delle Verrucole a San Romano ad esempio, o quella di Mont'Alfonso a Castelnuovo; sempre a Castelnuovo c'è la Rocca Ariostesca, dove vi soggiornò proprio Ludovico Ariosto. Immancabile deve essere la visita al suggestivo Eremo di Calomini, o alla millenaria chiesa di San Jacopo a Gallicano, dove al suo interno è costudita una meravigliosa pala di Luca della Robbia. Insomma, luoghi da visitare ce ne sono molti e per tutti i gusti. Esistono poi altri posti che per la loro curiosa e misteriosa storia e per la loro unicità meritano di entrare a pieno titolo nei "luoghi da visitare". Ad esempio, un muro è degno di entrare in questa meritevole lista? A mio avviso si, anche se nella storia i muri non hanno mai contribuito a niente di buono. Difatti i motivi per cui vengono innalzati sono molteplici: costruiamo muri per difenderci, per proteggerci o per sentirci al sicuro. La storia di muri in eredità ce ne ha lasciati una moltitudine, il più famoso è quello di Berlino, f
u costruito
Il muro di Berlino oggi
nella notte tra il 12 e il 13 agosto 1961 dal regime comunista dell’Est per arginare il flusso migratorio verso l'altra parte della città, che dire poi della Grande Muraglia Cinese? La costruzione di questo muro aveva scopo difensivo e fu realizzata 
nel terzo secolo A.C. sotto la dinastia di Chin Shih-Huang-Ti con l’obbiettivo di proteggere i confini settentrionali del regno dalle tribù mongole, le sue ultime misurazioni risalgono al 2012 e stimano che sia lungo addirittura 21.196,98km. Ma anche Roma ebbe il suo muro, fu i
Vallo di Adriano, una fortificazione in pietra voluta dall’imperatore Adriano nel secondo secolo D.C., aveva lo scopo di difendere il confine settentrionale dell’Impero Romano in Britannia dalle tribù scozzesi, era lungo ben 173 km. Una cosa che poi deve far riflettere è che sui 70 muri presenti nel mondo oggi, quasi un terzo è stato costruito negli ultimi 50 anni e la maggior parte di essi è stato costruito fra il 2005 e il 2015. Quindi possiamo dire che questi muri sono tutti uguali? No, come abbiamo visto ognuno ha il suo scopo, la sua storia e il suo perchè, proprio come "il muro del Carlo". Ebbene si, anche in Garfagnana abbiamo un muro da pochi conosciuto. Ma chi è questo fantomatico Carlo? E di che muro si tratta? Diciamo che tutto è avvolto nella leggenda e nelle storie che i vecchi raccontano,

fatto stà che questo muro a secco è una vera e propria opera architettonica, fatta sicuramente da una mano "superiore". Di muri a secco in Garfagnana e altrove ne abbiamo visti molti, ma questo sicuramente li supera tutti per la precisione e linearità con cui è stato fatto. Cotanta opera si trova in un bosco di faggi ed è facilmente raggiungibile dal campo di Pianizza, luogo di mille scampagnate, che si trova proprio ai piedi della Pania e sembra che fu proprio qui che un tale di nome "Carlo" cominciò ad edificare questo muro. Qualcuno dice che il Carlo era un pastore dalla corporatura gigantesca e che ogni giorno per oltre cinquant'anni quando portava le sue pecore al pascolo si metteva li e come in una sorta di "tetris" collocava, faceva combaciare ed incastrava pietre su pietre, pare che tutto ciò lo facesse per delimitare il confine della sua proprietà con quella del fratello con cui aveva litigato in malo modo. Alla fine di questi lunghi 50 anni il Carlo passò purtroppo "a miglior vita" e all' Alpe di Sant'Antonio i vecchi raccontavano che al momento della sua sepoltura, l'ordinaria fossa scavata dagli addetti fosse stata troppo piccola per contenere il mastodontico uomo. Infatti fu
proprio grazie alla sua ciclopica corporatura che potè costruire quel muro che alla fine della sua vita arrivò a misurare ben 200 metri di lunghezza, alto circa un metro e 70 e largo 80 centimetri. Insomma, quello che ne venne fuori fu un capolavoro di vera ingegneristica artigianale. Ma ad onor del vero in tutta questa storia i misteri non finisco qui e spesso ci siamo domandati, ma tutte quelle migliaia di pietre da dove arrivano? I vecchi dicono che forse potrebbero arrivare dalla Borra Canala, la pietraia che si trova nei pressi della Pania della Croce, ma vi immaginate allora la fatica ed il tribolo !? Solo un forzuto come il presunto Carlo poteva affrontare l'immane sforzo. E poi, quando sarà stato costruito questo benedetto muro? Nessuno lo sa, nessuno lo ricorda, niente è scritto o documentato. Si potrebbe però ipotizzare che la sua origine risalga al XIX secolo, quando
Borra Canala
costruzioni di questo tipo erano particolarmente usate. Comunque sia, qualsiasi sia la sua genesi per favore non stiamo a scomodare mani extraterrestri o qualsivoglia forza occulta. Qui l'unica mano è stata quella dell'uomo e del duro lavoro di una o più persone, che con la pazienza ed il rispetto per la natura che solo nei lontani tempi andati esisteva, hanno cercato di modellare un territorio nel modo più cortese possibile, trasformando talvolta certe costruzioni in delle opere d'arte di rara bellezza, proprio come è accaduto al "muro del Carlo". A confermare questo pensiero ci ha pensato nel 2018 l'UNESCO che grazie alla proposta 
di otto paesi europei (fra i quali anche l'Italia) ha inserito i muri a secco nel Patrimonio Mondiale
dell'Umanità. Che dire allora... Grazie Carlo per l'onore che hai regalato alla tua e nostra Garfagnana.





  • Le foto riguardanti il "Muro del Carlo" sono state realizzate e gentilmente concesse da Daniele Saisi

mercoledì 27 maggio 2015

La Grande Guerra: lettere dal fronte di soldati garfagnini

Italiani in trincea
Sono passati 100 anni precisi dalla scoppio della I guerra mondiale, una guerra questa che abbiamo sempre sentito lontana dalla nostre parti sopratutto perchè non vissuta sulla nostra pelle direttamente a differenza della seconda che l'abbiamo avuta sulla porta di casa. La "Grande Guerra"come fu chiamato poi il primo conflitto mondiale si svolse nelle Alpi e nelle Prealpi e nella pianura veneto friulana,quindi ben lontana dalla nostra Garfagnana, ma comunque sia ci toccò, eccome se ci toccò,perchè padri di famiglia, figli,fratelli e mariti garfagnini partirono per il fronte il 24 maggio 1915 (e poi nei mesi e negli anni successivi) abbandonando coltivazioni e campi,unico sostentamento per le famiglie di allora. Si partì per il conflitto da Paese povero ed impreparato, ci si trovò presto in trincea per difendere il proprio territorio e sopratutto per riportare la pelle a casa. Questa fu una guerra che forse pochi conoscono nei numeri:fu il più grande conflitto mai visto,coinvolse ben 30 nazioni al mondo e vi parteciparono ben 65 milioni di uomini, provocò la morte di ben 15 milioni di persone e fra questi morti un milione e trecentomila circa furono solo italiani (nella II guerra mondiali gli italiani morti furono quasi mezzo milione...). Oggi se ci sono arrivati fino a noi gli atti di eroismo, gli orrori e la durissima vita di trincea lo dobbiamo in buona parte ai nostri soldati (e delle altre nazioni) che hanno lasciato miliardi di lettere inviate dal fronte.
Ricevimento e spedizione
della posta in guerra
Calcoliamo che durante la guerra viaggiarono ben quattro miliardi di lettere e cartoline postali. Il trauma della guerra accelerò il bisogno degli uomini di scambiarsi informazioni tramite l'unico mezzo disponibile: la scrittura. Una scrittura però del tutto singolare dato il basso livello di alfabetizzazione, quindi queste lettere erano piene di errori, in dialetto, ma non per questo prive di significato e colme di emozioni. Ecco,oggi pubblicherò fedelmente alcune di queste lettere di soldati garfagnini, in alcune pubblicherò il nome, in altre no. Con queste lettere si cercava il contatto con la famiglia e con un mondo "normale" al quale speravano di tornare. Queste testimonianze ci danno un'immagine autentica e diretta di quanto accaduto.

"12 giugno 1915.Cari genitori di già che oggi sono un po' più trancuillo e che il nemico un mi da noia voglio descrivervi un po' come pressapoco dove mi trovo. Davanti a me si stende un infinità di montagne,tante cusì tutte assieme nanco a casa c'enno. Mi trovo propio sotto la punta del famoso Monte Nero (n.d.r:il Monte Nero oggi fa parte della Slovenia ed è una montagna delle Alpi Giulie alta 2245 metri) di cui avreste già letto sul giornale per i grandi combattimenti. Ora non potendolo piglià di fronte altre truppe lo stanno aggirando e camminino anco velocemente malgrado la resistenza di quei mammalucchi (n.d.r:riferito agli austriaci). [...] Non sembra al presente di essere in guerra, pare un campo estivo, ma poi verrà il seguito anco per noialtri. Ma intanto vada pure così"
(Lettera di Mario Bonaldi dell'Alpe di Sant'Antonio (Molazzana) sopravvissuto, poi emigrato.)
Non faccia stupore se il fronte di guerra viene descritto come "un campo estivo".La principale preoccupazione del soldato e diffusa poi tra tutti i commilitoni è la volontà di rassicurare i propri cari.
"Cari Genitori,la mi salute al presente è ottima come spero di voi tutti in famiglia. Come vi replico ancora mi trovo in questo paese che si chiama Galeriano,qui mi fanno fare l'istruzione tutto il giorno altro che si sta male con il rangio che tutti i soldati si lamentino. Sarebbi pronto anco a rinunciavvi al rangio pure che mi lascino qui e non mandammi in trincea. Adesso cari genitori posso ringraziare il Signore che mi ritrovo qui in Italia i miei compagni sono in trincea  e gli tocca fa il turno di 21 giorni e se dice peggio anco 40. Anco se siamo a 100 chilometri si sentino i cannoni come fossero li. Questo meso di maggio un è poi bello perchè arrivino gli ordini sempre di avanzare e fare le avanzate è molto brutto. Caro Padre fatemi sape come va la campagna se hanno fiorito bene, se ci  si pole già accorge dei frutti e delle semine e lo so che siete
Gli assalti suicidi 
solo, poi con tutte quelle bestie nella stalla
 
 (n.d.r:per "bestie" naturalmente ci si riferisce alle mucche)(Lettera inviata a Castiglione Garfagnana)
 "...se la trincea è dura,l'assalto è un incubo,lasciare la trincea e lanciarsi nel vuoto, verso le armi che sputano fuoco è un suicidio"
Brano di lettera di Aldemiro Magni Sergente Maggiore Regio Esercito Italiano Castelnuovo Garfagnana.
L'assalto nella prima guerra mondiale era il limite umano della sopportazione. Uscire dalla protezione della trincea e lanciarsi contro le pallottole delle mitraglie nemiche era un vero e proprio suicidio, la sopravvivenza era un fatto puramente casuale. Ogni volta che il soldato era sottoposto a una simile prova perdeva parte della sua personalità e una parte di intendere e volere. Dopo un certo numero di queste esperienze il soldato impazziva,spesso molti si suicidarono e quelli che si rifiutavano di assaltare venivano fucilati dai propri compagni per ordine degli ufficiali stessi.
Infine per chiudere voglio pubblicare questo post trovato in Facebook,nel gruppo "Istituto della Resistenza Lucca". Un post questo tratto dalle lettere di Adriano Tomei (1896-1976) di Ponte a Moriano (forse), combattente della Grande Guerra, molto eloquente e la dice lunga sul fatto che i secoli passano ma la storia è sempre la stessa...
"Senti mamma, io sarò forse pessimista ma mi pare che la
Ecco la lettera originale di Tomei
guerra la facciano i coglioni e che i furbi siano con la pelle al sicuro,facciano i denari,si divertano e...enormità, gridano ancora gli evviva alla guerra!"