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mercoledì 18 marzo 2020

La storia della Garfagnana nelle pagine della gloriosa "Domenica del Corriere"

"Un giornale non può prosperare se pensato e composto tutto quanto
nell'intimità di una redazione, da taluni pochi individui. Anch'esso come le piante non fatte pei languori delle serre chiuse, ha bisogno d'aria e di sole, di correnti vive di simpatia, della larga e spontanea collaborazione di molti. Un giornale specialmente se illustrato, deve risultare specchio, riflesso della multiforme complessa vita pubblica. Domandiamo quindi la collaborazione dei nostri lettori: desideriamo che il Signor Tutti sia il nostro principale redattore, che una continua corrente spirituale unisca il giornale al pubblico, il pubblico al giornale". Così il direttore Attilio Centelli presentava questa nuova creatura editoriale, era il 1899, di li a poco questo giornale illustrato a colori sarebbe divenuto il più popolare e diffuso settimanale in Italia. Nasceva la "Domenica del Corriere". Il periodico fu fortemente voluto dal direttore de "Il Corriere della Sera" Luigi Albertini e uscì per la prima volta l'8 gennaio 1899 come supplemento del già famoso quotidiano. La domenica era il giorno della sua uscita nelle edicole, era stampato in grande formato, aveva dodici pagine e veniva distribuito gratuitamente agli abbonati del Corriere o poteva essere acquistato anche singolarmente per 10 centesimi. Come può certamente sembrare il giornale non nacque come periodico di informazione, non doveva risultare un doppione del quotidiano, venne pensato proprio come "un settimanale degli italiani", doveva dettare i tempi come un calendario, fra le
giornate liete, gli avvenimenti e le sciagure, insomma doveva essere un viaggio fra piccoli e grandi fatti. Il suo grande successo lo si può comunque sintetizzare in due motivi: il primo fu proprio dovuto alla sua caratteristica nazional-popolare, il settimanale era rivolto sopratutto a quel "Signor Tutti" a cui si riferiva Centelli. Esistevano già giornali simili, era loro il monopolio di questa tipologia editoriale, ma le varie "L'Illustrazione Italiana" o "La Tribuna Illustrata della Domenica" erano rivolte sopratutto ad un pubblico alto borghese. Finalmente con questo giornale anche il "popolino" ebbe il suo settimanale, finalmente anche la gente comune, dall'operaio, all'artigiano potè farsi una propria opinione su quanto accadesse loro intorno. Il secondo motivo fu espressione di un preciso orientamento strategico, il direttore optò per quella che fu ritenuta la miglior forma giornalistica con cui s'intendesse comunicare visivamente i fatti di cronaca, in altre parole il vero successo fu dovuto ai disegni, la prima pagina e l'ultima erano sempre disegnate: "il disegnatore e la sua vena narrativa c'erano là dove i limiti della tecnologia e dei mezzi di trasporto impedivano ai fotografi di essere presenti di
Achille Beltrame
persona e nei giusti tempi".
Tutto questo usciva dalla matita magica di due grandi artisti: Achille Beltrame, il primo disegnatore (dal 1899-al 1945)e Walter Molino (dal 1945 al 1966). A queste copertine veniva affidata una funzione d'impatto mai osata prima, il meglio del giornale veniva offerto tutto e subito, perchè attirasse l'attenzione del lettore già sul banco dell'edicola. Ben presto la diffusione di questo giornale raggiunse vendite mai viste prima, si calcolava che di media fossero settecentomila le copie vendute, un'infinita per un'Italia che sapeva appena leggere e scrivere e quando accadeva che la zona in cui abitavi era sulla copertina de "La Domenica del Corriere", c'era una corsa per accaparrarsi il tanto sospirato numero e così succedeva anche in Garfagnana... Purtroppo però, le rare volte che la valle comparì su queste pagine non fu sempre per fatti allegri. Ma non per questo mi posso esentare nel fare un viaggio esclusivamente garfagnino ne "La Domenica del Corriere", il settimanale più famoso d'Italia.

La prima volta fu il 22 gennaio 1902, e salimmo alla ribalta delle cronache nazionali per una delle tante nostre bellissime tradizioni. Così titolava l'articolo: "La forza delle tradizioni-Il giro del diavolo". L'usanza voleva (e vuole anche adesso) che in quel di San Pellegrino in Alpe vi fosse un luogo deputato alla remissione dei peccati, la consuetudine diceva che per espiare i propri peccati
bisognava caricarsi un sasso sulle spalle per depositarlo poi al centro di un campo, dopo aver compiuto tre giri del luogo. La grandezza del masso era direttamente proporzionale alla gravità del peccato commesso: "...lo spettacolo di uomini e donne in età avanzata con in sul capo rudi macigni è veramente penoso...". (per saperne di più clicca:http://paolomarzi.blogspot.com/2016/09/il-giro-del-diavolo-un-rito-millenario.html)
Passarono alcuni anni prima che la Garfagnana avesse nuovamente menzione sul giornale e il 22 gennaio 1914 una sensazionale notizia ci volle nuovamente protagonisti. La notizia era all'interno del giornale e parlava di un'importante opera infrastrutturale: "La diga di Villa nella Garfagnana". Eravamo alla vigilia della prima guerra mondiale e nonostante i venti di guerra questa diga fu la prima costruita in Valle del Serchio per lo sfruttamento delle acque per la produzione
di energia elettrica e la "Domenica del Corriere" così scriveva: "Per raccogliere le acque del torrente Corfino e affluenti a scopo industriale, la società idroelettrica toscana ha fatto costruire nel pittoresco comune di Villa, nella Garfagnana, una diga in calcestruzzo. Lunga 70 metri essa raggiunge l'altezza di oltre 40. Questa poderosa barriere che è ancora ricinta di armature può rappresentare un miracolo di sollecitudine se si pensa che la sua costruzione non esigè che 67 giorni". Ebbene, 67 giorni e non si può dire che fu costruita in fretta, furia e male, il grande invaso resistette perfino al devastante terremoto del 1920, l'epicentro era proprio lì, a Villa Collemandina.
Altri dieci anni esatti passarono prima di comparire nuovamente sul noto periodico e quando la Valle riapparse su quelle pagine gli fece onore la copertina principale con il magnifico disegno di Beltrame. Il fatto accadde sulle Apuane, era il 27 gennaio 1924, l'argomento trattava di un episodio marginale ma altresì molto curioso: "Un aquila gigantesca contro due cacciatori, l'altro riusciva ad ucciderla schiacciandole la testa con il calcio del fucile". Un ennesimo fatto bizzarro salì agli onori delle cronache alcuni anni più tardi, nell'ottobre del 1939. Il disegno anche questa volta uscì dalla matita di Beltrame, stavolta però occupava l'ultima pagina: "Un ciclista della Garfagnana correva veloce sulla carrozzabile di Ponte di Campia, quando nell'evitare un grosso autocarro, batteva violentemente contro il parapetto della strada, precipitando nel sottostante binario ferroviario, proprio mentre
transitava un treno. Egli andava così a finire sul tetto del vagone, riuscendo a mantenersi supino sino alla prossima stazione, dove, fermatosi il treno poteva discendere senz'altre conseguenze". Come possiamo leggere, tutto era condito dalle retoriche parole del tempo che enfatizzavano ogni accadimento come se fosse una cosa eccezionale. Non ci fu nessuna enfasi però sulle copertine che verranno negli anni successivi. Era scoppiata la seconda guerra mondiale e gli avvenimenti rappresentavano la triste realtà dei fatti. Nei due casi che la Garfagnana apparve sulle pagine de "La Domenica del Corriere" per il conflitto in corso fu menzionato Gallicano. Sette gennaio 1945, la prima pagina fu disegnata da Walter Molino. Era lui il discepolo prediletto di Achille Beltrame. Al tempo di questa prima pagina il vecchio disegnatore era sofferente, dopo un mese morì, lasciando il compito di realizzare le tavole del giornale al giovane Molino. Fu questa infatti una delle sue prime memorabili copertine, in questa rappresentava una battaglia che imperversava in ogni dove, da una parte c'erano italiani della
Repubblica Sociale e tedeschi e dall'altra gli americani, gli alleati però sembravano avere la peggio:"La guerra sul fronte dell'Italia centrale: nel settore di Gallicano (Lucca),le truppe italiane e germaniche con improvviso attacco hanno sfondato le posizioni nemiche e ricacciato i reparti statunitensi parecchi chilometri verso sud, mantenendo poi le località liberate". Qui probabilmente si faceva riferimento ad accadimenti che avvennero nel dicembre '44, con particolare riferimento alla celeberrima "Battaglia di Natale". I fatti però non andarono proprio come quelli descritti nella didascalia, nella realtà da lì a poco i reparti tedeschi si ritirarono nelle posizioni di partenza. D'altronde era da ben capire la faziosità del giornale che aveva sede proprio in quella Milano assoggettata dalla regole e dalle leggi del neonato stato fantoccio della Repubblica di Salò. Ne fu conferma la copertina di alcuni mesi dopo, questa volta il disegno fu di Albertarelli e mostrava dei bersaglieri italiani che catturavano dei soldati americani: "Audace colpo di mano dei
bersaglieri della divisione "Italia" nella zona di Gallicano in Garfagnana: un reparto da ricognizione assalta un avamposto nemico, distruggendolo, catturando numerosi prigionieri e consolidando poi le posizioni conquistate".
La guerra finalmente finì e gli argomenti del periodico riflettevano la voglia di evasione e spensieratezza di una nazione intera. Singolare fu infatti il tema dell'articolo del 3 novembre 1946 che parlava della Garfagnana. Il pezzo era all'interno del giornale e così titolava "Garfagnana, terra sconosciuta", portava la firma di un garfagnino doc: il Gian Mirola, ovverosia Alfezio Giannotti, grandissimo giornalista, che fece pubblicità alla sua terra in un insolito articolo per quel tempo, si parlava infatti di turismo. All'epoca i viaggi erano alla portata di pochi individui, figuriamoci poi dopo una guerra mondiale, ma lui volle dare una mano alla sua terra, facendo conoscere le sue bellezze e le sue tradizioni ad una nazione intera. Stupendo è l'inizio del servizio: "La Garfagnana non è una delle
misteriose province dell'Asia, nè uno sperduto villaggio della Patagonia. Se qualcuno leggendo il titolo di questo articolo, lo avesse immaginato, si ricreda...". Era il 1947, esattamente il 21 dicembre, quando la Garfagnana e la sua gente apparvero per l'ultima volta su "La Domenica del Corriere", la penna era sempre quella del Gian Mirola e la devozione stavolta fu la protagonista del pezzo: "La miracolata della Garfagnana". Eravamo a Gramolazzo, Anna Morelli era una paesana che a quanto pare vedeva la Madonna: "La folla s'inginocchia, piange sommessamente. Anna, la miracolata con lo sguardo fisso in avanti, sorride e mormora parole incomprensibili. E' in estasi. Riesco a percepire alcuni monosillabi privi di senso:-si...no...-. Per accertarmi del suo stato di sensibilità la pungo per due volte inaspettatamente, con uno spillo. Due goccioline di sangue, la ragazza non sente e non fa un movimento. Gli occhi sbarrati, fissi nel vuoto
vedono...sviene...". (per saperne di più clicca:http://paolomarzi.blogspot.com/la-bernadette-di-gramolazzo-anna.html)
Stavano comunque per finire gli anni d'oro del giornale, nel corso degli anni cinquanta e sessanta, l'avvento della televisione e di nuovi settimanali (come L'Europeo, Panorama, L'Espresso) portò a un graduale ed inarrestabile crisi di copie. Alla Garfagnana non rimase che l'onore di essere più volte apparsa sulle tavole e sugli scritti del periodico più famoso in Italia. Per chi come me ha queste straordinarie copie, le conserverà come uno dei beni più preziosi. 

mercoledì 30 novembre 2016

Dalle pagine de "La Domenica del Corriere" del 1946, promozione turistica della Garfagnana

L'Italia era uscita prostrata dalla seconda guerra mondiale, gran
parte del suo patrimonio nazionale era andato distrutto e dappertutto vi erano lutti e rovine. Nonostante tutto un nuovo spirito di rinascita si faceva strada nella nazione, la volontà di essere partecipi dell'opera di ricostruzione animava tutti, ma non c'era da ricostruire solamente le case bombardate, i ponti distrutti e le sconnesse strade, c'era da ricostruire l'animo di una nazione intera. Il fascismo era finito per sempre, finalmente si poteva tornare ad esprimersi liberamente con parole, con scritti e ognuno era libero di seguire la propria vocazione politica. Per l'Italia cominciava allora una nuova epoca e bisogna tornare a dare voce a tutti e a dare spazio a tutte le idee. La Garfagnana in questo caso era stata colpita duramente, in tutti i sensi, c'era da ridare anche qui nuova linfa ad una regione già di per se povera, c'era da farla conoscere questa terra dimenticata da Dio nella speranza di portare nella valle dei visitatori (la parola turista al tempo non era ancora nel parlar comune) a fare gite nella nostra valle, perchè poi una volta giunti, questi visitatori si dovevano fermare beatamente nelle nostre botteghe a comprare i nostri prodotti e a bere nei nostri bar. Un idea rivoluzionaria questa per l'immediato dopo guerra, c'era già chi pensava a portare turismo in Garfagnana, figuriamoci che ancora oggi c'è chi fra i nostri amministratori locali nemmeno ci pensa... Ma chi aveva avuto un idea tanto arguta e lungimirante quanto sovversiva? Solo un'intelligenza sopra la media come quella di Almiro Giannotti alias il Gian Mirola poteva pensare una cosa così sbalorditiva. Il Gian Mirola per i pochi che non lo conoscono fu lo scrittore e giornalista(a mio avviso) più dotato, brillante e pronto che la Garfagnana (e non solo) abbia mai avuto.Inutile stare qui a
Il Gian Mirola
raccontare tutta la sua storia (n.d.r anche se ho in preparazione un articolo), ma brevemente basta dire che Almiro (il nome di battessimo) nacque a Eglio nel 1915, fu maestro in vari paesi della Garfagnana e sindaco di Molazzana negli anni 50, ma sopratutto era uno studioso di folclore e un fine analista di problemi locali e da conoscitore di questi fenomeni capì subito qual'era una possibile soluzione per far emergere la sua amata terra, dilaniata dalla guerra e dalla povertà: il turismo o quantomeno far conoscere a tutti che anche la Garfagnana esisteva. L'idea che ebbe fu sensazionale, scrivere un articolo con foto annesse su una delle tante riviste per cui già scriveva. Infatti il Gian Mirola firmava articoli per i maggiori giornali italiani: "Eva", "Divagando", "Famiglia Cristiana", "Scuola Moderna", ma in particolare c'era un giornale a cui puntava per pubblicare questo benedetto articolo, anzi per dire la verità non era nemmeno un giornale nel vero senso della parola, ma bensì un supplemento ad un quotidiano, questo supplemento si chiamava "La Domenica del Corriere" che veniva dato settimanalmente insieme (con l'aggiunta di poche lire) al quotidiano italiano per eccellenza, "Il Corriere della Sera". Apparire quindi su "La Domenica del Corriere" voleva dire affacciarsi nelle case di tutti gli italiani, dato che le

tirature di questo supplemento toccavano cifre stratosferiche,negli anni trenta arrivò ad essere il settimanale più letto d'Italia con una tiratura di oltre seicentomila copie, mentre negli anni '40 e '50 confermando il primato di giornale più letto la tiratura toccò addirittura il milione di copie. Questo giornale colpì subito l'italiano medio e fu concepito proprio come il settimanale degli italiani, che doveva scandire come un calendario le giornate liete e le tragedie, si dava molto spazio alle foto e ai disegni, storiche furono le sue copertine disegnate prima da Achille Beltrame e poi da Walter Molino, in ogni numero il disegnatore aveva il compito di rendere vivo con la sua tavola il fatto più interessante della settimana, insomma, pubblicare qualcosa qua sopra significava farsi conoscere in tutta Italia e così fu che il Gian Mirola riuscì nel miracolo. Il suo articolo sulla Garfagnana comparve su "La Domenica del Corriere" solamente un anno e cinque mesi dopo la fine della seconda guerra mondiale, il 3 novembre 1946 riuscendo ad uscire insieme all'importante tavola di copertina che rappresentava l'altrettanto importante evento: la prima volta che le Nazioni Unite si riunivano nella nuova sede di New York, quanto sia stata voluta o fortunata questa coincidenza non si sa, il fatto portò comunque a una maggior quantità di copie vendute di questo bellissimo numero, che anch'io oggi posseggo nella mia
3 novembre 46.Il numero de
La Domenica del Corriere
dove si parla di Garfagnana
(collezione Paolo Marzi)
collezione di fascicoli de "La Domenica del Corriere". All'epoca non esisteva la televisione, naturalmente nemmeno internet e questa operazione che riuscì al Gian Mirola era perciò la maniera più diretta per far conoscere "l'illustre sconosciuta", come definisce egli stesso la Garfagnana  nell'articolo, dove racconta degli usi e dei costumi e dove descrive la gente "...buona cortese e attaccatissima agli usi degli avi..", non manca nemmeno di illustrare i famosi personaggi che l'hanno abitata, senza nemmeno dimenticare i prodotti delle nostre terre. Ma bando alla ciance, ecco per voi questo stupendo e avveniristico articolo di promozione del territorio, che fra pochi giorni fa ha compiuto 70 anni, era precisamente il 3 novembre 1946 e a
 pagina 7 campeggiava questo titolo:


"Garfagnana terra sconosciuta"


La pagina sulla Garfagnana
(collezione Paolo Marzi)
La Garfagnana non è una delle misteriose provincie dell'Asia, né uno sperduto villaggio della Patagonia. Se qualcuno, leggendo il titolo di questo articolo, lo avesse immaginato, si ricreda.
E' invece un pittoresco lembo di terra toscana, incuneato fra gli Appennini e le Apuane, dove termina il regno dell'ulivo ed incomincia quello del castagno.
Terra ricca di tradizioni folcloristiche, d'usi e costumi intatti da più secoli.
"L'ultima regione dell'Universo" la chiamano gli abitanti, alludendo argutamente alla corona dei monti orridi e belli, che la circondano.
Qui il castagno nasce e vegeta spontaneamente e nelle selve abbondano, come in un piccolo lembo di Paradiso terrestre, funghi, fragole, lamponi, mirtilli, more.

Usi e costumi
Le didascalie:Un tipo
garfagnino,con
qualche annetto ma ancora
in gamba
La gente è buona, cortese e attaccatissima agli usi e alle tradizioni degli avi. Nelle vie e nelle piazze dei paesi si canta ancora il "Maggio", che è una specie d'opera drammatica, paragonabile in certe forme più erudite, al melodramma.
Scettri di cartone, corazze di latta, elmi e spade di legno formano l'arredo scenico e il vestiario degli artisti che, accompagnati da un unico violino, cantano su un motivo semplice, poggiando sulla prima e sulla quinta sillaba di ogni verso.
Gli argomenti dei "Maggi" possono essere scelti fra i fatti più salienti della storia greca o romana, fra le vite dei Santi, degli eroi, o fra i poemi classici, come La Gerusalemme Liberatao L'Orlando furioso.
Altre forme d'arte popolare sono le "Befanate", gli "Stornelli", i "Rispetti"; ancora vive e in uso fra i contadini della regione. Abbiamo conosciuto, in Garfagnana, contadini che non sapevano fare l'o col tondo dei un bicchiere e recitavano, magari a memoria, uno o più canti della Divina Commedia, illustrandone poi, con esattezza, il significato storico e letterale.

Ospiti illustri e briganti cortesi
Le didascalie:Dove l'orrido
 è bello...e il bello orrido
Nel 1523 venne a governare la Garfagnana, per conto degli Estensi di Modena, un poeta celebre: Ludovico Ariosto.
In quel tempo gli Appennini erano covo di numerosi bande di briganti e attraversare le montagne per recarsi da Castelnuovo (sede del governatorato) a Modena (capitale estense) o viceversa non era impresa troppo facile.
Durante uno di questi viaggi l'Ariosto fu fermato e, col seguito, spogliato e derubato. Proprio come succede oggi sui valichi alpini.
I briganti stavano insaccando la refurtiva quando, ad uno del seguito, sfuggì il nome del poeta. Il capo dei banditi, premuroso, chiese subito: Dov'è messere Ludovico?
- Sono io - rispose tutto tremante il poeta.
- Non sia torto un capello al grande Ariosto - ordinò allora il campo ai compagni.
Fece restituire a tutti quanto era stato rubato e proseguì, poi, rivolto al poeta:
- Messere, anche i banditi della Garfagnana, che voi sferzate nelle vostre "satire" vi stimano e vi apprezzano - E s'inchinò in segno di rispetto.
Ordinò poi, ad una parte della banda, di scortare il poeta ed il suo seguito fino al limite della "Gran selva" affinchè non corressero il rischio di essere disturbati da altri.
Così l'autore dell'Orlando furioso giunse a Modena sano e salvo, benedicendo le muse che lo avevano protetto in una brutta avventura.

Marmo, carbone e... fragole
Oggi la Garfagnana è una delle Regioni d'Italia più dimenticate.
Le didascalie: Nel regno del
castagno, quando le pecorelle
 escon dal chiuso. La Pastorella
 pudica si copre la faccia
per non farsi fotografare
La guerra vi sostò per sette mesi. Villaggi interi furono distrutti o bruciati. Uomini di tutte le razze bivaccarono nelle case abbandonate e molti, oggi, leggendo questo articolo ed osservando le fotografie riprodotte in questa pagina, sussurreranno, compiaciuti o rammaricati, la famosa frase manzoniana: "Io c'era!"
Sulle strade, solcate allora dalle pesanti ruote dei pezzi d'artiglieria, discendono oggi i più importanti prodotti della regione, diretti ai vari mercati del mondo: marmo per le Indie e per le Americhe, castagne e farina di castagno per la Francia e per la Spagna, legna e carbone per l'Italia settentrionale.
Una delle occupazioni più caratteristiche è la raccolta delle fragole, che qui nascono spontaneamente. Ceste e cestelli vengono allineati, ogni giorno, durante la raccolta, lungo i margini delle strade, in attesa delle macchine che passeranno, nelle prime ore del mattino, a caricare.
Importante è anche la raccolta dei funghi, i quali vengono inviati, nelle annate di massimo raccolto, in tutta Italia.
Funghi, fragole e castagne per la mensa; lana e canapa per i vestiti, che qui vengono filati e tessuti a mano; carbone e legna per la stufa; marmo e calce per la casa.

Tutto questo dà la Garfagnana, l'illustre sconosciuta, che un giornalista ha scoperto, in questi giorni, senza passare i confini dello Stato. Scoperta, descritta, illustrata: per voi.

Gian Mirola