mercoledì 26 maggio 2021

Una storia lunga secoli su quegli strani fenomeni garfagnini, che nessuno sa e sapeva spiegare...

Se c'è una cosa sulla quale tutti possiamo concordare è che il mondo, così come lo conosciamo, è davvero un posto strano e originale. Nel corso dell'evoluzione, man mano che il nostro intelletto andava ad affinarsi, siamo riusciti a spiegare e a catalogare sempre più stranezze e abitudini alquanto bizzarre, rendendoci sempre più padroni e fautori della nostra consapevolezza di "uomo intelligente". Eppure, qualcosa resta ancora senza risposta (più o meno) e non si è mai smesso di fantasticare o di creare curiose leggende su alcuni dei casi più eclatanti. Infatti questi "eventi strani" rientrano a buon titolo nella categoria del "preternaturale". Ma cosa significa questa strana parola? Il "preternaturale" è ciò che appare al di fuori o accanto (dal latino praeter) alla struttura del naturale, in pratica è ciò che è sospeso tra il mondano e la magia, fra il vero e l'incredibile. La suddetta materia è un argomento per niente frivolo e superficiale, tale disciplina è trattata perfino in teologia e il termine viene usato per distinguere meraviglie, trucchi ed inganni, spesso attribuiti
alla stregoneria. Dall'altra parte gli scienziati trattavano questo argomento da un altro lato e la parola faceva riferimento ad anomalie e strani fenomeni di vario genere che si discostavano dalle norme della Natura. In Garfagnana come ben si sa, in tal senso non manca niente: esseri fantastici, fantasmi, luoghi della paura, streghi, buffardelli e chi più ne ha più ne metta, ma accanto a questo mondo puramente fantastico, esiste anche il mondo parallelo del "preternaturale", fenomeni a quanto pare (presunti) veri a cui ancora non si è data una convincente giustificazione razionale. Dalle nostre parti di questi fatti e fattarelli si ha notizia da tempo immemore, fino ad arrivare ai giorni nostri. Percorrendo i secoli le prime notizie scritte si hanno già dal XVII secolo. E' difatti il caso di quanto riportava Pellegrino Paolucci, Preposto in quel di Sillano nel 1720 nel suo libro "La Garfagnana Illustrata". Eravamo a Ceserana nell'anno di Grazia 1620 e alcuni operai stavano compiendo dei lavori di ristrutturazione su una scala: " Vi fu ritrovata una cassa di pietra, nella quale giaceva il cadavere d'un gigante, il quale aveva
i denti lunghi un dito d'uomo grande de' nostri tempi. E se è vero che "Ab ungue Leonem" (n.d.r: ossia il leone si riconosce dall'artiglio)può argomentarsi da' denti, che fosso un colosso di carne, come Golia, per non dirlo simile a quello di Rodi. E se quello, benchè franto, potè da Timante misurarsi dal dito pollice del piede; questo, benchè fatto scheletro, mostrò la sua grandezza a proporzione dei denti".
Insomma un gigante vero e proprio di cui non si sono più avute notizie, nonostante fossero indicati precisamente il luogo del ritrovamento e la data, tutto finito nell'oblio senza altra indicazione sulla fine dello scheletro del presunto gigante. Sempre ed a proposito di strane creature il Paolucci racconta sempre di strani uccelli visti sul paese di Sassi: "Sono molti anni che sul principio di Aprile fu veduto svolazzare una moltitudine d'uccelli grossi, d'ignota specie, a' quali non nuocevano l'archibugiate e in detto tempo pericolarono alcuni di quegli abitanti. Fecero voto però
di solenizzare uno di que giorni e cessò il pericolare, nè più si videro quei mostri volanti
". Queste vicende inspiegabili non riguardano solo strane creature, in questa ottica ci rientrano anche fatti paranormali chiamati in questo caso "segnali centenari". Per "segnale centenario" s'intende dare a un comune mortale delle indicazioni e delle tracce sovrannaturali  per trovare determinate ricchezze. Da questi segnali l'uomo può difatti ritrovare delle vere e proprie fortune nascoste da altri uomini non più vivi. Queste tracce vengono date obbligatoriamente ogni cento anni dall'anima del proprietario del tesoro nascosto, se trascorsi centotrenta secoli e se nessuno fosse riuscito ad impossessarsene il tesoro sarebbe rimasto nelle mani dell'anima defunta. Naturalmente  tale anima cercherà in ogni modo di sviare l'attenzione dell'uomo da questi segnali. Vediamo allora quello che da testimonianze accadde al Capitano Ponticelli nei primi anni del 1600:"Niccolò Ponticelli di Castelnuovo, valoroso capitano al servizio dell'esercito modenese e forse capostipite del marchesato omonimo, una notte per necessità del suo servizio percorreva il tratto di strada tra Marigliana e Monteperpoli, dicesi che, appunto s'imbattesse in uno di questi segnali centenari che testimonia l'esistenza di tesori nascosti. Un
gran fuoco acceso proprio sul ciglio della via gli si parò dinanzi improvviso. Il modo insolito con cui questo fuoco s'era acceso lo meravigliava. La notte era fredda, oscura e piovigginosa. Tale apparizione sembrava proprio che avesse qualcosa di sovraumano. Il capitano si avvicinò ma non potè arrivare presso il fuoco che questo si spense ad un tratto per poi brillare di nuovo più lontano, sempre sulla strada"
e così più e più volte fino a che ad un certo punto della storia ecco una voce che mormorò: "-Venturiero che cerchi ventura, perchè corri dappresso al mio fuoco? Esso non può scaldare le membra, il gelo dei secoli ne ha assiderato il calore - In quel momento gli sembrò che qualcosa di meno fluido e più consistente dell'oscurità si interponesse fra lui e il fuoco:- Chi sei?- gridò il capitano, l'ombra rispose lenta e senza eco:- Ero l'Augure che presiedeva ai sacrifici nel tempio della Gran Selva. Allor che la Dea Feronia fu destituita da altre divinità e il suo tempio distrutto dagli uomini, io raccolsi il tesoro sacro, lo costudì e tra esso e la loro rapacità posi l'impossibile, riconsacrando il tesoro all'occulto. Viandante va!- Il colloquio fra il capitano e l'oscura presenza continuò fino a che l'anima non convinse lo stesso Ponticelli a demordere dalla sua impresa d'inseguire il tesoro, l'oscura presenza in cambio di ciò gli lasciò un mucchietto di soldi d'oro ed inoltre trasformò l'impugnatura della sua spada in oro.
Parecchi anni dopo, il 6 agosto 1613, nella battaglia dell'assedio di Gallicano in un furioso corpo a corpo ebbe spezzata la sua spada. Gli rimase in mano la sola impugnatura d'oro:- Cattivo presagio- dicesi che mormorò il capitano- sventura a me!- Il giorno dopo un colpo d'archibugio delle soldatesche lucchesi lo colpì e lo stese morto. Questi irrazionali episodi non fanno parte solamente del tempo che fu, alcune storie arrivano anche ai giorni nostri e ritornano a parlare di strane creature come ad esempio il serpente di Bergiola. Bergiola è tutt'oggi un paesino abbandonato nel comune di Minucciano. Questo paese fu abbandonato definitivamente dopo il catastrofico terremoto del 1920 che colpì Garfagnana e Lunigiana. Fu in quel momento che in certi periodi dell'anno si parlava di strane presenze nel vecchio paese, c'era infatti la possibilità d'imbattersi in un mostruoso serpente nero, chiamato comunemente da quelli che giurano di averlo visto con i propri occhi "Devasto". Quando si muoveva fra i ruderi di Bergiola il
Bergiola oggi
 rumore terrificante del suo passaggio si sentiva dai paesi vicini. Le sue dimensioni erano veramente notevoli, due-tre metri di lunghezza per circa quindici centimetri di diametro, la sua testa non somigliava per niente a quella di un rettile ma piuttosto a quella di un furetto. Il luogo in cui si credeva e si crede che abbia stabilmente dimora e nella vecchia cisterna dell'acqua. La quasi totalità dei testimoni diceva che il serpente era maschio e riusciva riprodursi autonomamente, fecondandosi cioè da solo. Sempre sulla falsariga del rettile ecco la storia più recente e famosa e nessuno si può dimenticare quello che accadde sul Monte Palodina. 
Andiamo allora a raccontare uno degli strani eventi che nascono da questo monte. Il posto è stato, ed è sempre luogo di escursionisti, cercatori di funghi e cacciatori e proprio uno di questi cacciatori (esiste anche nome e cognome) verso la metà degli anni '80 divenne famoso in tutta Italia. Durante una battuta di caccia sulla Palodina stessa si apprestava a ricaricare il suo fucile quando alle sue spalle uno scricchiolio di rami e foglie distolse la sua attenzione: "sicuramente sarà la mia preda" pensò fra se e se, ma subito si trovò di fronte un grosso essere squamoso alto più di due metri e con la testa da rettile, il cacciatore preso dal panico fuggì a gambe levate distruggendo anche il fucile nella sua precipitosa
La Palodina
fuga. La notizia in breve tempo raggiunse radio e televisioni locali che riportarono dettagliatamente l'evento, tale notizia fu poi ripresa anche dai media nazionali. Rimane il fatto che tutte queste storie e vicende fanno comunque parte di un mondo folkloristico e che quindi sono tutte da verificare pertanto dobbiamo credere a quello che  solo  vediamo...


Bibliografia

  • "La Garfagnana Illustrata", Pellegrino Paolucci, anno 1720
  • "Usanze, credenze, feste, riti e folclore in Garfagnana" di Lorenza Rossi, Banca dell'Identità e della Memoria, Cominità Montana della Garfagnana, anno 2004

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