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mercoledì 2 febbraio 2022

Le visite di un Presidente della Repubblica nella Valle del Serchio

Ci stavo pensando proprio in questi giorni... Da poco è stato rieletto
Sergio Mattarella come Presidente della Repubblica e fra me e me stavo ragionando sul fatto se la Garfagnana e la Valle del Serchio avessero mai ricevuto una visita ufficiale da parte di un Capo dello Stato italiano. Quello che bisogna dire è che la nostra valle non ha mai avuto un grosso "appeal" istituzionale... Nel corso degli ultimi decenni poche volte le alte cariche dello Stato ci hanno fatto visita, la cosa non è che sia di fondamentale importanze per le nostre umili vite, però, tanto per analizzare questa circostanza possiamo dire che i motivi in cui si può ricercare il perchè di ciò sono svariati e sicuramente non mi metterò qui ad elencarli per non scivolare in quel terreno pericoloso ed infido che è la politica. Il mio lettore prenda quindi questa constatazione come un semplice dato di fatto. Comunque sia, in passato le visite importanti non sono mancate. Il 15 maggio 1930 ad esempio arrivò "lui": "Il 15 maggio 1930, il Duce si recò a visitare la tomba di Pascoli. In tutte le borgate, in tutti i paesi, attraversati dal Duce, si svolsero scene d'entusiasmo. Tutta la nostra popolazione ne attese il passaggio. Appena comparve l'automobile, la folla scattò in un'ovazione vibrante ed entusiastica al grido di: Viva il Duce!".
Mussolini a Fornaci alla SMI
(foto archivio Istituto Luce)
Questi erano i resoconti dei giornali dell'epoca, l'enfasi mediatica trionfalistica ed esuberante di quegli anni sottolineava fra l'altro l'importanza di quella visita che vide il suo motivo principale nella Metallurgica (la S.M.I) di Fornaci di Barga. Infatti era il tempo in cui l'Italia fascista cercava "un posto al sole", le maggiori potenze europee vantavano colonie in ogni dove, e l'Italia ancora no, era arrivato il momento di prepararsi ad una guerra coloniale e in quest'ottica un'ispezione alla fabbrica di munizioni di Fornaci cadde a pennello. Passeranno poi altri anni e il 17 giugno 1967 un Presidente del Consiglio della Repubblica fu accolto per la prima volta in Garfagnana, era Aldo Moro. 
Era un afosa giornata di un sabato mattina, Aldo Moro venne a Castelnuovo (e nella stessa giornata anche a Gallicano) per incontrare le amministrazioni comunali della valle, fu ricevuto dal sindaco Loris Biagioni, dall'onorevole lucchese Maria Eletta Martini e dall' onorevole Togni. Il palco d'onore fu allestito sul terrazzo della Rocca Ariostesca, proprio di fronte a Piazza Umberto I e in via
Aldo Moro a Castelnuovo
Fulvio Testi campeggiava lo striscione "W il presidente del consiglio"... Oggi di striscioni così non le leggereste più... E a dire il vero non mancò nemmeno la vista (anzi le visite) di un Presidente della Repubblica. La storia di questo Presidente nasce a circa 70 chilometri dalla Garfagnana. Giovanni Gronchi nacque infatti a Pontedera (Pisa) il 10 settembre 1887, le sue origini sicuramente non erano altolocate, il babbo faceva il ragioniere di un panificio e arrotondava lo stipendio commerciando salumi. Il 29 aprile 1955 diventò il terzo Presidente della Repubblica, il primo democristiano e fu votato al quarto scrutinio con 658 voti su 843 (78,1%). Da sottolineare, in questo senso, un fatto curioso. Quando ci furono queste elezioni presidenziali, Gronchi era il Presidente della Camera e il compito di leggere i nomi sulla scheda elettorale era suo. Lesse impassibilmente il suo nome per 658 volte senza battere ciglio, dopo aver letto l'ultima scheda abbandonò l'aula e toccò al vicepresidente della Camera Leone (anch'esso futuro Capo dello Stato) proclamare il risultato. Ad ogni modo rimase uno dei
 pochi presidenti che godrà di una certa fama nella cultura di massa. Infatti fu nel 1959 che Gronchi concesse la grazia al pluriomicida ed ergastolano Sante
Sante Pollastri
Pollastri, colui che negli anni'20 del 1900 era considerato il nemico pubblico n°1 in Italia. La sua figura rimase legata a doppio filo con la canzone di De Gregori "il bandito e il campione" . Il campione era il ciclista Costante Girardengo. Entrambi erano nati a Novi Ligure ed erano amici prima che le loro strade si dividessero per destini opposti e a quanto pare si frequentarono anche quando il Pollastri era in latitanza. Si racconta che fu proprio 
in Francia durante la corsa dei "sei giorni" che il bandito più ricercato d’Italia chiamò con un tipico fischio delle loro parti il suo vecchio amico. Dopo la gara i due si incontrano e iniziano a parlare, in particolare modo Girardengo rimase scioccato dalle parole del suo amico Sante che gli rivelò tutte la malefatte compiute. Il campione al ritorno in Italia avvisò immediatamente la polizia. Pollastri fu arrestato in Francia nel 1927 dopo mesi di ricerche e al processo intervenne anche Girardengo. Il tutto si concluse con la condanna all'ergastolo, tuttavia ebbe la grazia dal presidente Gronchi, poiché durante la seconda guerra mondiale aveva sedato una rivolta contro le guardie carcerarie. Ma l'avvenimento che rese questo presidente per sempre indimenticabile nella memoria di tutti gli italiani è legata ad un francobollo. Durante un suo viaggio in Perù (era il primo presidente italiano a viaggiare in Sudamerica) fu per l'occasione emesso un francobollo, il cosiddetto “Gronchi rosa”, ritirato poco dopo l’emissione poiché 
Gronchi rosa
sulla mappa dell’America Latina riprodotta sull’immagine, presentava un errore nei confini del Paese andino. Il “Gronchi rosa” diventò, per questa sua particolarità, un oggetto di culto per gli appassionati di filatelia ed è tutt’ora il francobollo italiano più prezioso e più falsificato. La storia del Presidente Gronchi con la Garfagnana e la Valle del Serchio, invece, parte da molto più lontano dei fatti sopra citati, era infatti il 1919 quando subito dopo la Grande Guerra (dove il futuro presidente partecipò come ufficiale di fanteria) si presentò nelle elezioni politiche di quell'anno nella circoscrizione Pisa- Lucca- Livorno e Massa Carrara, la circoscrizione che comprendeva appunto anche la Garfagnana e la Valle del Serchio, ebbene anche grazie a questi voti fu eletto inaspettatamente alla Camera dei Deputati nelle liste del Partito Popolare Italiano che aveva fondato insieme a Don Luigi Sturzo. Ma il legame andrà oltre il mero interesse politico, nella nostra valle aveva amici come l'onorevole Loris Biagioni che con lui fu uno dei Padri Costituenti, ma non solo, l'amicizia con il barghigiano professor Angelo Duilio Arrighi risaliva già ai tempi dell'università e anche il conterraneo Monsignor Lino Lombardi, Proposto di Barga, lo conosceva piuttosto bene. Il legame con questa terra era difatti talmente stretto che subito dopo la seconda guerra mondiale, alla vigilia di quel fatidico 2 giugno 1946, Gronchi venne a Castelnuovo a fare uno dei primi comizi elettorali per le liste della Democrazia Cristiana. La Democrazia Cristiana vincerà a mani basse in Garfagnana e in tutta la valle, diventando anche grazie a lui un caposaldo della "balena bianca" in tutta la rossa Toscana. Un'altra occasione si presentò (a carriera politica già bene avviata) nel settembre 1949, da Presidente della Camera salirà in quel di Barga per assistere ad una 
manifestazione pascoliana. Dopo qualche anno da questa ultima apparizione si arriverà a quel fatale 29 aprile 1955, quando scalzando "il rivale" Cesare Merzagora, Gronchi divenne il primo Presidente della Repubblica toscano (il secondo sarà Ciampi). La soddisfazione in Garfagnana fu tanta e una delegazione di sindaci di quella che era la sua vecchia circoscrizione andò a rendergli 
Gronchi al Quirinale con i
sindaci della Garfagnana
(foto archivio Quirinale)
omaggio. La comitiva era capeggiata dall'onorevole Loris Biagioni di Castelnuovo e fu ricevuta al Quirinale, la storica visita era esclusiva ed avvenne il 29 settembre 1955, appena sei mesi dopo la sua elezione. Con gli anni che passavano ci fu un successivo incontro
 legato ad grande evento, dopo sessantanove anni fu completata l'intera tratta ferroviaria Lucca- Aulla. Per veder terminata questa opera ci volle un arco di tempo che comprese due re, due guerre mondiali e due Presidenti della Repubblica... Il terzo Presidente venne infatti ad inaugurarla. La giornata di Gronchi quel 21 marzo 1959 cominciò alle otto e cinquanta del mattino nella stazione di Aulla, di li il treno presidenziale proseguì per Minucciano dove rese omaggio ai caduti sul lavoro morti nella costruzione della galleria del Lupacino. La corsa proseguì e trovò nuovamente sosta a Piazza al Serchio, di li il treno giunse poi a Castelnuovo. Il Presidente scese dal treno e salutato il sindaco e le autorità prese posto in auto e si diresse con tutto il corteo verso 
Gronchi inaugurazione Lucca Aulla
il nuovo Ospedale Santa Croce che inaugurò con solenne cerimonia. Ma le visite ufficiali non finirono qui. L'ultima fu il 6 aprile 1962, fra poco più di un mese sarebbe terminato il settennato di presidenza, ma per il 50° anno della morte di Giovanni Pascoli non mancò alle celebrazioni che si svolsero a Barga e a Castelvecchio. La giornata trascorse poi con il taglio del nastro del nuovo Istituto magistrale (intitolato proprio al poeta) e continuò con l'inaugurazione delle scuole medie di Fornaci. Insomma possiamo dire che il feeling che ci fu fra il Presidente Gronchi e la Valle non si è mai più ripetuto con nessun'altro uomo politico. Alla fine dei conti in sette anni di presidenza due furono le visite ufficiali, senza considerare quella che avvenne da
presidente della Camera e le altre volte che vi giunse da "semplice" onorevole. Gronchi morì a Roma il 17 ottobre 1978, ma la notizia passò in secondo piano, in quanto i giornali e le televisioni dedicarono i loro servizi all'elezione di Karol Wojtyla quale nuovo Pontefice, avvenuta il giorno prima. Così un grande uomo moriva, ed altro grandissimo si apprestava a scrivere pagine di storia indelebili.


Bibliografia

  • "Portale storico della Presidenza della Repubblica" archivio.quirinale.it
  • Studi del professor Umberto Sereni 

mercoledì 12 settembre 2018

Garfagnana e "Anni di Piombo": 1974-1979. Quando la valle era rifugio e centro di addestramento per tutto il terrorismo italiano

Quarant'anni esatti sono trascorsi da quando il terrorismo in Italia
Aldo Moro a Castelnuovo Garfagnana,
affacciato dalla Rocca Ariostesca (1967)
toccò il suo apice con l'assassinio del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro. Fu un periodo storico terribile, secondo solamente ai tragici anni del secondo conflitto mondiale. Questa epoca è meglio conosciuta sotto il nome di "anni di piombo", con questo termine si è soliti intendere quel periodo di storia italiana segnato da una escalation di terrorismo e lotta armata da parte di gruppi eversivi politicizzati, tale appellativo prende curiosamente la sua origine da un film del 1981  diretto da Margarethe Von Trotta, intitolato proprio "Anni di Piombo", che trattava appunto l'esperienza storica molto simile vissuta al tempo in Germania Ovest. Furono anni tremendi, che sparsero un'onda di terrore e di sangue nel nostro Paese fra il 1968 e i primi anni '80. Tutto nacque dal veloce sviluppo economico nazionale, che riuscì ad
Il manifesto del film
"Anni di Piombo"
aumentare ancor di più le differenze sociali, nel contempo a livello internazionale si era in piena "guerra fredda", uno scontro fra ideologia liberista U.S.A e comunismo sovietico, che divideva il mondo in d
ue blocchi contrapposti. In questa scia nacquero in Italia movimenti operai e studenteschi che lottavano per l'uguaglianza sociale, scontri fra fazioni opposte di estrema destra e estrema sinistra sfociarono in attacchi terroristici per mezzo di bombe e armi da fuoco. Furono eventi luttuosi di portata storica inimmaginabile, alla polizia furono dati poteri speciali in difesa della stabilità della Repubblica, minacciata non solo dai terroristi, ma ancor di più da infiltrazioni varie, da spie americane, da servizi segreti deviati e criminalità organizzata, appositamente insinuate per perpetrare nell'animo della gente comune la cosiddetta "strategia della tensione". 
Nonostante tutto in quegli anni la Garfagnana sembrava lontana anni luce da quelle tremende stragi che sconvolsero un Paese intero. Tutto questo si svolgeva nelle grandi città e il viver quotidiano della valle risentiva marginalmente di queste tragedie...ma le indagini degli inquirenti che seguirono negli anni scoprirono un altro mondo, che nessuno si sarebbe mai immaginato. La Garfagnana fu indifferentemente per anni rifugio per terroristi di destra e di sinistra, centro di addestramento alla guerriglia e fu usata come base per pianificare gli attentati più efferati che colpirono la Nazione.
Infatti un doppio filo rosso e nero attraversava la nostra valle.
foto simbolo degli anni di piombo
Fra il 1974 e il 1979 la magistratura ha evidenziato fra interrogatori e intercettazioni varie che la Garfagnana fu terra di incontri e addestramento del terrorismo italiano, nonchè rifugio  e terra di latitanza per i maggiori esponenti dell'eversione armata. Quello che rende ancor di più inverosimile questa vicenda è che qui si incrociarono indifferentemente terrorismo rosso e nero, in ugual maniera di qui passarono gruppi neofascisti come Ordine Nuovo (colpevole anche della Strage di Piazza Fontana) e le Brigate Rosse (responsabili del sequestro Moro). Probabilmente i primi a ripararsi fra le impervie montagne garfagnine furono i gruppi neo fascisti che avevano alcuni esponenti di spicco proprio nella provincia di Lucca, per di più in Toscana operava la colonna armata legata a Mario Tuti. A queste indagini fra Garfagnana e terrorismo lavorò molto il Procuratore di Firenze Pierluigi Vigna(che le cronache anni dopo lo portarono alla ribalta nelle inchieste sul mostro di Firenze), ricerche fatte dal
Per Luigi Vigna magistrato
magistrato evidenziarono che l'esplosivo negli attentati del 1975(scoppio di una bomba sui binari della Firenze-Roma, un ordigno all'ispettorato agrario di Lucca e altri ancora)era nascosto in Garfagnana dalla fine del 1974, due quintali di questo esplosivo era stato trafugato ad Arezzo proprio dai "neri" lucchesi, ma non solo, nello stesso anno nella nostra pacifica e innocente terra fu convocato l'elite del terrorismo nero nazionale, fra i maggiori esponenti presenti c'era tale Clemente Graziani. Per render ancor più chiara la portata della situazione che si era creata guardiamo bene chi era Clemente Graziani. Clemente Graziani conobbe la Garfagnana da giovanissimo poichè vi aveva combattuto come volontario nelle file della Repubblica Sociale nella II guerra mondiale, nel 1951 tentò di affondare la nave scuola "Colombo", destinata dallo stato italiano all'Unione Sovietica come riparazione ai danni di guerra, negli anni seguenti fu protagonista di vari attentati dinamitardi per le strade della Capitale, fra cui quello al Ministero degli Esteri, nel 1973 entrò in latitanza e vi rimase fino al 1996 quando morì in Paraguay e sembra che proprio per ordine del Graziani stesso nel vertice "nero" garfagnino fu dato mandato di organizzare gli attentati ai treni, con molta probabilità la strage del treno
il treno italicus e i suoi morti
Italicus che costò ben 12 morti innocenti (nel tratto Firenze Bologna) nell' agosto 1974 fu concepita durante quegli incontri.La valle non fu però solo terra di incontri segreti, la morfologia del territorio si prestava anche ad eventuali latitanti, difatti la "primula nera" Mario Tuti dopo aver freddato due poliziotti sulla porta della sua abitazione di Empoli(24 gennaio 1975) si dette alla"macchia", fuggendo prima verso Lucca e poi in Garfagnana dove trovò ben presto rifugio e protezione, così la sua vita da umile impiegato si trasformò in quella di un pluri ergastolano (pena poi commutata in semi libertà nel 2013)

Come detto però non fu solo il terrorismo "nero" ad insinuarsi nel
mite viver quotidiano garfagnino, il terrorismo "rosso" fece sentire più che mai la sua presenza nel nostro territorio con il suo esponente maggiore, quel Mario Moretti che pianificò il rapimento e
Mario Moretti, pianifico il rapimento e
la morte di Aldo Moro
l'esecuzione di Aldo Moro, anche Barbara Balzerani(facente parte della colonna romana) come fu evidenziato nel processo di Firenze venne più volte in Garfagnana per riunirsi con altri brigatisti, come i lunigianesi Luisa Aluisini e Paolo Neri, i due avrebbero dato coordinamento logistico alle Brigate Rosse toscane. 

D'altronde i brigatisti di qualsiasi fazione fossero niente lasciavano al caso e per preparare i sanguinosi omicidi in quei violenti anni avevano bisogno di una certa preparazione all'uso delle armi e com'è risaputo (anche se niente di questo è supportato da tesi ufficiali) nella valle esistevano dei veri e propri campi di addestramento all'uso delle moderne armi da
la mitraglietta Skorpion
guerriglia e sopratutto al maneggio della rinomata mitraglietta Skorpion (750 colpi al minuto), usata specialmente dalle Brigate Rosse e poi tristemente nota per essere l'arma che giustiziò il presidente Moro.

Quel duro periodo storico all'inizio degli anni '80 si concluse e così come se niente fosse, tutto questo passò sopra la testa degli ignari garfagnini che al tempo niente
Il "Corriere della Sera" titolava così
il giorno dopo la strage di Piazza Fontana
sapevano. Quella triste epoca della storia della Repubblica Italiana però non trascorse invano, l'assassinio di Moro, la morte del commissario Calabresi, del sindacalista Guido Rossa, le stragi di Piazza Fontana, Piazza della Loggia e della stazione di Bologna, quel sangue versato dai fautori della violenza rivoluzionaria provocò un profondo mutamento nei giovani del tempo, che capirono che nonostante tutti quei morti i problemi della società non si erano risolti, comprendendo  una volta per tutte che la violenza non avrebbe portato a niente.







Bibliografia

  • "La Garfagnana tra brigate rosse e gruppi neofascisti durante gli anni di piombo" di Andrea Giannasi da "Il Giornale della Garfagnana" 2 febbraio 2017 

venerdì 9 maggio 2014

La visita di Aldo Moro a Castelnuovo Garfagnana a 36 anni dalla morte...

Aldo Moro in Piazza Umberto I
a Castelnuovo
Era un lontano 9 maggio come oggi di 36 anni.Era il 1978 e nella mia memoria di bambino rimarrà per sempre indelebile l'immagine di quel porta bagagli alzato di quella Renault 4 rossa e di quel corpo inerme quasi rannicchiato come se dormisse.Quel corpo ormai senza vita era di Aldo Moro e quel giorno lì si concludeva una delle pagine più nere della nostra Repubblica.Non era valso a niente durante i cinquantacinque giorni di sequestro da parte delle Brigate Rosse l'appello di Papa Paolo VI per la sua liberazione.Mi hanno raccontato di lui sempre in maniera positiva "avversari"politici  e non, mi hanno raccontato della sua gentilezza,della sue buone maniere,mi hanno raccontato di lui come se non si parlasse di un politico,mi hanno raccontato di lui per la
Moro esce dalla Rocca
sua umanità e mi hanno ricordato  di un 17 giugno 1967, della visita dell'allora Presidente del Consiglio Aldo Moro a Castelnuovo Garfagnana.Era un afosa giornata di un sabato mattina Aldo Moro venne a Castelnuovo per incontrare le amministrazioni comunali della valle fu ricevuto dal sindaco di Castelnuovo Loris Biagioni,dall'onorevole lucchese Maria Eletta Martini e dall'onorevole Togni.Purtroppo anche quello era un periodo per la Garfagnana di grossi problemi di occupazione a seguito della chiusura di alcune aziende e del trasferimento di altre,famoso rimarrà ad esempio lo striscione sopra l'allora Cassa di
Piazza Umberto gremitissima
Risparmio di Lucca in Piazza Umberto I proprio di fronte al palco d'onore allestito sul terrazzo della Rocca Ariostesca che diceva "La Garfagnana  chiede giustizia e lavoro per tutti i suoi figli" ma nonostante tutto il clima era festoso i bambini cercavano la mano del Presidente, gli striscioni inneggiavano ad Aldo Moro,piazza Umberto I era gremita all'inverosimile.Moro in tarda mattinata lasciò in auto Castelnuovo costretto poi a fermarsi di nuovo Gallicano per un breve saluto per la tanta gente che lo acclamava. A documento di questa visita rimane questo raro video (qui sotto) girato in super 8 di quel 17 giugno 1967...