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mercoledì 6 gennaio 2021

Una "nuova" ed intrigante tesi sull'origine del nome Garfagnana

Isaac Newton, il famoso scienziato inglese, un giorno ebbe a dire:
"Nessuna grande scoperta è mai stata fatta senza una audace ipotesi" e se lo diceva lui non si poteva che dargli ragione. D'altronde cos'è un ipotesi se non un'idea provvisoria il cui valore deve essere accertato? Quindi per avanzare una determinata teoria ci vuole anche coraggio, poichè può essere sbugiardata in qualsiasi momento, a patto che dall'altra parte si formuli un'ennesima ipotesi supportata da ragionamenti congrui e osservazioni calzanti. Tutto questo bel ragionamento perchè tempo fa ho avuto modo di leggere ed analizzare una nuova supposizione sul significato del nome della nostra terra: la Garfagnana. Ci siamo sempre basati, ed io per primo, su svariate teorie da sempre consolidate. Difatti al tempo scrissi anch'io un articolo in cui citavo le svariate possibilità etimologiche del nome Garfagnana e mi rifacevo ad un ipotetico Tito Carfanius colono romano, nonchè proprietario latifondista di vaste
terre. Poi passavo ad analizzare antichi etimi in cui "carpana" o "garfana" potevano significare montagna o roccia. Naturalmente in queste molteplici possibilità non potevo nemmeno trascurare i Liguri- Apuani e il loro linguaggio, in cui "car" significherebbe pietra e "fania" fascia, ossia fascia di pietra. Infine, sempre su questo articolo, sfatavo la congettura più famosa che vuole che il termine Garfagnana trovi la sua nascita nelle parole "Grande Selva". Niente di più sbagliato, e questo non lo dico io, modesto studioso, ma esimi ricercatori che asseriscono che "grande selva" è una denominazione recentissima (pare XVI secolo) che veniva aggiunta alla parola Garfagnana, ovvero, Garfagnana detta "la grande selva". Insomma, quello che tengo a sottolineare è che tutte queste teorie non è che siano farlocche, tutt'altro, rientrano in ipotesi più che valide, che si appoggiano su studi seri e complicati, però, come detto qualche riga sopra la mia attenzione settimane fa è stata rapita dalla più recente di tutte queste ipotesi, la più nuova, la meno conosciuta e che merita quindi di entrare nel novero delle possibili supposizioni sul misterioso nome Garfagnana. D'altra parte bisogna dare una mano agli audaci e questo audace porta il nome di Pellegrino Paolucci. Ma chi era Pellegrino Paolucci? Ebbene, il Paolucci fu un grande studioso del diciottesimo secolo, nonchè parroco di Sillano. I suoi studi d'altronde erano tutto dire sull'erudizione di quest'uomo: egli studiò a Modena umanità e grammatica, a Parma logica e filosofia e a Pisa leggi civili e nel 1720 (a pochi mesi dalla sua morte) pubblicò
la sua più grande opera dal titolo "Garfagnana Illustrata". In questo libro si raccontava in maniera dettagliata la storia e le tradizioni della nostra valle. Studiando appunto questo volume mi accorsi infatti della suggestiva ed affascinante ipotesi dell'origine del nome "Garfagnana", una illazione al quanto interessante, mai udita ne letta prima. Tanto per rendere un po' più chiaro questo misterioso scenario partiamo con il dire che la prima volta che troviamo scritta la parola "Garfagnana"  è nel 769 d.C e la troviamo scritta coma "Carfaniana". In altri testi di poco successivi le diciture variano in: "Carfagnana", "Carfignana" oppure "Carfiniana". Rimane il fatto che il nostro illustre ricercatore su tutto questo proliferare di vocaboli ebbe una teoria tutta sua, che si basava su una dea della mitologia romana (già però conosciuta dagli etruschi): la dea Feronia. Questa dea era la protettrice della natura, degli animali selvaggi (dal latino: fera, ferae, le fiere)
, dei boschi e delle messi, come pure dei malati e degli schiavi riusciti a liberarsi.
Rappresentazione
della dea Feronia
Sempre secondo la mitologia romana, Feronia era anche la dea della fertilità e sotto la sua protezione stava proprio ogni tipo di fertilità conosciuta, quindi non solo quella degli uomini, ma anche quella delle acque sorgive, del suolo e degli animali. Insomma era una dea della Natura, una dea, a quanto pare, fatta su misura sulle caratteristiche del territorio e del paesaggio garfagnino. Infatti, sempre secondo Paolucci, tutto l'arcano sulla nascita del nome della nostra terra gira tutt'intorno a questa divinità pagana. Già dalla sua denominazione latina 
"Capharonia" si troverebbe infatti la sua genesi. Tant'è che riferito a questo si racconta che dalle nostre parti il culto di questa dea era molto sentito e molti templi erano stati eretti per ingraziarsi la benevolenza della divinità. Intorno a questi templi, com'è rimasta poi usanza anche ai giorni nostri con le cosiddette canoniche, sorgevano le case dei sacerdoti di Feronia, queste case  presero poi il nome di Ca' Feronia, ossia casa di Feronia. Da Ca' Feronia, con il passare dei secoli il nome venne "corrotto" in "Cafaronia". Sempre secondo l'eminente parroco, molte di queste "Caferonie" (cioè case dei sacerdoti di Feronia), con l'avvento del cristianesimo vennero sostituite dalle attuali chiese, un fenomeno questo molto diffuso quando una cultura si sovrappone ad un'altra, specialmente se si parla di fede cristiana che dentro di se integrò questi antichi luoghi di culto pagani in una sorta di continuazione devozionale. Ma
il Paolucci, oltre a farci conoscere queste particolarità fece ancor di più e non si fermò solamente a congetture puramente analitiche e con uno slancio di fantasia narrò come in una sorta di romanzo epico di quando le truppe romane arrivarono in questa selvaggia ed innominata terra e si posero la domanda di quale nome darle: "Allorchè la Romana Potenza ebbe ritrovata la valle, vedendola innominata e bramando di porle un nome che si adattasse alle sue qualità; co' soliti riti, e auguri fece ricorso ai suoi idoli, da' quali ebbe risposta, che le fosse dato il nome da lei meritato...". Il nome tanto meritato venne fuori quando i romani, una volta ispezionata la valle si resero conto che la sua terra poteva produrre di tutto e si riferirono ad essa come: "
tellus illa FERT OMNIA"("una terra che produrrà ogni cosa"). Dopodichè, il tempo vorace di vocaboli, mangiò alcune lettere trasformando "fert omnia"
in Feronia, mutandosi poi per le ragioni sopra citate
nelle parole composte che generarono l'espressione "Ca' Feronia", il passo successivo fu di conseguenza il definitivo cambiamento in "Garfagnana". Con tutto ciò anche lo stesso Paolucci nella sua bellissima opera non dava spazio alla certezza assoluta della sua tesi, anzi, anche lui affermava che varie sono le ipotesi da prendere in considerazione e nella sua umiltà di uomo antico così disse: "Concludo che in questa varietà d'opinioni è difficile accertarne la vera. Ciascuna ha del probabile, onde chiascheduno può seguire quella che più gli aggrada".


Bibliografia

  • "La Garfagnana Illustrata", Pellegrino Paolucci, anno 1720

mercoledì 17 aprile 2019

Geografia che passione ! I "più" e i "meno" della geografia garfagnina

Quando eravamo piccoli erano le prima cose che imparavamo quando si
studiava geografia. Si, proprio in quel tempo lontanissimo quando frequentavamo le scuole elementari si scopriva subito che il monte più alto del mondo era l'Everest e che quell'altitudine e di conseguenza quei numeretti che indicavano tanta magnificenza non ce li saremo più dimenticati: 8.848 metri...così come apprendevamo che il Monte Bianco era il più alto d'Europa e che con i suoi 4.810 metri si divideva fra Francia e Italia, e anche che il Po era il fiume più lungo d'Italia, un percorso lungo 652 km. Queste, come tante altre, erano le nozioni basilari per la conoscenza della nostra bella Italia in particolare e del mondo in generale. Ora sinceramente lo studio della geografia mi sembra cambiato nelle scuole elementari e medie (ops...mi sbagliavo...adesso si chiamano primarie e secondarie di primo grado...) si studiano più che altro le zone climatiche, l'ambiente e le economie globali, tutte argomentazioni importanti e valide per l'amor di Dio, tralasciando però in parte la conoscenza del territorio. Conoscere il territorio significa conoscere il posto dove si abita: i suoi paesi, le sue città, le sue montagne, i fiumi, tutte queste cose ci fanno partecipi del mondo in cui viviamo, adesso sinceramente non mi sembra così... Conosciamo poco la nostra Italia, la nostra regione e conosciamo ancora di meno (in questo
Cartina Geografica della Garfagnana 1570
senso) la nostra Garfagnana. Ed ecco allora che questo articolo ha la presunzione e la sfacciataggine di dare a tutti gli ignari, proprio quelle nozioni essenziali per conoscere il luogo in cui viviamo; notizie curiose e divertenti se si vuole, sui più e i sui meno geografici della Garfagnana, una sorta di Guiness dei primati nostrale, nulla di che, ma forse queste righe saranno utili per aver una maggiore conoscenza del territorio in cui si vive.

Allora facciamo proprio come si fa a scuola e vediamo subito che la Garfagnana ha una popolazione fatta da 29.688 persone, (tutti insieme si starebbe dentro uno stadio di calcio medio piccolo), siamo su una superficie di 670 mila km2 circa e abbiamo una densità di popolazione pari a 54 abitanti per km2. Il comune che conta più abitanti di tutti è Castelnuovo Garfagnana, 5936 unità (dati
Busdagno(Gallicano) la frazione con meno
abitanti della Garfagnana
(foto Daniele Saisi)

I.S.T.A.T 2017), mentre il meno abitato è il comune di Careggine con 549 cittadini. Naturalmente al comune più abitato non corrisponde il comune più esteso, perchè infatti il più esteso è il comune di Sillano-Giuncugnano 62,15 km2 (19 abitanti per km2 !!!) mentre il più "piccolino" è il comune di Fosciandora 19,82 km2, per una densità di popolazione pari a 31 abitanti per km2. La cittadina più abitata è Castelnuovo Garfagnana, mentre la frazione con meno residenti è Busdagno(comune di Gallicano) ben 7 abitanti.
Adesso vediamo le altezze e scopriamo che il comune garfagnino più alto è quello di Careggine, il capoluogo è a 882 metri s.l.m, mentre il più basso è Gallicano 186 metri s.l.m. Invece il monte più alto (non solo della Garfagnana ma di tutta la Toscana) è il monte Prado 2.054 m, si trova nel comune di Sillano-Giuncugnano sul versante dell'Appenino tosco-emiliano, mentre il Pisanino (1946 m) è la vetta più alta del comprensorio Apuano. Come non parlare poi del nostro
Il monte Prado
fiume, il Serchio? Il Serchio è il terzo fiume per lunghezza della Toscana (111 km) e il secondo per portata media alla foce, dopo il fiume non potevamo mancare i laghi. I principali laghi garfagnini sono sei: Vagli (il più grande bacino artificiale della Toscana), Pontecosi, Gramolazzo, Villa Collemandina, Vicaglia, Isola Santa e Trombacco (Fabbriche di Vergemoli) e tutti sono laghi artificiali e sempre a proposito di acque il bacino idrografico del Serchio risulta essere al 6° posto in Italia come pluviometrica, si va dai 3109 mm annui di pioggia a Orto di Donna (comune di Minucciano) per arrivare ai 2632 mm annui di Fornovolasco (Fabbriche di Vergemoli), in parole quando fa un po' di sole non lamentiamoci... Comunque sia nonostante le piogge il turismo non manca (anche se si potrebbe fare di più e meglio), il comune con più presenze di turisti nel 2018 è Castelnuovo, seguito poi da Castiglione Garfagnana (dati emessi
lago di Gramolazzo
dalla provincia di Lucca in attesa di conferma ISTAT)e per viaggiare ci vogliono i soldi, allora guardiamo chi si può permettere più giorni di vacanze fra i garfagnini; il più ricco comune secondo dati del 2016 è sempre Castelnuovo con 19.158 euro pro capite, mentre il più "povero" è Careggine, 12.939 euro, q
uesto almeno secondo la classifica dei redditi elaborata dalla start up di studi economici Twig, sulla base dei dati sugli imponibili pubblicati dal dipartimento delle Finanze.
Dopo tutti questi numeri e dati mi direte voi...ma la geografia con la storia che c'entra? Il geografo egiziano Tolomeo (II secolo a.C) disse
Fornovolasco una delle zone
 più piovose d'Italia
che 
"la geografia è l’occhio della storia". Questo motto fu ripreso molti secoli dopo nel proemio del primo atlante moderno, il Theatrum Orbis Terrarum (1570) del cartografo olandese Abraham Ortelius. Secondo gli umanisti la geografia serve per conoscere e memorizzare la storia, per collocare nello spazio le imprese degli antichi...e (aggiungo io) per saper vivere al meglio la nostra terra.


Bibliografia

  • Dati Istat dal 2011 al 2018
  • Dati Start Up di studi economici Twig

mercoledì 2 gennaio 2019

Quando i garfagnini andavano nelle case chiuse...

Ci sono mille modi per definirlo, nomi talvolta ricercati come
postribolo o lupanare, altre parole un po' più eleganti e distinte come casa di tolleranza, casa chiusa o casa di piacere, altre ancora invece non lasciano spazio a dubbi: casino, bordello o peggio ancora puttanaio...Rimane il fatto che questo luogo ha segnato la vita di molti italiani, vocabolo inteso proprio nel genere maschile del termine, era infatti un rito iniziatico quasi inevitabile per buona parte di quei giovani che raggiungevano la maggiore età, o sennò per molti altri uomini era una semplice abitudine come quella di prendere un caffè al bar, d'altronde i numeri parlano chiaro, negli anni del ventennio fascista,l'epoca proprio che andremo ad analizzare, coloro che frequentavano le case chiuse erano circa 10 milioni su una popolazione di 40 milioni di italiani, leviamoci da questa cifra donne e bambini e possiamo immaginare la proporzione del fenomeno. Fra questi naturalmente c'erano molti garfagnini che di buona lena prendevano il treno dai nostri sperduti paeselli e frequentavano le case chiuse di Lucca, dal momento che in Garfagnana non ne esistevano. Dalle nostre parti tale "emancipazione" non arrivò mai perchè da sempre attaccati a valori culturali contadini  e fortemente cattolici che non permettevano una Sodomma e Gomorra
simile. I valori di casa, chiesa, lavoro e famiglia erano ben radicati, naturalmente sotto sotto la storia era un'altra, non mancavano neanche al tempo amanti varie e scandali sotto le lenzuola e non mancavano nemmeno donnine di paese di facili costumi, ma quello che non si vedeva, non esisteva...l'importante era l'apparenza e bando alla morale sessuale anche dalla Garfagnana come detto si partiva in comitiva, proprio come si fa in una gita, in quel di Lucca verso quelle case chiuse che faranno epoca dall'unità d'Italia, quando il governo Cavour nel 1861 sancì la loro legale esistenza con il "Regolamento del servizio di sorveglianza della prostituzione" con tanto di ottenimento obbligatorio di "patente" (art.24,26 e 27) per esercitare la professione, fino al fatidico 1958 quando la senatrice Merlin le case chiuse, le chiuse per davvero...Ovviamente quale poteva essere il momento storico in cui i bordelli ebbero il loro apice? Logicamente il ventennio fascista. All'epoca non ci poteva permettere di battere la fiacca,
la parola d'ordine era virilità e allora osserviamo attraverso testimonianze e racconti di (anonimi e anziani) garfagnini come erano le case di piacere. Tutto era regolamentato da severe leggi, per aprire un esercizio bisognava dotarsi di regolare licenza, inoltre bisognava pagare le tasse e istituti medici per i controlli sulla salute delle prostitute, per di più era severamente vietato all'interno vendere cibo e bevande, fare feste, balli e canti. Non si potevano aprire case di tolleranza nelle vicinanze di chiese, scuole e ospedali, oltre a ciò le persiane dovevano sempre rimanere chiuse, da qui il nome "case chiuse".
 -Non si poteva fare diverso- dice il nostro testimone- ci dovevano essere per forza delle regole precise talmente era tanta l'affluenza nei casini, era una questione di ordine pubblico, c'è poco da fare, anche perchè questi luoghi non erano frequentati solo dal popolo ma da ogni sorta di persona: gerarchi, ufficiali dell'esercito, mariti
, bimbetti alle prime esperienze e da una categoria di persone che noi chiamavamo "i flanellisti" cioè quei tipi che bighellonavano per lustrarsi gli occhi senza nemmeno spendere un soldo, a quel punto interveniva la maitresse: "Su, su...o commercio o liberare la sala"-. 
Le prostitute iscritte al partito fascista avevano maggiore facilità di lavorare, ma dal 1938 diventò obbligatoria l'iscrizione per fare qualsiasi attività...anche quella, per esercitare bisognava fare gli esami "e aver superato l'abilitazione al regolare meretricio", dopo aver passato le prove c'era un severissimo tirocinio in un locale di meretricio di Stato...in cui si cimentavano gli aspiranti al ruolo. Ma se il corpo della povera donna era perso bisognava però salvare l'anima; ogni venerdì il prete faceva visita al casino per fare confessione e dare la comunione alle donnine e chi si sottraeva "all'obbligo di brava cristiana" il suo comportamento veniva segnalato alla maitresse per atteggiamento "non retto". 

- Erano altri tempi a raccontare queste cose adesso non ci si crede- riprende il nostro testimone garfagnino- per noi era la normalità  frequentare i casini, come andare al cinema o al bar. Con gli amici si prendeva il treno in Mologno tutti insieme, naturalmente alla mamma non si diceva dove si andava, l'importante era andare alla messa delle 11...il babbo penso che si immaginasse lo scopo delle nostre gite domenicali, comunque una volta arrivati a Lucca si prendeva il carrozzino che ci portava nella "cittadella dei casini". Per noi giovanotti il nostro mondo era in quel pezzetto di città fra via del Mulinetto, Corso Garibaldi e via della Dogana, da poco ci
sono passato da quelle parti li, adesso i casini si sono trasformati
in alberghi. Nel periodo delle feste come questo ci facevamo un regalo, quando al lavoro ci davano la gratifica natalizia ci potevamo permettere per solo una volta l'anno "Il Primavera" un casino a tre stelle, che era proprio in Via della Dogana-. 
In effetti vigeva lo stesso sistema che oggi esiste per gli hotel, più stelle aveva una casa chiusa e più alto era il suo livello, si andava dalle pregiatissime quattro stelle al servizio "low cost", più diminuivano le stelle più aumentava "la stazza" delle signorine. Tutto però era organizzato alla perfezione, era una macchina ben collaudata:
- Praticamente funzionava così: una volta scelta la ragazza pagavi anticipatamente la prestazione alla tenutaria che in cambio ti dava
"la marchetta"
"una marchetta". A fine serata il numero di marchette in possesso alla prostituta definiva il suo compenso-.
 

Di solito questi luoghi erano strutturati tutti alla solita maniera, appena entravi trovavi lo studio della "direttrice" e il locale di polizia, messa li dal partito per mantenere l'ordine pubblico e per verificare l'età dei clienti, che per legge dovevano essere maggiorenni, al solito piano o a quello inferiore si trovava  la cucina,la lavanderia e la sala da pranzo, ai piani superiori c'era la sala d'aspetto, li venivi accolto dalle ragazze vestite con veli o abiti scollati che mostravano il seno, appena ti vedevano ti si sedavano accanto e cominciavano a toccarti nei "punti strategici". Nei bordelli con più stelle c'erano anche salottini privati con ingresso riservato che accoglievano persone che non desideravano esser viste, le camere poi potevano essere più o meno eleganti ma tutte avevano affisse le regole di prevenzione sanitaria, si potevano trovare anche cartoline osè per stimolare la fantasia dei
cartoline osè
in uso nei casini
clienti, l'arredo era comunque spartano, composto naturalmente da un letto, un lavandino, un bidet e in un armadietto si custodivano profilattici e creme varie per gli usi più disparati. Il regime impose regole dure per quanto riguardava la sanità, tutte le signorine due volte a settimana venivano sottoposte a visite mediche e possedevano un kit per verificare la presenza di malattie veneree.

- Mi ricordo sempre- continua Mario (nome di fantasia)- che il personaggio più particolare era la tenutaria, era una "macchina da guerra", il suo era un vero e proprio commercio e faceva montagne di soldi, spesso come secondo lavoro facevano "le strozzine", prestavano soldi contanti a interessi elevatissimi. Io me ne ricordo una, urlava sempre: "In camera, in camera, siete tutti finocchi?"-. 
A quanto si dice il duce non vide mai di buon occhio le cosiddette case di tolleranza, erano una contraddizione che andava contro le politiche di crescita demografica a cui aspirava il governo, ma non se la senti di privare il popolo maschile di uno dei suoi passatempi preferiti, però fece si che non fossero più concesse licenze per l'apertura di nuovi esercizi, tuttavia il regime impose a queste povere donne la reclusione, per meglio capirsi non potevano lasciare le strutture perchè considerate "donne che attentavano alla debolezza dell'uomo italiano", rischiavano sonore manganellate se fossero uscite dalla "casa" senza una valida giustificazione, di solito quando uscivano andavano a prestare "servizio" a domicilio ad invalidi di guerra o
ai disabili. La condizione di queste donne era di una prostrazione assoluta, molte di loro costrette dalla vita "al mestiere", abbandonate dai mariti o afflitte dalla povertà, molte risultavano vedove anche se vedove non lo erano. Il partito facendo "un favore" alle prostitute aveva fatto si che la persona non più reperibile, il marito, venisse dichiarata morta dopo cinque anni, di modo che le mogli potessero esercitare la loro professione dal momento che le donne sposate non potevano praticare la prostituzione. Eventuali figli venivano affidati agli orfanotrofi e una parte della retta veniva pagata dal comune. In pratica un vero e proprio mercimonio, una tratta di esseri umani, a confermarlo è sempre Mario, quello che per i ragazzi del tempo era una vera e propria festa è la conferma del traffico legale che subivano queste donne:
- Ogni quindici giorni le puttane cambiavano, ne venivano di nuove in città, allora si che quel giorno era una festa, le corriere e i treni che partivano dalla Garfagnana erano pieni. Uomini di tutte le età salivano su ogni mezzo, dal vecchietto, al signore distinto che faceva finta di niente, c'era anche chi partiva in camicia nera e
fez, per non parlare di compagnie di chiassosi ragazzi (come eravamo noi). Insomma, una volta arrivati a Lucca il rituale era sempre il solito, quando scendevamo dal treno si andava in Piazza Grande e li aspettavamo le ragazze nuove. Le maitresse infatti noleggiavano sempre una carrozza dove facevano salire tutte le prostitute appena arrivate e gli facevano fare il giro completo della città per mostrare le loro bellezze. Ricordo gli applausi scroscianti dei maschi al passare di queste sfilate e le facce stizzite delle signore di Lucca. Il fine corsa era in Via della Dogana, assalita da frotte di uomini che volevano andare con la novità del momento-.
Il fascismo cadde, la monarchia fu abolita e la Repubblica si instaurò. Anche con la nuova forma di governo la prostituzione rimase legale fino a quando la socialista Lina Merlin (prima
La senatrice Lina Merlin
senatrice italiana)con la legge n°75 del 20 febbraio 1958 dette il "de profundis" alle case di tolleranza, introducendo anche i reati di sfruttamento, induzione e favoreggiamento della prostituzione. C
hiusero così per sempre i battenti oltre settecento casini, lasciando senza "lavoro" oltre tremila signorine. Per difendere la sua legge (che fu molto osteggiata) la Merlin ebbe a dire:" Non chiamatele prostitute; sono donne che amano male, perchè furono male amate". 


Fonte:

  • Testimonianze dirette, da me raccolte

    • Bibliografia:
      • "Le case chiuse durante il fascismo" Focus storia dicembre 2018
      • "La legge e l'alcova. La prostituzione nella legislazione italiana fra l'800 e il 900"

      mercoledì 25 ottobre 2017

      "W la Garfagnana, W il re". Quello che accadde prima, durante e dopo le elezioni di quel fatidico 2 giugno 1946

      Che brutta "bestia"! Molti dicono che è un male necessario, altri
      La scheda elettorale del 1946
      dicono che senza si potrebbe vivere meglio, alcuni la dividono in due categorie: in quelli che la fanno e in quelli che ne approfittano. Personalmente mi piacque molto la definizione che ne dette Ronald Reagan, il 40o presidente degli Stati Uniti d'America, che così disse:- La politica è stata definita la seconda più antica professione del mondo. Certe volte trovo che assomigli molto alla prima-. Già, la politica, un argomento delicato, difficile da affrontare e pericoloso da trattare, ma prendiamone atto e approfondiamo la questione, d'altronde con la politica ci si vive tutti i giorni e poi i fatti  narrati risalgono a una Garfagnana di settantuno anni fa e alle elezioni, referendum compreso, più importanti della nostra Italia repubblicana. Si, infatti correva l'anno 1946, l'Italia era uscita da oltre vent'anni di dittatura e finalmente si poteva esprimere liberamente al voto. La Garfagnana (o meglio buona parte di essa) affrontò le votazioni prima di tutti con le elezioni amministrative del 10 marzo 1946, i comuni di Careggine, Castelnuovo, Castiglione, Gallicano, Giuncugnano, Piazza al Serchio, Pieve Fosciana, Sillano, Trassilico, Vergemoli e Villa Collemandina scelsero il loro primo sindaco post-guerra e finalmente, cosa da non dimenticare, per la
      Per la prima volta le donne al voto
      prima volta le donne garfagnine andarono a votare (leggi un mio articolo sull'evento: http://paolomarzi.blogspot.it/la-prima-volta-al-voto-delle-donne.html). Arrivò poi lo storico 2 giugno 1946 e le elezioni politiche che determinarono l'Assemblea Costituente a cui sarebbe stato dato il mandato di redigere la nostra Costituzione, in contemporanea attraverso un referendum si doveva scegliere fra la Monarchia o la Repubblica. I risultati di ciò nella nostra valle da un certo punto di vista furono clamorosi, ma analizzando bene furono in tendenza con quello che era la nostra tradizione, la nostra cultura e il nostro modo di vivere. Certo, quello che si sarebbe presentato davanti alla nuova dirigenza politica locale e nazionale non era un compito sicuramente facile, anzi, la guerra aveva distrutto le case e il morale delle persone, e c'era da ricominciare proprio da lì, a dare nuove speranze, ad aver nuovamente fiducia nella vita e nella politica, ma in Garfagnana il quadro della situazione prima di quelle elezioni non era certo idilliaco: morti da piangere, odi personali e tra fazioni che impiegheranno anni per sopirsi, processi da celebrarsi per le violenze subite, ponti, strade e ferrovia da ricostruire, bombe e mine da rimuovere. La situazione nelle valle
      Castelnuovo Garfagnana bombardata
      era talmente grave che furono istituiti comitati "Pro Garfagnana" per la raccolta di fondi a sostegno della ricostruzione, ma già nel settembre 1945 a soli cinque mesi dalla fine della guerra e nello stile della più classica delle  storielle all'italiana ci si domandava dove fossero finiti quei soldi. Da un punto di vista occupazionale forse la situazione era anche peggiore, nel gennaio 1946 i reduci di guerra e i disoccupati minacciavano l'occupazione della "Metallurgica" di Fornaci di Barga se entro breve tempo non fossero stati riassunti a pieno titolo, dall'altro canto l'azienda invece continuava a licenziare costretta a riconvertire la sua produzione da bellica in civile, la "Valserchio" (n.d.r:fabbrica tessile) a Castelnuovo dava lavoro a trecento
      La "Valserchio" bombardata
      operai, adesso era completamente distrutta, l'estrazione del marmo fonte di reddito vitale per l'Alta Garfagnana versava ormai da anni in una profonda crisi, ma non solo, i disoccupati di Molazzana passarono alle vie di fatto occupando il comune e accusando gli amministratori di scarso impegno nei loro confronti. Di  fronte a tutto questo c'erano gli "sciacalli" che approfittando della crisi occupazionale vendevano merce di prima necessita al mercato nero a prezzi altissimi, la grave recessione sfociò in una grande manifestazione di piazza dove si chiedeva che i salari fossero adeguati ai prezzi esorbitanti. Anche l'ordine pubblico non si riusciva a domare, molti garfagnini nonostante la fine della guerra nelle loro cantine conservavano armi degli eserciti in ritirata, praticamente la Garfagnana era ancora un arsenale a cielo aperto. Il colonnello americano Hamilton (commissario provinciale alleato)emise diversi bandi in cui ordinava di consegnare le armi e di cessare anche gli atti di violenza, vendette politiche trasversali si stavano infatti consumando in tutta la valle e per di più in tutto questo caos generale trovò terreno fertile anche la delinquenza comune che rapinava i denari a persone comuni (ma sopratutto ai commercianti). Malgrado tutto, un barlume di speranza affiorava e le buone notizie cominciarono ad arrivare, il governo centrale esentò per due anni la Garfagnana dal pagamento delle tasse, la voglia di vivere cominciava a fare capolino e le richieste per aprire sale da ballo furono numerose, riaprirono anche i cinema, le fiere paesane(seppur a ritmo ridotto)ripresero vita, rinasceva così anche l'associazionismo: le Misericordie, i circoli culturali, le pro loco
      Gallicano: macerie sullo sfondo,
       ma la vita riprende
      e rinacquero anche i partiti, vecchi e nuovi e la vita politica riprese forza e vigore. A Castelnuovo nel settembre '45 si tenne il primo congresso locale del Partito Comunista, idem a San Romano dove la sezione contava già più di cento iscritti, altri partiti come il Partito d'Azione, il Partito Socialista e la Democrazia Cristiana cominciavano ad "affilare le armi" per la tornata elettorale che sarebbe avvenuta di lì a poco tempo. Ci furono così i primi comizi politici nella valle, personalità che sarebbero diventate di spicco nel panorama nazionale visitarono la Garfagnana, su tutti il futuro Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi (democristiano). Insomma, questa era la situazione generale della Garfagnana, questi erano i gravi problemi che dovevano risolvere i nuovi amministratori e in quel 10 marzo 1946 i primi risultati delle prime elezioni (amministrative) libere parlavano già chiaro:

      (***i numeri sotto riportati fanno riferimento ai seggi conquistati)

                            Iscritti    % voto    D.C    Blocco Sinistre    Indip    Indi

      Careggine:      945          76          /                  /                   12            3

      Castelnuovo   3998         65        16                4                    /              /

      Castiglione     2135         59        16                4                     /              /

      Gallicano        2908         78        16                4                     /              /    

      Giuncugnano                                4                                       4             3

      Piazza. S         1787         70       12                3                     /              /

      Pieve Fosc.                                   3                12                   /              /

      Sillano                                           6                  /                    9             /

      Trassilico       1152          89           /                  /                   12            3

      Vergemoli       948           81           3                 /                   12             /

      Villa Coll.       1293          75          12                3                    /              /


      La Democrazia Cristiana mise così il suo suggello nella Valle del Serchio, un suggello che durerà per quasi mezzo secolo, ed effettivamente analizzando quello
      storico voto vediamo che i comuni dei centri più importanti della Garfagnana erano in mano al partito scudo-crociato: Castelnuovo, Gallicano, Castiglione e Piazza al Serchio. Il blocco delle sinistre si affermava in un solo comune: Pieve Fosciana, probabilmente quell'antico nucleo locale comunista, stroncato violentemente dalla forze nazi-fasciste non era morto, anzi nel tempo aveva continuato a vivere in clandestinità facendo proseliti fra gli abitanti del posto. Il dato più interessante viene dai cosiddetti Indipendenti, dei populisti ante-litteram che avevano una visione della politica molto vicina alle idee delle persone, infatti non avevano fiducia nei partiti e nella politica in generale, il loro pensiero sostanzialmente diceva che un comune per essere ben amministrato non occorre che sia comunista, socialista, repubblicano o cattolico, un buon comune ha bisogno di buoni amministratori, tutti quegli amministratori che sono legati ad una idea politica sono di parte e non farebbero il bene della gente. Queste idee portarono gli Indipendenti a conquistare ben cinque comuni (così come la D.C): Careggine, Giuncugnano, Trassilico, Vergemoli e Sillano, proprio in quei comuni dove la lotta partigiana era di casa, questo lascia pensare che nonostante tutto quelle lotte e quelle idee partigiane  non siano state comprese dalla gente, oppure questa riluttanza era dovuta a una mentalità conservatrice tipica della Garfagnana dell'epoca.
      La riconferma di questa mentalità si riebbe clamorosamente due mesi più tardi quando ci furono le elezioni per la Costituente e il referendum Monarchia o Repubblica. I dati sul referendum sono impressionanti:     
                         REPUBBLICA     MONARCHIA
                        
                                                   
      Camporgiano           40,8          59,2
      Careggine             29,7          71,3
      Castelnuovo           46,6          53,4
      Castiglione           24,1          75,9
      Fosciandora           13,7          84,3
      Gallicano             53,5          46,5
      Giuncugnano           19,5          81,5
      Minucciano            37,0          63,0
      Molazzana             28,4          71,6
      Piazza al Serchio     45,9          54,1
      San Romano            48,0          52,0
      Pieve Fosciana        48,1          51,9
      Sillano               46,9          53,1
      Vagli                 48,3          51,7
      Vergemoli             31,3          68,7
      Villa Collemandina    20,4          79,6

      (*i numeri sono espressi in percentuale: Garfagnana monarchica con il totale del 61,5%)

      La Garfagnana al grido di "W il re" risultava irremovibilmente
      monarchica, un solo comune, Gallicano, era repubblicano, ma il resto della comunità confermava Umberto II Re d'Italia. Fanno sensazione i numeri di comuni come Fosciandora che con l'84,3% dei voti si affermava come il comune più monarchico della Garfagnana a ruota seguivano con percentuali altissime Giuncugnano, Villa Collemandina, Vergemoli, Castiglione e Careggine. La provincia di Lucca risultava invece repubblicana con il 57,7%, così come il resto d'Italia con il 54%. I dati garfagnini facevano profondamente riflettere, in sintesi premiavano quella monarchia che aveva consegnato il potere a Mussolini e che aveva portato alla guerra civile. D'un tratto la guerra vissuta sulla propria pelle, le lotte partigiane, i lutti e le macerie sembravano che non avessero sortito nessun effetto sulla loro coscienza, prevaleva quindi  l'indole conservatrice, la nostra paura atavica della novità e il timore di lasciare la strada vecchia per quella nuova. Questo conservatorismo si riflesse anche sull'elezione dell'assemblea Costituente, le radici fortemente cattoliche della Valle del Serchio e l'influenza dei preti sulle persone premiarono la Democrazia Cristiana con percentuali totali addirittura più alte che di quelle referendarie pro monarchia; con il 66% dei voti la D.C surclassava tutti gli altri partiti che si dovettero accontentare delle briciole, P.C.I e P.S.I ottennero insieme il 24%. Dopo cinquant'anni la Garfagnana aveva però un suo rappresentante parlamentare,l'onorevole Loris Biagioni(D.C). Quello che accadde dopo queste votazioni fa parte di tutto quel bagaglio politico tipicamente italico che ormai conosciamo tutti bene. Coloro che durante la guerra avevano compromesso fortemente il loro passato, senza vergogna alcuna fecero ben presto a salire sul carro del vincitore, emblematico fu quell'episodio che riportò al tempo  sulle proprie pagine "La Gazzetta del Serchio" e che accadde al già citato colonnello Hamilton, quando in
      Il re Umberto II lascia
      l'Italia dopo i risultati
      del referendum
      una delle sue visite in Garfagnana si fermò a Camporgiano, tutte le autorità comunali accolsero l'importante ospite, fra queste autorità: "...c'era un fascistone conosciuto in tutta la provincia per le altissime cariche ricoperte nell'ex partito nazionale fascista, tra cui marcia su Roma, fascia littorio, membro federale, fondatore dei fasci in Garfagnana. Ecco, allora vorremmo sapere chi sono i componenti di questo comune per non conoscere l'attività deleteria del dottor XYZ, svolta in venti anni di regime fascista. Forse questi signori vivono in un altro mondo? Conoscevano per fama la sfacciataggine di questo gerarca, ma non fino a questo punto...". Di questo clima se ne accorsero di più e meglio coloro che tornarono dai campi di prigionia e che avevano subito angherie inverosimili da questi aguzzini, il loro sbigottimento era totale: "Le cose continuavano come prima, chi aveva collaborato con il nemico continuava imperterrito nel proprio lavoro avendo cambiato solo casacca" .

      Così la Garfagnana e l'Italia entravano nell'era repubblicana.


      Bibliografia


      • "Dal fascismo alla resistenza. La Garfagnana fra le due guerre mondiali" di Oscar Guidi. Banca dell'identità e della memoria . Anno 2004

      mercoledì 18 ottobre 2017

      Alla curiosa e intrigante scoperta del significato dei nomi dei paesi garfagnini

      Mamma mia che brutta parola! "Toponimo". Un vocabolo che fa venire
      alla memoria mille cose strane fuorchè quella esatta, invece è uno dei termini più affascinanti ed interessanti che ci sia. Nel suo specifico tale parola proviene dal greco, ed è composta dalle parole tòpos = luogo e onoma = nome, infatti la toponomastica (altra terribile parola) è lo studio dei nomi dei luoghi, ed una materia bellissima che attraversa nello stesso tempo altre materie, come la storia, la geografia, la glottologia (n.d.r: lo studio delle lingue) e la filologia (n.d.r: l'insieme delle discipline che ricostruiscono i documenti letterari alla loro corretta interpretazione). Come tutti sanno ogni nome di luogo, città o paese ha dietro di se una storia molto antica che al suo interno racchiude un significato nascosto che non sempre si conosce e allora vi siete mai chiesti come mai il vostro paese si chiama proprio così? Da dove deriva il suo nome? Qual'è il suo significato? Avete mai notato che alcuni dei paesi garfagnini hanno dei nomi composti, altri invece sono apparentemente indecifrabili, mentre altri ancora contengono un nome di un santo? I toponimi hanno di fatto un origine molto varia, ad esempio possono derivare da alture del terreno e d'impulso ecco mi viene in mente
      Il paese del Poggio
      il paese del Poggio (comune di Camporgiano)che si è formato difatti originariamente sul Colle della Capriola, o sennò possono nascere da cime, passi, valli, corsi d'acqua, boschi, colture, miniere e attività lavorative in genere e vediamo in questo caso paesi come Fornovolasco che deve la sua denominazione a dei forni legati alla fusione del ferro, o Fornaci di Barga che deve ricercare le proprie radici etimologiche sempre intorno ad un forno, ma che stavolta serviva però per cuocere mattoni. Ma sopratutto i nostri paesi hanno legato il proprio nome a una persona, che in origine poteva essere il fondatore, il feudatario o il proprietario di quell'appezzamento di terreno. Un "trucchetto" per capire ancor di
      Le attività dei coloni romani in un
      mosaico del III secolo
      più l'origine dei borghi (in questo caso la regola è generale) sta nell'osservare come termina il nome del proprio paese o città che sia e vediamo che quelli che terminano con il suffisso ano e ana sono di origine latina, mentre ago-aga-ico-ica sono di derivazione gallica, ciò che finisce in engo è di chiara genesi germanica. Tornando alle località che hanno i suffissi ano-ana, questi con ogni probabilità si sono formati dal nome del proprietario del terreno sul quale e poi sorto l'insediamento, per ben chiarire portiamo il caso di Gallicano, e vediamo appunto che "fundus Gallicanus", significa fondo (agricolo) appartenente a Gallicanus. Da non tralasciare sono i toponimi con i nomi religiosi, questi luoghi verosimilmente sono di origine medievale (Pieve, Badia, Angeli e così via...)e in particolare i nomi dei paesi che provengono direttamente da un santo si chiamano niente di meno che  "agiotoponomi" (altro parolone) e in Garfagnana da questo punto di vista possiamo portare una miriade d'esempi: San Michele (Piazza al Serchio), San Romano, San Pellegrino in Alpe...Altra curiosità intrigante è vedere che ci sono nomi che vengono da viabilità antiche e di conseguenza alludono alle miglia romane, caso esemplare nella provincia di Lucca sono le località di Sesto di Moriano (sextum lapidem), Valdottavo (octavum lapidem) e Diecimo (decimun lapidem) che segnalavano le miglia sull'antica Via Clodia. Molto comuni inoltre sono quei toponimi garfagnini(e non solo garfagnini) che riprendono l'appellativo dalla presenza in loco di antichi
      L'antica Via Clodia
      castelli, fortezze o anche torri, lampante l'esempio nostrano di Castelnuovo Garfagnana, Castiglione o Castelvecchio Pascoli. 

      Sia chiara una cosa, non sempre è possibile risalire all'origine del luogo, origine persa ormai nel tempo, a volte è possibile fare delle ipotesi, ed è quello che farò adesso, naturalmente non sono mie personali supposizioni, ma di studiosi dell'argomento che hanno cercato di dare un perchè del nome ai paesi della Garfagnana. Per non fare "torto" a nessuno faremo però un excursus sui comuni, uno per uno. Cominciamo da...

      Camporgiano: L'origine del toponimo è incerta e anche se non sembra questo è un nome composto, la prima parola deriva dal latino
      Camporgiano e la sua rocca
      "campus" (campo). La seconda parola potrebbe avere origine dal nome della vicina località "Rogiana" (ora Poggio San Terenzio), oppure dal latino "hordeum" (orzo), con significato globale di campo coltivato a orzo.


      Careggine: Per alcuni questo nome è derivante da "Caricinum" o "Cariginae" e starebbe a significare "campo della regina" e se come si presume fosse riferito ad un accampamento militare romano varrebbe a dire "campo a capo di altri castra (intesi come accampamenti)". Altra ipotesi vorrebbe che il nome nascesse da "Pagus Caricius", in riferimento ad una pieve edificata secondo la tradizione paleocristiana sui "pagi" (villaggi rurali), in alternativa un luogo ricco di "carices", ovvero giunchi.

      Castelnuovo Garfagnana: Il nome fa riferimento ad un "Castrum Novum" ossia ad un nuovo castello di costruzione recente rispetto ad uno già esistente. 

      Castiglione Garfagnana: Tale appellativo risale al periodo della
      Il Castello del Leone:
      Castiglione
      Garfagnana
      dominazione romana quando si costruivano i "castra" (cioè di fortificazioni). Tra queste fortificazioni c'era "Castrum Leonis", il castello del leone, al tempo tenuto in gran considerazione per la sua posizione di controllo per la più facile via che conduceva al di là dell'Appennino. Era quindi l'antico "castrum leonis", la più forte delle fortificazioni capace di battersi e difendersi come un leone per proteggere il proprio territorio. 


      Fabbriche di Vergemoli: Nome composto. "Fabbriche" viene fatto risalire a dei mastri ferrai che si stabilirono in zona nel XIV
      Fabbriche e il ponte medievale
      secolo, quando l'economia del luogo era basata sulla lavorazione del ferro. L'etimologia del nome Vergemoli è più complessa ed è piuttosto controversa e incerta, le ipotesi sono svariate. Si parla che sia riferita ad una persona tale Geminus, potrebbe derivare anche dalla posizione geografica del paese che sorge sullo spartiacque di due valli: "vallis gemina" (valli gemelle), oppure dal latino 
      "Virgemulum", vale a dire piccolo piantonaio(n.d.r: vivaio con terreno opportunamente lavorato dove si interrano le pianticelle innestate). Si può anche ipotizzare che il nome sia composto da "Ver",(radice di vertice) vale a dire luogo in alto e da "moli" che significherebbe macine, il nome perciò significherebbe "molini in alto", vista la numerosa e antica presenza di questi nella zona.

      Fosciandora: Questo toponimo è fra i più curiosi e singolari e ci dice che la provenienza di questo nome verrebbe da "fuscandola", ciò probabilmente indicava il colore fucsia delle pietre utilizzate per la costruzione delle case in epoca remota. 

      Gallicano: Il nome era già in uso nel 771 come Galicanum,
      Il centro storico di Gallicano
      probabilmente dal nome di un colono romano di nome Gallio o Gallicano (a dire il vero nella tabula Alimentare di Veleia è noto come Cornelius Gallicanus).


      Giuncugnano: Il nome della località nascerebbe dal nome proprio "Iucundius", al quale viene aggiunto il suffisso "anus" indicante l'appartenenza.

      Minucciano: Il paese prende il nome dal console romano Quinto Minucio Termo (in precedenza il luogo si chiamava Saltus), incaricato della difesa del confine dalle invasioni barbariche.

      Molazzana: Difficile risalire all'origine di questo nome. Diverse sono le interpretazioni, tutte però riconducono alla mola, intesa
      Molazzana
      come macina. Tutto questo però non ha alcun fondamento documentato, anche se c'era l'antica presenza (sul torrente 
      Vescherana) di due importanti  mulini per la comunità di Molazzana.

      Piazza al Serchio: Il nome è composto da "piazza" che farebbe riferimento a uno spiazzo o meglio a una vasta area che in epoca medievale era usata come luogo di mercato e "al Serchio", che si riferisce al fiume che scorre vicino al paese. Da far notare che fino al 1923(anno in cui il borgo passò alla provincia di Lucca) il paese si chiamava Piazza Massese.

      Pieve Fosciana: Eccoci ancora davanti a un nome composto, in questo
      Pieve Fosciana
      caso da "Pieve" che ha chiara attinenza alla parola chiesa, infatti dall'XI secolo prese il nome di "Plebes de Fosciana". Il toponimo Fosciana ha anche in questo caso origini romane ed è attribuibile al latifondista Fuscus che a quanto pare avrebbe avuto una superficie agraria dove oggi è situato il Piano Pieve, che al tempo si chiamava "Campus Fuscianus", cioè i campi di Fuscus.


      San Romano Garfagnana: Il paese prende semplicemente il nome dal santo a cui è dedicata la chiesa principale.

      Sillano: Lucio Cornelio Silla generale romano è alla genesi di
      L'illustre generale
      romano Lucio Cornelio
      Silla
      questo paese. Si racconta che le sue armate dirette in Gallia dovettero fermare la loro avanzata nei pressi dell'attuale paese a causa di una forte nevicata, visto il maltempo per un certo periodo i valorosi soldati di Silla soggiornarono in questi boschi costruendo delle casupole, alla loro partenza queste casupole furono occupate dagli abitanti locali. 


      Vagli: Il temine Vagli deriva da "Vallis", valle.

      Villa Collemandina: Il paese nasce da una fattoria (o casa di campagna) romana: "Villae". Con l'arrivo dei longobardi si hanno le prime notizie documentate sul luogo che continua ad essere citato come "Villa". Nel 1168 viene nominata in una bolla papale come "Ecclesia Sancti Sixi de Villa (Collemondinga)" che indicava il luogo della fondazione del paese: Colle Mondingo. Nel tempo il nome varierà in "Villa di Colle", "Villa Colle Mondingo", "Villa Colle Mondina", ed infine Villa Collemandina.

      E questo è quanto. Naturalmente non va tutto preso per oro colato, il campo in questione e la materia sono difficilissimi da interpretare,
      d'altronde si fa riferimento a nomi nati mille e più anni fa. Di questi ricercatori c'è solo da apprezzare il puntiglioso studio e la minuziosa ricerca, per la "sola" e semplice voglia di sapere e di farci conoscere le nostre radici. 



      Bibliografia:

      • "Dizionario della toponomastica-storia e significato dei nomi geografici italiani" UTET