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mercoledì 14 luglio 2021

Quello che potevano e NON potevano fare le donne garfagnine (e non solo quelle garfagnine) nell'Italia del secolo passato...

"Compete al marito, secondo la convenienza della natura, essere a
capo e signore; compete alla moglie, e sta bene, essere quasi un'accessione(n.d.r: un accessorio), un compimento del marito, tutta consacrata a lui e dal suo nome dominata" e poi: "La donna, insomma, è in un certo modo verso l'uomo ciò che è il vegetale verso l'animale, o la pianta parassita verso quella che si regge e si sostentata da sè". Ebbene si, nonostante possa apparire così, questi non sono i pensieri o le parole di qualche integralista islamico riportate da qualche quotidiano sui fattacci di cronaca che stanno riempiendo le pagine dei giornali in questi giorni. Questi concetti erano espressi dai maggiori intellettuali e filosofi italiani del tempo che fu, in questo caso rispettivamente ad Antonio Rosmini e Vincenzo Gioberti. D'altronde è innegabile e tantomeno incontrovertibile, dire che le donne fino a poco tempo fa erano purtroppo considerate cittadine di serie B. Quando oggi ci schifiamo e giustamente alziamo la voce contro quelle nazioni che negano i diritti alle donne, pensiamo bene che fino al secolo scorso (storicamente parlando è come se fosse trascorso il tempo di un batter d'occhi), la nostra Italia si trovava più o meno (in fatto di diritti civili) nella approssimativa situazione di quei Paesi e se andiamo a vedere ancor di più nello specifico, ancor peggio andava alla nostre bisnonne, che seppur inconsapevolmente vivevano una situazione ancor più deficitaria in
confronto alle altre donne che vivevano nella città, dove bene o male una possibilità, seppur minima di emancipazione poteva essere trovata. In Garfagnana sotto questo punto di vista era ancor più dura: una donna nasceva esclusivamente per lavorare nei campi, fare figli e accudire casa. Rimane il fatto che per tutte le donne italiane parlavano le leggi dello Stato. Uno Stato che a partire dall'Unità d'Italia, fino ad arrivare al suffragio universale del 2 giugno 1946, conoscerà la sola voce dell'uomo in fatto di diritti e di leggi. Così fu che il nuovo Stato unitario, nonostante l'esaltazione della madri e delle spose risorgimentali, non concesse un millimetro di emancipazione al sesso femminile, malgrado ci fosse stata la possibilità attraverso il nuovo, nonchè il primo Codice Civile del neonato Regno d'Italia, di dare il "de profundis" ai vecchi e retrogradi codici degli stati preunitari. Pertanto alle donne garfagnine (e italiane in genere)il nuovo codice non concesse un bel niente, anzi, tali leggi erano improntate sulla supremazia maschile, precludeva alla donna, attraverso la sola "autorizzazione maritale", ogni decisione di natura giuridica o commerciale. Quindi, tanto per chiarire bene la situazione nel cosiddetto "codice di Famiglia" del 1865 le donne non avevano diritto di esercitare la tutela sui figli,
nè di essere ammesse ai pubblici uffici, per di più le donne sposate non potevano gestire i soldi guadagnati con il proprio lavoro (la cosa spettava al marito), da questo ne nacque quella che fu chiamata la suddetta "autorizzazione maritale", per vendere o meno dei beni mobili ed immobili (fino al 1919). La ciliegina sulla torta la metteva invece l'articolo 486 del codice penale che prevedeva la galera da tre mesi a due anni per la donna adultera, mentre puniva il marito solo in caso di  concubinato, ossia di convivenza. Non rimaneva allora che una sola strade alle donne per emanciparsi e ottenere una coscienza civile: la scuola, lo studio. Anche qui però le nuovi leggi ben ne guardavano di dare questa opportunità al gentil sesso, anche se (solo) nel 1874 alle donne fu consentito l'accesso e l'iscrizione ai licei, anche se in realtà molte di queste scuole continueranno a respingere queste adesioni (nel 1900 le donne iscritte alle università italiane saranno 250, mentre ai licei 287...). E in Garfagnana sotto questo punto di vista come eravamo messi? La situazione era ben peggiore. Anche qualora le ragazze avessero potuto avere facile accesso alle scuole superiori, nella valle tali scuole non esistevano; addirittura bisognava considerare il livello di alfabetizzazione che nel 1901 contava il 43% di analfabeti di ambosessi. Sia le bambine che i bambini del tempo non frequentavano la scuola elementare, figurarsi i licei. In un resoconto giornalistico del 1911 sulle condizioni  sociali della Garfagnana si cercò anche di trovare un perchè a questo malcostume: "Quindi si presenta molto frequente il caso che paesetti di 100 o 150 abitanti siano distanti a 3 -4 chilometri dalla scuola più vicina ed è impossibile che fanciulli di 6-12 anni le frequentino a causa delle pessime strade di montagna, d'inverno con neve e gelo.
Le famiglie sono poi libere di mandare o di non mandare i figli a scuola, preferiscono impegnare le femmine nei lavori domestici e nei campi e i maschi negli esclusivi lavori campestri. L'ultima preoccupazione di questi contadini è di mandare i loro figli a scuola
". Figuriamoci allora se in Garfagnana la condizione femminile era considerata un problema (anche dalle stesse donne). Rimane il fatto che nel 1902 fu approvata una prima legge per proteggere il lavoro delle donne "le ore giornaliere di lavoro sono limitate al massimo a 12 ore..."(!!!).A proposito di lavoro femminile è interessante analizzare dei dati riguardanti il censimento del 1901 che ci dava sotto questo aspetto un quadro dettagliato del panorama garfagnino dove si riscontrava che la maggior parte del gentil sesso era impiegata nei lavori agricoli (3912 femmine). Nell'industria, nei mestieri e nell'artigianato si potevano contare 501 donne (maschi 2416), il piccolo commercio era composto da 17 lavoratrici (uomini 501). Impiegate dello Stato e maestre erano 12 (maschi 608). Da notare le così poche maestre (in realtà erano molte di più) perchè risulta che questo non era il loro lavoro ufficiale, tali donne risultavano in buona parte sotto un'altra categoria, forse proprio in quella delle "cure domestiche" dove si annoverava la cifra di ben
8998 donne. Insomma, in Garfagnana circa dodicimila donne lavoravano nei campi e nelle cure domestiche e buona parte di esse non sapeva nè leggere, nè scrivere. Quale futuro ci poteva essere allora?
  Nel 1912 per la prima volta si parlò di dare il voto anche alle donne, il Presidente del Consiglio Giolitti gelò la questione definendola "un salto nel buio". Bhè, direte voi, il tempo passa, le menti si evolvono, qualcosa sarà pur cambiato. Certamente dico io... in peggio. Il nascente partito fascista ebbe da subito una posizione ambigua, da un lato dichiarava il suo favore per il voto alle donne, dall'altro accusava le stesse di togliere il lavoro ai reduci di guerra. L'ambiguità fu comunque dissipata da una serie di Regi Decreti che propendeva da una sola parte: Regio Decreto 1054, 6 maggio 1923, con la riforma Gentile si proibiva alle donne la direzione delle scuole medie e secondarie. Regio Decreto 9 dicembre 1926 n°2480, vietava alle donne l'insegnamento nei licei, dando l'esclusività femminile all'istruzione negli istituti magistrali. Il 20 gennaio 1927 furono dimezzati per decreto i salari femminili rispetto a quegli degli uomini, una legge fatta ad hoc per disincentivare il lavoro femminile a tal proposito l'esimio economista Ferdinando Loffedo nella sua "Politica della famiglia" del 1938 diceva: "Il lavoro femminile crea al contempo due danni: la mascolinizzazione della donna e la disoccupazione maschile. La donna che lavora si avvia alla sterilità; concorre alla corruzione dei costumi; in sintesi, inquina la vita della stirpe" e sempre in quest'ottica con la legge 22/1934 venne concesso alla pubblica amministrazione di discriminare le donne nelle assunzioni, escludendole di fatto da una serie di pubblici uffici. La posizione del fascismo a riguardo della condizione femminile venne poi
rafforzata dalla Chiesa che nel 1930 ribadiva il ruolo primario della donna come madre e si condannava come "contro natura" ogni idea di parità tra i sessi. A chiudere miseramente il cerchio su tali leggi fu l'approvazione dell'articolo 587 del codice penale che prevedeva la riduzione di un terzo della pena per chiunque uccidesse moglie, figlia o sorella per difendere l'onore suo o della famiglia. Fu istituito in questo modo il cosiddetto "delitto d'onore" (quello che è più grave) rimasto in vigore fino al 1981. Arrivò poi la guerra e qui, se mai ce ne fosse stato bisogno, le donne assunsero il ruolo di protagoniste assolute. Svani per sempre l'immagine della donna come angelo del focolare e anche e soprattutto in Garfagnana, quando mariti, figli o nipoti partirono per la guerra o per la lotta partigiana, la donna prese su di sè tutto il carico della società, sostituendo il lavoro fatto in fabbrica degli uomini (vedi la S.M.I di Fornaci di Barga e la Cucirini di Gallicano), sostituendo sempre gli stessi anche nei lavori della terra, al contempo non fecero mancare il sostentamento agli altri familiari nei lavori casalinghi. A questa situazione la donna garfagnina non era nuova, non era infatti la prima volta che si sobbarcava sulle spalle tutta la responsabilità familiare, era già accaduto negli anni passati quando nella valle l'emigrazione raggiunse il suo apice, la donna oltre ai suoi
tradizionali compiti, assunse anche quelli dell'uomo che era emigrato in terre lontane, il fenomeno è evidente in documenti degli anni 20-30 del 1900, dove negli atti notarili è ben evidenziato che i contraenti di accordi di ogni tipo e di compravendite varie  sono in prevalenza firmati con nomi di donne. D'altra parte fu proprio dalla fine di quella maledetta guerra mondiale che le donne, grazie alla loro forza e alla loro caparbietà presero in mano il proprio destino. Quel 2 giugno 1946, quando finalmente anche loro poterono votare, fu vissuto da quelle "ragazze del '46" proprio come l'inizio vero del cambiamento. Un cambiamento, se si vuole vissuto anche con timore, quel timore reverenziale di chi non ha mai assaporato una certa autonomia. A tal proposito rimasero impressi nella mia memoria di bimbo i ricordi della mia nonna Beppa di Gallicano, che di quel giorno rammentava: 
"Misi cappello e guanti (l'ultima volta l'aveva fatto per la comunione delle figlie)e mi preparai per uscire a compiere a 40 anni e per la prima volta il mio dovere di cittadina". Ricordava sempre che nell'attimo che aprì la porta di casa  per recarsi al seggio ebbe un attimo di
esitazione, 
guardò il nonno che già era andato a votare e gli chiese: - Alfredo, cosa devo votare?- La cara nonna era stata impaurita dalla troppa indipendenza che gli si presentava in età adulta, lei che fino a quel giorno aveva accudito e pensato solo alla numerosa famiglia, mentre il nonno (come diceva lei) "si occupava di cose importanti, di cose da uomini"...


Bibliografia

  • "Il sogno realizzato" di Umberto Sereni, Banca dell'Identità e della Memoria, anno 2011
  • Biblioteca digitale ISTAT . Censimenti 1901-1911
  • "La Garfagnana" di Augusto Torre, articolo pubblicato su "La Voce" il 26 ottobre e il 2 novembre 1911

mercoledì 25 ottobre 2017

"W la Garfagnana, W il re". Quello che accadde prima, durante e dopo le elezioni di quel fatidico 2 giugno 1946

Che brutta "bestia"! Molti dicono che è un male necessario, altri
La scheda elettorale del 1946
dicono che senza si potrebbe vivere meglio, alcuni la dividono in due categorie: in quelli che la fanno e in quelli che ne approfittano. Personalmente mi piacque molto la definizione che ne dette Ronald Reagan, il 40o presidente degli Stati Uniti d'America, che così disse:- La politica è stata definita la seconda più antica professione del mondo. Certe volte trovo che assomigli molto alla prima-. Già, la politica, un argomento delicato, difficile da affrontare e pericoloso da trattare, ma prendiamone atto e approfondiamo la questione, d'altronde con la politica ci si vive tutti i giorni e poi i fatti  narrati risalgono a una Garfagnana di settantuno anni fa e alle elezioni, referendum compreso, più importanti della nostra Italia repubblicana. Si, infatti correva l'anno 1946, l'Italia era uscita da oltre vent'anni di dittatura e finalmente si poteva esprimere liberamente al voto. La Garfagnana (o meglio buona parte di essa) affrontò le votazioni prima di tutti con le elezioni amministrative del 10 marzo 1946, i comuni di Careggine, Castelnuovo, Castiglione, Gallicano, Giuncugnano, Piazza al Serchio, Pieve Fosciana, Sillano, Trassilico, Vergemoli e Villa Collemandina scelsero il loro primo sindaco post-guerra e finalmente, cosa da non dimenticare, per la
Per la prima volta le donne al voto
prima volta le donne garfagnine andarono a votare (leggi un mio articolo sull'evento: http://paolomarzi.blogspot.it/la-prima-volta-al-voto-delle-donne.html). Arrivò poi lo storico 2 giugno 1946 e le elezioni politiche che determinarono l'Assemblea Costituente a cui sarebbe stato dato il mandato di redigere la nostra Costituzione, in contemporanea attraverso un referendum si doveva scegliere fra la Monarchia o la Repubblica. I risultati di ciò nella nostra valle da un certo punto di vista furono clamorosi, ma analizzando bene furono in tendenza con quello che era la nostra tradizione, la nostra cultura e il nostro modo di vivere. Certo, quello che si sarebbe presentato davanti alla nuova dirigenza politica locale e nazionale non era un compito sicuramente facile, anzi, la guerra aveva distrutto le case e il morale delle persone, e c'era da ricominciare proprio da lì, a dare nuove speranze, ad aver nuovamente fiducia nella vita e nella politica, ma in Garfagnana il quadro della situazione prima di quelle elezioni non era certo idilliaco: morti da piangere, odi personali e tra fazioni che impiegheranno anni per sopirsi, processi da celebrarsi per le violenze subite, ponti, strade e ferrovia da ricostruire, bombe e mine da rimuovere. La situazione nelle valle
Castelnuovo Garfagnana bombardata
era talmente grave che furono istituiti comitati "Pro Garfagnana" per la raccolta di fondi a sostegno della ricostruzione, ma già nel settembre 1945 a soli cinque mesi dalla fine della guerra e nello stile della più classica delle  storielle all'italiana ci si domandava dove fossero finiti quei soldi. Da un punto di vista occupazionale forse la situazione era anche peggiore, nel gennaio 1946 i reduci di guerra e i disoccupati minacciavano l'occupazione della "Metallurgica" di Fornaci di Barga se entro breve tempo non fossero stati riassunti a pieno titolo, dall'altro canto l'azienda invece continuava a licenziare costretta a riconvertire la sua produzione da bellica in civile, la "Valserchio" (n.d.r:fabbrica tessile) a Castelnuovo dava lavoro a trecento
La "Valserchio" bombardata
operai, adesso era completamente distrutta, l'estrazione del marmo fonte di reddito vitale per l'Alta Garfagnana versava ormai da anni in una profonda crisi, ma non solo, i disoccupati di Molazzana passarono alle vie di fatto occupando il comune e accusando gli amministratori di scarso impegno nei loro confronti. Di  fronte a tutto questo c'erano gli "sciacalli" che approfittando della crisi occupazionale vendevano merce di prima necessita al mercato nero a prezzi altissimi, la grave recessione sfociò in una grande manifestazione di piazza dove si chiedeva che i salari fossero adeguati ai prezzi esorbitanti. Anche l'ordine pubblico non si riusciva a domare, molti garfagnini nonostante la fine della guerra nelle loro cantine conservavano armi degli eserciti in ritirata, praticamente la Garfagnana era ancora un arsenale a cielo aperto. Il colonnello americano Hamilton (commissario provinciale alleato)emise diversi bandi in cui ordinava di consegnare le armi e di cessare anche gli atti di violenza, vendette politiche trasversali si stavano infatti consumando in tutta la valle e per di più in tutto questo caos generale trovò terreno fertile anche la delinquenza comune che rapinava i denari a persone comuni (ma sopratutto ai commercianti). Malgrado tutto, un barlume di speranza affiorava e le buone notizie cominciarono ad arrivare, il governo centrale esentò per due anni la Garfagnana dal pagamento delle tasse, la voglia di vivere cominciava a fare capolino e le richieste per aprire sale da ballo furono numerose, riaprirono anche i cinema, le fiere paesane(seppur a ritmo ridotto)ripresero vita, rinasceva così anche l'associazionismo: le Misericordie, i circoli culturali, le pro loco
Gallicano: macerie sullo sfondo,
 ma la vita riprende
e rinacquero anche i partiti, vecchi e nuovi e la vita politica riprese forza e vigore. A Castelnuovo nel settembre '45 si tenne il primo congresso locale del Partito Comunista, idem a San Romano dove la sezione contava già più di cento iscritti, altri partiti come il Partito d'Azione, il Partito Socialista e la Democrazia Cristiana cominciavano ad "affilare le armi" per la tornata elettorale che sarebbe avvenuta di lì a poco tempo. Ci furono così i primi comizi politici nella valle, personalità che sarebbero diventate di spicco nel panorama nazionale visitarono la Garfagnana, su tutti il futuro Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi (democristiano). Insomma, questa era la situazione generale della Garfagnana, questi erano i gravi problemi che dovevano risolvere i nuovi amministratori e in quel 10 marzo 1946 i primi risultati delle prime elezioni (amministrative) libere parlavano già chiaro:

(***i numeri sotto riportati fanno riferimento ai seggi conquistati)

                      Iscritti    % voto    D.C    Blocco Sinistre    Indip    Indi

Careggine:      945          76          /                  /                   12            3

Castelnuovo   3998         65        16                4                    /              /

Castiglione     2135         59        16                4                     /              /

Gallicano        2908         78        16                4                     /              /    

Giuncugnano                                4                                       4             3

Piazza. S         1787         70       12                3                     /              /

Pieve Fosc.                                   3                12                   /              /

Sillano                                           6                  /                    9             /

Trassilico       1152          89           /                  /                   12            3

Vergemoli       948           81           3                 /                   12             /

Villa Coll.       1293          75          12                3                    /              /


La Democrazia Cristiana mise così il suo suggello nella Valle del Serchio, un suggello che durerà per quasi mezzo secolo, ed effettivamente analizzando quello
storico voto vediamo che i comuni dei centri più importanti della Garfagnana erano in mano al partito scudo-crociato: Castelnuovo, Gallicano, Castiglione e Piazza al Serchio. Il blocco delle sinistre si affermava in un solo comune: Pieve Fosciana, probabilmente quell'antico nucleo locale comunista, stroncato violentemente dalla forze nazi-fasciste non era morto, anzi nel tempo aveva continuato a vivere in clandestinità facendo proseliti fra gli abitanti del posto. Il dato più interessante viene dai cosiddetti Indipendenti, dei populisti ante-litteram che avevano una visione della politica molto vicina alle idee delle persone, infatti non avevano fiducia nei partiti e nella politica in generale, il loro pensiero sostanzialmente diceva che un comune per essere ben amministrato non occorre che sia comunista, socialista, repubblicano o cattolico, un buon comune ha bisogno di buoni amministratori, tutti quegli amministratori che sono legati ad una idea politica sono di parte e non farebbero il bene della gente. Queste idee portarono gli Indipendenti a conquistare ben cinque comuni (così come la D.C): Careggine, Giuncugnano, Trassilico, Vergemoli e Sillano, proprio in quei comuni dove la lotta partigiana era di casa, questo lascia pensare che nonostante tutto quelle lotte e quelle idee partigiane  non siano state comprese dalla gente, oppure questa riluttanza era dovuta a una mentalità conservatrice tipica della Garfagnana dell'epoca.
La riconferma di questa mentalità si riebbe clamorosamente due mesi più tardi quando ci furono le elezioni per la Costituente e il referendum Monarchia o Repubblica. I dati sul referendum sono impressionanti:     
                   REPUBBLICA     MONARCHIA
                  
                                             
Camporgiano           40,8          59,2
Careggine             29,7          71,3
Castelnuovo           46,6          53,4
Castiglione           24,1          75,9
Fosciandora           13,7          84,3
Gallicano             53,5          46,5
Giuncugnano           19,5          81,5
Minucciano            37,0          63,0
Molazzana             28,4          71,6
Piazza al Serchio     45,9          54,1
San Romano            48,0          52,0
Pieve Fosciana        48,1          51,9
Sillano               46,9          53,1
Vagli                 48,3          51,7
Vergemoli             31,3          68,7
Villa Collemandina    20,4          79,6

(*i numeri sono espressi in percentuale: Garfagnana monarchica con il totale del 61,5%)

La Garfagnana al grido di "W il re" risultava irremovibilmente
monarchica, un solo comune, Gallicano, era repubblicano, ma il resto della comunità confermava Umberto II Re d'Italia. Fanno sensazione i numeri di comuni come Fosciandora che con l'84,3% dei voti si affermava come il comune più monarchico della Garfagnana a ruota seguivano con percentuali altissime Giuncugnano, Villa Collemandina, Vergemoli, Castiglione e Careggine. La provincia di Lucca risultava invece repubblicana con il 57,7%, così come il resto d'Italia con il 54%. I dati garfagnini facevano profondamente riflettere, in sintesi premiavano quella monarchia che aveva consegnato il potere a Mussolini e che aveva portato alla guerra civile. D'un tratto la guerra vissuta sulla propria pelle, le lotte partigiane, i lutti e le macerie sembravano che non avessero sortito nessun effetto sulla loro coscienza, prevaleva quindi  l'indole conservatrice, la nostra paura atavica della novità e il timore di lasciare la strada vecchia per quella nuova. Questo conservatorismo si riflesse anche sull'elezione dell'assemblea Costituente, le radici fortemente cattoliche della Valle del Serchio e l'influenza dei preti sulle persone premiarono la Democrazia Cristiana con percentuali totali addirittura più alte che di quelle referendarie pro monarchia; con il 66% dei voti la D.C surclassava tutti gli altri partiti che si dovettero accontentare delle briciole, P.C.I e P.S.I ottennero insieme il 24%. Dopo cinquant'anni la Garfagnana aveva però un suo rappresentante parlamentare,l'onorevole Loris Biagioni(D.C). Quello che accadde dopo queste votazioni fa parte di tutto quel bagaglio politico tipicamente italico che ormai conosciamo tutti bene. Coloro che durante la guerra avevano compromesso fortemente il loro passato, senza vergogna alcuna fecero ben presto a salire sul carro del vincitore, emblematico fu quell'episodio che riportò al tempo  sulle proprie pagine "La Gazzetta del Serchio" e che accadde al già citato colonnello Hamilton, quando in
Il re Umberto II lascia
l'Italia dopo i risultati
del referendum
una delle sue visite in Garfagnana si fermò a Camporgiano, tutte le autorità comunali accolsero l'importante ospite, fra queste autorità: "...c'era un fascistone conosciuto in tutta la provincia per le altissime cariche ricoperte nell'ex partito nazionale fascista, tra cui marcia su Roma, fascia littorio, membro federale, fondatore dei fasci in Garfagnana. Ecco, allora vorremmo sapere chi sono i componenti di questo comune per non conoscere l'attività deleteria del dottor XYZ, svolta in venti anni di regime fascista. Forse questi signori vivono in un altro mondo? Conoscevano per fama la sfacciataggine di questo gerarca, ma non fino a questo punto...". Di questo clima se ne accorsero di più e meglio coloro che tornarono dai campi di prigionia e che avevano subito angherie inverosimili da questi aguzzini, il loro sbigottimento era totale: "Le cose continuavano come prima, chi aveva collaborato con il nemico continuava imperterrito nel proprio lavoro avendo cambiato solo casacca" .

Così la Garfagnana e l'Italia entravano nell'era repubblicana.


Bibliografia


  • "Dal fascismo alla resistenza. La Garfagnana fra le due guerre mondiali" di Oscar Guidi. Banca dell'identità e della memoria . Anno 2004

mercoledì 15 giugno 2016

La prima volta al voto delle donne garfagnine: 10 marzo 1946. Fatti e testimonianze

Purtroppo i tempi della ricerca e dello studio non vanno quasi mai
di pari passo con i tempi delle ricorrenze o degli eventi importanti, questo articolo doveva essere pubblicato ben due settimane or sono, ma la data era, ed è talmente importante e significativa  che ho deciso di portarlo avanti comunque, anche se fuori tempo massimo. Il mio omaggio alle donne a settant'anni della loro prima volta al voto non poteva mancare, ricordando tale avvenimento attraverso le testimonianze delle garfagnine che vissero quel giorno. Testimonianze ritrovate (finalmente!!!) negli appunti della mia mamma che da ottima maestra elementare quale era, già più di venticinque anni fa ai suoi alunni ricordava l'importanza di quel lontano 2 giugno 1946.
Dire oggi alle mie figlie che la mia nonna (e quindi la loro bisnonna) è nata e le donne non potevano votare, sinceramente mi fa un certo effetto. Pensiamo che l'Italia nella classifica mondiale dei paesi che per primi approvarono il suffragio femminile arrivava in un netto e clamoroso ritardo. Da apripista per tutti fu la Nuova Zelanda nel 1893, poi l'Australia, i paesi scandinavi e perfino la Russia nel 1917 (con la Rivoluzione d'Ottobre), a seguire la Gran Bretagna, la Germania dopo la I guerra mondiale, gli Stati Uniti nel 1920 e dopo tutti l'Italia nel 1946 (meglio tardi che mai), peggio di noi solo la Svizzera nel...1971. Fino a quel giorno quando arrivava il momento del voto, gli uomini uscivano a dare la loro preferenza sul partito e sulla persona che lo rappresentava. Rimanevano a casa solo gli animali, i bambini e...le donne. Purtroppo in Garfagnana tale consapevolezza era ben poco radicata in una società rurale dove l'uomo spesso la faceva da padrone, le nostre nonne (per alcuni bisnonne) avevano la
Manifestazione a New York nel 1912
per il voto alle donne in USA
convinzione che fosse una cosa naturale che tali oneri fossero ad appannaggio esclusivo dell'uomo, tutto questo spesso era dovuto all'ignoranza, alla poca istruzione, attaccate perciò a leggi non scritte e alla loro cognizione di donna, di rimanere a casa a riassettare e ad allevare figli. Questo praticamente era il quadro generale della condizione femminile in Garfagnana nella prima metà del 1900. Arrivò poi finalmente quel 2 giugno 1946 e (quasi) d'incanto le menti si aprirono, erano le prime elezioni libere dal lontano 1924 (escludendo il plebiscito a Mussolini del 1929) dopo la caduta del fascismo, dove tutta l'Italia fu chiamata al voto referendario per scegliere fra monarchia e Repubblica e per votare i membri dell'Assemblea Costituente, ma è però corretto dire che una parte della Garfagnana stessa ebbe l'onore di far votare le proprie donne (e i propri uomini) ben prima che nel resto d'Italia, quindi è giusto ribadire che per le nostre nonne quel 2 giugno fu la seconda volta che le vide al seggio elettorale.In buona parte della Valle del Serchio infatti fu il 10 marzo 1946 il reale giorno in cui le donne della nostra valle andarono a votare, dato che si svolsero le elezioni amministrative in Toscana. L'affluenza fu altissima, superiore all'89% nei comuni di Barga, Careggine, Castelnuovo
Il decreto legislativo
che sancisce il diritto
 di voto alle donne, firmato
dal Luogotenente del Regno
Principe Umberto di Savoia
Garfagnana, Castiglione Garfagnana, Fabbriche di Vallico, Gallicano, Piazza al Serchio, Vergemoli e Villa Collemandina. Ma come si arrivò a far votare le donne anche in Italia? Il 30 gennaio 1945 con l'Europa ancora in guerra e il nord Italia sotto l'occupazione tedesca, durante una riunione del Consiglio dei Ministri si discusse del suffragio femminile che venne sbrigativamente approvato come qualcosa di ovvio ed inevitabile. Il decreto fu emanato il giorno dopo: potevano votare le donne con più di 21 anni di età ad eccezione delle prostitute che esercitavano "il meretricio fuori dai locali autorizzati". Nel decreto venne però dimenticato un particolare non da poco: l'eleggibilità delle donne, che venne stabilita con un decreto successivo, il numero 74 del 10 marzo 1946, appena in tempo per le amministrative che si svolsero quel giorno.

Quella data rappresentò una rivoluzione, per la prima volta la figura femminile sperimentò una prima e decisiva emancipazione. Ecco dunque le testimonianze dirette di chi visse quel giorno. La prima se mi permettete è della mia nonna Beppa di Gallicano che quel 10 marzo 1946 si mise cappello e guanti (l'ultima volta l'aveva fatto per la comunione delle figlie)e si preparò per uscire a compiere a 40 anni e per la prima volta il suo dovere di cittadina. Ricordava sempre che nell'attimo che aprì la porta di casa  per recarsi al seggio ebbe un attimo di esitazione, guardò il nonno che già era andato a votare e gli chiese: - Alfredo, cosa devo votare?- La cara nonna era stata impaurita dalla troppa libertà che gli si presentava in età adulta, lei che fino a quel giorno aveva accudito e pensato solo alla numerosa famiglia, mentre il nonno "si occupava di cose importanti,di cose da uomini".
Elena, sempre di Gallicano cambiò finalmente percorso, deviò strada del suo andar quotidiano, lasciò così la via che la portava da casa alla bottega e di li alla fabbrica, per avviarsi quella domenica 10 marzo'46 ai seggi: -Ho sentito un'emozione forte, perchè era la prima volta che le donne votavano. A dire il vero mi era subentrata anche un po' di paura, avevo il presentimento di sbagliarmi al momento del voto. Però la contentezza era il sentimento che prevaleva, mi ero fatta il vestito nuovo per un'occasione che credevo e credo importante poichè mi dette l'opportunità che la mia opinione contasse. Ma che emozione! Ricordo ancora che quando uscì dalla cabina elettorale, vi rientrai subito per controllare se avevo fatto giusto-
Qui i ricordi invece vanno a quel due giugno, la signora Augusta di Piazza al Serchio si recò al voto insieme alla nuora Maria Laura maestra elementare, che già aveva istruito la suocera su chi votare:
 -Prendi la matita, fai una croce sul simbolo della Democrazia Cristiana e scrivi il nome e il cognome di chi abbiamo scelto- Fattostà che dopo aver espletato le operazioni di voto nuora e suocera si ritrovarono fuori dal seggio per confrontarsi sulle emozioni di quel gesto: -Com'è andata?- chiese Maria Laura ad Augusta, la vecchietta rispose: 
Manifesto di propaganda della
Democrazia Cristiana che invita
le donne al voto

-Benissimo ho votato per me, fra tutti quei nomi a dire il vero non conoscevo nessuno, l'unica che conoscevo ero me stessa, per cui ero l'unica persona cui potessi votare e ho scritto il mio nome e
cognome: Augusta Vanni- Fu il gesto irriverente (e se si vuole anche logico)di una donna stufa di ricevere ordini ed imposizioni che stava subendo ormai da venti lunghi anni di era fascista. 
Nonostante il diritto accordato, le donne però erano talvolta considerate incapaci di poter capire e di conseguenza partecipare alla vita politica. La Garfagnana da questo punto di vista non si dispensava da questa stupida idea, per di più anche la chiesa nella nostra valle faceva sentire il suo notevole peso politico, incutendo paura sulle persone di macchiarsi di peccati gravi. In questo caso sentite allora la signora Maria di Barga: - Molti uomini sposati obbligavano le proprie mogli a votare per il partito a cui davano loro preferenza- e ricordava fra l'altro che nella primavera del 1946 infuriava più che mai la contesa per accaparrarsi i voti fra comunisti e democristiani.- I  preti in questo caso - affermava Maria - andavano a casa delle persone più anziane facendo aperta propaganda per la D.C  e qualora se qualcuno avesse dichiarato apertamente di votare Partito Comunista, la Chiesa avrebbe fatto in modo di non celebrare un eventuale matrimonio futuro, oppure se celebrato veniva fatto "fuori altare"-
Le madri costituenti elette quel 2 giugno
spiccano Nilde Jotti e Lina Merlin

Infine ecco l'ultima e bellissima testimonianza della signora Luisa nata nel 1923 a Castelnuovo Garfagnana, professoressa liceale trasferitasi in Versilia negli anni'50:- Fu una cosa meravigliosa che si potesse essere uguali nei diritti. Prima chi ne parlava di diritti! Non mi sono mai sentita inferiore ad un uomo, erano gli altri che non ti facevano contare socialmente, ed era così punto e basta, non si poteva fare niente- Gli anni durissimi della guerra sulla Linea Gotica avevano trasformato la sua vita in un inferno:
-Fino al settembre 1943 vivevamo secondo tradizioni ottocentesche, la donna era l'angelo del focolare e basta, poi all'improvviso tutto cambiò, bisognava far fronte ai bombardamenti, alla paura e alla distruzione. Poi venne la Liberazione che fu accolta non solo come speranza ma con la sicurezza che le cose non sarebbero più tornate come prima. Il voto alle donne fu un'importante conferma. Però a quel punto, dopo anni terribili di fame e sfollamento, s'aspettava il voto come un diritto non come un regalo o una concessione-
Anna Magnani al voto
Finalmente in quei giorni cominciava in Italia un epoca che porterà le donne a rivestire tutte le cariche più importanti nella vita di tutti i giorni. Come dimenticarsi allora di Rita Levi Montalcini nella medicina, Nilde Jotti nella politica, Oriana Fallaci nel giornalismo, Anna Magnani nel cinema, Margherita Hack nell'astrofisica o Maria Montessori nell'istruzione. Tutte figlie di quel lontano 1946.