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mercoledì 28 novembre 2018

La Garfagnana, la sua storia industriale e le sue vecchie fabbriche

Sembrerà strano e a molti suonerà come un termine incompatibile ma
L'ingresso della SMI a Fornaci di Barga

esiste anche l'archeologia industriale. Ci siamo sempre immaginati l'archeologia come una materia che studia e raccoglie documentazioni e materiali di tempi lontanissimi, risalenti a migliaia e migliaia di anni fa, ma come detto l'archeologia non è solo quella. Sono passati oramai oltre due secoli e mezzo dalla prima rivoluzione industriale e da quando verso la seconda metà del '700 la macchina a vapore prese il sopravvento. La rivoluzione industriale comportò una profonda ed irreversibile trasformazione della società, tanto da sviluppare lo studio di questa branchia dell'archeologia, meglio nota come archeologia industriale. L'archeologia industriale studia tutte le testimonianze inerenti al processo di industrializzazione, allo scopo di approfondire la conoscenza della storia e del passato industriale. Le testimonianze a cui fare riferimento sono molteplici: i luoghi dove sorgevano questi stabilimenti, lo studio delle vecchie macchine, i processi di lavorazione e le fonti fotografiche e orali. La prima volta che si sentì parlare di questa branchia di studi archeologici risaliva agli anni cinquanta del
Un paese ,una fabbrica
LA SMI a Fornaci 
'900, in Inghilterra e tale espressione venne usata nel 1955 da Michael Rix professore dell'università di Birningham, in un suo articolo pubblicato nella rivista "The amateur historian".

Ma questa disciplina si può anche applicare in Garfagnana? La nostra è stata terra prevalentemente agricola o dedita alla pastorizia, eppure anche noi abbiamo la nostra storia industriale di tutto rispetto. Faremo quindi un viaggio nelle vecchie industrie della Garfagnana, naturalmente questo articolo non vuole essere un saggio di archeologia industriale (nemmeno ci si avvicina) però per chi è curioso da queste poche righe può prendere ispirazione per qualche sua personale e più approfondita ricerca.

"...Mentre vedevasi l'Italia tutta camminare a gran passi per la via del progresso nelle associazioni e nelle industrie al fine di rendersi indipendente dagli stranieri ai quali fummo fin qui indirettamente tributari: nel mentre fuori di questa regione,
Prima dell'avvento dell'industria
 in Garfagnana si viveva così
sorgono ovunque società che fondano stabilimenti, opifici e stabiliscono nuove industrie; addolora il mirare questa bella parte della nostra terra italiana, fornita dalla natura di tanti doni per i quali altri sacrificherebbero ingenti tesori onde goderne, starsene neghittosa (n.d.r: pigra,negligente), non curante del presente e del bene che per l'avvenire può derivarle dall'uso di questi tesori. Non vi sarà alcuno che vorrà porre in dubbio essere la Garfagnana in generale un paese ricco d'ogni sorta di prodotti agricoli, di tesori nascosti nelle viscere dei suoi monti e sotto i letti dei fiumi e torrenti: ma nessuno vorrà poi niegare che questa Garfagnana sia la parte d'Italia che men siasi slanciata nella via del progresso rispetto all'agricoltura, al commercio ed all'industria..."

Questa impietosa analisi di fine'800 di Paolo Stella (maggiore del regio esercito che prese residenza nella nostra valle)non lascia scampo, descrive la Garfagnana come una regione ricca di risorse naturali che non riesce a sfruttare, per favorire la nascita di nuove industrie che porterebbero ricchezza e benessere. L'Italia ha intrapreso la via dell'industrializzazione e la Valle del Serchio è ancora indietro e non ne vuole sapere di uscire dal suo torpore. Eppure le sue acque e il suo marmo sarebbero veramente da sfruttare per favorire nuove industrie, come già fanno nel versante opposto della Apuane. Già delle cave infatti erano state aperte verso la
Operaie all'interno della SMI
metà dell'800 nella zona di Arni, addirittura i cavatori garfagnini andavano a lavorare nelle cave versiliesi e massesi. Ma perchè tutto questo? Mancanza di strade? Di capitali? O di spirito d'iniziativa? Non di meno la situazione era la medesima per lo sfruttamento delle acque del Serchio e dei suoi affluenti, possibile che in un momento in cui stava prendendo piede l'industria idroelettrica a nessuno fosse venuto in mente di sfruttare una zona ricca di acque come la Garfagnana? Volevamo forse rimanere una regione dedita ancora all'agricoltura? e coltivare il nostro orticello per il fabbisogno personale? D'altronde noi garfagnini siamo sempre stati un po' allergici alle novità, per indole siamo abitudinari, ma il progresso non si ferma e non si fermò nemmeno (e a maggior ragione)nel nascere del nuovo secolo, quando agli inizi dell'900 un fremito di rinnovamento scosse dall'apatia tutta la valle. Fu così che proprio nel 1900 i comuni di Vagli e di Minucciano dettero il via alla prima e vera propria industria nostrana, quando due contratti di concessione per lo sfruttamento del marmo locale furono dati ad altrettante società di estrazione, dove dietro di esse c'erano prestanome e capitali esterni di banche. Nell'anno successivo la "Società anonima marmifera di Minucciano" cambiò nome in "Società
Gorfigliano il trenino che trasporta il marmo
marmifera Nord Carrara"
acquisendo anche le concessioni sul bacino marmifero di Vagli (dal 1921 la Nord Carrara entrerà a far parte del Gruppo Montecatini). L'industria infatti non portò solo posti di lavoro per i garfagnini ma favori anche l'arrivo della ferrovia, la costruzione di nuove strade e cosa altrettanto importante la gente prese coscienza della propria posizione sociale, nacque così una classe operaia che ben presto diede luogo alla nascita di associazione ed enti per la tutela dei propri interessi, del resto l'incremento di questa nuova classe sociale (nel settore marmi)non era da trascurare dato che nel 1906 gli occupati erano circa 800 arrivando poi ai 3000 del 1920. Anche lo sfruttamento delle acque prese vita, quando fu operante la "Società idroelettrica garfagnina" che costruì gli impianti nel comune di Sillano, sorsero poi altre industrie idroelettriche "foraggiate" queste da capitali esterni, ecco allora nascere nel 1913 la diga di Corfino-Villa Collemandina e poi nel tempo gli impianti di Castelnuovo, Gallicano e Pontecosi. La diga di Vagli nascerà per ultima, nel secondo dopoguerra. Questa attività fu indubbiamente fonte di lavoro, ma ben presto nacquero disservizi, la gente protestava con l'impresa distributrice di energia, la S.E.L.T (SOCIETà ELETTRICA LIGURE.TOSCANA),
Centrale elettrica Gallicano
paradossalmente molti paesi non erano raggiunti dall'elettricità...e ciò continuò fino agli 60 del 1900. Non mancarono naturalmente le industrie manifatturiere, anzi queste furono la maggior parte. Già nel 1880 a Castelnuovo esisteva "la Fabbrica dei Tessuti"(nel tempo prenderà il nome di Valserchio tessuti) fondata dal Conte Carli, per molti e molti anni fra vicende alterne questa azienda darà occupazione a molte donne della valle. Sempre nel settore tessile a Gallicano nel 1904 nascerà anche la Cucirini che produrrà filati, ancora a Gallicano nei soliti anni la "S.I.P.E Nobel" porterà un suo stabilimento di polvere da sparo. Dall'altra parte del fiume, a Fornaci di Barga, ecco nascere la fabbrica per
Operaie e operai della Cucirini di Gallicano
eccellenza della valle. Era il 1916 quando la S.M.I (SOCIETà METALLURGICA ITALIANA)nacque per incrementare lo sforzo bellico producendo munizioni per la "Grande Guerra" che era in corso. Questa fabbrica cambierà per sempre il modo di vivere dei garfagnini, fu il più grande stabilimento industriale di sempre, presente in zona, arriverà ad occupare migliaia e migliaia di persone (fra le quali moltissime donne). Sembrerà strano ma proprio in quegli anni si comincerà a prendere coscienza che la Garfagnana poteva essere sfruttata anche da un  punto di vista turistico e sviluppare quindi una nuova risorsa economica. Sul finire dell'800 erano già presenti dei villeggianti e sui giornali locali si affittano case per vacanze. Nel 1904 proprio per sviluppare questo settore fu pubblicata una guida corredata da molte fotografie e da carte topografiche. La questione turistica cominciò anche ad essere dibattuta sui giornali locali, si cercò di dare linfa vitale a questa nuova "industria", proprio come dovrebbe succedere oggi, dove ancora questa risorsa non viene ancora messa a profitto come si deve. Questo stralcio di articolo del 1927 tratto dalle colonne de "La Garfagnana" sembra essere stato scritto ieri data la sua corrente attualità: "...l'industria principale, che parrebbe la più possibile ad essere sfruttata, quella turistica, è
1946 "La domenica del Corriere"
pubblicizza la Garfagnana
 turisticamente
purtroppo da scartarsi. Per varie ragioni...Mancano poi gli alberghi e i pochi esistenti non offrono il cosiddetto comfort moderno, che per i nuovi ricchi culmina nei divertimenti di ogni genere, leciti ed illeciti. La borghesia e la classe sociale più eletta inoltre hanno le loro ville altrove. Il ceto professionista trova la Garfagnana fuori mano a causa delle poco agevoli comunicazioni. Chi può dunque venire preso da noi? Non resta che il modesto impiegato".

Fu un cambiamento epocale quello dell'avvento dell'industria in Garfagnana, c'è chi ebbe a dire che i problemi per valle fossero finiti e che la povertà che ci affliggeva da secoli fosse definitivamente sconfitta, in parte fu vero...uno stipendio sicuro, la certezza di una continuità lavorativa...ma non era oro tutto quello che luccicava, ed in risposta a chi faceva notare la tanto decantata ricchezza metteva in evidenza che per il momento serviva "a due cose soltanto, a formare i dividendi delle imprese forestiere e versar quattrini nelle tasche dell'erario".



      
Bibliografia

  • "Dal fascismo alla resistenza. La Garfagnana fra le due guerre mondiali" di Oscar Guidi. Banca dell'identità e della memoria anno 2014
  • "La Garfagnana" articolo pagina 2 anno 1927

mercoledì 24 giugno 2015

Sui banchi del regime. La scuola in Garfagnana all'epoca del fascismo

Le attività scolastiche sono ricominciate per la "gioia" infinita di tutti i bambini. Oramai per loro (e anche per noi adulti) le solatie giornate estive cominciano ad essere un ricordo piacevole, l'autunno è alle porte e come è consuetudine la scuola e nuovamente cominciata. La scuola già... per tutti (o quasi)dai nostri genitori, nonni e bisnonni gli anni dell'istruzione hanno voluto dire sacrificio, dedizione e in alcuni (forse molti) casi noia e uggia. Ma però la scuola italiana non è sempre stata uguale nel corso degli anni e si vuole le differenze con i decenni che trascorrevano sono diventate abissali. Infatti, se mi è permesso vorrei consigliare la lettura di questo articolo a qualche bimbo della scuola di oggi, che magari si lamenta di una maestra un po' troppo severa, a mio avviso la lettura di questo modesto pezzo può servire a far comprendere anche a loro l'evoluzione e le differenze fra la scuola di oggi e quella di oltre ottanta anni fa. Questa, comunque sia, è la scuola in Garfagnana nel 1940 in piena era fascista.
Partiamo con il fare due conti spicci e incominciamo con il dire che nei primi anni 20 del '900 l'Italia aveva circa 37 milioni di abitanti e in questo quadro la Garfagnana si presentava come una zona prevalentemente agricola e con un altissimo numero di analfabeti. Dai documenti ancora esistenti nell'Archivio Storico Centrale di Roma risulta che nel 1921 il 25% dei giovani garfagnini fra i 21 e 29 anni non sapeva leggere. Peggio ancora andava per le signorine garfagnine, nella solita fascia d'età la percentuale saliva al 31%,una percentuale a dir poco impressionante, se poi salivamo ancora d'età i numeri aumentavano in maniera vertiginosa. Il fascismo sali al potere nel 1922 e immediatamente l'anno dopo fu attuata la riforma della scuola, la famosa riforma Gentile, definita dallo stesso Mussolini "la più fascista delle riforme" e infatti lo stesso duce in un discorso del 5 settembre 1935,XIII° anno del era fascista puntualizzava:
"Ora poichè nella scuola passano tutti gli italiani è necessario che essa in tutti i suoi gradi sia intonata a quelle che sono oggi le esigenze spirituali, militari ed economiche del paese" 
e così fu, la scuola diventò uno dei luoghi privilegiati dove plasmare il fascista del futuro sotto il motto "Libro e moschetto fascista perfetto". Bambini e bambine garfagnine vennero inquadrati fin dalle elementari in organizzazioni di tipo paramilitare, per
questo nel 1926 venne istituita per i ragazzi l'Opera nazionale Balilla che aveva carattere parascolastico e come detto paramilitare: con essa si intendeva "dare l'assistenza e l'educazione fisica e morale, ai giovani dagli 8 ai 18 anni. Impartire l'educazione religiosa, spirituale e culturale, lo sport, l'educazione militare e professionale. "L'O.N.B" (l'opera nazionale Balilla) fu divisa per età e sesso. I ragazzi furono ripartiti ne i Figli della Lupa (6-8 anni),Balilla (9-10 anni),Balilla moschettiere (11-13 anni) e
Balilla
Avanguardisti (14-18 anni). Le ragazze furono ripartite nelle Figlie della Lupa (6-8 anni),Piccole italiane (9-13 anni) e Giovani italiane (14-17 anni).Natalina di Castelnuovo ricorda:

-La mattina a scuola la prima cosa che si faceva era la preghiera e dopidichè immediatamente si urlava tutti insieme salutando romanamente - W il Duce !!!-.
Ascoltando i ricordi della gentile signora Natalina chiudendo gli occhi sembra di vivere quei momenti:
-Nell'ingresso della scuola c'era una campana appesa alla parete che suonava sia l'entrata che l'uscita. L'entrata suonava due volte poi il portone veniva chiuso e chi arrivava in ritardo doveva tornare a casa senza e senza ma.-
Ogni scuola piccola o grande che fosse doveva obbedire alle direttive che venivano da Roma per quanto riguarda perfino l'arredo stesso, la dotazione infatti prevedeva: il crocifisso, i
ritratti del re e del duce, la bandiera e il bollettino della vittoria della prima guerra mondiale, poi i cartelloni per l'insegnamento, gessetti, lavagne in ardesia e carte geografiche che dovevano servire soprattutto per appuntare con gli spilli l'avanzata dell'esercito italiano in Africa e non poteva mancare nelle scuole più grandi come quelle di Gallicano, Castelnuovo e Barga l'altoparlante collegato alla radio attraverso il quale era possibile ascoltare i discorsi del duce e sempre a proposito di arredamento e dotazioni varie, sempre Natalina ci spiega come andava a scuola
- A scuola mi accompagnava la mamma, a quel tempo non c'erano i pulmini, mi facevo a piedi cinque chilometri ad andare e cinque a tornare. Il banchino era a due posti, il piano era inclinato e sotto c'era l'appoggia piedi, sul piano c'erano due fori dove si metteva il calamaio che conteneva l'inchiostro. Com'era il mio astuccio !? Il mio astuccio era una scatolina di legno con un coperchio che scorreva dentro delle guide e ci tenevo la penna che era un'asticciola di legno dove inserivo i pennini, un lapis e una gomma e siccome la gomma cancellava male e lasciava segni sul quaderno prendevamo allora della mollica di pane ci facevamo una pallina e con quella potevamo cancellare meglio il lapis.-
Non si usavano zainetti, ma borse di tela o di pelle, a seconda delle possibilità delle famiglie, oppure si tenevano legati i libri con un elastico. Per la gioia di tutti i bambini e nonostante che si
Libro di testo II
ELEMENTARE
pensi il contrario i giorni di festa durante l'anno scolastico erano molti di più che di adesso, infatti oltre a quelli che conosciamo oggi, esistevano tutta un'altra serie di feste legate indissolubilmente alla Patria: il 28 ottobre (anniversario della Marcia su Roma), il 4 novembre(anniversario della vittoria della I guerra mondiale), l'11 novembre (il compleanno del re Vittorio Emanuele III),l'8 gennaio (compleanno della Regina Elena), 23 marzo (fondazione dei fasci di combattimento),21 aprile (compleanno di Roma e festa del lavoro),7 maggio (festa dell'Impero),24 maggio (entrata in guerra dell'Italia).Altri giorni di vacanza previsti erano: San Giuseppe (19 marzo), l’Ascensione, il Corpus Domini, San Pietro e Paolo, insomma era una pacchia per chi se la poteva permettere, perchè festa a scuola non voleva quasi mai dire festa a casa. Carolina di Gallicano ricorda che:

- Appena finita la scuola la prima cosa che dovevo fare era mangiare  e poi subito di corsa dal babbo, dovevo aiutare nei campi, "governare" le bestie e guardare i miei fratelli più piccoli e...anche quelli più grandi, quando mi rimaneva tempo e se mi rimaneva facevo i compiti, gli unici giorni di festa piena erano tutte le feste religiose, per le altre se non si andava a scuola si lavorava a casa...Preferivo andare a scuola-
Croce e delizia erano (e sono) le pagelle: italiano, matematica, storia, ma nel 1940 oltre alle classiche materie dovevamo aggiungerci: disegno e bella scrittura, ortografia cultura fascista, lavori donneschi (per le femmine) e manuali (per i maschi), igiene e cura della persona. Come abbiamo visto era tutto incentrato sul duce e il fascismo, perfino la declinazione dei verbi era incentrata su questo culto della persona, da dei libri di testo si legge:"io amo Benito Mussolini, tu ami Benito Mussolini, egli ama Benito Mussolini, noi amiamo Benito Mussolini , voi amate Benito Mussolini..." e così via. E i problemi matematici???? Leggete un po'questi, tratti da dei quaderni di una III elementare di Gallicano nel 1940: 
1) Diciotto Balilla partecipano ad una gita scolastica: se tutti pagassero, la quota di ciascuno sarebbe di lire 17,50. Siccome pagano soltanto 15 Balilla, quanto paga ciascuno di essi?
2) La corazzata «Vittorio Veneto» è armata con 9 grossi cannoni, con 12 di medio calibro, 12 di piccolo calibro e 20 mitragliere. Quante armi sono pronte sulla possente nave? 
Infine voglio chiudere con una bellissima testimonianza della signora Lidia che al tempo frequentò le elementari anche lei a Gallicano. Una testimonianza struggente che non lascia spazio alla parole, ma a una profonda riflessione:
-Ho frequentato la scuola dal 1933 al 1937-38. A causa di una malattia, non ho potuto finire la quinta. Non ricordo con piacere il periodo scolastico perché le maestre picchiavano. Mi ricordo che partivo da casa con un grembiule nero (o con la divisa quando c’era ginnastica, come dettavano le leggi fasciste) e percorrevo i due chilometri che separavano la mia casa dalla scuola a piedi.
A scuola mi aspettavano le maestre e poche materie: italiano, storia, geografia, scienze e matematica, ma per me erano anche troppe. Mi ricordo che i compiti erano molti, ma non li facevo perché andavo a lavorare nei campi. I miei genitori criticavano la scuola, perché non lasciava lavorare i figli in campagna e quindi
Una scolaresca femminile negli anni 40
la terza da destra è la mia mamma
dovevano lavorare di più loro. Io considero la scuola di oggi migliore della mia perché si impara di più e le maestre non picchiano. Il momento più bello della giornata era l’intervallo.
Io, della mia vita scolastica ricordo un episodio molto spiacevole che mi ha fatto vergognare di fronte ai compagni. Il primo giorno mi recai a scuola con una cartella di tela che mia mamma aveva ricavato, visto che non c’erano soldi, dal fondo di un sacco per il frumento. Arrivata a scuola, l’appoggiai sulla sedia, ma appena la maestra la vide, la prese, la svuotò e la buttò dalla finestra, rimproverandomi e dicendomi che non si poteva venire a scuola con una cartella simile.-
Così era sui banchi del regime...

venerdì 22 agosto 2014

L'attentato alla Rocca di Castelnuovo: 20 agosto 1944.La cronaca della più spettacolare operazione militare avvenuta in Garfagnana

Non è un film
La Rocca Ariostesca nel 1935
sulla facciata
campeggia un classico motto fascista
di guerra,non è un romanzo storico, ne tanto meno un ipotetica fantasiosa avventura di quelle che si raccontano al focolare d'inverno dopo aver bevuto qualche bicchiere di troppo,ma è la pura verità...Si tratta di una delle più spettacolari ed eclatanti (anche se nella guerra non c'è niente di spettacolare) operazioni militari fatte nella seconda guerra mondiale in Garfagnana meglio conosciuta come "l'attentato alla Rocca".Sembra la trama di un film data l'evoluzione della vicenda che andrò a raccontare.Si dice addirittura che tale operazione fu presa d'ispirazione nella realtà per quello che accadde esattamente un mese prima (20 luglio 1944), l'attentato fatto ad Hitler dagli oppositori del regime nazista quando nella cosiddetta "Operazione Valchiria"(resa celebre poi da un film con Tom Cruise) nel quartier generale di Rastenberg esplose un ordigno posto sotto un tavolo nella sala riunioni.Una fiammata inghiottì il Fuhrer ma la lui rimasse presso che illeso.Il conseguente fallimento dell'attentato portò all'arresto di più di quattromila persone molte delle quali poi uccise.Ebbene con le dovute proporzioni successe una cosa molto simile anche in Garfagnana o meglio a Castelnuovo Garfagnana.Era esattamente il 20 agosto del 1944 (qualche giorno fa ricorrevano i 70 anni esatti) quando i partigiani del battaglione Casino (un nome singolare ma non casuale...) misero in atto una azione clamorosa: un attentato nella sala del consiglio del Comune di Castelnuovo nella bella rocca ariostesca. Una squadra della brigata nera "Mussolini" era stanziata a Castelnuovo. La comandava Turri Silla, che aveva anche assunto le funzioni di Commissario
"Operazione Valchiria" da qui Hitler
uscì miracolosamente illeso
Prefettizio. Quella mattina il Turri con alcuni collaboratori si trovava nella sala del consiglio del comune quando una forte esplosione sconvolse la sala. Proprio sotto la pedana sulla quale stava il tavolo del podestà era stata collocata una bomba a tempo da due partigiani di Castelnuovo che pare avessero avuto la complicità della nipote del custode, Luciana Bertolini, che aveva fornito la chiave della sala. L'obiettivo era il Turri Silla, personaggio di spicco del fascismo garfagnino.Egli, però, in quel momento non si trovava seduto al tavolo sulla pedana e si salvò. Rimase, però, ferito insieme ad altri tre.Morì, invece, un sergente di nome Battaglini Giovanni detto "Torello". La reazioni dei fascisti non si fece attendere e nei giorni successivi vennero arrestate diverse persone su ordine di Idreno Utimperghe (comandante della Brigata Mussolini di Lucca, deceduto poi in Piazzale Loreto insieme al Duce) che vengono poi tradotte nel carcere di San Giorgio a Lucca per essere fucilate...ma il bello doveva ancora venire.Detto fatto il pomeriggio del 24 agosto i componenti del famigerato battaglione Casino decidono di intervenire. Verso sera Mario Bonacchi comandate della formazione operativa (oggi si direbbe commando...) si traveste da brigata nera e, con un mitra in mano e un falso documento di
La brigata nera "Mussolini"
scarcerazione, entra in carcere e sotto gli occhi dei tedeschi beffardamente e astutamente ne esce con i tre condannati: Giorgio Gori,Gina Gualtierotti e Luciana Bertolini.La cosa naturalmente non fu presa bene da vertici nazi fascisti, la paura di rappresaglie fu tanta e giustificata, ma niente successe,forse si tentava ancora di evitare che lo scontro diventasse troppo feroce e si voleva garantire un certo rispetto della legalità. Che dire allora?...Pensare che bello se ci facessero un film.... 


mercoledì 30 luglio 2014

Terra di lupi e di briganti.Quando la Garfagnana era in mano ai banditi...

un brigante del 1500
Terra di lupi e di briganti così era conosciuta la Garfagnana  nel periodo rinascimentale,mentre nella vicina Firenze  si era nel pieno fulgore delle arti e del pensiero umano la nostra terra era in mano ad un manipolo di briganti della peggior specie .Era un male da estirpare per ripristinare la giustizia,ma anche qui come succede spesso un conto è dirlo e uno è farlo.La storia si ripete appunto e sembra sentir raccontare storie già sentite di strane connivenze fra stato e  mafia e dato che a quel tempo la mafia non esisteva vi erano evidenti complicità fra stato e briganti e a sopraintendere a tutto questo teatrino mandarono un certo Ludovico Ariosto che poverello armato delle migliori intenzioni trovò subito grosse difficoltà, ma trovò anche il rispetto dei briganti stessi.Leggete sembra una storia paragonabile ai giorni nostri.
L'organizzazione estense lasciava a tutte le terre della Garfagnana sotto il suo controllo una larga indipendenza; il ruolo di rappresentante della corona era svolto dai Commissari, successivamente sostituiti dai Governatori. Uno dei primi Commissari/Governatori fu Ludovico Ariosto, che arrivò a Castelnuovo nel 1522 e rimase fino alla metà del 1525; le lettere da lui scritte in questo periodo rivelano che il soggiorno in Garfagnana fu per lui difficile e sofferto. L'Ariosto infatti era soprattutto un poeta e non uomo politico e la carica di Goverantore fu da lui accettata esclusivamente per motivi economici. Il poeta ebbe più volte a rimproverare al Duca Alfonso I la sua indulgenza verso i banditi che, in quel periodo, erano la piaga della Garfagnana. Nonostante l'insofferenza verso la sua mansione, l'Ariosto cercò comunque di dare sempre il meglio di sè: conosceva bene i briganti e sapeva che la loro forza veniva sia dalla paura della gente, sia dalla paralisi del potere;
Ludovico Ariosto
conosceva anche i pastori, i contadini, gli abitanti dei villaggi e , se all'inizio li aveva considerati gente ottusa e cocciuta, ben presto aveva capito che si trattava solo di poveri uomini, dimenticati da tutti e umiliati da troppe vessazioni. L'Ariosto cercò subito di mettere in atto leggi severe contro i banditi e i loro favoreggiatori, ma queste leggi non furono gradite al Duca che le bloccò immediatamente. Di fatto il duca Alfonso aveva ricevuto aiuto proprio dai briganti un anno prima, quando questi avevano difeso per lui la Rocca delle Verrucole contro le forze pontificie di Leone X. Quindi il Duca non aveva nessun interesse ainimicarsi il favore dei briganti. Questi ultimi infatti si facevano sempre più baldanzosi e si vantavano addirittura di essere protetti dal Duca in persona. Lucca e Firenze, da parte loro, potevano solo trarre vantaggio da questa situazione e aspettavano il momento opportuno per rioccupare le terre perse e finite in mano agli Estensi. Ciò è dimostrato dal fatto che quando i briganti riuscivano a fuggire, si nascondevano spesso nei territori di Lucca o Firenze. Tra i briganti della Garfangana, alcuni sono rimasti avvolti da un alone di leggenda e le loro gesta e malefatte hanno dato origine a storie e racconti rimasti a lungo nella memoria della gente, come la storia del Brigante Pacchione: 

“Era un conosciuto capobanda nascosto nei boschi dell'Appennino. Pare proprio che il suo rifugio fosse nei pressi di San Pellegrino,luogo privilegiato per assalire e derubare i viandanti che da Modena scendevano in Garfagnana. Un giorno, mentre l'Ariosto saliva verso il passo, fu assalito e derubato dei suoi averi. All'improvviso uno dei banditi della banda di Pacchione pronunciò il nome dell'Ariosto ed il bandito svelto domandò – Dov'è? Dov'è Messer Ariosto? -Sono io – rispose il poeta. - Compagni, udite! -
La Rocca Ariostesca a Castelnuovo.
La "casa" dell'Ariosto ai tempi garfagnini
disse il bandito con voce risoluta –che non sia torto un capello al grande Ariosto! - Tutta la merce fu restituita ed il Pacchione aggiunse: - Messere, anche i banditi della Garfagnana, che voi sferzate nelle vostre satire, vi apprezzano e vi rispettano – E si inchinò ossequiente e cerimonioso prima di sparire nel folto dei boschi" 

mercoledì 16 luglio 2014

"Il politico promette ma non mantiene"... Fino a che un giorno del 1618 Bertolo da Careggine...

"E la chiamano estate"
Alfonso I d'Este il prototipo
 del politico italiano
....Era il titolo di una canzone del 1962 di Bruno Martino, sarebbe proprio indicata come la colonna sonora di questa piovosa stagione che non ha lesinato tuoni,lampi e acqua a dirotto,causando poi anche allagamenti e danni a cose piuttosto rilevanti sopratutto verso le zone di Lucca. Questa situazione mi ha fatto tornare alla mente una tragicomica situazione di alcuni secoli fa e raccontava  di un tizio che aveva subito danni dal maltempo causati sopratutto da dei possedimenti terrieri dello stato e che appunto poi lo stato non gli aveva ripagato...Allora mi sono messo a ricercare la notizia nei meandri delle mia libreria,negli anfratti dei cassetti e fra le scartoffie della mia scrivania e alla fine... eccola qua! Meritava di essere ricercata perchè il documento è un chiaro esempio di come i tempi non siano cambiati...il povero cittadino è destinato a subire mentre il signore (o politico di turno) vince sempre,finchè però non nasce qualche Bertolo da Careggine che in qualche modo rivolta la frittata.Leggete bene perchè questa è veramente una chicca storica:

Anno Domini 1618 dal "Libro delle Denunzie" del magistrato di Castelnuovo Garfagnana si evince che tale Bertolo da Careggine fu querelato dall'ispettore estense Giovanni Battista venuto da Modena.Il contenzioso nacque dal momento in cui il suddetto ispettore  non mantenne la promessa fatta da Sua Altezza Serenissima Alfonso
vecchia foto del paese di Careggine
I d'Este che  avrebbe pagato di tasca sua "li guai" causa forti piogge fatti dal "rio" (n.d.r: torrente) che scorreva "intro" (n.d.r : dentro) proprietà statale allagando ed infangando  il campo dove il povero Bertolo coltivava i suoi ortaggi per se e il sostentamento della sua famiglia.Fatto sta che vistosi alle strette l'ispettore disse appunto che sua colpa non era dato che lui era il portavoce di Sua Altezza Serenissima,Bertolo rispose che dal momento che era il suo portavoce portasse ad Alfonso I per sua "dote" anche le percosse che stava per dargli e quindi si legge


"Prima li tirò una sassata nella vista,poi datogli due pugni nella bocca et fronte facendo sangue e percossolo con un marello (n.d.r: un bastone) sul brazzo minacciandolo di ammazzarlo..."
La storia insegna...il politico promette,ma non mantiene...Fino a che  un giorno da qualche parte nel mondo lo spirito di Bertolo da Careggine non si risveglierà...

venerdì 27 giugno 2014

Pietro Campori da Castelnuovo Garfagnana, che per soli tre voti non diventò Papa

Cardinali si, ma Papi no.La Garfagnana è stata terra di
Pietro Campori "il quasi Papa"
cardinali,personalità eminenti di grande levatura direi,ed alcuni poi li abbiamo avuti  anche in tempi 
recenti...Ma ne abbiamo uno,di questi cardinali,che per soli tre voti,dico tre,non è diventato Papa.Questa è la storia di Pietro Campori nato a Castelnuovo Garfagnana nel 1553.Pietro era un passo avanti a tutti i suoi coetanei, tant'è che si credette utile mandarlo a studiare a Lucca gli studi classici  e poi successivamente a Pisa dove ottenne la laurea in utroque (n.d.r:laurea che veniva conferita nelle prime università europee che indica i dottori laureati in diritto civile e in diritto canonico) con il plauso di tutti i docenti.Praticamente come si direbbe oggi Pietro era un "cranio" e per uno con le sue capacità intellettive all'epoca uno delle poche strade percorribili era dedicarsi al sacerdozio e così vocazione fu.Infatti fu una mirabolante escalation la sua,salì in maniera veloce tutti i gradini ecclesiastici fino a sfiorare alla morte di Papa Paolo V nel 1621 l'elezione a Sommo Pontefice.Ma andiamo per gradi e cerchiamo di raccontare in maniera piuttosto breve come andarono le cose.Pietro giunto a Roma ben presto assunse una posizione influente nella potentissima famiglia Borghese,che già al soglio pontificio aveva un proprio componente, Paolo V (al secolo Camillo Borghese).Alla corte dei Borghese,il nostro concittadino assunse in un primo tempo la segreteria personale del cardinal nepote Scipione Borghese,poi divenne
Papa Paolo V
al secolo Camillo Borghese
maggiordomo e con tale qualifica non solo ebbe conoscenza di tutti gli affari dei Borghese,ma addirittura assunse la gestione dei loro traffici.Era diventato il personaggio più importante di tutto l'entourage della famiglia.Le onorificenze per Pietro Campori si sprecavano,compreso il giorno in cui Papa Paolo V il 19 settembre 1616 lo elevò alla porpora cardinalizia (si riferisce di ricchi omaggi al nuovo cardinale da Modena,Castelnuovo e Lucca).Arrivò poi il giorno (28 gennaio 1621) che Paolo V morì e qui si aprì una lotta fra famiglie per portare Papa un proprio rappresentante.Già il defunto Papa Paolo V aveva fatto capire che il Campori doveva (e sottolineo doveva) essere eletto Papa,addirittura si credette che inizialmente il cardinale garfagnino avesse forze sufficienti per essere eletto per adorazione (
n.d.r: senza votazioni) ma l'altrettanto influente famiglia Orsini mise il bastone fra le ruote.Il cardinale Orsini procedette energicamente a radunare un partito per l'esclusione di Campori,poteva contare su alcuni cardinali importanti e sull'appoggio dei rappresentanti di Francia e Venezia.Mentre Pietro poteva contare sugli ambasciatori di Spagna e Toscana.La cosa poi degenerò,si rincorsero voci gravissime contro il Campori che lo dipingevano uomo indegno,macchiato di gravi peccati giovanili e si disse addirittura che avrebbe comprato i voti dei cardinali d'Este, dandogli in cambio, una volta Papa, la restituzione del ducato di Ferrara.Comunque sia alla chiusura della porta del conclave la situazione
Castelnuovo,
la chiesa di San Pietro
era totalmente incerta.Infatti fu così.Si dice che per soli tre voti Pietro Campori non diventò Papa e così solo dopo un giorno di conclave Alessandro Ludovisi con il nome di Gregorio XV salì sulla cattedra di Pietro con buona pace di tutti.Pietro cadde in piedi, gli fu riconosciuto l'onore delle armi e il nuovo Papa gli dette l'importante incarico del vescovato di Cremona.Da allora risiedette costantemente nella città lombarda dove morì quasi novantenne e dov'è ancora sepolto...Questo era Pietro Campori da Castelnuovo...il quasi Papa...














lunedì 19 maggio 2014

21 febbraio 1916: Quando era un buon tempo raggiungere Lucca in due ore...

La Stazione di Mologno...o meglio Barga-Gallicano
 nei primi anni di vita dove si fa riferimento nella lettera

Quando era un buon tempo raggiungere Lucca in due ore...Questa bellissima ed esclusiva lettera è stata scritta nel febbraio 1916 da un signore di Gallicano che scrive a sua sorella donna di servizio presso dei signori nella "lontana" Lucca.


                                                              Gallicano 21 febbraio 1916
"...Eppure non lo avrei mai creduto mia cara,lo sai sono stato sempre contrario alla modernizzazione,vuoi per paura del nuovo,vuoi perchè sono un vecchio abitudinario.Ma finalmente questa nuova linea ferroviaria ci avvicina di più.Prima con mezzi di fortuna riuscivo a raggiungere Lucca certe volte anche in due ore e mezzo, anche se era un buon tempo e lo capisco per me rimaneva comunque sempre troppo per allontanarmi di casa per così molto tempo .Anche perchè come sai la mamma questo inverno ha avuto problemi di bronchiti e poi i miei affari li desidero fare di prima persona.Comunque sia raggiungendo la stazione dei treni in Mologno,calcolando l'attraversamento del fiume e il breve tratto a piedi (prendendo la scorciatoia del cavalcavia ferroviario) e il tempo di percorrenza del treno adesso riesco a raggiungerti in un ora e trenta minuti circa.Bella cosa questa ferrovia che ricongiunge velocemente gli affetti che prima il destino aveva diviso..."

La ferrovia in Garfagnana o meglio fino a Castelnuovo Garfagnana (25 luglio 1911) era presente nella nostra valle solamente da cinque  anni da quando questa lettera è stata scritta.Prima ci si muoveva veramente con mezzi di fortuna, magari a dor
Un biglietto del treno dell'epoca
(Bargarchivio)
so di mulo (anzi... "miccio "),in alternativa si trovava una carrozza che dava uno strappo per qualche chilometro, una bicicletta forse e tanto,tanto camminare... e pensare adesso che con lo stesso tempo che questo signore arrivava a Lucca (due ore e mezzo) ora in aereo possiamo raggiungere Londra,Parigi,Amsterdam...

venerdì 9 maggio 2014

La visita di Aldo Moro a Castelnuovo Garfagnana a 36 anni dalla morte...

Aldo Moro in Piazza Umberto I
a Castelnuovo
Era un lontano 9 maggio come oggi di 36 anni.Era il 1978 e nella mia memoria di bambino rimarrà per sempre indelebile l'immagine di quel porta bagagli alzato di quella Renault 4 rossa e di quel corpo inerme quasi rannicchiato come se dormisse.Quel corpo ormai senza vita era di Aldo Moro e quel giorno lì si concludeva una delle pagine più nere della nostra Repubblica.Non era valso a niente durante i cinquantacinque giorni di sequestro da parte delle Brigate Rosse l'appello di Papa Paolo VI per la sua liberazione.Mi hanno raccontato di lui sempre in maniera positiva "avversari"politici  e non, mi hanno raccontato della sua gentilezza,della sue buone maniere,mi hanno raccontato di lui come se non si parlasse di un politico,mi hanno raccontato di lui per la
Moro esce dalla Rocca
sua umanità e mi hanno ricordato  di un 17 giugno 1967, della visita dell'allora Presidente del Consiglio Aldo Moro a Castelnuovo Garfagnana.Era un afosa giornata di un sabato mattina Aldo Moro venne a Castelnuovo per incontrare le amministrazioni comunali della valle fu ricevuto dal sindaco di Castelnuovo Loris Biagioni,dall'onorevole lucchese Maria Eletta Martini e dall'onorevole Togni.Purtroppo anche quello era un periodo per la Garfagnana di grossi problemi di occupazione a seguito della chiusura di alcune aziende e del trasferimento di altre,famoso rimarrà ad esempio lo striscione sopra l'allora Cassa di
Piazza Umberto gremitissima
Risparmio di Lucca in Piazza Umberto I proprio di fronte al palco d'onore allestito sul terrazzo della Rocca Ariostesca che diceva "La Garfagnana  chiede giustizia e lavoro per tutti i suoi figli" ma nonostante tutto il clima era festoso i bambini cercavano la mano del Presidente, gli striscioni inneggiavano ad Aldo Moro,piazza Umberto I era gremita all'inverosimile.Moro in tarda mattinata lasciò in auto Castelnuovo costretto poi a fermarsi di nuovo Gallicano per un breve saluto per la tanta gente che lo acclamava. A documento di questa visita rimane questo raro video (qui sotto) girato in super 8 di quel 17 giugno 1967...





martedì 15 aprile 2014

Vecchie unità di misura garfagnine...Quando non usavamo il metro...

Anni 20 San Pellegrino vita rurale.Le
unità di misura  venivano usate
anche in agricoltura
Abbiamo sempre creduto di aver usato sempre le nostre unità di misura attuali come metro , litro ,chilogrammo. Invece no.Pensare che in Garfagnana già dal 1300 avevamo le nostre personalissime unita di misura per esempio per misurare i liquidi avevamo il Barile di Castelnuovo o per pesare sempre la libbra di Castelnuovo.Ma è bene fare un po' di chiarezza.Si evince appunto che dal
"Regolamento intorno le condizioni degli strumenti per le misure metriche"redatto a Modena, capitale del Ducato Estense, nel 1852, vengono elencate le unità di misura in uso nella provincia della Garfagnana; tali misure derivarono probabilmente da quelle che già nel '300 erano autonomamente utilizzate nella Valle e riconosciute nella loro ufficialità dallo Statuto Lucchese del 1308, all'epoca in cui Castelnuovo e gli altri centri garfagnini erano sotto l'influenza della città delle Mura.In particolare, nel Regolamento estense del 1852 viene esplicitato dove tali misure fossero in uso: a Camporgiano, Careggine, Fosciandora, Giuncugnano, Pieve Fosciana, Piazza al Serchio, Sillano, S. Romano in Garfagnana, Trassilico, Vergemoli, Vagli di Sotto e Villa Collemandina.
Nel dettaglio, tali misure erano:


 il Barile di Castelnuovo di Garfagnana era una misura di capacità per liquidi, e corrispondeva a 39,175 litri; il Boccale, una sua sottomisura, ne rappresentava 1/56 del volume, circa 0,7 litri
il Sacco di Castelnuovo era una misura di capacità per aridi, e corrispondeva a 133,33 litri, pari a 8 Mezzini da 16 litri.
il Braccio di Castelnuovo era una misura mercantile lineare, e corrispondeva a 0,5955 metri; si suddivideva in 12 Once, e ognuna di queste in 12 Punti
la Libbra di Castelnuovo era una misura mercantile di peso, ed equivaleva a 0,334 kg; a sua volta divisa in 12 Once (come il Braccio), a loro volta divisa ancora in 24 Denari
la Pertica di Castelnuovo era una misura agrimensoria lineare, corrispondente a 3,573 metri, cioè sei Braccia; da questa derivava la Pertica quadrata, misura

agrimensoria di superficie, che equivaleva a ettari 0,001276633 (cioè m² 12,76633).
infine, il Mezzino di Castelnuovo era la più grande misura agrimensoria, rappresentando 374 metri quadrati....Una volta era così ...Paese che vai misura che trovi !!!!

lunedì 24 marzo 2014

Ludovico Ariosto: "Garfagnini gente incolta..."

Ludovico Ariosto
Checché se ne dica, nonostante che la nostra Garfagnana annoveri fra i suoi illustri antichi residenti Ludovico Ariosto e benchè la nostra valle gli renda gli onori del caso dell'illustrissimo poeta possiamo dire tranquillamente che lui onore ai nostri luoghi non gliela mai dato...Nei suoi quattro anni garfagnini (1522-1525) di commissario estense si contano solo sei uscite fuori dalla Rocca di Castelnuovo e tutte per questioni di ufficio,lasciando traccia poi del suo malcontento in alcuni componimenti dette Satire difatti definisce i garfagnini: "gente inculta, simile al luogo ove ella è nata e avezza" e nella IV Satira dice sempre del suo soggiorno in terra garfagnina:”Ognuno dica quel che vuole, e pensi quel che gli pare: insomma ti confesso che qui ho perduto l'allegria, il divertimento e la felicità...” Però nonostante tutto una lancia a suo favore andrebbe spezzata.Pare(anzi è certo) che il duca Alfonso D'Este lo inviò per forza nelle nostre terre(regione al tempo turbolenta, abitata da una popolazione fiera poco abituata al comando ed infestata di banditi in cui l'ordine doveva essere al quanto prima ripristinato) ma causa principale del suo malessere fu il dover abbandonare in terra ferrarese tale Alessandra Benucci amore segreto con la quale si sposerà dopo molti anni... e sapete com'è il duca può comandare...ma al cuor invece no !

sabato 22 marzo 2014

Benvenuta Primavera ! Cartolina del 1910

Diamo il benvenuto alla primavera in questa bella e colorata cartolina floreale del 1910 di Castelnuovo Garfagnana,con Piazza Umberto I e uno scorcio della Rocca Ariostesca....BENVENUTA PRIMAVERA !