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mercoledì 5 luglio 2017

Storia di un ponte: il ponte Attilio Vergai nel comune di Villa Collemandina, era il più alto d'Europa

"La casa dei sette ponti" è un bellissimo libro di Mauro Corona, è
una favola moderna ambientata nelle valli dell'appennino tosco-emiliano, un libro particolare a metà strada fra "Il canto di Natale" di Dickens e la parabola biblica del figliol prodigo. Una frase su tutte mi ha colpito di questo scritto e mi è venuta alla memoria proprio quando mi accingevo a scrivere questo articolo: "I ponti uniscono separazioni, come una stretta di mano che unisce due persone. I ponti cuciono strappi, annullano vuoti, avvicinano lontananze". Proprio così, la funzione di un ponte è questa, simbolica e concreta allo stesso tempo ed quanto di mai più appropriato si può dire del ponte stradale più famoso di tutta la Garfagnana: il ponte Attilio Vergai che si trova sulla statale 48 nel comune di Villa Collemandina, tra i paesi di Magnano e Canigiano. Questo ponte è famoso essenzialmente per tre motivi: il primo motivo risale al 1933, quando fu inaugurato era il ponte più alto d'Europa, era ed è considerato tutt'oggi a detta di molti tecnici e storici un pregevole ed ardito esempio delle prime strutture realizzate in cemento armato in Toscana, la seconda ragione riguarda il personaggio a cui è dedicato, Attilio Vergai, eroe della resistenza e principale fautore della sua realizzazione, infine l'ultimo e triste ragione consiste che questo ponte è meta di poveri disperati che decidono di chiudere in maniera volontaria la propria vita gettandosi dai suoi 87 metri d'altezza. Analizziamo adesso però i primi due motivi principali, tralasciando il terzo per le sue infelici e private storie.
Il cartello informativo all'inizio del ponte parla chiaro:
"Ponte Avv. Attilio Vergai. Anno di costruzione 1932-1933. Lunghezza metri 160. Altezza m 83. Sviluppo arcate m 40 e m 60. Progettista Ing. Danusso politecnico Milano". 
Ma cominciamo dall'inizio. L'avvocato Attilio Vergai fu nominato podestà di Villa Collemandina nel lontano 1927. Era la persona più adatta per ricoprire il ruolo di primo cittadino di questa comunità, aveva da parte sua il titolo di avvocato per districarsi fra le mille burocrazie che anche una volta affliggevano il nostro Paese e in più aveva un amore sconfinato per la propria terra. Nella sua veste istituzionale volle così dare ai suoi compaesani un infrastruttura grandiosa degna delle più grandi città non solo d'Italia ma anche d'Europa: il ponte sopra il torrente Corfino, un viadotto a due arcate, alto nel suo massimo 87 metri e costruito a ben 800 metri d'altitudine nelle impervie strade della Garfagnana. Era un'ossessione per il buon avvocato Attilio questa opera, in cuor suo credeva molto in questo progetto tanto da coinvolgere i corfinesi emigrati all'estero per finanziarlo, grazie al loro contributo si potè raggiungere una cifra ragguardevole per l'epoca: oltre duecentomila lire. Il sogno ormai stava per concretizzarsi, i lavori cominciarono così nel 1932. 
Dopo aver letto queste righe quello che per i cari lettori può sembrare un ponte voluto quasi per capriccio dal Vergai aveva invece solide motivazioni per essere costruito e tali motivazioni nacquero qualche anno prima quando nel primo decennio del 1900 fu (quasi) costruita la strada di collegamento fra Villa Collemandina e la frazione di Corfino. Sfortuna volle purtroppo che l'impresario edile  addetto alla realizzazione della strada morì, il fatto compromise i lavori e lasciò di fatto incompiuta la nuova via di comunicazione. 
Il terribile terremoto del 1920 che devastò la Garfagnana e in particolar modo proprio quei paesi dette però l'imput al suo
completamento e nel 1921 i lavori ripresero, si evidenziò fortemente la necessità di velocizzare i soccorsi in caso di un futuro sisma, difatti in precedenza gli aiuti giunsero clamorosamente in ritardo proprio a causa delle accidentate strade. L'amministrazione comunale affidò allora l'opera all'ingegner Aldo Giovannini che doveva studiare l'ultimazione della strada e la maniera più economica  per realizzarla. Dopo aver messo sul tavolo varie possibilità venne scelta la soluzione che prevedeva un lungo e alto ponte, ciò avrebbe anche valorizzato l'intera area in tutti i suoi aspetti. I piani strutturali di questo ponte furono molteplici, un progetto per esempio comportava la sua realizzazione in due arcate di 30 metri ciascuna, in cemento armato, con una pila centrale alta 33 metri, la pendenza e il fattore  puramente estetico di questo proposito fu bollata dagli ingegneri  come "scempio del paesaggio". Con buona pace di tutti finalmente il progetto venne definitivamente assegnato all'ingegner Arturo Danusso, i lavori ebbero così fine con la sua inaugurazione il 7 luglio del 1933 e le cronache dell'epoca così la definirono: "Ciò che pareva irrealizzabile e ora realtà e sull'abisso si curva agile ed elegante l'arco che sembra tracciato da una mano onnipotente con una facilità e con una leggerezza veramente fantastica".
La gioia per il suo principale sostenitore Attilio Vergai era immensa, finalmente aveva potuto regalare alla sua terra un'opera
Attilio Vergai

che anche lui sapeva che sarebbe durata per sempre. I momenti felici però  presto cesseranno per Attilio, due mesi più tardi da quel bellissimo giorno terminò il suo mandato di podestà e cominciò a lavorare a Castelnuovo Garfagnana nella filiale della Cassa di Risparmio di Lucca. Arrivò anche lo scoppio della II guerra mondiale e lui si contraddistinse subito come un fervente anti fascista, tanto che dopo l'otto settembre 1943 entrò in contatto con i primi partigiani garfagnini attivi in Campaiana aiutandoli nell'attività di sostegno ad ufficiali inglesi fuggiti dai campi di prigionia. Nel 1944 accadde il fattaccio, quando si oppose alle Brigate Nere che volevano i soldi custoditi dentro la banca di cui lui era il direttore, nella notte infatti modificò la combinazione della cassaforte e prelevò il denaro che inviò tramite una staffetta alla direzione di Lucca, città che già era stata liberata dagli americani. Ormai era entrato di fatto nella lista nera dei fascisti e il 27 febbraio 1945 fu catturato a Corfino e fu accusato di attività spionistica e favoreggiamento alla diserzione militare, dato che nell'anno precedente si era fortemente esposto aiutando alcuni giovani compaesani a non rispondere alla chiamata alle armi della Repubblica Sociale. Fu trasferito dunque nel carcere di Camporgiano dove fu brutalmente maltrattato, gli venne addirittura promessa la libertà in caso di
confessione, ebbe anche l'opportunità di fuggire ma non lo fece per paura di ripercussioni sulla sua famiglia. Un mese dopo la sua cattura Il 27 marzo 1945 comincia il mistero sulla morte di Attilio Vergai. Di prima mattina fu prelevato da Camporgiano e fu condotto in prigione a La Spezia, questa fu l'ultima volta che fu visto vivo. Il corpo di Attilio non fece mai più ritorno a casa, all'epoca si fecero alcune ipotesi sulla sua morte, la più probabile rimane quella che in una successiva traduzione carceraria da La Spezia a Genova via mare, la nave che trasportava Attilio fu attaccata da aerei anglo americani, nel corso del bombardamento si presume che l'imbarcazione affondò e gli uomini a bordo uccisi...

Nel 1952 il magnifico ponte gli fu giustamente intitolato.


Bibliografia

  • "Mediavalle e Garfagnana tra antifascismo, guerra e resistenza" di Feliciano Bechelli edito Pezzini editore 2016
  • Pietre della memoria, il segno della storia

venerdì 22 agosto 2014

L'attentato alla Rocca di Castelnuovo: 20 agosto 1944.La cronaca della più spettacolare operazione militare avvenuta in Garfagnana

Non è un film
La Rocca Ariostesca nel 1935
sulla facciata
campeggia un classico motto fascista
di guerra,non è un romanzo storico, ne tanto meno un ipotetica fantasiosa avventura di quelle che si raccontano al focolare d'inverno dopo aver bevuto qualche bicchiere di troppo,ma è la pura verità...Si tratta di una delle più spettacolari ed eclatanti (anche se nella guerra non c'è niente di spettacolare) operazioni militari fatte nella seconda guerra mondiale in Garfagnana meglio conosciuta come "l'attentato alla Rocca".Sembra la trama di un film data l'evoluzione della vicenda che andrò a raccontare.Si dice addirittura che tale operazione fu presa d'ispirazione nella realtà per quello che accadde esattamente un mese prima (20 luglio 1944), l'attentato fatto ad Hitler dagli oppositori del regime nazista quando nella cosiddetta "Operazione Valchiria"(resa celebre poi da un film con Tom Cruise) nel quartier generale di Rastenberg esplose un ordigno posto sotto un tavolo nella sala riunioni.Una fiammata inghiottì il Fuhrer ma la lui rimasse presso che illeso.Il conseguente fallimento dell'attentato portò all'arresto di più di quattromila persone molte delle quali poi uccise.Ebbene con le dovute proporzioni successe una cosa molto simile anche in Garfagnana o meglio a Castelnuovo Garfagnana.Era esattamente il 20 agosto del 1944 (qualche giorno fa ricorrevano i 70 anni esatti) quando i partigiani del battaglione Casino (un nome singolare ma non casuale...) misero in atto una azione clamorosa: un attentato nella sala del consiglio del Comune di Castelnuovo nella bella rocca ariostesca. Una squadra della brigata nera "Mussolini" era stanziata a Castelnuovo. La comandava Turri Silla, che aveva anche assunto le funzioni di Commissario
"Operazione Valchiria" da qui Hitler
uscì miracolosamente illeso
Prefettizio. Quella mattina il Turri con alcuni collaboratori si trovava nella sala del consiglio del comune quando una forte esplosione sconvolse la sala. Proprio sotto la pedana sulla quale stava il tavolo del podestà era stata collocata una bomba a tempo da due partigiani di Castelnuovo che pare avessero avuto la complicità della nipote del custode, Luciana Bertolini, che aveva fornito la chiave della sala. L'obiettivo era il Turri Silla, personaggio di spicco del fascismo garfagnino.Egli, però, in quel momento non si trovava seduto al tavolo sulla pedana e si salvò. Rimase, però, ferito insieme ad altri tre.Morì, invece, un sergente di nome Battaglini Giovanni detto "Torello". La reazioni dei fascisti non si fece attendere e nei giorni successivi vennero arrestate diverse persone su ordine di Idreno Utimperghe (comandante della Brigata Mussolini di Lucca, deceduto poi in Piazzale Loreto insieme al Duce) che vengono poi tradotte nel carcere di San Giorgio a Lucca per essere fucilate...ma il bello doveva ancora venire.Detto fatto il pomeriggio del 24 agosto i componenti del famigerato battaglione Casino decidono di intervenire. Verso sera Mario Bonacchi comandate della formazione operativa (oggi si direbbe commando...) si traveste da brigata nera e, con un mitra in mano e un falso documento di
La brigata nera "Mussolini"
scarcerazione, entra in carcere e sotto gli occhi dei tedeschi beffardamente e astutamente ne esce con i tre condannati: Giorgio Gori,Gina Gualtierotti e Luciana Bertolini.La cosa naturalmente non fu presa bene da vertici nazi fascisti, la paura di rappresaglie fu tanta e giustificata, ma niente successe,forse si tentava ancora di evitare che lo scontro diventasse troppo feroce e si voleva garantire un certo rispetto della legalità. Che dire allora?...Pensare che bello se ci facessero un film....