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mercoledì 10 giugno 2015

Lo strego, la macabra storia di un essere tutto garfagnino

"...Di notte si appollaiano gli streghi, si mettono li sopra ad aspettare gli uomini, neri come come corvi.Se ti dovessero domandare: per chi è la notte? Rispondigli:per te,per me,per tutti quelli che camminano nella notte, solo così ti lasciano passare,solo così non diventi uno di loro"
Gli Streghi di Giacomo Agnetti opera propria
C'è una cosa fra le tante che delimita il confine fra l'antica civiltà contadina e la modernità:questa cosa è il buio.Oggi in qualsiasi momento, anche solamente con un display di un telefonino possiamo rischiarare le tenebre e ci rendiamo conto come nella nostra vita il buio,quello vero,sia scomparso. Si, perchè certe storie e certe credenze nascevano nel buio e nel silenzio della Garfagnana e quando il buio avanzava come una pesante coltre dai crinali degli Appennini e dalle Panie,c'è chi giurava di vedere interminabili processioni di lumi fiochi salire e scendere in silenzio lungo i crinali delle montagne:
"All'Alpe, questo me lo ricordo io, queste donne all'Alpe dovevano ballare sicchè aspettavano i suonatori...che dovevano venire questi suonatori...poi c'avevano i fidanzati,insomma dovevano venire.Guardavamo ogni momento se dovevano venire,allora qualcuno disse - Oh, vengono adesso! Vedo laggiù una fila di lumi,vengono adesso!- Ma allora ce li hanno davvero i lumi?...Allora andammo in cima al collettino, che dovevano passare di li sotto...una fila...una fila...una fila...non finiva mai: erano gli streghi. Allora la mia mamma si levò la corona del rosario e me la mise al collo e poi dopo andammo...ci rinchiudemmo dentro, non riuscimmo neanche fuori...e c'era un noce li sopra e andarono a ballare li. Ballavano li sopra, con i suoi lumi che c'avevano...i lumi erano bracci,non erano mica lumi, i bracci facevano lume...Successe quella sera li sola, poi non l'abbiamo mica più visti noialtri...Gli streghi li ho visti quella volta li sola,io...non parlavano zitti e mosca, e tutto un vestito tutto scuro"
Il noce l'albero degli streghi
Questi erano i racconti che gli anziani della Garfagnana narravano durante le veglie nei metati e raccontavano di questi esseri sovrannaturali:gli streghi. Lo strego come ci dice il professor Guidi nella sua analisi (tratta dal libro "Gli streghi,le streghe...") è un personaggio maschio della tradizione popolare garfagnina e a differenza delle streghe e stregoni classici dediti alla stregoneria e volti a procurare il male ad altri,lo strego sembra avere un atteggiamento più ambiguo,in quanto di norma si disinteressa degli esseri umani preferendo riunirsi in gruppo per svolgere cerimonie dedite al diavolo e anche al contatto con l'aldilà, si diceva che fosse capace di fare incantesimi,magie,per cui poteva parlare con i morti e farli tornare in vita,trasformarsi in animale e curare con unguenti.Non era difficile infatti nei tempi andati incontrare anziani che gli streghi li avevano incontrati da vicino, magari proprio nell'ora dell'ordinotte (n.d.r:il rintocco della campana che suona l'Ave Maria la sera),si diceva che i loro volti rimanevano nell'ombra, si intuivano solamente delle possenti figure appena accennate da queste fioche luci.Una diffusa credenza raccomandava di tirare diritto, di fare finta di niente, non si doveva mai per nessuna ragione accettare uno dei loro lumi per rischiarare la via,alla prime luci dell'alba si sarebbe trasformato in un osso di morto.Meno che mai bisognava seguirli nei loro cortei, si correva il rischio di scomparire, morire o anche diventare pazzi, tutto questo perchè queste cerimonie avevano a che fare con i morti e conoscere o anche solo sfiorare i misteri della morte era un'esperienza da cui nessun essere vivente poteva tornare indietro. Come nella più classica delle tradizioni l'albero del noce era quello dove si radunavano gli streghi,non è chiaro proprio perchè il noce, ma si pensa che questo albero tende a crescere isolato, facendo il vuoto attorno e che le sue foglie per alcuni animali siano tossiche,quindi poteva succedere che passando davanti a questi alberi di sentire il richiamo di una civetta, durante il tramonto non è un fatto straordinario,ma se questo richiamo è insistito vuol dire che in quel momento è in corso un sabba di streghi che si sono trasformati in uccelli notturni,più inquietante sarebbe notare che i rami di tale albero si muovono senza il ben che minimo soffio di vento, in quel caso gli streghi non sono sul noce ma bensì un tutt'uno con  il noce stesso, in quell'occasione conficcando un pugnale nella pianta gli streghi rimangono imprigionati nel tronco, così non potranno fare ritorno nel loro corpo e nella loro casa,infatti il potere del metallo contro gli spiriti si unisce alla forma del pugnale che ricorda la croce di Cristo, è bene fra l'altro chiarire un importante concetto, di giorno questi streghi erano uomini normali che svolgevano la consueta vita quotidiana e allora come capire se il marito,il figlio o l'amico sia strego o meno? Ad esempio se di notte veniva trovato esanime,sprofondato nel sonno da cui era quasi impossibile svegliarlo era segno che la sua anima era in giro per dei ritrovi con altri streghi e che non
Gramolazzo (canale della Gattaia)
 1930:da queste capanne con il tetto
 di paglia e nei racconti
 a veglio nascevano i racconti sugli streghi
(foto collezione Fioravanti)
avrebbe quindi fatto ritorno prima dell'alba. Un'altra maniera indiretta ci arriva da altre testimonianze in tal senso e ci dice che è da tenere d'occhio colui che viene infastidito da un gatto particolarmente nervoso o sennò la persona che viene richiamata ossessivamente da una civetta. Parliamo però adesso di come ci si può proteggere e chiariamo il fatto che streghi si nasce e per nascerci bisognava venire alla luce intorno a San Giovanni (cioè fra il 24 e il 26 giugno) e difatti le mamme per proteggere i loro figli nati in quei giorni mettevano della cera nelle orecchie dei piccoli, si credeva così  che non sentissero i richiami degli streghi.Erano destinati a diventare streghi anche coloro che nascevano con la "camicia", cioè avvolti nell'amnio. Per scongiurare questi diabolici esseri o meglio per allontanarli dal raccolto della castagne esisteva anche un'antichissima tradizione contadina meglio conosciuta come "Maconeccio" di cui si hanno notizie già dal lontano 1671 e Anselmo Micotti nel suo "Descrizione cronologica della Garfagnana" a proposito di questo ci dice:

"In questa terra anch'oggi conservano un'usanza molto strana.Ogn'anno la notte di San Michele di settembre gli huomini vanno fuori alla campagna e come essi dicono a cacciare gli streghi,suonando campane,tamburi e scaricando archibugi e facendo altri strepiti,gridando ad alta voce: -Maconeccio,maconeccio- parole cred'io barbare, e credono in questo modo di assicurare la raccolta delle castagne dalle stregharie"
 Il Maconeccio era una cerimonia molto importante.Il nome è composto da "maco" che per alcuni significa abbondanza e da "neccio" cioè farina di castagne.La sera di San Michele (il 29 settembre) la gente dei paesi si riuniva nelle piazze, ognuno prendeva "un mannello"(n.d.r:un fascio) di paglia incendiato e iniziava una sorta di processione profana per le vie e per i castagneti vicini che si concludeva poi con un grande falò nella piazza di partenza. Si gridava e si suonavano pure strumenti musicali e si ripetevano formule e litanie di rito per allontanare gli streghi dai raccolti di castagne, fondamentale sostegno per tutta la Garfagnana. Addirittura questa usanza durò fino agli anni precedenti lo scoppio della seconda guerra mondiale e poi finì e in realtà oggi gli streghi sono spariti perchè il buio di cui accennavo all'inizio del racconto non esiste più e senza dubbio e secondo gli anziani garfagnini gli streghi sono spariti da quando c'è la luce elettrica...

venerdì 14 novembre 2014

Le origini del dialetto garfagnino...Praticamente una Torre di Babele

Il dialetto è la nostra anima, è il nostro modo di esprimerci
La torre di Babele
 simbolo del dialetto garfagnino
è un segno che ci contraddistingue ma la Garfagnana (più di cento paesi raggruppati in 16 comuni su una superficie di 54.928 ettari) non ha un vernacolo unico, definito e quegli aspetti fonici e morfologici che fanno regola fissa in altri dialetti come ad esempio a Pisa (se sei di Pisa o della provincia niente cambia nel vernacolo)e in altri, qui in Garfagnana cambiano non sono mai fissi, ma si accentuano o si attenuano e cambiano di luogo in luogo (fra il vernacolo gallicanese e quello di Gorfigliano c'è quanto dal giorno alla notte), insomma addentrarsi nel nostro dialetto è un groviglio di supposizioni, di teorie e di deduzioni da far invidia alla biblica Torre di Babele. Mica che siano mancati gli studiosi, ah no! Mezza Europa si è interessata al modo di parlare dei garfagnini. Ne hanno scritto l'illustre professor Rolhs dell'università di Monaco, il professor Hubert dell'università di Zurigo,la bavarese Erika Bonin che addirittura nel 1952 pubblicò un saggio sul dialetto di Gorfigliano, lo svizzero Fauch tanto per gradire ha snocciolato così come se niente fosse trecento pagine sul dialetto di Vagli. In Italia la lista si allunga, il professor Bolelli dell'università di Pisa, il Bottiglioni di quella di Bologna, Ambrosi, Pieri insomma tutti con il "prof" davanti e con quali risultati ? Così dicono loro "positivi". Accidenti! Tanto positivi che io tutt'oggi povero
Alta Garfagnana Lago di Vagli
diavolo di un garfagnino non so a chi devo la grazia delle mie espressioni. Da quel poco (pochissimo) che ci è dato sapere il dialetto garfagnino secondo il prof  Bertoni ha una matrice comune nei dialetti emiliani, il Giannarelli ci dice ha infiltrazioni lunigianesi, a mio modesto avviso l'esimio linguista Giannini è quello che ci si avvicina di più. Considera la Garfagnana un mosaico di dialetti e la divide in tre aree linguistiche ciascuna con un proprio carattere fonologico: alta Garfagnana, da Vagli in su;media Garfagnana, con centro in Castelnuovo; bassa Garfagnana per i paesi che confluiscono su Gallicano Il dialetto garfagnino fa parte del gruppo garfagnino-versiliese, un dialetto di transizione tra il lucchese e il massese-lunigianese,con forti richiami emiliano-liguri (mamma mia che confusione!!!) questo soprattutto nei paesi non situati in valle ma sui crinali: l'alto garfagnino, è infatti per molti aspetti ancora più simile al massese-lunigianese con influenze emiliane nei comuni addossati al confine di tale regione. Le influenze di questo dialetto si fanno meno evidenti man mano che si ridiscende il Serchio e ci avvicina verso Castelnuovo e Gallicano, allora qui abbiamo anche delle influenze del dialetto lucchese ed è presente anche un fenomeno detto "toscanizzazione" è una tendenza moderna che riguarda sopratutto tutta la bassa valle,dovuta questa al fenomeno del pendolarismo,verso quelle zone dove il dialetto
Bassa Garfagnana,Gallicano
toscano D.O.C la fa da padrone.Andiamo però a vedere alcuni casi in cui  una caratteristica accomuna tutta la Garfagnana, t
ipico del dialetto garfagnino  è la sonorizzazione della "c" che suona quasi come una 'g'.Altra regola comune è l'amputazione,chiamiamola così, per meglio capirci dei verbi all'infinito: mangiare-"mangià"; bere-"be" dormire -"dormì"  , non c'è "re" che tenga, tutti tagliati via "Ballà, cantà,pià,sedè,vedè,piacè".Nel perfetto i verbi in ere terminano in "etti"io lessi "io leggetti" io vidi "io vedetti" e quelli in ire in "itti" io sentii "io sentitti" e così via...Tale pronuncia ci accomuna con i versiliesi e massesi probabilmente per il comune ceppo apuano, in quanto in antico le nostre terre non erano abitate dagli etruschi (come le altre zone toscane) ma dai liguri apuani.

Oggi il dialetto sembra quasi anacronistico, merce di contrabbando.Non si parla più, ci si vergogna,lo si considera come qualcosa di inferiore impresentabile.Eppure fu per molti secoli l'unico mezzo d'espressione.Ci si sentiva liberi da ogni inceppo della cultura, la fantasia non veniva ostacolata perchè era il modo di esprimersi più spontaneo, più diretto ed efficace...

martedì 15 aprile 2014

Vecchie unità di misura garfagnine...Quando non usavamo il metro...

Anni 20 San Pellegrino vita rurale.Le
unità di misura  venivano usate
anche in agricoltura
Abbiamo sempre creduto di aver usato sempre le nostre unità di misura attuali come metro , litro ,chilogrammo. Invece no.Pensare che in Garfagnana già dal 1300 avevamo le nostre personalissime unita di misura per esempio per misurare i liquidi avevamo il Barile di Castelnuovo o per pesare sempre la libbra di Castelnuovo.Ma è bene fare un po' di chiarezza.Si evince appunto che dal
"Regolamento intorno le condizioni degli strumenti per le misure metriche"redatto a Modena, capitale del Ducato Estense, nel 1852, vengono elencate le unità di misura in uso nella provincia della Garfagnana; tali misure derivarono probabilmente da quelle che già nel '300 erano autonomamente utilizzate nella Valle e riconosciute nella loro ufficialità dallo Statuto Lucchese del 1308, all'epoca in cui Castelnuovo e gli altri centri garfagnini erano sotto l'influenza della città delle Mura.In particolare, nel Regolamento estense del 1852 viene esplicitato dove tali misure fossero in uso: a Camporgiano, Careggine, Fosciandora, Giuncugnano, Pieve Fosciana, Piazza al Serchio, Sillano, S. Romano in Garfagnana, Trassilico, Vergemoli, Vagli di Sotto e Villa Collemandina.
Nel dettaglio, tali misure erano:


 il Barile di Castelnuovo di Garfagnana era una misura di capacità per liquidi, e corrispondeva a 39,175 litri; il Boccale, una sua sottomisura, ne rappresentava 1/56 del volume, circa 0,7 litri
il Sacco di Castelnuovo era una misura di capacità per aridi, e corrispondeva a 133,33 litri, pari a 8 Mezzini da 16 litri.
il Braccio di Castelnuovo era una misura mercantile lineare, e corrispondeva a 0,5955 metri; si suddivideva in 12 Once, e ognuna di queste in 12 Punti
la Libbra di Castelnuovo era una misura mercantile di peso, ed equivaleva a 0,334 kg; a sua volta divisa in 12 Once (come il Braccio), a loro volta divisa ancora in 24 Denari
la Pertica di Castelnuovo era una misura agrimensoria lineare, corrispondente a 3,573 metri, cioè sei Braccia; da questa derivava la Pertica quadrata, misura

agrimensoria di superficie, che equivaleva a ettari 0,001276633 (cioè m² 12,76633).
infine, il Mezzino di Castelnuovo era la più grande misura agrimensoria, rappresentando 374 metri quadrati....Una volta era così ...Paese che vai misura che trovi !!!!

lunedì 24 marzo 2014

Ludovico Ariosto: "Garfagnini gente incolta..."

Ludovico Ariosto
Checché se ne dica, nonostante che la nostra Garfagnana annoveri fra i suoi illustri antichi residenti Ludovico Ariosto e benchè la nostra valle gli renda gli onori del caso dell'illustrissimo poeta possiamo dire tranquillamente che lui onore ai nostri luoghi non gliela mai dato...Nei suoi quattro anni garfagnini (1522-1525) di commissario estense si contano solo sei uscite fuori dalla Rocca di Castelnuovo e tutte per questioni di ufficio,lasciando traccia poi del suo malcontento in alcuni componimenti dette Satire difatti definisce i garfagnini: "gente inculta, simile al luogo ove ella è nata e avezza" e nella IV Satira dice sempre del suo soggiorno in terra garfagnina:”Ognuno dica quel che vuole, e pensi quel che gli pare: insomma ti confesso che qui ho perduto l'allegria, il divertimento e la felicità...” Però nonostante tutto una lancia a suo favore andrebbe spezzata.Pare(anzi è certo) che il duca Alfonso D'Este lo inviò per forza nelle nostre terre(regione al tempo turbolenta, abitata da una popolazione fiera poco abituata al comando ed infestata di banditi in cui l'ordine doveva essere al quanto prima ripristinato) ma causa principale del suo malessere fu il dover abbandonare in terra ferrarese tale Alessandra Benucci amore segreto con la quale si sposerà dopo molti anni... e sapete com'è il duca può comandare...ma al cuor invece no !