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mercoledì 12 dicembre 2018

Quando non c'era internet. La storia della Garfagnana sui quotidiani del tempo

Una volta non c'era internet che ci informa su tutto e tutti, adesso appena succede un qualsivoglia evento lo sappiamo in tempo reale, qualsiasi cosa succeda, anche dall'altro capo del mondo: attentati terroristici, rivoluzioni, catastrofi naturali... Una volta per "sapere" bisognava uscire di casa, levarsi le pantofole, mettersi le scarpe, andare in edicola e comprare un quotidiano. Ecco, a quel punto li ci si poteva informare su quello che accadeva nel nostro pianeta, anzi talvolta le notizie che giungevano oltre oceano venivano pubblicate qualche giorno dopo...non c'erano gli smartphone. C'è poco da fare però, il mondo cambia e...forse tra non molto (e con mio grande rammarico) assisteremo ad un "de profundis" epocale...addio carta stampata, addio giornale, compagno di tante ore liete, eravamo io, te e il mio caffè...I dati d'altronde parlano chiaro, la diffusione dei giornali cartacei è scesa al minimo storico, dal 2014 sono state chiuse venti testate giornalistiche e pensare che il secolo scorso (XX secolo)c'aveva lasciato in eredità qualcosa come 14 milioni di lettori di giornali, mentre lo scorso anno eravamo scesi a tre milioni... A dire il vero non è la prima volta che succede una cosa del genere, era già successo in prossimità di altre invenzioni di comunicazione: prima il telegrafo, poi la radio ed infine la televisione, ma stavolta la musica è cambiata, internet e gli
smartphone hanno cambiato e stanno cambiando la quotidianità delle persone, rivelandosi più minacciosi di qualsiasi altra invenzione precedente. La gente va sempre più di fretta, non ha tempo di leggere, le notizie devono arrivare sotto forma di tweet, di post, figuriamoci se qualcuno ha voglia di approfondire una notizia o di leggere un articolo intero, eppure una volta un articolo ben fatto era un efficace strumento di divulgazione, di crescita, infatti se tanto mi da tanto la stampa (storicamente parlando) ha fatto si che la popolazione incominciasse a leggere, ha favorito lo sviluppo dell'illuminismo, nonchè (e sopratutto) il diffondersi dell'opinione pubblica. Insomma, capiamoci bene, internet ben venga, non si può negare che sia una grandissima scoperta, voi infatti mi state leggendo attraverso questa invenzione e sono anch'io un suo accanito fruitore, però leggere un libro o un giornale, quella rimane un'altra cosa.Del resto la storia del giornalismo in Italia parte da lontanissimo; "La Gazzetta di Mantova" ha l'invidiabile primato
Il 1° numero de "La Nazione"
di essere il quotidiano più antico d'Italia, le sue pubblicazioni risalgono al 1664, ma dobbiamo dire che il vero e proprio boom del giornalismo fu a metà del 1800. "La Gazzetta del Popolo" di Torino fu tra i primissimi quotidiani di quel periodo, correva il 16 giugno 1848 quando uscì il suo primo numero, nel 1859 usciva "La Nazione" di Firenze fondata da Bettino Ricasoli (presidente del consiglio dopo Cavour), a ruota ecco nascere "Il Giornale di Sicilia" (1860)e "L'Osservatore Romano" (1861). "Il Corriere della Sera" (il quotidiano più venduto oggi in Italia) uscì "solamente" nel 1876 e sempre per rimanere nell'ambito toscano il quotidiano livornese "Il Telegrafo" vide luce nel 1887, prenderà poi nel 1977 il nome de "Il Tirreno".
Come detto fra i maggiori pregi che ebbe la diffusione del giornalismo ci fu anche quella di divulgare  e di portare alla ribalta nazionale zone d'Italia che fino allora erano sconosciute. La Garfagnana era fra queste, lontana se si vuole dai grandi avvenimenti del Paese talvolta faceva capolino fra i più celeberrimi quotidiani nazionali, alcune volte con notizie belle, spesso brutte e tragiche e alcune altre curiose e di attualità. Ecco allora il frutto di questa mia meticolosa ricerca,dove sono riuscito come meglio ho potuto a raccogliere le vecchie e principali notizie dei giornali a tiratura nazionale (o perlomeno regionale)dove si parla di Garfagnana, ne esce un quadro di fatti alle volte conosciuti e altre volte di notizie che ce n'eravamo dimenticati o che forse non conoscevamo.
Guardiamo quindi, quello che si sapeva in Italia della Garfagnana, quando internet non c'era...
Ultima cosa, le notizie sono divise per temi e non in ordine cronologico
  • La prima (presunta) volta che un quotidiano nazionale parla di Garfagnana 
A proposito di diffusione e conoscenza. Era il 27 agosto 1884 e  "Il Corriere della Sera" parlava di questa regione semi sconosciuta: "...del resto, è ancora poco conosciuta, giacchè abbiamo veduto qualche giornale metterla in Toscana e qualche altro crederla una borgata...".
Poco meno di un mese dopo sempre "Il Corriere della Sera" ne parlerà in tutt'altri termini. Mercoledì 18 settembre 1884, il pezzo s'intitola "Le miserie della Garfagnana". La valle è stata colpita da un'epidemia di colera. Da notare la "velocità" delle informazioni: l'articolo è del 15 settembre fu pubblicato tre giorni dopo



  • Le visite importanti...
Guardiamo un po', allora, da quello che mi risulta (almeno dai
giornali) la nostra terra è stata visitata da una regina (per due volte), da un principe ereditario, da due presidenti del consiglio e da un Presidente della Repubblica. In ordine cronologico i primi a fare visita furono il principe ereditario Umberto (futuro re per un mese) con l'augusta madre la regina Elena. Eravamo in piena I guerra mondiale e non poteva mancare la visita "alle fabbriche di munizioni" (ovverosia la S.m.i di Fornaci di Barga). Ecco allora che il 26 settembre 1918 sulle pagine de "L'Arrengo-giornale della Toscana" campeggia una bella foto gli operai della metallurgica con le loro maestà
Due anni dopo la regina Elena tornerà a far visita alla Garfagnana ma per ben altri motivi. Giungerà un'altra volta tra noi per portar conforto e...cinquantamila lire del re ai terremotati. Erano i tristi giorni del settembre 1920. Nel maggio 1930 toccherà a Benito Mussolini visitare la S.m.i e dare omaggio alla tomba del Pascoli, come evidenzia "Il Corriere della Sera". La più alta carica dello stato il toscano Giovanni Gronchi il 21 marzo 1959 inaugura l'ultimo tratto ferroviario della Lucca-Aulla.
Il Presidente della Repubblica come riporta "La Nazione" si fermerà a Minucciano, Piazza al Serchio e Castelnuovo. Ecco poi che il 17 giugno 1967 Aldo Moro, al tempo presidente del consiglio giunge a Castelnuovo Garfagnana. "Il Corriere della Sera" evidenzia l'avvenimento con un articoletto
di poche righe e riporta le parole di Moro dalla rocca ariostesca: " Vogliamo lavorare nella pace. Pace nel nostro paese, innanzitutto pace
politica..." proprio quella a cui non lo faranno mai arrivare...















  • Il terremoto del 7 settembre 1920

Dopo la guerra questo è  l'avvenimento più tragico che ha colpito la Garfagnana. Ancora oggi viviamo con la paura sulle spalle di quella catastrofe. Ore 7:56 un sisma del IX-X° della scala Mercalli colpisce la valle. I dati ufficiali parlano di 171 morti e 650 feriti. Ecco i giornali del
tempo. In uno di questi la Garfagnana viene menzionata come..."alta regione della Grafagnana", direi che non eravamo tanto conosciuti al tempo...


  • Le emergenze terremoto 
In Garfagnana abbiamo vissuto anche di emergenze e sfollamenti in previsioni di terremoti catastrofici, grazie a Dio mai avvenuti. La prima risale al 23 gennaio 1985, l'allora ministro della Protezione Civile Zamberletti mobilita le prefetture, protezione civile ed esercito. Dai dati del terremoto avvenuto il giorno prima e da uno studio degli esperti sui terremoti in zona successi negli ultimi mille anni (così riporta "Il Tirreno") nelle prossime 48 ore è previsto un terremoto di forte intensità. I telegiornali e i giornali (bellissima la foto in prima pagina de "Il Tirreno) danno l'annuncio...vi potete immaginare e tanti come me si ricorderanno pure...panico totale e fuggi,fuggi generale. Era la
prima volta che in Italia si provava a fare una previsione su un terremoto e lo subirono sulle spalle i garfagnini. La cosa si ripete poi non molti anni fa (internet c'era già), infatti la notizia arrivò con un tweet dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri: "Il Dipartimento nazionale di Protezione Civile ha comunicato che nelle prossime ore potrebbero verificarsi altre scosse di terremoto con epicentro in prossimità di
Castelnuovo Garfagnana...", si ripeterono così le solite scene di quasi trent'anni prima.  In barba a Twitter e a tutti i social "Il Tirreno" il giorno dopo riportò la notizia quando l'allarme era già terminato.


  • La guerra
La Garfagnana è molto menzionata sui giornali nazionali in fatto di guerra. La Linea Gotica attraversa le montagne della valle e molti episodi della II guerra mondiale troveranno spazio sui quotidiani. Naturalmente era quasi impossibile dettagliare tutti i giornali che in questo periodo parlano di guerra riferendosi alla Garfagnana, comunque ci sono delle uscite degne di nota come le prime pagine illustrate della celeberrima "Domenica del Corriere" disegnate magnificamente da Walter Molino. Questo giornale era un supplemento settimanale de "Il Corriere della Sera" ed era fra i più apprezzati e letti a livello nazionale. Finire in una copertina illustrata del periodico voleva dire
visibilità assoluta, infatti il giornale arriverà ad una tiratura di un milione e trecentomila copie  Capiterà due volte di finire sulla prima pagina de "La Domenica del Corriere", una il 7 gennaio 1945 riferendosi della guerra nell'Italia centrale nel settore di Gallicano, dove truppe italiane e tedesche sfondano le linee nemiche ricacciandole indietro di parecchi chilometri. La seconda è dell'8 aprile 1945, mancano ormai pochi giorni
alla fine della guerra, qui si parla di un audace colpo di mano dei bersaglieri della divisione "Italia" sempre nella zona di Gallicano. Altri quotidiani come "Il Resto del Carlino" di Bologna o "Il Corriere della Sera" non fanno mai mancare gli aggiornamenti sugli scontri in Garfagnana



  • La prima volta del treno in Garfagnana
Evento storico e epocale fu l'arrivo del treno in Garfagnana, 25 luglio 1911. Al tempo il treno arrivava fino alla stazione di Fornoli e curiosamente per l'avvenimento due giornali locali si uniscono in una sola testata: "La Garfagnana" e "Il Serchio". Altra curiosità i giornali nazionali parlano delle nuove stazioni illustrandone la loro bellezza ma fanno un po' di confusione con i paesi della valle, mescolando i nomi delle
varie localita: la stazione di Barga- Gallicano diventerà Borgo- Gallicano e Fornaci di Barga, Fornaci di Bagni... 



  • Tragedia: lo scoppio della polveriera di Gallicano
E' stata sicuramente la tragedia lavorativa più grave che abbia mai colpita la Valle del Serchio. Il 27 febbraio 1953, dieci persone perirono in quella che "La Nazione" chiama a giusto modo una "terrificante sciagura": l'esplosione della polveriera di Gallicano


  • Garfagnana milionaria
Quando la Garfagnana fu baciata dalla
dea bendata era il 28 ottobre 1964. Il primo premio della lotteria di Merano, 150 milioni di lire, fu vinto da un abitante di Sassi. Così riporta "L'Unità": "il biglietto vincitore del primo premio del Gran Premio di Merano potrebbe appartenere ad uno dei cento abitanti dl Sassi, frazione di Nolazzana (n.d.r: Molazzana), nell'alta Garfagnana, in tale località, infatti, è stato venduto il tagliando vincente. Non è stato ancora possibile, tuttavia, aver'una conferma: Sassi non ha telefono e non è collegata da alcuna strada carrozzabile"


  • Attualità e curiosità
La Garfagnana è piena di tradizioni come ben sappiamo e nel lontano 22 giugno 1902 "La Domenica del Corriere" con un bellissimo articolo porta alla ribalta nazionale "il giro del diavolo" che si svolge a San Pellegrino: " ...Lo spettacolo di uomini e donne in età avanzata con sul capo rudi macigni è veramente penoso. La grossezza delle pietre è un titolo d'onore perché rende maggiore la penitenza, si che nel mucchio si scorgono pietre tanto grosse da sembrar strano che qualcuno abbia potuto trasportarle sin lassù. E basterebbe tanto poco a persuadere i pellegrini che la chiesa al santo è ormai costrutta… dal medio evo!! Ma c'è di mezzo la forza della tradizione!"
A proposito di devozione ecco il 21 dicembre 1947 un'altra storia sempre dalle pagine de "La
Domenica del Corriere" che titola "La miracolata della Garfagnana".
Lei è Anna Morelli di Gramolazzo e a quanto pare sembra che veda la Madonna. Le apparizioni chiamano in Garfagnana cronisti da tutte le parti d'Italia, ma l'articolo più bello rimane proprio questo del garfagnino Gian Mirola: "La folla si inginocchia, piange sommessamente. Anna, la "miracolata" con lo sguardo fisso in avanti, sorride e mormora parole incomprensibili. E' in estati. Riesco a percepire alcuni monosillabi privi di senso:- Si...No...-. Per accertarmi del suo stato di sensibilità la pungo per due volte inaspettatamente, con uno spillo. Due goccioline di sangue, la ragazza non sente e non fa un movimento. Gli occhi sbarrati, fissi nel vuoto vedono...Sviene". Sempre le pagine de "La Domenica del Corriere" nel 1914 non si dimenticano
neanche delle infrastrutture garfagnine ed ecco che nelle sue pagine si parla di questa avveniristica diga: la diga di Villa Collemandina. Dalla foto dell'articolo un po' meno avveniristica mi sembra la sicurezza sul cantiere di lavoro (niente da stupirsi, una volta era così...)
Inconsueto per quel tempo, ma sulle pagine de "La Domenica del Corriere" il 3 novembre 1946 si comincia a parlare di Garfagnana da un punto di vista turistico. il titolo è emblematico: "Garfagnana terra sconosciuta". Il pezzo così comincia:"La Garfagnana non è una delle misteriose provincie dell'Asia, né uno sperduto villaggio della Patagonia. Se qualcuno,
leggendo il titolo di questo articolo, lo avesse immaginato, si ricreda.E' invece un pittoresco lembo di terra toscana, incuneato fra gli Appennini e le Apuane, dove termina il regno dell'ulivo ed incomincia quello del castagno".
Il più singolare rimane però l'articolo de "Il Tirreno", datato 16 gennaio 1988, qui si parla di un gruppo di abitanti di Bolognana che una volta partiti per un escursione sul Monte Palodina si dice che abbiano
incontrato gli gnomi, esseri non più alti di 50-60 centimetri, che una volta volta visti gli umani pare si siano rotolati lungo un pendio per poi scomparire. Da segnalare anche, che nella stessa zona tempo prima era apparso un mega lucertolone verde che aveva messo in fuga un cacciatore...
  • La morte di Giovanni Pascoli 
Il Pascoli non morì a Castelvecchio, partì dal paese il 17 febbraio 1912 per curarsi a Bologna. In Valle del Serchio non vi fece più ritorno se non da morto. Muore il 6 aprile 1912 nella sua casa bolognese in via dell'Osservanza n°4. "Il Corriere della Sera" il 7 aprile annuncia in prima pagina e a pieno titolo il decesso del poeta
  • Il rapimento di Elena Luisi
Fu un'avvenimento che toccò il cuore di tutta la valle e di tutta la nazione. Tutti i giornali dettero grande risalto alla vicenda. Nella notte tra domenica 16 e lunedi 17 ottobre 1983, durante un temporale, dopo avere scardinato la porta, un gruppo di malviventi entra a casa Luisi a Lugliano (Bagni di Lucca). I malviventi dopo avere malmenato i nonni e la mamma Luisa portano via la piccola
Elena di diciassette mesi che indossa un pigiamino azzurro e piange disperatamente. Viene richiesto un riscatto di 5 miliardi da pagare entro 5 giorni. Scattano le ricerche e le indagini da parte degli inquirenti e vengono anche coinvolti i servizi segreti. Il presidente della Repubblica Sandro Pertini rivolge un appello ai rapitori e lo stesso fa anche il Papa Giovanni Paolo II. Nella notte tra il 25 ed il 26 novembre, dopo 42 giorni la liberazione: i banditi sentendosi accerchiati abbandonano la bambina, coperta solo da un cartone sul ciglio di una strada a 50 km da Messina.

Così con un pizzico di nostalgia questo è quello che era prima del web. La carta stampata oggi appare più che mai un’isola sperduta, frequentata solo da quella ristretta diaspora generazionale che ancora non si è arresa del tutto al dominio della rete. La domanda, o meglio, la curiosità è allora sapere... per quanto tempo ancora i giornali sapranno resistere all’ondata digitale?

mercoledì 8 novembre 2017

Cent'anni fa l'influenza "spagnola" Morte e malattia nella Garfagnana del 1918

H1N1. Una sigla che non dice niente a nessuno, potrebbe significare
molte cose...magari era una delle prime navicelle spaziali russe o americane che solcarono la volta celeste, o forse un nuovo tipo di cocktail di quelli che vanno adesso in discoteca, è probabile che allora sia il nuovo motore della Ferrari per il prossimo campionato mondiale di Formula 1...niente di tutto questo. Questa sigla secondo studi scientifici uccise in un anno più persone che la peste nera in un secolo e in ventiquattro settimane quanto l'AIDS ha ucciso in ventiquattro anni. Il suo nome completo è "influenza virus A, sottotipo H1N1" meglio conosciuta come "influenza spagnola"  o semplicemente "la spagnola", che  tra il 1918 e il 1919 (solamente cento anni fa)colpì tutto il mondo, uccidendo 50 milioni di persone e infettandone oltre 500 milioni. Eravamo ormai alla fine della I guerra mondiale, che da sola in cinque anni di conflitto causò 15 milioni di morti, molti di meno dell'influenza spagnola stessa. Si credeva ormai di vivere con la pace ottenuta una nuova prosperità, ma quello che si stava per abbattere sul mondo intero era niente a confronto. La Garfagnana non fu per niente risparmiata, morti su morti si accumulavano nei cimiteri dei nostri paesini, fu la peggior disgrazia di sempre che si abbatte sulle teste dei nostri nonni, peggio anche del famoso terremoto del 1920. Pensiamo poi, che per la Valle del Serchio questo  fu uno dei periodi più tragici della sua storia: prima il lungo conflitto mondiale che portò via dalle proprie case, mariti, figli e nipoti, poi la sciagura della "spagnola" e finalmente quando sembrava debellata questa nefasta epidemia ecco che arrivò il devastante terremoto del 1920.
Ai primi di febbraio del 1918 l'agenzia di stampa spagnola FABRA aveva trasmesso il seguente comunicato: "Una strana forma di malattia a carattere epidemico è comparsa a Madrid...l'epidemia è a carattere benigno non essendo risultati casi mortali". Con queste poche parole di sottovalutazione fu dato il primo annuncio della più grave forma di pandemia della storia dell'umanità, in effetti dapprima si presentò come una semplice influenza, ma poi nell'agosto del 1918 l'influenza gettò la maschera mostrando il suo vero volto divenendo in poco tempo una vera e propria calamità. Fu chiamata impropriamente "spagnola", ma di spagnolo aveva veramente poco e in realtà questo nome trova il suo perchè nella stampa iberica che fu la prima a parlarne, dal momento che la Spagna essendo neutrale nella
guerra in corso non era sottoposta a regime di censura. Negli altri paesi (compresa la nostra bella Italia), il violento diffondersi della malattia venne tenuto nascosto dagli organi d'informazione che tendevano a parlarne come di un'epidemia circoscritta alla sola Spagna, ma non solo, la censura colpiva anche le lettere inviate ad amici e parenti, la guerra era più importante non bisogna demoralizzare e mettere nel panico ancor di più una popolazione che veniva ormai da quattro anni di guerra, insomma la parola d'ordine era minimizzare, questo era il volere del Presidente del Consiglio Vittorio Emanuele Orlando. Quando si cominciò poi a diffondere veramente con tutta la sua virulenza e a colpire senza distinzione di ceto e di razza (fu infettato anche il re di Spagna Alfonso XIII)si cominciò a cercare il suo ceppo, che a quanto sembra fu trovato nelle truppe americane. A Fort Riley nel Kansas infatti 1100 soldati statunitensi furono costretti a letto dalla malattia, soldati del medesimo forte saranno quelli che sbarcheranno in Europa poco tempo dopo. La conseguente mancanza di igiene dovuta dalla guerra, lo spostamento dei militari e la forzata vicinanza degli stessi con le popolazioni locali fece il resto, contribuendo a far crescere a dismisura gli infettati, inoltre il rientro a casa dei militari alla fine della guerra decretò la massima diffusione del contagio. I classici sintomi erano febbre alta e vomito, ma ben presto il corpo reagiva riempiendo i polmoni di sangue, seguiti da sanguinamento dalla bocca, orecchie o dal naso, pelle che diventava
L'ospedale militare di Fort Riley,
da dove forse
partì il contagio
bluastra e morte susseguente che arrivava in un paio di giorni completavano il terribile quadro clinico.

Molti comuni della Garfagnana, nonostante l'imperversare della pandemia inizialmente non riconobbero la gravità della situazione al punto che nei primi casi di decessi come causa di morte veniva scritto "morte improvvisa" o "improvviso morbo". I primi rimedi prescritti dai medici garfagnini si limitavano alla cura dell'igiene personale, alla somministrazione di pastiglie e sciroppi (che forse potevano guarire un raffreddore), ma il tempo e le continue morti aprirono gli occhi a tutta la Valle. Nessuno in verità sapeva come gestire l'emergenza, le prime misure precauzionali prese dai sindaci furono quelle di gigantesche opere di disinfestazione degli
ambienti pubblici e di istituire una specie di coprifuoco per limitare i contagi, per cui furono sconsigliate le visite ai malati, i viaggi da un luogo ad un altro, furono sospesi mercati e fiere, inoltre la sera le osterie anticipavano la chiusura e i teatri non aprivano nemmeno. I sindaci comunicavano con i prefetti dichiarando che si stavano trovando di fronte a qualcosa di spaventoso e sconvolgente e che quello che stava avvenendo "era peggio della guerra". Decine e decine di morti colpivano i paesi garfagnini, a Vagli ad esempio la terribile spagnola fece ricordare al "Corriere della Garfagnana" le "stragi descritte dall'immortale Manzoni": seicento furono gli ammalati e ben 53 i morti. Verso la fine del 1918 era talmente alta la possibilità di essere contagiati che il prefetto di Massa diramò a tutti i comuni di competenza "misure estreme di contenimento e comportamento" al fine di evitare ulteriori diffusioni del virus:
A completamento delle misure profilattiche suggerite da questo ufficio con le precedenti circolari, comunicasi che per maggiormente salvaguardare l’incolumità delle persone ed impedire la diffusione dell’influenza, ha disposto quanto segue:
  1. Da oggi e sino a nuovo avviso sono proibiti tutti i cortei funebri
  2. Tutti i feretri, di qualunque categoria, dovranno essere
    trasportati direttamente dalla casa del defunto al Cimitero e sarà in permanenza un sacerdote per le assoluzioni di rito
  3. Potranno seguire il feretro soltanto un sacerdote e i rappresentanti della famiglia dell’estinto
  4. Tutti i Cimiteri resteranno chiusi al pubblico dal 27 Ottobre corrente all’11 Novembre inclusi, rimanendo così oppresse tutte le funzioni e le onoranze alle tombe, solite a farsi nei primi di Novembre per la commemorazione dei defunti
Venne perfino proibito il suonare delle campane a morto, avrebbero abbattuto lo spirito pubblico, non si trovavano più nemmeno le casse da morto, i falegnami non stavano dietro alla sequela di morti che si era abbattute sulla Garfagnana. Lettere ritrovate e scampate al taglio della censura parlano di morti "trasportati come sacchi di patate " e "seppelliti come cani", addii senza croci, senza fiori e senza gente. Lettere ritrovate negli archivi paventavano addirittura una specie di punizione divina ancora:" Nel paese c'è una malattia che fa paura, ce ne muore di giovani nel fiore della vita. Tanti ammalati che fan paura, pare tutto un castigo di Dio un tempo per meditare e per pregare". Rimase indelebile nei ricordi di una signora quel episodio in cui un prete invitò i propri parrocchiani a pentirsi, perchè questa malattia arrivata sulla Terra era una punizione mandata da Dio per le cattiverie dell'umanità, per tutta risposta alcuni "amabili" parrocchiani lo picchiarono a sangue; ricoverato all'ospedale il parroco chiedeva la precedenza sugli altri ammalati, non accontentato chiamò i carabinieri, il dottore così poi si giustificò di fronte ai militi: -Ditegli che gli toccherà aspettare, adesso dobbiamo curare i malati. Intanto mentre aspetta ditegli che provi a pentirsi lui...-. 
Fra tutti questi dottori si distinse particolarmente Ubaldo Santini che i castelnuovesi insignirono nell'estate del 1919 di una medaglia d'oro e una pergamena per "...l'opera pietosa spiegata durante l'epidemia spagnola..."
E poi nel 1920 silenziosa così come arrivò, altrettanto silenziosamente la "spagnola" tornò via. Il conteggio dei morti e degli ammalati nella Valle del Serchio non fu mai stimato con precisione, visto
Gallicano agli inizi
 del secolo scorso
l'emergenza e il caos regnante, lo possiamo calcolare approssimativamente (dati sulla media nazionale)in qualche centinaio di morti, contando che mediamente in un paese di 600 persone ne morivano 40/50. Ad esorcizzare la paura e il dolore ci provò alla sua maniera il poeta dialettale castelnuovese Pietro Bonini, che in un verso di una sua poesia illuminò chiaramente la situazione di quel tempo:


"...Tanto più che s'un trovin alla lesta 
un velen che distruci tale malore
fortunato sarà chi vivo resta"

E come detto gradualmente l'emergenza cessò, ma per la Garfagnana le sofferenze non finiranno qui... Ad un anno circa dalla fine della tremenda pandemia lo sconvolgente terremoto del settembre 1920 porterà ancora morte e distruzione.


Bibliografia:

  • "Dal fascismo alla resistenza. La Garfagnana fra le due guerre mondiali" di Oscar Guidi edito Banca dell'identità e della memoria
  • "Il flagello della spagnola" Sanità e grande guerra
  • Testimonianze riportate oralmente

mercoledì 12 luglio 2017

I terremoti dimenticati della Garfagnana. Una tragica cronistoria lunga 600 anni

La paura è sempre la solita, tremenda, paralizzante. Le ante
Il terremoto del 1920 in Garfagnana
(foto collezione Silvio Fioravanti)
dell'armadio iniziano a tremare, il tavolo le segue, l'incredulità è mescolata con la realtà, poi ti rendi conto...il terremoto!!!..., un urlo strozzato cerca di coprire quella specie di rombo angosciante, nonostante tutte le raccomandazioni del caso dimentico tutte le buone norme...dovrei buttarmi sotto la scrivania? No! Volo le scale a grandi passi, esorto tutti ad uscire, la gente è già in strada, i bambini corrono, e gli adulti hanno le mani nei capelli per lo spavento...eppure in questi attimi la più temeraria di tutti era sempre lei...la nonna. Lei aveva affrontato insieme a due bimbe piccole i bombardamenti del '44 in Garfagnana, aveva visto il paese distrutto e aveva vissuto sulla sua pelle anche il devastante terremoto del 1920. Si, proprio quel terremoto. Ormai per noi garfagnini quel sisma è quasi entrato di diritto nella leggenda popolare, ogni volta che la nostra terra viene colpita dal più piccolo tremolio la mente va sempre a quel maledetto 7 settembre 1920 e ai suoi 171 morti. I nostri nonni hanno tramandato da padre in figlio la memoria di quei terribili giorni, ognuno nella propria casa ha storie ed aneddoti legati a quel terremoto, tutti questi ricordi lo hanno fatto entrare nell'immaginario collettivo solo ed esclusivamente come "il terremoto", come se prima non ce ne fossero stati altri di così forti e potenti, eppure non è così, la lista dei terremoti garfagnini non si ferma a quel 1920, l'elenco di distruttivi terremoti è documentata sin dal XV secolo. Infatti era il 7 maggio del 1481 quando si ha la prima testimonianza di un sisma di grande entità. L'epicentro di quel secolare terremoto fu
il terremoto visto nel 1500
localizzato nell'Alta Lunigiana e fu percepito distintamente fimo a Lucca, Massa e i paesi circostanti. All'epoca la Lunigiana era annessa alla Repubblica di Firenze governata da Lorenzo Il Magnifico e grazie ai precisi riferimenti dei messaggeri medicei, oggi si può stabilire in base ai loro scritti sui danni causati alle abitazione e alle cose una probabile magnitudo di quel sisma che si dovrebbe aggirare intorno al 5.6, pari all'VIII° della scala Mercalli. Si racconta che nel borgo di Fivizzano crollarono diciassette case, oltre duecento fabbricati subirono gravi danni ai solai, ai tetti e ai muri, purtroppo vi furono anche delle vittime non quantificate con precisione ma con ogni probabilità potrebbero essere state comunque di più se non fosse che alcuni mesi prima (addirittura i cronisti del tempo parlano di  febbraio) scosse premonitrici avevano già messo in allarme tutta la popolazione. Della Garfagnana non si fa alcun cenno particolare, ma con sicurezza possiamo dire che i danni alle persone e alle case furono ingenti, di pari portata sicuramente agli accadimenti avvenuti nella vicinissima Lunigiana. Rimanendo su questo tema in effetti c'è un dato a dir poco curioso che riporta sia il Dipartimento di Protezione Civile e poi anche Claudio Vastano nel suo bel libro "Garfagnana la valle dei terremoti" sul fatto che non si hanno notizie più antiche e documentate (come appunto nel caso del sisma del 1481) riguardo ai terremoti in Garfagnana. Il motivo è da ricercarsi in due fattori: il primo è da ricondurre alla scarsa importanza che aveva la nostra valle, difatti non erano presenti nè grandi centri economici nè culturali e di quella vallata incastonata fra Appennini e Apuane non importava quasi niente a nessuno, quasi però...se è vero come è vero che l'altro fattore è da ricercarsi nell'importanza strategica e militare che aveva la Garfagnana per gli Estensi(n.d.r: la famiglia che governava la zona), con ogni probabilità erano proprio gli stessi funzionari locali a nascondere le notizie riguardanti catastrofici eventi naturali (proprio come terremoti e alluvioni), perchè si aveva timore che eventuali nemici avrebbero potuto sfruttare la situazione di crisi per assaltare la valle ed estendere così i propri possedimenti.

A confermare questo è la data del successivo sisma che risale (così dicono le cronache) all'8-10 giugno 1641, le scosse furono avvertite nell'intera Lunigiana e Garfagnana e sopratutto la zona più colpita fu l'abitato di Pontremoli. La documentazione in questo caso è molto lacunosa, le fonti addirittura non riescono nemmeno a stabilire il
Le faglie attive presenti da
secoli in Garfagnana
giorno preciso della sciagura e ciò potrebbe far pensare ad una scossa principale seguita da forti repliche per almeno altri due giorni, inoltre non si hanno notizie specifiche dei danni.

Un altro fatto da sottolineare è che dai dati presenti in archivi storici si passa a momenti di intensa attività sismica a momenti di calma assoluta. Una tesi a riguardo sostenuta dagli esperti dice che tali periodi potrebbero essere effettivamente dovuti a un rallentamento dei movimenti geodinamici del sottosuolo (parolone degli esperti...non mie!) ma è anche possibile che vi siano ancora delle omissioni nei documenti. A prova di tutto questo eccoci allora di fronte a un salto temporale di cento anni e ritroviamo notizia di un forte terremoto nell'anno 1740. A proposito, il 1700 sarà il cosiddetto "saeculum horribilis" ("il secolo orribile") per quanto riguarda i terremoti in Garfagnana, saranno ben tre quelli violenti che colpiranno la valle. Il primo come detto correva l'anno 1740, era il 6 marzo quando il sisma colpì sopratutto la Garfagnana, l'area dei danni si estese a parte della Versilia e all'appennino modenese. I forti danni subiti appartenevano a stati diversi e sono documentati negli archivi estensi, lucchesi e fiorentini (così come era divisa politicamente la zona). Uno dei centri più danneggiati fu Barga dove si contarono tre morti, in più crollarono diverse case e molte furono danneggiate, si può calcolare che questo sisma sia stato dell'VII° della scale Mercalli e di magnitudo 5,2. Passano solo sei anni e il 23 luglio 1746 la paura torna a fare la padrona con un'altro terremoto dell'VII° scala Mercalli magnitudo 5,1. I paesi più danneggiati furono ancora Barga e Castelnuovo, la sequenza iniziò il 9 luglio e continuò fino ad ottobre, la gente si trasferì in campagna e costruì baracche. Arrivò così anche il 21 gennaio 1767, questo terremoto causò i suoi danni più gravi a Fivizzano dove ci furono gravi lesioni alle abitazioni, agli uffici pubblici e alle chiese. Eravamo in periodo di carnevale, vennero sospesi tutti i festeggiamenti, sostituiti da lunghe veglie di preghiera, stavolta questo sisma fu il maggiore per intensità di tutto il secolo, si toccò il VII° della scala Mercalli ma il suo magnitudo fu di 5,4.
Questo invece è il terremoto dei nonni dei nostri nonni e questo fu veramente catastrofico, era l'11 aprile del 1837, l'origine del
Campo di residenza provvisorio per gli
abitanti di Villa Collemandina 1920
(foto collezione Silvio Fioravanti)
sisma si può ricercare nelle viscere delle Alpi Apuane, la sua potenza si scatenò sulla superficie terrestre e arrivò al IX° Mercalli magnitudo 5,8. Il sisma prese nella parte nord-orientale delle Apuane sul confine fra Garfagnana e Lunigiana, la scossa causò gravi danni nei territori di Minucciano (dove morirono in tre) e Fivizzano. Il borgo di Ugliancaldo fu raso al suolo, qui i decessi furono cinque e diciotto i feriti. I rispettivi governi mandarono i tecnici a fare rilevamenti, vennero stanziati aiuti finanziari ed esenzione dalle tasse per i paesi colpiti.

Eccoci infine ai "giorni dell'apocalisse" che tutti conosciamo e di cui abbiamo sempre sentito raccontare. Era il 7 settembre 1920, la scossa (X° Mercalli magnitudo 6,5) interessò un area di oltre 160 chilometri quadrati, fu avvertita a Genova, Reggio Emilia, Pisa e anche a Milano, i morti furono ben 171, i feriti 650, migliaia di persone senza casa. Le scosse di assestamento durarono fino all'agosto del 1921 (per saperne di più leggi http://paolomarzi.blogspot.it/2014/09/7-settembre-1920-il-grande-terremoto-i.html) .
Così da secoli in Garfagnana viviamo con questa spada di Damocle sulla testa e  con l'angoscia di sentire che c'è qualcosa di più
Il biglietto della lotteria in
sostegno delle popolazioni colpite
della Garfagnana 1920
grande di noi: la natura che ha il potere di distruggere e di creare.




Bibliografia

  • Sismicità storica in Garfagnana- Dipartimento della Protezione Civile
  • "Garfagnana la valle dei terremoti" di Claudio Vastano Garfagnana editrice

mercoledì 9 novembre 2016

Nei meandri di un terremoto: Garfagnana 7 settembre 1920. Storia di solidarietà, malgoverno e truffe.

Sono giorni tristi, tristissimi per il nostro Paese, i terremoti
Garfagnana devastata, il giorno dopo
(collezione Paolo Marzi)
hanno sconvolto il centro Italia e le nostre anime. Città famose in tutto il mondo per la loro rinomata cucina, per la loro immensa arte e per i loro prodotti sono sparite da un minuto all'altro e dove prima si potevano ammirare stupendi paesaggi, adesso si possono vedere solo cumuli di macerie. La tragedia più grande rimane però quella relativa alle vittime e alle persone che sono rimaste senza casa. La vicinanza a questi luoghi e a queste gente noi garfagnini la sentiamo ancor di più sulla nostra pelle, poichè come tutti ben sappiamo viviamo in una zona ad alto rischio sismico e nel vedere queste immani disgrazie pensiamo a quello che potrebbe essere, vivendo nella speranza che questo non accada mai, ed è per questo che ad ogni tremore balziamo fuori da casa e puntualmente ad ogni piccolo o grande movimento della terra ci ritornano alla memoria i racconti dei nostri nonni sul quel drammatico terremoto del 7 settembre 1920 che colpì la Garfagnana e non solo. Ho già avuto modo di raccontare e scrivere su questo nefasto terremoto, due anni fa feci un apprezzato articolo e affrontai il tema riportando la pura cronaca e le testimonianze di quei giorni (leggi cliccando qui http://paolomarzi.blogspot.it/-settembre-1920-il-grande-terremoto-i.html). Oggi voglio parlare sempre di quel terremoto, ma voglio approfondire certi aspetti che poche volte sono stati affrontati, in modo da fare così un paragone con quello che succede attualmente e vorrei quindi entrare nelle viscere di quel sisma e vedere come si svilupparono i soccorsi, quali furono gli interventi e gli aiuti dello Stato e scrivere ancora degli altri terremoti che colpirono la nostra valle, tutti ci ricordiamo "di quello del '20", perchè il più vicino ai giorni nostri, ma altri e di grossa intensità e con relativi morti ci furono anche nei secoli passati, in queste righe ne farò un veloce elenco.

7 settembre 1920 ore 7:56, un sisma di magnitudo 6,48, colpì inesorabilmente un area di 160 Km2, in particolare la Garfagnana e la Lunigiana. L'intensità all'epicentro fu calcolata intorno al IX-X grado della scala Mercalli. I morti ufficialmente furono 171 e i feriti 650. Con queste fredde parole si può riassumere brevemente il terremoto di quel maledetto settembre 1920. Andiamo invece dentro a
(collezione Paolo Marzi)
questo sisma e analizziamo attraverso le relazioni tecniche dell'epoca quello che accadde.

I primi telegrammi dei prefetti alla direzione generale di pubblica sicurezza del Ministero dell'Interno furono inviati la mattina stessa e sottolineavano la violenza del terremoto, ma ancora non inquadravano bene la situazione generale, al momento non era stata valutata bene la distribuzione degli effetti e la gravità del danno. Solo a tarda mattina da Massa, la provincia più colpita e di cui al tempo faceva parte la Garfagnana, il prefetto De Berardinis segnalò i primi preoccupanti dati. Alle 15:30 anche il prefetto Bodo da Castelnuovo Garfagnana inviava un ennesimo e lapidario telegramma : -Disastro sempre più maggiore. Comuni con case crollate inabitabili, richiesta soccorsi urgenti-. Molti paesi furono rasi al suolo, fra le località più colpite naturalmente Villa Collemandina, Barga e Castelnuovo, gli ingegneri dopo svariati sopralluoghi constatarono che le case erano fatte generalmente con materiali scadenti, dato che erano costruite con grossi sassi di fiume tondeggianti, inoltre anche le malte non erano buone, non considerando poi i numerosi difetti di irrazionalità al momento della costruzione, in poche parole già partivamo con un patrimonio abitativo estremamente fragile, d'altronde l'ultimo grande terremoto fu quello del 1837, ben ottanta anni prima con epicentro nelle Alpi Apuane. La macchina dei soccorsi partì in ritardo, grandi furono le difficoltà organizzative, in buona parte giustificabili con l'interruzione delle comunicazioni telegrafiche e dalle frane che caddero sull'unica strada che portava nella valle, peggio ancora era per tutti quei paesi garfagnini sparsi per la montagna. I primi ad arrivare furono i giornalisti de "La Nazione" e ciò che comparì davanti ai loro occhi è ben descritto in questo stralcio di articolo che inviarono alla redazione di Firenze: "A mano a mano che ci inoltriamo nella regione colpita, tutto conferma, purtroppo la fondatezza delle prime notizie. I paesi che si sono successivamente attraversati con la nostra macchina, mostrano sempre più gravi gli effetti della formidabile scossa, che ha scrollato tutto il sistema montuoso che corona le Valli del Serchio e dei suoi affluenti. E'una triste teoria di rovine che mette sgomento nell'animo, un inseguirsi di scene di dolore e disperazione che ci procura una pena infinita
(collezione Paolo Marzi)
per l'impossibilità di portare soccorso e un aiuto che possa lenire in parte il danno irreparabile dell'immensa rovina"
. Finalmente la situazione si sbloccò, dopo una prima sottovalutazione delle conseguenze dell'evento ci si cominciò a rendere conto della grande disgrazia. Le prime squadre di soccorso ad arrivare furono 
i marinai della nave Cavour provenienti da La Spezia, subito si prodigarono allo sgombero delle macerie, al recupero dei cadaveri e al salvataggio dei superstiti. Già la sera del 7 settembre sempre da La Spezia fu inviato un treno speciale per ricoverare gli sfollati e il giorno seguente arrivarono altri due treni con a bordo, tende, viveri, medici e medicinali, attrezzatura da sgombero e ingegneri per la valutazione del danno e per gli interventi di ripristino. La stazione ferroviaria di Aulla era diventato il centro di smistamento di tutto il materiale, umano e non. Al tempo, è giusto sottolinearlo non esisteva il Dipartimento di Protezione Civile e veniva nominato dal governo nel momento di necessità colui che doveva coordinare i soccorsi e tale compito in questo caso fu dato al sotto segretario ai Lavori Pubblici onorevole Bertini che assunse sul posto l'alta direzione e il coordinamento dei servizi, mentre al Ministero dell'Interno e alla direzione generale della sanità pubblica erano di pertinenza i servizi sanitari, la parte che riguardava i generi alimentari e il vestiario spettava sempre al ministero dei Lavori Pubblici. Il gran cuore degli italiani anche in questo caso si dimostrò tale, le forze armate come consuetudine svolsero un grande lavoro per fronteggiare l'emergenza, ma non solo, squadre di volontari arrivarono da La Spezia, Massa, Carrara e ancora giunsero squadre di pubblica assistenza, insieme ad un migliaio di soldati di fanteria, zappatori del genio di Firenze, Piacenza, Bologna, Reggio Emilia che operarono alternandosi fino al dicembre 1920. Un ruolo importantissimo lo svolsero i pompieri venuti da tutte le regioni limitrofe, rimarrà nel cuore di tutti il contingente inviato dal comune di Rimini che intervenne senza mai fermarsi, abbattendo gli edifici pericolosi per la pubblica
I pompieri del comune di Rimini
incolumità  e puntellando i muri e le case che potevano forse essere recuperate, aiutarono la popolazione nel compito del recupero degli effetti personali e si inerpicarono nei luoghi più nascosti e impervi della valle per portare soccorso, caricandosi gli attrezzi in spalla o a dorso di mulo. Ma purtroppo nell'avversità non ci furono solo note liete, tutt'altro. Nei giorni seguenti al terremoto si avviò il dibattito parlamentare in quel di Roma per emanare provvedimenti in favore delle popolazioni colpite dal sisma. Venne chiesta dall'assemblea presieduta dal primo ministro Giovanni Giolitti di adottare l'applicazione delle leggi fatte in occasione dei terremoti di Messina del 1908 e della Marsica del 1915, arrivando di conseguenza all'emanazione del Regio decreto legge, 23 settembre 1920 n° 1315 "Provvedimenti per i danneggiamenti dal terremoto 6-7-settembre 1920", in base a questa delibera lo stato si impegnava a provvedere interamente ai lavori per la tutela della pubblica incolumità (demolizioni, puntellamenti, sgomberi di aree pubbliche), come pure alla realizzazione di ricoveri provvisori per le persone senza tetto e si prendeva l'onere di applicare le agevolazioni governative per la riparazione degli edifici pubblici (sussidi del 50% e mutui di favore) e privati (mutui di favore e contributi diretti e riparazione gratuita per i soli non abbienti, però nel limite massimo di 5000 lire). Ed è qui, a questo punto che nasce l'ennesimo papocchio all'italiana. La ricostruzione di tutto ciò fu affidata su delega dello stato all'U.E.N (Unione Edilizia Nazionale) nata all'indomani del catastrofico sisma messinese, quest'ente nacque appunto come consorzio di proprietari danneggiati e aveva lo scopo sostituendosi ai privati di facilitare sia la costruzione, sia la riparazione della casa danneggiata, basando la sua attività su due tipi di contratto: il primo riguardava il singolo cittadino e prevedeva la cessione incondizionata dei diritti del proprietario a fronte della ricostruzione, trasformando di fatto il proprietario stesso in un affittuario perpetuo, la seconda riguardava gli edifici pubblici, dove anche qui avrebbe acquisito diritti di non poco conto. Anche in Garfagnana fu dunque 
I primi soccorsi in arrivo alla
stazione di Castelnuovo
(foto collezione Silvio Fioravanti)
messo in pratica il "solito servizietto", la ricostruzione riguardò 214 case, ma fu proprio durante la ricostruzione di queste case che finalmente scoppiò lo scandalo che travolse l'U.E.N, che portò il governo a decidere la sua liquidazione in breve tempo, furono scoperte fra le altre cose speculazioni legate all'acquisto di fabbricati distrutti, appartenuti a chi non aveva le possibilità economiche per poterli rimettere in sesto. Nel frattempo e in attesa di queste riedificazioni i garfagnini furono alloggiati in baracche di legno, in totale ne furono costruite 669 per complessivi 1920 vani, per un importo complessivo di oltre sette milioni di lire, tale costo comprendeva anche la manutenzione per due anni e la dotazione di cucinette in muratura o di stufe-cucina. Dai privati poi ne furono allestite altre 121, mentre per uso adibito a edificio pubblico ne furono costruite 50, delle quali 34 dalle amministrazioni locali e 16 dai comitati di beneficenza. Alla fine della storia nonostante un decreto legge che fissava termini e provvedimenti in favore dei danneggiati, la maggior parte della gente rimase per molto tempo in attesa dei contributi da parte dello stato, solo chi aveva disponibilità economica (pochi)potè affrontare in proprio (in attesa dei soldi del governo) la ricostruzione delle proprie case. La situazione cominciò a tornare alla normalità tre
Baracche terremotati a Fosciandora
anni dopo il tremendo sisma del 7 settembre, grazie sopratutto a due ennesimi decreti legge con cui venivano affrontati con risolutezza i problemi dei terremotati garfagnini, fra i più significativi e importanti fu l'introduzione della legge n° 2089 del 23 ottobre 1924 che finalmente introduceva nuove norme e regole per le costruzioni nelle aree classificate sismiche.

Per arrivare a questa legge ci vollero distruttivi terremoti in tutta Italia, che colpirono più volte nei secoli passati anche la nostra valle . Guardiamo allora un elenco dei maggiori "terremoti garfagnini":

  • 7 maggio 1481 Lunigiana e Garfagnana VIII, magnitudo 5,4. La scossa danneggiò particolarmente l'alta Lunigiana provocando numerosi morti.La scossa fu sentita anche a Lucca
  • 6 marzo 1740 VIII, magnitudo 5,7 Garfagnana. Il terremoto colpì sopratutto la Garfagnana, ma l'area dei danni si estese anche alla Versilia e all'Appennino modenese. Fra i centri più colpiti Barga e i suoi dintorni, ci furono tre morti, crollarono diverse case e molte furono danneggiate
  • 23 luglio 1746 VII, magnitudo 5,3. Le località maggiormente colpite furono Barga e Castelnuovo Garfagnana. La sequenza dei
    L'ingresso al duomo di Barga
    puntellato
    (foto bargainfoto.altervista.org)
    terremoti cominciò il 9 luglio e durò fino a ottobre. La popolazione per mesi si trasferì in campagna e costruì baracche
  • 21 gennaio 1767 Fivizzano VII,magnitudo 5,4. I danni più gravi le subì Fivizzano, dove ci furono gravi lesioni alle abitazioni e il crollo di molti comignoli, oltre ai danni alle chiese e agli edifici pubblici. Era tempo di carnevale i festeggiamenti vennero sospesi per far posto a riti devozionali
  • 11 aprile 1837 Alpi Apuane IX-X, magnitudo 5,6. Il terremoto colpi il versante nord orientale delle Alpi Apuane, al confine fra Garfagnana e Lunigiana. La scossa causò gravi danni nei territori di Fivizzano e Minucciano, dove si contarono pure delle vittime. Fra i paesi più danneggiati Ugliancaldo dove crollarono quasi tutti gli edifici e dove si contarono cinque morti e diciotto feriti.
Sandro Pertini, l'amato presidente della Repubblica, dopo il sisma che colpì l'Irpinia nel 1980 ebbe a dire: "Qui non c'entra la politica, qui c'entra la solidarietà umana, tutte le italiane e gli italiani devono mobilitarsi per andare in aiuto di questi fratelli colpiti da questa nuova sciagura. Perchè credetemi, il modo migliore per ricordare i morti è quello di pensare ai vivi" 




Bibliografia
  • Il terremoto della Garfagnana del sette settembre 1920 a cura della Protezione Civile