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mercoledì 2 ottobre 2019

Quale fu la sorte dei Liguri Apuani dopo la deportazione nel Sannio? Una fine che nessuno avrebbe mai immaginato...

Sinceramente non ne capisco molto...anzi nulla..: genetica, D.N.A,
Guerriero di Casaselvatica
 (Berceto,Parma)
cromosomi e "diavolerie" varie... ma facendo due "calcoli" per approssimazione(molta), e conoscendo un po' di storia posso affermare che nelle nostre vene del tanto sbandierato sangue apuano ce n'è ben poco. Ci sentiamo orgogliosi discendenti del fiero popolo dei liguri apuani, 
i primi veri abitanti della Garfagnana che qui si insediarono già dall'età del ferro e che più volte respinsero gli attacchi della potente Roma, ed è giusto così per l'amor di Dio, ma io credo, a mio modesto avviso, che nelle maggior parte di noi, nelle nostre vene scorra anche e sopratutto il sangue di quei coloni romani che presero possesso di queste terre dopo la deportazione degli Apuani stessi. Perchè se dovessimo cercare il D.N.A di un apuano, forse non lo troveremo solo in Garfagnana e in Lunigiana, ma sicuramente nella provincia di Benevento e Avellino precisamente seguendo il Regio Tratturo Pescaseroli-Candela che attraversa i territori di Morcone del Sannio, Circello e Reino. Non è una favola, ma una cruda realtà intrisa di sangue... e in effetti qualcuno poi quel sangue l'ha cercato veramente... È di questi ultimi anni la pubblicazione di uno studio genetico su alcune popolazioni italiane: "Linguistic, geographic and genetic isolation: a collaborative study of italian populations"  che afferma che sono state fatte analisi genetiche che paragonano la popolazione attuale di Vagli (zona di stanziamenti apuani)agli abitanti di Circello nel beneventano,
La campagna di Circello
 (Benevento)
(luogo di arrivo dopo la deportazione). Ebbene si, analizzando il DNA Y e mitocondriale delle linee maschili e femminili si è visto che i risultati sono in accordo con una storia genetica delle due comunità , secondo il modello LLM (Ligures Legacy Model). La conclusione dello studio è che non si può affatto escludere che gli abitanti di Circello siano in effetti (almeno in parte) discendenti degli apuani. 

Insomma, tutta questa intrigante teoria per continuare a raccontare quello che capitò agli antichi garfagnini dopo la deportazione nel Sannio. Già scrissi tempo fa un interessante articolo sui tristi fatti che portarono all'esilio di questo indomito popolo (per chi lo volesse leggere clicchi qui: http://paolomarzi.blogspot.com/la-tragica-deportazione-di-un-popolo.html)... ma dopo che successe? Come se la passarono questi guerrieri? Cosa capitò a questa gente? Fecero la pietosa fine degli Indiani d'America? O la sorte fu più benevola nella lontana Campania? Analizziamo quello che fu secondo alcuni esimi studiosi.
"I Liguri prima che i consoli arrivassero non si aspettavano affatto
di dover riaprire le ostilità e, colti di sorpresa, si arresero in circa dodicimila. Cornelio e Bebio, dopo aver sentito l’orientamento del senato tramite lettere, decisero di farli scendere dalle montagne nella pianura, molto lontani dalle loro sedi, per intercludere loro qualsiasi prospettiva di ritorno...I romani possedevano una porzione di agro pubblico in territorio sannita, che era appartenuto ai Taurasini. Era lì che volevano trasferire i Liguri Apuani e a questo scopo bandirono un editto che li obbligava a scendere dai monti con le mogli e i figli portando con sé ogni loro bene. I Liguri più e più volte scongiurarono Bebio e Cornelio per mezzo di loro legati di non essere costretti a lasciare i loro penati, la patria in cui erano nati, i sepolcri degli antenati e si impegnavano a consegnare armi e ostaggi. Non ottennero nulla e, d’altra parte, non avevano le risorse per riaprire il conflitto e così finirono per obbedire all’editto". Così lo storico romano Tito Livio racconta il momento della resa totale dei Liguri Apuani. Era l'inizio della primavera del 180 a.C, l'inizio della fine dei Liguri Apuani. La deportazione assunse dimensioni bibliche e quello che infatti salta subito
all'occhio sono i numeri. Per alcuni storici prudenti la cifra di quarantamila deportati riportata da Tito Livio sarebbe comprensiva di donne e bambini che a quanto pare corrisponderebbe alla cifra di dodicimila guerrieri arresisi. Altri però parlano di numeri ben più impressionanti come lo storico Jhon Briscoe che nel passo in cui Tito Livio scrive "...cum feminis puerisque..." dice che non si può intendere con donne e bambini, ma bensì "insieme alle loro donne e bambini", ecco che allora i numeri si moltiplicherebbero raggiungendo la spaventosa cifra di centoventimila unità. 
Ma non finì qui, l'ultima stoccata ad ogni resistenza apuana fu data poi nello stesso anno da il console romano Fulvio Flacco, da Pisa marciò con due legioni dai Liguri Apuani che abitavano nella zona del fiume Magra, dove costrinse alle resa altri settemila uomini. 
L'impresa più grande dei proconsoli romani Cornelio e Bebio però doveva ancora cominciare, c'era da trasferire questa moltitudine di persone attraverso buona parte d'Italia, un' impresa epica a cui era impossibile sottrarsi, era evidente che senza sorveglianza militare la mesta colonna degli Apuani si sarebbe assottigliata, per non dire proprio dissolta, senza considerare poi il fatto della possibilità di mettere in pericolo i territori attraversati. Per gli Apuani catturati presso il fiume Magra la loro sorte fu diversa, la loro deportazione fu effettuata via mare, furono fatti salire su navi
romane e sbarcati a Napoli. A dare la misura dell'impressionante sforzo logistico di tale esodo basta fare un raffronto con quello che fu poi la colonizzazione romana nelle terre di Garfagnana, Lunigiana e dintorni, a spostarsi infatti furono (secondo lo studioso Cornell) 71.300 maschi adulti nell'arco di settant'anni (fondatori di diciannove colonie), al massimo in una volta sola si trasferirono seimila famiglie...
Intanto nel lontano Sannio si stava preparando tutto per accogliere i nuovi abitanti, il senato inviò in quei luoghi una delegazione che presiedesse alle assegnazioni delle terre, in più fu stanziata una somma pari centocinquantamila denari perchè nelle nuove sedi gli Apuani potessero procurarsi tutto il necessario per vivere. Su questa presunta benevolenza romana si sono sviluppate interessanti tesi che clamorosamente dicono che non fu deportazione, ma bensì un semplice trasferimento frutto di una trattativa diplomatica fra romani e Apuani. La teoria è avanzata dal professor Alberto Barzanò, ricercatore di storia romana nonchè docente dell'Università cattolica del Sacro Cuore, che asserisce che le parole di Tito Livio (quelle qui sopra riportate) non sono altro che da considerarsi una manipolazione letteraria del tempo, per meglio capirsi tutto fu scritto per rendere esclusivamente gloria ai due proconsoli Bebio e Cornelio, poichè ci sono alcuni fatti che non
Mappa stanziamento
 apuano nel Sannio
coincidono con quello che era la realtà romana del tempo, infatti la distribuzione delle terre agli Apuani fu gestita nello stesso modo che era riservato ai cittadini di Roma, ma non solo, la ragguardevole cifra di denari stanziata dal Senato per avviarsi a una nuova vita 
-sarebbero concessioni strabilianti- così afferma l'illustre professore, che continua dicendo che- è probabile che i trasferiti (n.d.r: non i deportati)non fossero poi così scontenti della loro sorte- ed effettivamente due erano le ragioni che allettavano particolarmente gli antichi "garfagnini" e cioè la possibilità di arruolarsi nelle file dell'esercito romano, d'altronde loro erano guerrieri abituati a vivere combattendo, per di più la paga sarebbe stata anche superiore a quello di un soldato romano, a sostegno di questa teoria il IV libro di Polibio (storico greco)dice che -mentre agli alleati la razione di grano era concessa, gratuitamente, ai romani il questore ne scalava il prezzo dalla paga- questa distinzione esisteva perchè la scelta di fare parte dell'esercito di Roma (per quelli che non erano cittadini dell'Urbe) era una scelta volontaria e quindi considerata come professione, pertanto retribuita maggiormente. L'altro motivo consolatorio di questa
deportazione-trasferimento fu la concessione di terre migliori, adatte a raccolti agricoli di tutto rispetto.
In conclusione quella che per i nostri Liguri Apuani sembrò una mezza vittoria o per meglio dire un appagamento, la storia con i secoli dirà che fu un ennesimo trionfo romano, diplomatico, strategico e sopratutto finanziario. Non so quindi dirvi se fu realmente trasferimento o deportazione (com'è dibattuto fra storici di tutto rispetto), quello che posso analizzare sono i fatti. I romani nel 180 a.C fecero arrendere gli Apuani con "nullo bello gesto", ovverosia senza aver condotto nessuna battaglia, inoltre gli illusi Apuani finirono nel tempo per diventare veri e propri cittadini dell'impero, per sempre cessò la loro vita di guerrieri liberi dal momento che erano entrati a far parte di uno Stato vero e proprio con obblighi militari e sopratutto obblighi fiscali (le tasse romane erano salatissime!). La vittoria romana fu di conseguenza doppia, essi non si comportarono come gli sciocchi americani che rilegarono gli indiani nelle riserve
lasciandoli a sopravvivere o a vivere di stenti, tutt'altro, da una parte le terre liberate dal nemico (Garfagnana e Lunigiana) furono occupate da nuovi coloni pronti di conseguenza a pagare nuove tasse, dall'altra il nemico fu trasformato in "amico" rendendolo cittadino a tutti gli effetti e se da una parte aveva dei sacrosanti diritti, dall'altra come gli altri cittadini sarebbe stato pronto anch'esso a combattere per la gloria di Roma, ma sopratutto pronto a pagare ennesimi e salati tributi...



Bibliografia:

  • "Ab urbe condita" Tito livio
  • Marginalità ed integrazione dei liguri apuani: una deportazione umanitaria?" Jhon Thornton 1992
  • "Linguistic, geographic and genetic isolation: a collaborative study of italian populations"

mercoledì 20 settembre 2017

Gli "Enemy Aliens" garfagnini. L'internamento degli italiani in America nella II guerra mondiale

Queste sono le dolorose vicende accadute durante la II guerra
l'ingresso nel campo di concentramento
di detenuti italiani
mondiale a due famiglie originarie della Valle del Serchio, che in questo articolo hanno scelto di rimanere anonime. Sono due famiglie che oggi (e come al tempo dei fatti) vivono serenamente e agiatamente negli Stati Uniti d'America, una proveniente da Barga e da tre generazioni residente in California, mentre l'altra è di Vergemoli ed è nello stato dell'Oregon da circa novant'anni. Hanno una cosa in comune, oltre alla solita origine, hanno da raccontarci la storia dei loro avi, partiti da emigranti dalla Garfagnana nei primi anni del 1900, pieni di buone speranze di essere accolti nella Terra Promessa d'America come lavoratori e cittadini onesti...e così fu, fino al momento in cui non furono dichiarati "Enemy Aliens", ossia, stranieri nemici.

Chi erano coloro che gli stessi americani identificarono come Enemy Aliens? Tutto cominciò quel maledetto 10 giugno 1940 con la dichiarazione di guerra, quando Mussolini dal balcone di Palazzo Venezia palesò la volontà di mettere a ferro e fuoco Gran Bretagna e Francia e si concretizzò definitivamente nei fatti l'11 dicembre 1941, quando anche gli Stati Uniti d'America diventarono ufficialmente nostri nemici. A quel punto seicentomila civili italiani e italo -americani regolari che si trovavano sul territorio statunitense furono trattati da ostili e per questo sottoposti a coprifuoco, ai controlli della polizia, al sequestro dei beni e alla
I giornali dell'epoca italiani parlavano già
degli arresti degli italiani negli U.S.A
deportazione in campi di concentramento americani, tutto questo senza aver commesso nessun tipo di reato. Avvenimenti poco conosciuti questi, che anche gli stessi italiani che furono sottoposti a queste restrizioni cercarono presto di dimenticare, sono stati oltre settant'anni di silenzio e giusto negli ultimi lustri comincia a riaffiorare qualche storia che i nipoti e i figli di questi poveri deportati hanno raccolto dai loro nonni, zii o padri, episodi che raccontavano malvolentieri, narrazioni quasi estorte dalle loro bocche, l'amarezza e il pudore affioravano dalle loro parole per un Paese che mai a loro ha chiesto scusa. Ecco allora le testimonianze da me raccolte, grazie all'aiuto fondamentale dell'amico giornalista freelance Francis Poli che mi ha messo in contatto con queste due famiglie sopracitate che mi hanno raccontato le vicende dei loro cari, relegati nel campo di concentramento di Fort Missoula nel Montana. Anche i parenti (come detto) per rispetto alla volontà che fu espressa dai loro antenati hanno preferito rimanere anonimi.

"Il primo a partire- racconta Al (diminutivo di Alfredo)- fu mio padre da Vergemoli. A Vergemoli lavorava nei campi, era il secondo
Il campo di concentramento di Fort Missoula
di nove fratelli e da mangiare per tutti non ce n'era. Prese così la decisione insieme ad uno zio di partire per l'America. Raggiunse così le coste del New England dove lavorò come facchino nei vari porti della zona, poi si presentò l'opportunità di trasferirsi in Oregon a lavorare come taglialegna, qui la paga era buona, così mio padre richiamò anche mia madre dal'Italia. Si stabilirono definitivamente a Medford ed ebbero quattro figli (fra cui io). Purtroppo mio padre morì presto e mia madre rimase sola con i bambini da crescere. Il mondo ci cadde addosso un giorno di novembre del 1942, quando ricevemmo a casa due comunicazioni ufficiali del governo. La prima ci informava che durante l'operazione Torch (n.d.r: l'invasione del Marocco da parte delle truppe americane) mio fratello era deceduto sotto il fuoco avversario durante lo sbarco, mentre l'altra lo stesso governo che aveva portato via un figlio a mia madre per difendere la bandiera a stelle e strisce ci dava notizia che proprio la mia mamma era stata classificata come "enemy alien"...una straniera nemica. Quanto prima doveva prepararsi per essere arrestata ed internata. La polizia e l'F.B.I sarebbero venuti a prenderla"

La cronaca di quel periodo ci racconta che la polizia nel giro di poco tempo chiuse scuole, giornali, circoli italiani, pizzerie, rosticcerie, tutti luoghi sospettati di essere centri di
I giornali americani cosi
dicevano "Gli Italiani
hanno colpito.
Mussolini è in azione qui"
propaganda fascista o addirittura cellule fasciste di reclutamento.

"Mia madre -continua Al- non si riprese più, dopo la liberazione la nostalgia per la Garfagnana fu ancora maggiore, pregava giorno e notte che la riportassimo a vivere all'ombra della Pania, non fu mai possibile se non in qualche breve vacanza, ed è il mio più grande dispiacere"
Per capire bene a che livello fosse in America la psicosi anti-italiana è emblematico il fatto successo a Francesco Di Maggio che abitava a San Francisco, era il padre del più famoso giocatore di baseball di tutti i tempi Joe Di Maggio (futuro marito di Marilyn Monroe), mentre lui era negli stadi a infiammare le folle il suo papà era a casa agli arresti domiciliari per il suo cognome italiano...e lui era fra i più fortunati. Niente in confronto a quello che successe a Mario, partito da Barga in giovanissima età, ben presto dimenticò il paese natio, si trovava bene in California, il clima, la gente, la fidanzata appena trovata e un buon lavoro. Tutto bello fino al giorno in cui tornò a casa dopo aver svolto alcune faccende domestiche e lì trovò la polizia ad attenderlo: "Gli chiesero di seguirlo - racconta il nipote- lui gli rispose perchè, la risposta degli agenti fu lapidaria: sei italiano. A mio nonno gli fu poi sequestrato anche il suo peschereccio, strumento principale del suo lavoro. Lavorava infatti come pescatore e forniva pesce alle industrie del settore. Le autorità portuali dichiararono che il suo peschereccio "italiano", così come tutti quelli "italiani"  presenti sulle coste californiane potevano essere usati per introdurre nel Paese armi o spie".
A causa di tutto questo l'industria della pesca californiana subì un tracollo vertiginoso, gli italiani pescavano il 90% del pesce locale.
Sempre il nipote di Mario ci narra che la stessa sorte di suo nonno la subirono anche i vicini di casa del quartiere italiano: 
"Rimanevo sempre a bocca aperta ed incredulo quando mi diceva che un suo amico paralizzato fu portato via su una sedia a rotelle,
Particolare di Fort Missoula
perdipiù era residente legalmente negli U.S.A da oltre cinquant'anni".

Come detto i più fortunati che per qualche motivo agli occhi dell'F.B.I apparivano meno "pericolosi" se la cavavano con forti costrizioni alla libertà personale, come il divieto di allontanarsi oltre i dieci chilometri da casa e con l'obbligo di firma alla stazione di polizia più vicina, per gli altri la destinazione era il campo di concentramento. Ma com'era la vita in questi campi di prigionia?
" Mio nonno Mario fu rinchiuso a Fort Missoula, e diceva che malgrado l'inquietante presenza del filo spinato e delle torri di guardia sorvegliate da soldati armati non si stava poi tanto male, il mangiare non mancava mai e fu ancor meglio quando arrivò nel campo l'equipaggio di una nave da crociera, si arrivò a mangiare perfino bene, tant'è che anche le guardie stanche del rancio
Internati Italiani
venivano a cenare nelle cucine del campo"
. Insomma niente a che vedere con i lager tedeschi o i gulag russi, capiamoci bene, ma benchè questo, la libertà che è il bene più importante era pur sempre negata.

La caccia all'italiano durò fino alla caduta del regime fascista (25 luglio 1943) e cessò definitivamente con l'armistizio di Cassibile (8 settembre '43), ma già quando il presidente americano Roosevelt alla fine del 1942 era in odor di nuove elezioni presidenziali, desideroso di accaparrarsi il sostegno degli italo americani, allentò fortemente le restrizioni per i nostri connazionali sospendendo di fatto ogni imprigionamento.
Gli internati fecero così mestamente ritorno alle loro vite e alla propria casa:
"Molti - afferma ancora Al- dei nostri amici e conoscenti dopo questa brutta esperienza fecero ritorno in Italia e anche in Garfagnana.Un amica della mamma (nata nel paese di San Romano) e tutta la sua famiglia, compresi i tre figli nati negli Stati Uniti furono tutti arrestati ed imprigionati, ottenuta la libertà lavorò giorno e notte per racimolare soldi per tornare con la sua famiglia in Garfagnana. Il suo terrore era che prima o poi sarebbero tornati per catturarli nuovamente. Quando la signora salutò mia mamma per fare ritorno nella Valle del Serchio si congedò con queste parole: -Meglio poveri, ma liberi a casa propria-"
Oggi parlamentari americani di origine italiana lottano perchè vengano perlomeno riconosciute agli emigranti italiani delle scuse ufficiali che mai ci sono state, un bel documentario intitolato "Bella Vista" (n.d.r: l'ironico nome che i prigionieri avevano dato a Fort Missoula)e un libro della studiosa Carol Van Valkenburg
Mappa dei campi di detenzione americani
("Alien Place") hanno riportato a galla l'attenzione dell'opinione pubblica. Medesima sorte (anzi molto peggiore) toccò ai giapponesi in terra americana, il presidente Clinton però, anni orsono riconobbe la colpa e oltre che chiedere fortemente perdono il governo statunitense pagò un rimborso di oltre ventimila dollari a ogni nippo- americano internato. Agli oltre seicentomila italiani fino ad oggi l'unico tributo è stato il silenzio... e niente più. 



Fonte:

  • Un ringraziamento particolare a Francis Poli giornalista freelance americano ma di chiare origini lucchesi, per avermi segnalato e messo in contatto con le famiglie sopracitate. L'articolo rivisto e integrato verrà pubblicato negli Stati Uniti sul periodico "Voce Italiana", giornale per italo americani di Washington D.C

mercoledì 31 maggio 2017

La tragica deportazione di un popolo: gli Apuani

La deportazione degli Apuani
 dal porto di Luni
La parola deportazione è senza dubbio un brutto vocabolo, proprio perchè ci riporta istantaneamente alla memoria la seconda guerra mondiale e nello specifico lo sradicamento degli ebrei dalle proprie case per esser mandati nei campi di sterminio di tutta Europa. Ma le deportazioni sono sempre esiste, è che nella nostra memoria storica questa è la più recente e quella che forse ci ha colpito di più, ma sicuramente non ci possiamo dimenticare la deportazione degli Israeliti da parte degli Assiri o quella degli africani verso le colonie europee o americane, oppure quella degli indiani d'America nelle riserve e fra le più recenti ed efferate rimane quella che fra il 1915 e il 1916 vide la deportazione di un milione e duecentomila armeni da parte dell'impero Ottomano. Fra tutte queste deportazioni che (come detto) hanno fatto da corollario alla storia dell'uomo rimane una che colpì anche la Garfagnana e la Lunigiana, per bene intendersi non fu una deportazione di piccole dimensioni ma riguardò un intero popolo composto da ben cinquantamila persone circa. Questi eventi saranno meglio noti come la "deportazione apuana". Come abbiamo già visto in altri miei articoli i Liguri Apuani erano un etnia che abitava le nostre terre diversi secoli prima della nascita di Cristo, la loro vita si svolse tranquillamente sulle Apuane (e non solo) dedicandosi alla pastorizia e alla caccia, fino al momento in cui il loro destino non incappò con la dirompente espansione di Roma. Siamo intorno al III secolo a.C e qui incomincia la dura guerra contro i potenti romani che definirono gli Apuani: "durum in armis genus"(abili nell'uso delle armi), tali avvenimenti bellici sono ben raccontati dallo storico Tito Livio (Padova 59 a.C- Padova 17 d.C) in una sorta di "de bello Apuano" ("sulla guerra apuana"), sarà una lotta che si protrarrà per tredici lunghi anni (per questa guerra leggi:http://paolomarzi.blogspot.it/-de-bello-apuano--di.html). Roma di certo non poteva fermare la sua espansione verso nord a causa di un piccolo popolo e così dopo svariate battaglie senza mai giungere alla definitiva sconfitta degli Apuani, giunse alla più drastica delle decisioni... Correva l'inizio primavera dell'anno 180 a.C
Guerra fra Apuani e Romani
quando i proconsoli Publio Cornelio Cetego e Marco Bebio Tanfilo decisero un'azione a sorpresa nel territorio apuano, in men che non si dica dodicimila apuani furono costretti alla resa. Il successo dell'impresa romana fu dovuto furbescamente grazie ad un fatto: infatti proprio quello era il periodo stagionale in cui i nostri antenati si dedicavano ancora ai pascoli invernali che si svolgevano in posizioni meno elevate e di conseguenza meno difendibili, per di più (di solito) le battaglie si sarebbero svolte nel periodo estivo. Una volta assicurato il successo della battaglia i proconsoli con una lettera avvisarono il Senato della vittoria ottenuta e ancora nella missiva si diceva di attendere istruzioni per stabilire il destino dei prigionieri. Il messaggero tornò dopo pochi giorni con la terribile ed impietosa risposta...Agli Apuani fu dato immediato ordine di scendere dalle montagne ma in zone ben lontane dai loro villaggi poichè non vi fosse speranza di ritorno: altrimenti si riteneva senza se e senza ma che la guerra ligure non avrebbe mai avuto fine. Una volta arrivati in pianura ai capi tribù apuani fu comunicata la decisione nei loro confronti: per loro era stata deliberata la deportazione. Roma possedeva un agro pubblico (n.d.r:terre conquistate ai nemici appartenenti allo Stato) nel territorio dei Sanniti (quel territorio che oggi possiamo inquadrare nella provincia campana di Benevento) appartenuto prima ai Taurasini e proprio qui in queste terre sarebbero stati deportati gli antichi garfagnini.In pochi giorni si sarebbero dovuti preparare per il lungo esodo, venne detto loro di far scendere dalle montagne anche donne e bambini e di portare con se i loro beni. La disperazione di questo popolo si manifestò nei loro ambasciatori che tentarono un

ultimo e disperato tentativo di convinzione nei confronti dei due
proconsoli, in cambio della permanenza nella terra terra dei loro padri offrirono la consegna totale delle armi e di eventuali ostaggi, ma l'angoscia di questa gente - racconta ancora Tito Livio- toccò il suo apice quando una tribù situata ai piedi delle Apuane scelse la via del suicidio collettivo per non abbandonare la terra e i sepolcri degli avi, anche questo evento non sortì alcuna pietà e non avendo le forze per ribellarsi gli Apuani dovettero
Il Sannio il territorio
dove furono deportati gli Apuani
ineluttabilmente obbedire. Così quarantamila uomini liberi, con le loro donne e i loro bambini furono trasferiti a spese dello Stato nel Sannio, inoltre perchè poi nelle nuove terre si potessero procurare tutto il necessario per vivere furono assegnate a loro centocinquantamila libbre di argento. Cornelio e Bebio in persona si occuparono dell'esodo apuano percorrendo la dorsale appenninica fino al raggiungimento del Sannio, ad attenderli lì c'erano cinque membri di un collegio con il compito di assegnare le nuove terre, ad operazione compiuta l'esercito romano tornò a Roma per celebrare il trionfo, furono i primi a trionfare-racconta ancora Tito Livio- senza aver condotto nessuna guerra:"
nullo bello gesto". Ma la tremenda diaspora non finì qui. Nel corso del medesimo anno il console Quinto Fulvio Flacco marciò da Pisa con due legioni contro gli Apuani che abitavano nella zona del fiume Magra, anche qui senza quasi colpo ferire furono costretti alla resa altri settemila uomini, nemmeno il tempo di rendersi conto della sconfitta subita e i prigionieri furono imbarcati sulle navi nel porto di Luni e di li portati via mare fino a Napoli per poi continuare a piedi nel Sannio dove raggiunsero i loro sventurati compatrioti, a questo punto si potè dichiarare conclusa una vera e propria pulizia etnica. Gli anni poi passarono e i rudi, caparbi e temerari Apuani furono sostituiti con fedeli coloni romani incentivati da sgravi fiscali ad occupare le nuove terre di Garfagnana. Così ecco nascere le nuove colonie garfagnine: vediamo allora il fido colono Cornelius Gallicanus fondare il paese omonimo (Gallicano), per non parlare del console Quinto Minucio Termo che si insediò nei territori dove sorge adesso il paese di Minucciano e ancora come non dire di Sillano, quando proprio li, il dittatore Lucio Cornelio Silla decise di far costruire alcune
Minucciano paese di fondazione romana
capanne per far riposare e ristorare i suoi uomini durante le abbondanti nevicate invernali. Ma però per Roma non fu tutta rose e fiori l'insediamento nei nuovi territori della nostra valle, difatti in alcune vallate isolate sopravvivevano ancora migliaia di irriducibili Apuani che si erano sottratti al loro amaro destino, agguati e imboscate erano ancora all'ordine del giorno e i nuovi abitanti non riuscivano a trovare pace. Nel 155 a.C venne mandato sulle nostre montagne il console Marco Claudio Marcello e il suo esercito per risolvere per sempre
"la questione apuana", questa volta non ci furono prigionieri e deportati ma solo morti. Così anche l'ultimo apuano fu estirpato dalla propria terra e Marco Claudio Marcello ottenne quel trionfo tanto agognato e sperato dai suoi predecessori nella gloriosa Urbe. E i nostri antenati come vivevano in terra di Campania? Si dice che vivranno per secoli in un isolamento etnico umiliante, divisi addirittura per nome in Ligures Baebiani e Ligure Corneliani, dal nome dei pro consoli che li sconfissero. Comunque sia, nonostante siano passati duemila anni ancora oggi nel Sannio c'è ancora traccia negli abitanti odierni di sangue garfagnino, spieghiamoci meglio. L'illustre genetista Silvio Garofalo da recenti studi fatti e da risultati usciti fuori da un convegno dal titolo "La storia scritta nel D.N.A umano. I geni dei Liguri deportati in Sannio" ha portato alla luce una clamorosa scoperta e così testualmente da una sua intervista ci dice: - La nostra ricerca ha messo in evidenza delle affinità sui geni del cromosoma Y tra gli
L'aspro territorio apuano
abitanti della Garfagnana e della Lunigiana di oggi e quelli che vivono attualmente a Circello e in altre zone della Campania. Gli individui liguri hanno un marcatore che non esiste nel sud Italia, ma che ha un picco nelle zone dove furono deportati gli Apuani- 


Benchè anche l'ultimo degli Apuani sia sparito dalla faccia della Terra nelle nostre vene (e come abbiamo visto non solo nelle nostre)scorre ancora il sangue di questi guerrieri ribelli, ancora qualcosa del loro carattere e del loro spirito è nella nostra anima.



Bibliografia:

  • "Ab urbe condita" Tito Livio "Storia di Roma dalla sua fondazione" 1a edizione originale tra il 27 a.C e il 14 a.C
  • "La Repubblica" articolo di Laura Guglielmi "Cromosoma Y, i geni "deportati" dei Liguri