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mercoledì 16 agosto 2017

I liberatori venuti dal Brasile. La F.E.B in Garfagnana 1944-1945

I meriti sono sempre i loro, non è che non ce l'abbiano, anzi, ma
l'America in fatto di guerra quando la vince si prende quasi tutti gli onori (senza condividerli), mentre quando la perde non la perde... non ha semplicemente vinto... è un po' il solito giochino dei nostri politici, che ad elezioni avvenute nessuno esce mai sconfitto. A parte ciò, tornando a parlare di guerra, possiamo dire che questo modo di fare  è tipicamente americano e questo ben si dovrebbe sapere anche in Garfagnana, poichè certi onori vanno condivisi e riconosciuti... Chi ha liberato fattivamente la Garfagnana dalle forze nazi-fasciste nella seconda guerra mondiale? In coro la maggioranza di voi mi risponderà gli americani (e in buonissima parte è vero), ma coloro che nei nostri martoriati paesi misero per primi il naso sotto il fuoco incessante degli MP40  tedeschi furono i brasiliani. Quindi diamo a Cesare quello che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio...Si, perchè furono loro, i brasiliani, a liberare e ad entrare per primi nei nostri borghi, furono loro che persero (circa)duemila uomini per liberare l'Italia dall'oppressione nemica, loro, che erano conosciuti semplicemente come F.E.B, ovverosia Força Expedicionária Brasileira (Forza di spedizione brasiliana). Perchè, come vedremo, Brasile non è solo calcio e samba. 
il presidente Vargas
Prima di analizzare come i brasiliani operarono in Garfagnana approfondiamo il perchè una nazione lontana migliaia e migliaia di chilometri arrivò a fare una campagna di guerra in Italia. Innanzitutto cominciamo con il dire che il Brasile fu l'unica nazione sudamericana a partecipare attivamente alla guerra, anche se nel 1939 (all'inizio del conflitto) il paese era ancora neutrale, coerente con la politica del suo presidente Vargas che furbescamente decise di non farsi nemica nessuna super potenza in modo di godere dei vantaggi offerti da queste. Questa scaltra manovra durò fino al 1942 quando gli Stati Uniti bussarono alla porta di un Brasile dal governo a dir poco vacillante, chiedendo (o meglio ordinando)l'uso dell'isola di Fernando de Noronhae e della costa nord orientale brasiliana per il rifornimento delle loro basi militari, inoltre dal gennaio del medesimo anno i sommergibili italo- tedeschi iniziarono una serie di siluramenti contro navi mercantili brasiliane, questo attacco contro le navi carioca mirava a isolare il Regno Unito impedendo così di ricevere forniture vitali dal continente sudamericano a sostegno della guerra. Questi attacchi avevano anche un'altro scopo, cioè quello di intimidire il governo brasiliano, in modo che si mantenesse neutrale, dall'altra parte agenti segreti infiltrati e fascisti brasiliani diffondevano la voce che gli affondamenti fossero opera degli stessi anglo americani interessati all'ingresso del Brasile in guerra. Insomma, la situazione non era delle più chiare ma tuttavia l'opinione pubblica non si fece abbindolare, le morte dei civili e i proclami provocatori di Hitler fecero chiedere a gran voce dal popolo lo stato di belligeranza contro i paesi dell'Asse. Detto, fatto ! Il 22 agosto 1942 il Brasile dichiarò guerra all'Italia fascista e alla Germania nazista.
Finalmente dopo due lunghi anni d'attesa da quel 22 agosto 1942
La FEB sta per sbarcare a Napoli
arrivò in Italia sbarcando a Napoli
(era il 2 luglio 1944) il primo scaglione della F.E.B sotto il comando generale di Joao Batista Mascarenhas Morais. L'ambientamento fu subito difficile, le prime settimane furono dedicate all'acclimatamento e all'addestramento, tutto naturalmente sotto la supervisione statunitense, la quale F.E.B. era subordinata. La Força Expedicionária Brasileira fu integrata così in seno al IV corpo d'armata americano sotto il comando del generale Crittemberger, corpo a sua volta assegnato alla mitica V armata comandata dal generale Clark. Quindi era tutto pronto per cominciare le difficili battaglie che attendevano i brasiliani, mancava ancora una cosa, un dettaglio se si vuole, che in qualche maniera contraddistinguesse la F.E.B dagli altri battaglioni integrati dagli Stati Uniti presenti da ogni parte del globo (giapponesi, africani, indiani...): il simbolo. Il simbolo fu infatti realizzato quando le truppe erano già in Italia e tale emblema raffigurava curiosamente un serpente che fuma la pipa, come risposta ironica a chi in Brasile
lo stemma della FEB
sosteneva che era più facile vedere un serpente fumare piuttosto che l'esercito brasiliano partecipare alla guerra in Europa. Curiosità nella curiosità il bozzetto del disegno fu approvato dal ministro della guerra Dutra, durante la visita alle proprie truppe fatta alla metà dell'ottobre '44 quando la F.E.B si trovava proprio in Garfagnana. Venne così iniziata una produzione artigianale presso le varie famiglie garfagnine che ospitavano i soldati, dove le donne si davano da fare a realizzare queste simpatiche figure che poi venivano cucite sulla manica sinistra della giacchetta militare in modo da diversificarsi dagli altri alleati che portavano il loro simbolo rigorosamente a destra. -A cobra està fumando!!!- divenne anche il grido di battaglia e anche stavolta il brasiliano seppe distinguersi, mentre gli altri usavano simboli di forza come teschi, coltelli, fucili, la F.E.B fu presto identificata come "i soldati del cobra che fuma". Fu tale il successo di questa effige che anche Walt Disney ne realizzò un ulteriore bozzetto, ma non venne mai usato dalle truppe. 

La Força Expedicionária Brasileira entrò così in combattimento in Garfagnana e nella Valle del Serchio nel settembre 1944 forte di 25.334 soldati(un secondo contingente si aggregherà nel febbraio 1945), le difficoltà però furono subito evidenti. La carenza di equipaggiamento e del vestiario soprattutto fu la prima cosa che si rese necessaria da cambiare. La divisa d'ordinanza non era sicuramente adatta ai rigidi inverni garfagnini, molti brasiliani poi nei mesi a seguire incontreranno nel loro cammino anche la neve, cosa che loro non avevano mai visto. A fargli la vita difficile ci si mise anche la caratteristica spocchia degli americani stessi, ne è testimone questo singolare episodio che è stato raccolto proprio da dichiarazioni brasiliane e racconta che in una radura in Garfagnana le truppe americane dividevano il campo con le truppe brasiliane. Gli alloggi brasiliani si trovavano a circa duecento metri da quelli americani ma c'era la totale libertà di andare e venire da un campo all'altro, ad un certo punto i brasiliani si
Brasiliani della FEB
(forcaexpedicionariabrasileira1944.
wordpress.com )
accorgono che dalla dispensa sta scomparendo del cibo e anche munizioni, i responsabili di cucina avvertono subito il comandante che gli americani sono stati scoperti a rubare. Il comandante brasiliano così va a parlare con il collega americano che una volta ascoltata la storia e si mette sonoramente a ridere:- Questa è una guerra, non un college, se non sapete proteggere il vostro materiale è un problema che riguarda solo voi...- 
.
Nonostante il piacevole episodio i brasiliani si comportarono sempre in maniera ineccepibile, infatti nell'agosto 1944 erano già entrati in linea di combattimento nella zona di Vecchiano (Pisa) e dopo aver liberato Massarosa e Camaiore e aver tenuto un buon comportamento nell'inseguimento dei nazisti in ritirata, i soldati furono spostati nella Valle del Serchio, dove trovarono subito una forte resistenza in Val Pedogna alle porte di Pescaglia. Il 28 settembre i brasiliani ebbero la meglio ed entrarono in paese, li si unirono alla 92° Divisione Buffalo e insieme il 30 settembre entrarono in Borgo a Mozzano, qui stabilirono il proprio comando. In quei giorni non mancò nemmeno la collaborazione con i partigiani locali e difatti tra il 26 e il
La FEB passata in rassegna a
 Borgo a Mozzano sullo sfondo
il Ponte del Diavolo)
27 settembre il gruppo partigiano "Valanga" prese il controllo del Monte Croce e del Matanna. Sull'altro versante il 1° ottobre gli americani riuscirono ad entrare a Bagni di Lucca, mentre i tedeschi in fuga continuavano la loro opera di distruzione delle varie infrastrutture. Nella solita settimana la F.E.B avanzò di ben 20 chilometri, liberando il 6 ottobre Fornaci e occupando di fatto anche la S.M.I. Il giorno dopo alle 12:15 una pattuglia brasiliana si spinse fino a Barga oramai abbandonata, ma tornò indietro, due giorni dopo alle 10:30 gli alleati con i volti dei brasiliani liberarono e occuparono Barga, a seguire uguale sorte toccò a Gallicano, Sommocolonia, Ghivizzano e Pian di Coreglia. Lo scoglio più duro doveva però ancora venire poichè il fronte si attestò (come ben si sa) sulla Linea Gotica, qui i brasiliani nel tentativo di sfondare per raggiungere Castelnuovo Garfagnana persero molti uomini. Il generale carioca Zenobio cercò di consolidare le posizioni e mandava di tanto in tanto pattuglie in avanscoperta per studiare le operazioni nemiche, così la mattina del 30 ottobre malgrado la forte pioggia si decise l'attacco su 
Soldati brasiliani in posa in
 Piazza Garibaldi
a Borgo a Mozzano
Castelnuovo. I contrattacchi tedeschi furono impetuosi e costrinsero i brasiliani a ritirarsi, questo fu l'unico loro fallimento nella campagna di guerra nella nostra valle. Nonostante la ritirata furono catturati 208 militari e 290 soldati della F.E.B persero la vita. Questa fu così la loro ultima operazione militare in terra di Garfagnana. Il destino della F.E.B prosegui con successo sull'appennino bolognese e modenese, nella provincia di Parma, Reggio Emilia e in parte del nord Italia. 
In questa campagna il Brasile catturò più di ventimila soldati
Brasiliani liberatori
nemici (14.779 solo a Fornovo in provincia di Parma), fece suoi ottanta cannoni, millecinquecento autovetture e quattromila cavalli, ma quello che pesò di più furono gli oltre duemila morti nelle proprie file che in parte furono sepolti a Pistoia. Nel 1960 furono poi 
trasferiti in Brasile nel monumento che fu eretto nell'Aterro do Flamengo a Rio de Janeiro .Cinque anni
dopo sempre a Pistoia nello stesso luogo dove si trovava il cimitero si inizio a costruire il Monumento Votivo al Militare Brasiliano, durante i lavori venne ritrovato un corpo mai identificato, si decise così di lasciarlo nel sacrario stesso come milite ignoto.
Nonostante le indubbie avversità la F.E.B tenne sempre un comportamento irreprensibile distinguendosi per coraggio ed energia in tutte le operazioni in cui venne impiegata. Onore alla F.E.B !!!






Bibliografia

  • Si ringrazia sentitamente il portale web portalfeb.com e il signor Caetano Silva per le preziose notizie fornite
  • Notizie tratte anche da: brasilescola.uol.com.br/historiag/forca-expedicionaria-brasileira-feb.htm
  • Questo articolo naturalmente non ha la pretesa di completare tutto l'argomento. Per una maggiore completezza consiglio il libro "Il Brasile in guerra: la Força expedicionária brasileira in Italia" dell'amico Andrea Giannasi 

giovedì 23 aprile 2015

Il tedesco e la bambina. Storia di guerra, amicizia e liberazione

Gallicano bombardata con veduta
su Piazza Vittorio Emanuele
(foto tratta da "Gallicano in Garfagnana"
 di Daniele Saisi)
Questa è una di quelle storie che ci fa capire che chi di solito è dipinto come cattivo non lo deve essere per forza e comunque. Gli avvenimenti che andrò a raccontare rientrano proprio nell'ottica per ricordare i 70 anni della liberazione d'Italia dal nazifascismo (25 aprile 1945) e ancor di più per cercare di far capire il dramma personale di quei soldati che sotto ogni bandiera e nazione la guerra l'hanno vissuta sulla propria pelle quotidianamente, pensando ogni giorno a quei figli e a quelle mogli lasciate a casa sperando un dì di ritornarvi. I fatti si svolgono a Gallicano nell'estate del 1944 in piena seconda guerra mondiale in via Serchio, una delle vie principali del paese. Al numero 18 di questa strada abita una bambina a dir poco esuberante e vivace, questa bambina si chiama Albertina e quando esce di casa per giocare la mamma fra le tante e doverose raccomandazioni gli dice di non andare nell'aia dietro casa,di non parlare con i soldati e di non dargli affatto confidenza. Si, perchè nella capanna nell'aia dietro casa ci sono le salmerie dell'esercito tedesco, i muli adibiti al trasporto di viveri e armi e alcuni camion adoperati per il movimento delle truppe. Qui i soldati tedeschi della Wehrmacht appartenenti al reggimento alpino denominato Mittenwald presidiano il posto 24 su 24 e dormono al piano inferiore della casa di Albertina, immaginiamo quindi la paura che regna in quella casa di notte,la famiglia della bambina al piano di sopra e gli alpini tedeschi al piano di sotto accampati dentro a dei sacchi a pelo. Comunque sia le giornate scorrono abbastanza tranquille e Albertina per disobbedire è l'asso di briscola, ma cosa si vuole pretendere da una bambina di 8 anni? Sappiamo come sono fatti i bimbi,fatto sta che la piccola quel giorno in mezzo all'aia vede fra gli altri un soldato tedesco seduto su un ciocco di legno intento a pulire il suo Mauser Karabiner 98K (n.d.r:fucile da guerra della Germania nazista) e siccome la bambina come gli è stato detto sa che il tedesco è il nemico e vuole anche lei a suo modo combatterlo, così si mette dalla parte opposta dell'aia stessa dove in un angolo ci sono dei sassi, detto fatto la piccola raccoglie questi sassi e comincia a scagliarli verso il
Albertina è la prima
 a destra (la più bassa)
con delle amiche,a destra
si vede uno scorcio dell'aia
soldato, prima lo colpisce a una gamba e il tedesco alza la testa dicendogli seccamente:

-Genug haben !- (n.d.r: "Finiscila, ne ho abbastanza!")
la piccola continua e lo colpisce sul calcio del fucile e il tedesco ancora:
-Genug haben !-, ma lei imperterrita insiste e lo centra ancora su una spalla, a quel punto il soldato si alza, posa il fucile a terra, la bambina tenta di fuggire viene però acciuffata e sonoramente sculacciata. Albertina piangente corre a casa di corsa dalla mamma e gli racconta l'accaduto, la mamma naturalmente si arrabbia con la figlia e gli raccomanda di andare subito a scusarsi con il soldato, non si sa mai a volte per scatenare ripercussioni sulla persone inermi basta molto meno e poi quei soldati dormono nella loro casa. Stavolta Albertina è impaurita sa di averla fatta grossa e capisce che bisogna chiedere scusa e parte per mano con la mamma nell'aia alla ricerca del soldato. Trovano l'uomo che si sta adoperando a dar da mangiare ai muli, subito la mamma frettolosamente e con paura batte sulla spalla dell'uomo e immediatamente chiede perdono per l'accaduto promettendogli che questo non sarebbe più accaduto, Albertina annuisce alle parole della mamma, il soldato capisce e in un italiano stentato risponde:
-No problema-, fa poi un cenno alla piccola di aspettare, va verso la sua bisaccia e tira fuori una barra di cioccolato fondente Van Houten (n.d.r: marca di cioccolato olandese) e lo porge alla bambina accarezzandole il visino. Da quel momento fra Albertina e il soldato nascerà una profonda e sincera simpatia,un'amicizia.Albertina ogni giorno è nell'aia in barba a tutti i divieti dei genitori,insieme al suo nuovo amico soldato Lucas o semplicemente Lucky per gli amici. Il tedesco dai ricordi della bambina si chiamava Lucas, ma tutti i suoi commilitoni come detto lo chiamavano Lucky. Agli occhi della piccola quest'uomo era già molto diverso da tutti gli adulti che conosceva:aveva circa trent'anni, robusto, alto, biondo e con gli occhi celesti come il mare e questo gli appariva già di per se molto strano abituata a vedere uomini mori e di statura media, addirittura poi si ricordava pure della città di provenienza che era Augusta (la piccola si rammenta anche la città  perchè si chiamava così anche la sua zia...), terza città bavarese per popolosità.Così anche Lucas prende a ben volere quella bambina gallicanese che gli ricordava molto la sua piccola figlia Elga, anche lei nata nel 1936 come Albertina, anche lei mingherlina e castana e ormai purtroppo erano già passati due lunghi anni dall'ultima volta che l'aveva vista insieme alla cara moglie.Tutti i giorni il tedesco mostra così alla piccola Albertina le foto della sua bimba, di sua moglie e di un piccolo cane nero,mentre la mamma ormai rassegnata alla disobbedienza della figlia la osserva sempre con occhio vigile dalla finestra di casa.Alla fine della giornata,al rincasare il saluto fra la strana coppia di amici si svolge sempre nella solita maniera: Lucky ogni fine giornata allunga sempre qualche preziosa cibaria alla piccola e poi raccomandandole il silenzio più assoluto mettendosi il dito indice vicino naso gli dice:
-Shhh,Hitler und Mussolini sind scheißt- (n.d.r:"Shhh,Hitler e Mussolini sono delle merde"), così ogni volta. Il tempo passa e fra Albertina e Lucky l'amicizia si è consolidata. Albertina ha imparato a contare fino a dieci in tedesco e così ha fatto anche
Atto ufficiale del comune di Gallicano
del 1945 che attesta la liberazione
del paese il 9 ottobre '44
(documento gentilmente concesso
 da Claudia da Prato)

il soldato che a sua volta ha imparato anche lui a contare fino a dieci in italiano e che dire poi delle risate che si fanno quando insieme cantano "Quel mazzolin di fiori".Arriva così anche la fine di quell'estate del '44, i bombardamenti alleati si fanno sempre più insistenti, la V^ armata americana comandata dal generale Mark Wayne Clark e i brasiliani della F.E.B (n.d.r: Força Expedicionária Brasileira)del comandante Joao de Morais stanno risalendo velocemente il Serchio e il 9 ottobre 1944 entrano in Gallicano liberandolo, è un grande tripudio e una felicità per tutta la popolazione, ma fra tutta questa felicità c'e una bambina triste, la piccola Albertina ha perso il suo amico soldato, quell'aia ormai è vuota e senza significato, i tedeschi si sono ritirati sui monti circostanti e hanno di conseguenza spostato il proprio comando a Castelnuovo Garfagnana. I mesi trascorrono, Albertina ha cominciato a capire l'importanza di tale evento,il significato di libertà incomincia a entrare nella sua testolina dato che per la sua giovane età ancora non l'ha mai assaporata, solamente l'aria che si respira in paese e le facce distese delle persone mettono il buon umore. Ma purtroppo non è finita lì e nei giorni più belli dell'anno,quelli di Natale, scattò inesorabilmente l'operazione "Wintergewitter"(n.d.r:"Tempesta d'inverno".Per la cronaca di quella battaglia leggi: http://paolomarzi.blogspot.it/2014/12/il-piu-tragico-natale-che-la-garfagnana.html), i tedeschi lanciano a sorpresa questa controffensiva e il 27 dicembre 1944 hanno già
rioccupato nuovamente Gallicano.Albertina dentro il suo misero cappottino si mise sul cancello dell'aia sotto un sferzante vento gelido aspettando il ritorno dell'amico soldato.La piccola ormai si era resa conto che la sua amicizia sarebbe comunque finita, ma il
desiderio di salutarlo per un ultima volta era grande. Il soldato non passò mai da quel cancello.Cinque giorni dopo i tedeschi si ritirarono di nuovo sulle montagne, gli alleati con l'aiuto dei Gurkha nepalesi dell' 8^ divisione Indiana e di un massiccio bombardamento ricacciarono indietro il nemico e con quella anche l'ultima speranza di rivedere Lucky fu miserevolmente persa.Nella primavera del 1945 le sorti della guerra erano segnate, nelle file naziste e in quelle della Repubblica Sociale si moltiplicarono le diserzioni, molti si consegnarono anche agli alleati. Il 18 aprile gli americani fecero scattare l'operazione "Second Wind", un azione combinata di mitragliamenti e bombardamenti che risaliva da Gallicano verso la Garfagnana. Il 20 aprile '45 Castelnuovo fu liberata, gli ultimi baluardi di resistenza ci furono verso Piazza al Serchio, ma entro il 25 aprile tutta la valle era definitivamente libera dall'oppressione nazista. Albertina anche quando diventò grande non smise mai di pensare e pregare per quel soldato, nel sogno che un giorno abbia fatto ritorno sano e salvo a casa dalla sua piccola Elga.
"Questo racconto lo dedico a colei che a quel tempo era la piccola Albertina e che purtroppo oggi non c'è più.Dopo 27 anni da quei fatti Albertina diventò la mia mamma".
In seguito la mamma, nonostante le insistenze dei familiari non volle mai fare ricerca di Lucas (pur sapendo abbastanza notizie per identificarlo) per paura e il dispiacere di
La Divisione Buffalo (composta da solo negri)
furono i primi americani
ad entrare in Garfagnana

saperlo morto nella ritirata.Lei lo voleva immaginare a casa, in Germania vicino al camino acceso con la sua piccola Elga sulle ginocchia che raccontava che in Italia durante la guerra aveva conosciuto una bimba come lei, graziosa e vivace di nome Albertina.