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mercoledì 6 gennaio 2016

Il canto della Befana: memorie lontane. Dai precristiani, passando dal Rinascimento, fino ai giorni nostri

"...Vi ringrazia la Befana che l'avete favorita, Dio vi lasci lunga
Incisione di Bartolomeo Pinelli
"La Befana"1821
vita, buone gente state sana ..."

Così si conclude il tradizionale canto della Befana, quando i cosiddetti questuanti ringraziano del dono ricevuto.
Il canto della Befana è una delle tradizioni più diffuse e radicate in tutta la Garfagnana, non c'è paese o paesino dove la sera del 5 gennaio sulla porta di casa non vengano cantate queste folcloristiche strofe. Le origini di questi canti si perdono nella storia più antica, fanno parte di quel bagaglio ancestrale di riti pagani e che i secoli(e qualche Papa furbone...)trasformeranno in culti religiosi. Ma partiamo dall'inizio e tutto è da ricondurre a quelle feste che prima del Cristianesimo indicavano le scadenze di un periodo agricolo (una infatti cadeva proprio in questi giorni), tutto era legato indissolubilmente al buon andamento del raccolto e alla sopravvivenza della comunità che per favorirsi nuovi e floridi raccolti procedeva liturgicamente con dei canti propiziatori e lo scambio di doni che significavano l'abbondanza, segno inequivocabile di ricchezza nella quantità di frutti che la terra avrebbe (forse) generato in quell'anno. Le cose cambiarono e nel II secolo dopo Cristo, fu istituita la festa dell'Epifania e la gente imparò a tenere il piede in due staffe (un po' come si fa oggi...) da una parte si festeggiava il suo significato religioso, ma dall'altra continuava il suo rito pagano benaugurante. Arriviamo così nel periodo rinascimentale e vediamo ancora che questi canti della Befana sono più che mai presenti nella Valle, si parla in certi
Canti della Befana (foto di Keane
 tratta da "Il giornale di Barga")
documenti che addirittura dopo i canti di questua vengono donate carni di maiale, infatti erano i giorni riconducibili all'uccisione dell'animale e alla conseguente abbondanza di carni che venivano poi redistribuite meticolosamente alle persone più povere. Eccoci così arrivare ai giorni nostri, guardiamo come si svolgevano e si svolgono adesso le befanate . La vigilia dell'Epifania verso il tramonto, giovani e meno giovani si riuniscono nella piazza principale del paese per partire per il giro di questua, naturalmente dopo che uno di loro avrà indossato i vestiti da Befana. Ma vi siete mai domandati perchè  la Befana nella stragrande maggioranza dei casi è sempre interpretata da un uomo? Qui si cade nel maschilismo e nel proibizionismo dei secoli cosiddetti "oscuri", quando alle donne era vietato assolutamente sia recitare che mascherarsi. Ma torniamo però allo svolgimento di questo rito. Almeno uno dei partecipanti doveva avere con se almeno uno strumento musicale, indispensabile  per accompagnare il canto, nella maggior parte dei casi una fisarmonica o un violino, fondamentale era anche la presenza dell'asinello che nelle grandi ceste che portava avrebbe conservato i doni ricevuti nella serata. Aveva così inizio il giro del paese e anche questo non si svolgeva a caso ma aveva un preciso itinerario , prima si cominciava dalle autorità locali e dal prete. Il tutto era guidato da un suonatore che precedeva di pochi passi la Befana e il somaro e dietro stava tutta la compagnia dei befanotti, ci si fermava così di porta in porta e si attaccava con il canto, al termine del quale il padrone porgeva omaggi appositamente preparati per l'occasione: costante era la presenza di noci, nocciole, mandarini e arance. L'ultima parte del rituale prevedeva il canto di una o più strofe di augurio o ringraziamento. Il cerimoniale è abbastanza consolidato ma poteva (e può) variare per alcuni situazioni particolari. Nel caso che la casa visitata fosse abitata da ragazze in età da marito, i cantori venivano fatti entrare e generalmente si improvvisava qualche giro di danza con le giovani. Anche se si capitava nelle
Le befanate (foto di
Feliciano Ravera,
Fotocine Garfagnana)
osterie e nei bar la situazione era soggetta a piccole variazioni, il proprietario faceva accomodare il gruppo e dopo aver fatto i doni offriva da bere a tutti. Il caso era totalmente diverso se la famiglia da visitare era stata colpita da un lutto. Giorni prima ci si informava se il padrone di casa avrebbe gradito la visita dei cantori, se la risposta era positiva il canto si limitava a poche strofe e se il responso fosse stato negativo la compagnia di befanotti si asteneva dal canto, transitando nelle vicine vie mantenendo il più rigoroso silenzio, anche se poi generalmente il padrone di casa colpito da lutto in qualche maniera faceva giungere il suo dono. Prendiamo poi in considerazione se in paese vi fosse stata una famiglia talmente povera che anche il più semplice dono sarebbe costato loro un enorme sacrificio, il canto propiziatorio si sarebbe svolto comunque. Perchè mai privare una famiglia di questo momento di aggregazione? Anzi i ruoli si sovvertivano completamente poichè i befanotti, buona parte di quanto regalato fino al momento, lo donavano in parte e con generosità alla misera famiglia. Molto raramente succedeva che qualcuno non aprisse la porta all'allegra brigata, sarebbero stati dolori... Un rifiuto era come non voler partecipare alla vita comunitaria, rompere un consolidato codice di comportamento, era punito con insulti e lanci di pietre. Figuriamoci un po', proprio per queste eccezioni ci fu un periodo che le befanate di questua furono proibite, ad esempio a Barga nel 1414, così si legge nel "Liber Maleficiorum" (l'attuale codice penale)

"...per ciascuna persona che ardisca, la notte della Befana, di andare alla casa di qualsiasi persona di Barga a dire quelle disoneste parole,le quali sono state dette per l'adietro,sotto pena di soldi dieci, a ribadire per ciascuna persona e per ciascuna volta che la vigilia dell'Epifania canterà quelle brutte cose che si usano da lungo tempo"
Particolare invece è la befanata di Sassi e di Eglio (comune di Molazzana). Solitamente il canto della Befana negli altri paesi garfagnini non varia di molto ed è quasi sempre uguale, mentre qui già dai giorni precedenti si preparano strofe specifiche per ogni componente della famiglia del paese. Si tratta di un modo di mettere in piazza tutti i peccati, ironizzare sui difetti di ciascuno, raccontare le disavventure occorse durante l'anno, ma la notte della Befana era tutto permesso, i padroni di casa facevano finta di gradire ingoiando amaro, comunque non si rifiutavano mai di donare. Ecco come Alcide Rossi (studioso locale) nel 1966 ricordava questi fatti:
"...al mio paese per il modo i cui venivano fatti i "rispetti"(n.d.r:le strofe dedicate), per
Giovanni Pascoli "La Befana"
quello spirito di spontaneità in cui nascevano tra il goliardico,lo scanzonato ed il rusticano, teneva in fervore tutti i canterini trenta giorni prima del 6 gennaio. Si diventava così tutti poeti...Dovevano essere rivolte affettuose,elogiative per chi donava molti "befanini"(n.d.r.:doni), invece mordaci, caustici, talvolta anche un po'
troppo sfacciati contro coloro a cui l'avara porta non si apriva".

Ma le strofe più belle rimangono quelle di Giovanni Pascoli nel 1897 che da Castelvecchio volle ricordare così la Befana, con il suo più celebre canto:

"Viene,viene la Befana,
vien dai monti a notte fonda,
Com'è stanca!La circonda
neve,gelo e tramontana"

lunedì 5 gennaio 2015

La Befana garfagnina...storia, tradizioni e leggende di una volta

Una delle "nostre" Befane più famose
di sempre Mario Pieroni di Barga
 detto il "Tiglio" (foto tratta dal sito
bargainfoto.altervista.org)
Diciamolo chiaramente Babbo Natale  è un personaggio che ci hanno propinato alcune leggende nordiche riadattate poi dai paesi anglosassoni ed ulteriormente edulcorate nientepopodimeno che dalla Coca Cola (tanto per dire in origine Santa Klaus aveva il proprio abito di colore verde e non l'attuale rosso fiammeggiante imposto dal colosso americano delle bevande gassate) e per noi garfagnini il Natale era una festa puramente religiosa e nessun bambino per la Santa Natività si aspettava dei doni perchè a questo compito ci pensava la Befana che tutti i piccoli attendevano con un misto di trepidazione e paura.Trepidazione perchè era una delle poche, se non l'unica occasione per ricevere regali (seppur modesti).Paura perchè se durante l'anno non si erano comportati da buoni e bravi ragazzetti al posto dei regali si sarebbe ricevuto del carbone.La sera del 5 gennaio i bambini andavano a letto non senza aver appeso la calza al caminetto e sopratutto non bisognava dimenticarsi di lasciare un "fascetto" di fieno davanti alla porta di casa per far mangiare il "miccio" (n.d.r:asino) della Befana e anche della legna secca per far scaldare la povera vecchina.Alle cinque del mattino del 6 gennaio le campane cominciavano a suonare a festa e tutti i ragazzi saltavano il letto e correvano a vedere davanti alla porta,non trovando più nè fieno nè fascine perchè l'asinello aveva mangiato e la Befana si era riscaldata, soddisfatti andavano a scrutare la calza del camino. I doni che ricevevano i nostri nonni erano fatti di una befana povera:un'arancia, al massimo due, nocciole,noci, mele,castagne e fichi secchi e ai bambini benestanti poteva capitare di trovare addirittura una fettina di panforte, ma il pezzo forte (come per tutti i bimbi del mondo) erano i giocattoli.Alle bimbe di solito capitavano bamboline di cencio riempite di segatura,mentre ai maschietti regalavano trottole di legno, animaletti intagliati e sempre a quei pargoli di buona famiglia i famosi soldatini di piombo (vera invidia di tutti i
piccoli del paese).Tutti questi giochi non venivano acquistati nei negozi naturalmente, ma di solito erano opera del babbo o del nonno che in gran segreto li costruivano quando il bimbo la notte andava a dormire. Ma cosa c'era di più bello quando poi arrivava l'ora di mangiare i "befanini". Nella Garfagnana storica erano i biscotti che le massaie usavano fare per il periodo natalizio, così chiamati perchè tradizione vuole che vengano preparati il giorno della Befana.I befanini rimangono i biscotti dei nostri nonni. Una fabbricazione rustica fatta da cuore e mani contadine;ogni famiglia aveva la sua ricetta, chi metteva più burro, chi più uova, ma quello che le rendeva (e le rende) unici e simpatici è il suo impasto che veniva tagliato con formine di varie figure:cuori, stelle, animali, omini e così via,il tutto ingentilito con guarnizioni colorate. I più piccoli le trovavano dentro la calza, poi le mamme ne preparavano in gran quantità per tutta la famiglia.Scambiarsi i befanini  era un rito, l'operazione era affidata ai più piccoli che durante il tragitto non resistendo alla loro bontà per metà se li mangiavano e il resto lo consegnavano agli amici e parenti.Venivano anche regalati alle persone che la sera del 5 gennaio passavano di porta in porta ad annunciare la Befana cantando appunto "le befanate". Già "le befanate".Qui affondiamo le nostre radici ancor più in profondità.Si ha la prima notizia documentata dei canti della befana nella nostra zona a Barga nel 1414 quando si parla dell'Epifania precisamente nel "liber maleficiorum" l'attuale codice penale.In un paragrafo si commina un' ammenda di dieci soldi " per ciascuna persona ardisca,la notte della Befana, di andare alla casa di qualsiasi persona di Barga a dire quelle disoneste parole, le quali sono state dette per l'adietro, sotto pena di soldi dieci, a ribadire per ciascuna persona e per ciascuna volta che la vigilia dell'Epifania canterà quelle brutte cose che si usano da lungo tempo". Invece sono canti
I Befanini
bellissimi,legati al mondo contadino, canti tradizionali di questua che si eseguono alla vigilia dell'Epifania a partire dall'imbrunire fino a notte
.In Garfagnana la tradizione è tutt'oggi viva più che mai.I cantori guidati dal suonatore (accompagnato di solito da fisarmonica o chitarra) precede di pochi passi la Befana ( che spesso è un uomo travestito da donna perchè anticamente la donna non poteva nè recitare nè mascherarsi ) e il befanotto (il consorte della befana) che si avvicina alle porte delle case cominciando di fatto il canto.Il canto della Befana è formato da "stanze" di otto versi ciascuna, si compone in tre parti:un saluto, una parte centrale e una di ringraziamento o di offesa se i cantori non ricevono nessuna offerta;trattandosi di un rito che affonda le sue radici nel mondo contadino la maledizione va a colpire gli interessi più prossimi della massaia, come il pollaio. Uno dei testi maggiormente diffusi recita infatti: "E se nulla non ci date pregherem per la galline dalle volpi e le faine che vi sian tutte mangiate". Se poi in casa c’è qualche giovane o meno giovane donna non ancora sposata, l’invettiva si trasferisce su di lei: "E se nulla non ci date via piangendo ce ne andremo la Madonna pregheremo che marito non troviate". Ma chi è in "verità" la Befana? Leggenda vuole che i Tre Re Magi stavano andando a Betlemme per rendere omaggio al bambino Gesù.Giunti in prossimità di una casetta decisero di fermarsi per chiedere indicazioni sulla direzione da prendere.Bussarono alla porta e venne ad aprire una vecchietta. I Re Magi chiesero se sapeva la strada per raggiungere Betlemme perchè là era nato il Salvatore, ma la vecchia non seppe darle nessuna indicazione. I Re Magi chiesero quindi alla vecchietta  di unirsi a loro ma lei rifiutò perchè aveva molto lavoro da sbrigare. Dopo che i tre Re se ne furono andati la donna capì che aveva commesso un errore e decise di unirsi a loro per andare a trovare il Bambino Gesù.Ma nonostante li cercasse non
L'adorazione dei magi
 di Andrea Mantegna
riuscì più a trovarli e allora fermò ogni bambino per dargli un regalo nella speranza che questo fosse Gesù Bambino.E così ogni anno la sera dell'Epifania lei si mette alla ricerca di Gesù e si ferma in ogni casa dove c'è un bambino per lasciare un dono.


E infine come ultimo omaggio alla cara vecchina la voglio ricordare in una strofa di una delle più celebri poesie di Giovanni Pascoli "La Befana":

Viene viene la Befana
vien dai monti a notte fonda.
Com'è stanca!La circonda
neve gelo e tramontana...

(Castelvecchio 1897)