sabato 17 maggio 2014

Il tesoro nascosto di Valle (San Romano)... e la sua mappa

Sa Romano Garfagnana
La Garfagnana nei secoli scorsi viveva una complessa situazione politica,le continue lotte tra paese e paese,le disastrose scorrerie armate che nei secoli passati imperversavano per ogni dove saccheggiando,incendiando campagne e luoghi abitati,la nessuna sicurezza e il non rispetto per gli averi e la vita altrui facevano si che le classi più ricche tenevano la maggior parte delle loro ricchezze in modo che potessero essere nascoste in maniera che non potessero essere nè trafugate nè quantomeno trovate con facilità....Di qui al credere alla possibile esistenza di tesori tutt'ora nascosti in località ignorate e forse ancora li rimasti,vuoi per la prigionia,l'esilio,la morte dei reali padroni il passo è breve.La Garfagnana così come altre zone in Italia ha le sue storie che corrono sulla sottile linea che divide la realtà dalla leggenda.Vi è una in particolare fra le tante (che col tempo andrò a raccontare) molto speciale per la trama che ha con reali attinenze storiche.Ci troviamo dunque a Valle un piccolo paese oggi disabitato nel comune di San Romano e tutto gira intorno a un architrave cuspidato.Si dice che rappresentato su questo architrave vi sia una mappa di un tesoro nascosto... è bene quindi dare una spiegazione alla singolare scultura rappresentata sopra di esso.La scena mostra in primo piano la cinta muraria di un castello quasi sicuramente trecentesco. All'interno del castello ai fianchi della torre dominano l'azione  due guerrieri, il soldato di sinistra tiene con entrambe le mani una lancia piantata in terra su cui è fissata una bandiera, quello di destra sta imbracciando uno schioppo,sembra prendere la mira per sparare.
L'architrave in question con l'intera
immagine dell'eventuale
 mappa del tesoro
Quale fatto però l'autore abbia voluto rappresentare non si sa bene anche se si potrebbe trattare di una guerra avvenuta in Garfagnana verosimilmente verso la metà del XV secolo  fra i fiorentini ( o le comunità ad essi alleate) per la conquista del suddetto castello ghibellino (n.d.r:vedesi guerre di conquista fra Firenze,Lucca, Estensi e Malaspina:1440-1446).Però tutto questo parrebbe che sia un ipotesi di facciata perchè come detto questa scena nasconderebbe una mappa di un ipotetico tesoro.I più anziani di Valle hanno tramandato oralmente che nel paesello era stato costruito un grande castello.I ricchi castellani sentendosi minacciati continuamente da tutte queste guerre decisero di nascondere in gran segreto il loro patrimonio nell'angolo più sperduto di Valle e per non dimenticare l'ubicazione a loro stessi  e alla prossime loro generazioni si premunirono di far scolpire su un architrave di una finestra una sorta di mappa.La chiave di lettura di questa mappa  però è ben semplice basta guardare con attenzione il punto preciso in cui punta la canna del fucile
il particolare del soldato con il fucile
 che prende la mira
il soldato per avere le informazione necessarie per l'individuazione delle ricchezze.Il resto della composizione è frutto della fantasia fatto ad arte per confondere le acque.Purtroppo come detto le guerre imperversarono e la rocca fu distrutta.I castellani nella battaglia morirono rivelando ai propri consiglieri il segreto,ma non fu possibile recuperare il patrimonio proprio perchè con la distruzione del castello l'architrave era stato spostato e quindi il soldato non sparava più nella solita direzione.I secoli passarono e in realtà qualcuno tentò di recuperare il tesoro, negli anni 30 del secolo scorso un gruppo di amici di Valle e dei paesi vicini tentò l'impresa,ritenendo di aver individuato il punto esatto.Secondo studi fatti scavarono e cercarono per notti e notti febbrilmente.Il bottino sembrava veramente a portata di mano, a quanto si diceva in paese qualcosa era già stato trovato,ma non si sa cosa andò per il verso sbagliato fatto sta che gli amici di Valle abbandonarono il sito e anzi non vi fecero nemmeno più ritorno...e il mistero continua tutt'oggi...e chi volesse farsi avanti faccia pure...


L'articolo trae notizie da uno studio della Signora Lorenza Rossi in collaborazione con la Banca dell'Identità e della Memoria

giovedì 15 maggio 2014

Il Buffardello folletto garfagnino.Storia e origini

                              Un movimento improvviso
un ipotetico Buffardello
un frusciare di foglie, un rametto che si spezza...Era così,il ripetersi casuale di certe situazioni,l'avverarsi di un sogno,avvenimenti particolari che non era possibile riportare in uno schema logico hanno contribuito nei secoli passati alla nascita di superstizioni particolari legate ad esseri fantastici,burloni e dispettosi. Anche la Garfagnana ha il suo essere fantastico: è il buffardello presente in maniera forte nella nostra tradizione popolare e in tanti racconti che venivano narrati "a veglio" accanto al focolare.Ma chi era il buffardello?, cosa dicono le tradizioni?Guardiamo un po'.Il buffardello generalmente era indicato come un'ometto di una settantina di centimetri con la barba lunga e appuntita,simpatiche scarpe aguzze ed un vestito rosso scarlatto,coloro che lo hanno... visto lo descrivono non brutto di faccia,non mancherebbe affatto di una certa eleganza.Ben più sinistra invece è la sua origine il "Grillorosso"(n.d.r:al secolo Alfezio Giannotti studioso autodidatta di Eglio)
La caduta di Lucifero
 negli inferi (Gustavo Dorè)
in un articolo del 1928 su "La Garfagnana" dice che secondo tradizione il buffardello avrebbe partecipato più di un milione di anni fa insieme a Lucifero ed Arael e mille altri alla detronizzazione di Dio.Dopo tre giorni di strenue battaglie ebbe le mani forate da un fulmine e una pedata fortissima ricevuta nel dietro lo fece ruzzolare dalle soglie celesti e giunse così sulla terra.Lucifero ed Arael furono relegati negli inferi,mentre egli magro e piccolino rimase nascosto e sconosciuto sulla terra a rompere gli occhiali ai preti,a far dispetti alle zitelle e marachelle varie ai contadini.In alcuni casi si presenta con un turbinio di foglie di notevole forza capace di scompigliare fieno foglie è bene avvisare inoltre che ama la notte è infatti nelle ore più buie e silenziose che mette in pratica tutte le sue diavolerie.Fra le vittime preferite vi erano i poveri preti,si racconta che in alcuni casi si accaniva ad esempio sull'aspersorio (lo strumento che il prete usa per benedire) spelacchiandolo tutto lasciando il manico d'ottone tondo e pelato.Un parroco raccontava di quando se lo trovò durante la notte che gli girava intorno al letto cantandogli la messa da morto.Mai però era dannoso nel vero senso della parola,era a ogni buon conto esasperante fino all'inverosimile.Lo sapeva bene quel contadino che trovava nella sua stalla le code delle mucche e i crini dei cavalli intrecciati e ancor meglio quei poveri marito e moglie che possedevano solo due vacche le quali una ingrassava a vista d'occhio,mentre l'altra deperiva quasi fino alla morte,ebbene si scoprì che il buffardello la notte toglieva il fieno dalla mangiatoia della vacca magra per darlo a quella grassa o che dire sennò delle case trovate a soqquadro con la mobilia sottosopra e i quadri cambiati di posto,le canoniche poi erano il suo divertimento.Anzi direi di leggere direttamente da chi lo ha "visto"questa testimonianza (del secolo scorso) "...Non v'era dispetto che il maledetto tentasse ai miei danni.Mi spargeva il sale fra le lenzuola,mi nascondeva la fiaschetta della polvere da caccia.Una volta tentò di farmi ruzzolare
Bacche di ginepro
antidoto per il Buffardello
in cantina smuovendo le assi del pavimento e poi la notte non mi fa dormire nemmeno un'ora, lo sento aggrapparsi alle coperte, palpeggiarmi tutto,un senso di oppressione infinita che mi toglie forze e respiro..."
.Infine per chi lo dovesse vedere o sentire questi sono gli antidoti: mettere fuori dalla porta un ramoscello di ginepro,il folletto impegnato a contare le bacche si dimenticherà della persona da molestare,in alternativa si deve preparare una camicia bianca ai piedi del letto con le maniche disposte a croce,infastidito dalla riproduzione cristiana scapperà a gambe levate...

martedì 13 maggio 2014

Giulio Bonugli,il primo e l'unico garfagnino a partecipare al Giro d'Italia...

Giulio Bonugli
 prima di una gara...bellissima foto
E' cominciato il 97° Giro d'Italia.Tante volte ci siamo appassionati(adesso un po' meno...) a questa leggendaria corsa ciclistica che ha visto le gesta di tanti campioni,su tutti Bartali e Coppi, eppure mi sono domandato fra e me "Com'è possibile che nessun garfagnino abbia mai partecipato alla corsa più famosa d'Italia?" E mi sono ricordato di una via a Gallicano...Via Giulio Bonugli...e di qualche articolo letto non so bene dove....Ed ecco che per magia i famosi “cassetti della memoria” hanno ritirato fuori un personaggio dal sapore epico,quasi leggendario,uno di quei personaggi che sembra uscito dalle pagine di qualche libro di Edmondo De Amicis,vista la sua vita breve,intensa, stupefacente,da ragazzo per bene,quasi come se fosse vita romanzata ...storie di tempi andati.Lui si chiamava appunto Giulio Bonugli,il primo e l'unico garfagnino ad aver partecipato ad un Giro d'Italia (così almeno mi risulta...) era nato a Gallicano il 28 aprile 1905,grande era la passione per la bicicletta,che riusciva a coltivare con fatica visto che all'epoca le priorità erano altre,ma grande fu la sua passione e la sua tenacia che fu notato per caso da due giornalisti della Gazzetta dello Sport (che allora si occupava quasi esclusivamente di ciclismo e che proprio era l'organizzatrice diretta del Giro d'Italia) che erano giunti a Gallicano non si sa per quale motivo e che notarono subito la gamba (come si dice in gergo) di questo tenace ragazzotto ed anche perchè il regime fascista era in cerca di nuovi “idoli” venuti dal popolo,tant'è che Mussolini stesso incitava particolarmente a segnalare nuovi fenomeni delle due ruote che portassero in alto “gli italici colori”per l'Europa.Comunque sia la stoffa del buon ciclista c'era e finalmente Giulio fece il suo esordio nelle gare che contano nel 1927 nella Coppa Placci (corsa che ancora oggi si disputa nell' imolese dedicata alle giovani promesse) si classificò con un onorevole 18° posto,ma c'era poco da fare “quel toscano”
la "Domenica del Corriere"
piaceva,la sua pedalata era naturale,fluida,era pronto per l'olimpo del ciclismo,era pronto per correre con quelli che per lui fino a qualche anno prima erano “stelle” irraggiungibili di cui aveva sentito parlare in gracchianti radio o letto in polverosi giornali finalmente li avrebbe potuti vedere da “colleghi” nella classicissima Milano -Sanremo del 1928,avrebbe potuto correre insieme a Binda,Belloni,Girardengo,Brunero veri fuoriclasse delle due ruote e il risultato fu strepitoso alla prima vera corsa Giulio a soli 23 anni si piazzò al 28°posto.Ormai la carriera era lanciata il ragazzo nello stesso anno partecipò ad un giro di Lombardia e a un giro di Toscana. Giulio  aveva una particolarità correva senza squadra,correva solo,correva per se stesso e avrebbe corso così anche nella corsa delle corse,il Giro d'Italia.Era il 1929 era un Giro d'Italia che per la prima volta toccava il profondo sud,difficoltà organizzative,problemi logistici,complicazioni a reperire vitto e alloggio e la scarsità di strade asfaltate non scoraggiarono Giulio che dopo 14 tappe giunse a tagliare il traguardo all'Arena di Milano al 45°posto (su 116 partecipanti) a 2h e 22 minuti dal leggendario Binda vincitore del giro...Ma come spesso succede non tutte le favole finiscono con il “vissero felici e contenti” lo stesso Mussolini non si accontentava come detto prima più degli italici successi sulle due ruote in Europa, Mussolini

adesso voleva un impero da conquistarsi con i fucili e cannoni (e non solo...) cominciò così la guerra di Etiopia,il nostro Giulio partì per la lontana Africa e non fece più ritorno.Morì ad Acab ad Saat il 29 febbraio del 1936, aveva 30 anni. Gallicano gli ha dedicato una via del paese...

domenica 11 maggio 2014

Meglio dei 300 Spartani! Quando gli Apuani uccisero 4000 Romani in un epica battaglia nei pressi di Castiglione...

Abbiamo sempre glorificato le imprese dell'antica Roma,abbiamo sempre sbavato per i 300 eroi spartani e abbiamo sempre sobbalzato sulla poltrona per le epiche gesta di Brad Pitt in Troy.Ma è arrivato il momento della nostra rivincita.Ricordiamo la grandezza dei nostri antichi avi, i nostri diretti discendenti,i Liguri Apuani antichi abitanti della Garfagnana popolo che gli stessi
Disegno di un tipico
 guerriero Apuano
Romani descrivono come fiero e sobrio dotato di robustezza e resistenza alla fatica .Diamo loro la sua pagina di gloria 
nella storia; ma prima è bene fare un po' di antefatto.Dal III secolo a.C questo fiero popolo si oppose all'espansionismo romano, prima,fu alleato con i Cartaginesi,(seconda guerra punica) poi dopo la sconfitta di Annibale i  Liguri-Apuani decisero coraggiosamente di andare da soli contro la potente Roma attaccando a sorpresa il presidio romano di Pisa nel 193 a.C, iniziò così con quella battaglia un lungo periodo di guerra che ebbe il suo culmine per gli Apuani proprio nel 186 a.C,infatti quest'anno (2014) ricorrono i 2200 anni dell'epica battaglia del Marcione (località nei pressi di Castiglione Garfagnana) dove gli Apuani sconfissero la legione romana del console Quinto Marcio Filippo(dal nome del console il probabile nome della località).Era il 186 a.C come detto,fu l'anno di gloria per gli Apuani che riuscirono a battere i Romani in un imboscata quando i legionari furono attirati e sconfitti nella stretta gola che si trova fra la Pieve e Castiglione.Così la descrive Tito Livio

(storico romano autore
Tito Livio raccontò
le epiche gesta degli Apuani
di una monumentale storia di Roma)"
...partì per primo Quinto Marcio per raggiungere il territorio degli Apuani.Mentre li inseguiva addentrandosi in gole nascoste ...finì con l'essere circondato in una posizione sfavorevole .Furono uccisi quattromila soldati ...".Nella cruentissima battaglia come letto,persero la vita più di 4000 romani. Si racconta in altri documenti che il console Quinto Marcio perì in questa battaglia, ma non è sicuro,comunque sia questo episodio fu il preludio della tragedia finale,gli Apuani mai scesero a compromessi con Roma  e di li a poco furono spazzati via e deportati in varie parti d'Italia in particolare nel Sannio (il territorio del Sannio era in massima parte nella zona appenninica fra l'Abruzzo, il Molise, la Campania,la Lucania e la Puglia).Per concludere voglio ricordare ancora le parole di  Tito Livio a dimostrazione della forza terribile dimostrata dagli Apuani in quella battaglia che  scrisse  “Si stancarono prima gli Apuani di inseguire che i romani di fuggire”...Alla facciaccia dei 300 spartani...

venerdì 9 maggio 2014

La visita di Aldo Moro a Castelnuovo Garfagnana a 36 anni dalla morte...

Aldo Moro in Piazza Umberto I
a Castelnuovo
Era un lontano 9 maggio come oggi di 36 anni.Era il 1978 e nella mia memoria di bambino rimarrà per sempre indelebile l'immagine di quel porta bagagli alzato di quella Renault 4 rossa e di quel corpo inerme quasi rannicchiato come se dormisse.Quel corpo ormai senza vita era di Aldo Moro e quel giorno lì si concludeva una delle pagine più nere della nostra Repubblica.Non era valso a niente durante i cinquantacinque giorni di sequestro da parte delle Brigate Rosse l'appello di Papa Paolo VI per la sua liberazione.Mi hanno raccontato di lui sempre in maniera positiva "avversari"politici  e non, mi hanno raccontato della sua gentilezza,della sue buone maniere,mi hanno raccontato di lui come se non si parlasse di un politico,mi hanno raccontato di lui per la
Moro esce dalla Rocca
sua umanità e mi hanno ricordato  di un 17 giugno 1967, della visita dell'allora Presidente del Consiglio Aldo Moro a Castelnuovo Garfagnana.Era un afosa giornata di un sabato mattina Aldo Moro venne a Castelnuovo per incontrare le amministrazioni comunali della valle fu ricevuto dal sindaco di Castelnuovo Loris Biagioni,dall'onorevole lucchese Maria Eletta Martini e dall'onorevole Togni.Purtroppo anche quello era un periodo per la Garfagnana di grossi problemi di occupazione a seguito della chiusura di alcune aziende e del trasferimento di altre,famoso rimarrà ad esempio lo striscione sopra l'allora Cassa di
Piazza Umberto gremitissima
Risparmio di Lucca in Piazza Umberto I proprio di fronte al palco d'onore allestito sul terrazzo della Rocca Ariostesca che diceva "La Garfagnana  chiede giustizia e lavoro per tutti i suoi figli" ma nonostante tutto il clima era festoso i bambini cercavano la mano del Presidente, gli striscioni inneggiavano ad Aldo Moro,piazza Umberto I era gremita all'inverosimile.Moro in tarda mattinata lasciò in auto Castelnuovo costretto poi a fermarsi di nuovo Gallicano per un breve saluto per la tanta gente che lo acclamava. A documento di questa visita rimane questo raro video (qui sotto) girato in super 8 di quel 17 giugno 1967...





mercoledì 7 maggio 2014

L'Eremo di San Viano.La sua leggenda e la storia del suo... eccentrico Santo

L'eremo di San Viano


La Garfagnana ospita due importanti luoghi della religiosità monastica dotati di grande suggestione: due eremi tutti e due annidati su una parete a roccia strapiombante : l'eremo di Calomini (di cui abbiamo parlato alcune settimane fa) e l'eremo si San Viano.L'eremo di San Viano  è dislocato a quota 1090 metri  sulle pendici meridionali del Roccandagia è un suggestivo edificio rustico,quasi primitivo scavato nella roccia viva nella valle di Anetola ,luogo di vita e di preghiera dell'eremita Viano;lo si può solo raggiungere a piedi o in mountain bike con una sterrata che parte da Campocatino.Poche notizie si hanno sulla costruzione dell'eremo Le sue prime notizie si hanno in un documento risalente del 1568 che parla di una visita pastorale alle reliquie del santo ,ma è probabile collocare la sua esistenza in epoca medioevale.Quello che però colpisce di più è la vita di questo anomalo santo (patrono del parco delle Apuane).Si è discusso molto sulla figura di San Viano,esiste un agiografia molto confusa, perchè non si sa bene  il tempo in cui è vissuto e quale fu la reale portata delle sue azioni sul cui conto la Chiesa non ha mai preso una posizione ufficiale.La maggior parte degli studiosi è concorde nel ritenere che si tratti di un viandante proveniente da Reggio Emilia il quale,non sopportando più la moglie,si ritira sulla cima di un monte.La sua scelta di vita da eremita entra in contrasto con quelle di alcuni pastori del luogo che non vedono di buon occhio la figura el santo e tanto meno il suo atteggiamento spirituale.Doveva essere un santo severissimo e persino un po' pericoloso,poichè punì alcuni briganti facendoli rimanere ciechi,una spergiura facendogli ammalare il figlioletto, un bestemmiatore facendolo precipitare in un fiume, nonché infine un cavatore
l'interno dell'eremo
che non rispettava il riposo festivo facendolo schiacciare da un masso di marmo. Si cibava soltanto di preghiere e di certi cavoletti selvatici:i cavoli di San Viano,che il Signore avrebbe fatto nascere per sfamarlo. Fu trovato morto nella grotta dove abitava il 22 maggio (giorno in cui si festeggia la santità spostata però la seconda domenica del mese di giugno) di un anno imprecisato e sepolto nel cimitero di Vagli di Sopra; ma per ben due volte la sua salma tornò miracolosamente all’amato eremitaggio. Allora si capì che era un santo e si incominciò a venerarlo, costruendo la cappella nel luogo impervio dove egli si era ritirato dal mondo. Nel 1993 furono ritrovate (erano andate perdurte)casualmente in una cassetta delle ossa (oggi venerate)considerate del Santo ed il loro esame scientifico confermò l'età presunta di un soggetto maschio di trenta anni risalente quanto meno ad epoca medioevale.Famosa la leggenda che per molti è verità sacrosanta del pastore Mosca che viveva a Vagli di Sopra .Era un pastore molto avido. Un giorno passando davanti al santuario di San Viano, si rese conto che quella porta sarebbe stata perfetta per la sua stalla. Mosca decise di aspettare la notte per rubarla senza essere visto. Egli non provava alcun rimorso, soprattutto perché al santo ci credeva pochissimo. Quando arrivò il momento più adatto riuscì a prenderla, se la caricò rapidamente sulle spalle e cominciò a scendere gli scalini della chiesetta seguito dal gregge. Ma più Mosca scendeva gli scalini , più il peso dell'uscio aumentava, tanto che non riusciva più a sostenerlo.
Così cominciò a pregare San Viano e la Madonna e capì che la cosa migliore da fare era riportare la porta al santuario. Riuscì in qualche maniera  a riprenderla ed ora il suo peso diminuiva sempre di più ad ogni scalino che rimontava.Mosca la risistemò al suo posto e da quel giorno divenne devoto di San Viano.

la strada per l'eremo parte da qui :Campocatino

lunedì 5 maggio 2014

La Grotta del Vento: quando fu scoperta da Betta...una bambina di quattro anni

E' uno dei luoghi più
l'attuale ingresso alla grotta
visitati di tutta la Garfagnana, frotte di turisti da tutta Europa vengono per visitare questo stupendo mondo sotterraneo.Ma non è stato sempre così...Questa è la storia della Grotta del Vento che inizia nel 1898 quando il turismo in Garfagnana non si sapeva nemmeno cosa fosse.Dal 1600 fino al termine del 1800 si conosceva solo un piccolo pertugio largo pochi metri dal quale usciva una corrente d'aria a dir poco fredda che gli abitanti del Trimpello (piccola borgata vicino a Fornovolasco) sfruttavano come frigorifero naturale infatti costruirono una piccola capanna proprio sul piccolo "foro soffiante" per poi incanalare l'aria fredda all'interno della casupola e sfruttare il vento per conservare le cibarie.Dalle informazioni che si hanno pare che la prima persona ad entrare all'interno della Grotta, nel 1898,

sia stata una bambina di quattro anni conosciuta con il nomignolo di Betta che, per gioco s'insinuò in questo piccolo "foro soffiante". Il passaggio era troppo piccolo per un adulto e la bambina percorse solo 10 metri e tornata all'esterno raccontò ai giovani che la convinsero ad entrare che la galleria continuava. La curiosità spinse questi giovani ad allargare l'ingresso e ad esplorare i primi 30 metri(fino all'attuale Sala dell'Orso). In quel punto dove finalmente il soffitto si alzava e la progressione diventava più semplice fu la paura per l'ignoto e probabilmente influenzati dalle credenze che a quei tempi popolavano ancora le grotte di esseri mostruosi e demoniaci che li spinse a tornare all'esterno. Le prime spedizioni scientifiche, condotte da speleologi, iniziarono nel 1929 con un'esplorazione del Gruppo Speleologico Fiorentino. Scoprirono i primi 60 metri di galleria, si arrestarono davanti ad un sifone, una galleria a forma di U riempita d'acqua. Loro pensarono di aver raggiunto il fondo della grotta e che terminasse con un lago. Solo nel 1961 gli speleologi del Gruppo Speleologico Bolognese arrivando in un periodo di forte siccità riuscirono superare il sifone e a esplorare i primi 600 metri di gallerie. Da allora si sono susseguite varie esplorazioni che hanno portato lo sviluppo complessivo a circa 4500 metri e grazie a questo oggi possiamo ammirare uno spettacolo incomparabile invidiato da tutta Italia...e non solo.
l'interno della grotta



sabato 3 maggio 2014

"Presto si muore"...La vita nelle carceri di Barga

Come sono oggi le carceri di Barga
Sono sempre d'attualità le condizione delle carceri italiane,della fatiscenza di questi istituti e del loro sovraffollamento ci sono discussioni in parlamento a non finire.Ma io voglio raccontarvi come si viveva nel Palazzo Pretorio di Barga, le carceri cittadine in uso dal XIII° secolo fino agli anni 30 del 900.Questi luoghi videro passare in 600 anni di storia manigoldi di tutti i tipi truffatori,ladri e assassini, che in alcuni casi venivano portati al patibolo della Giuvicchia,luogo dedicato alle esecuzioni capitali (almeno fino al 1786 quando il Granduca di Toscana abolì tale pena).Questo documento è risalente al 1755 e denota come certe carceri dell'epoca non fossero proprio quello che si intende un Grand Hotel Excelsior.Il documento apre così: "Il Comune mediamente spende 16 soldi al dì per ogni carcerato più una candela per la notte. All'ingresso in carcere hanno un boccale per bere.Il vitto viene da fuori, da certe osterie di Barga che lo portano in consegna al caporale Niccolò Niccolini che a sua volta lo passa ai condannati. I carcerati durante la giornata per circa un ora prendono aria nel piccolo giardino che si affaccia su Via della Speranza.Passato il tempo sono ricondotti nelle opprimenti e umidissime celle. Le celle hanno una massiccia porta d'ingresso con spioncino,nel muro che sta di fronte c'è in alto una finestrella a doppia
"Presto si muore" questa scritta
è stata ritrovata
all'interno di una cella
sicuramente è quella di
un condannato a morte 
inferriata,all'interno è disposto un tavolo e un lettino pensile fissato con due catene al muro.Durante l'inverno è pensabile si passi ai carcerati uno scaldino dal quale ritengono piccoli carboni i quali serviranno per scrivere messaggi in libertà sui muri.Per i bisogni corporali viene portato il cantero (n.d.r :vaso cilindrico in metallo con manici e coperchio usato per i bisogni corporali) oppure condotti nei luoghi comuni.Per la pulizia delle carceri vi pensa tale Orazio Grifoni il quale pulisce forse ( e sottolineo forse...) le prigioni vuote e non quelle occupate e ogni volta percepisce due lire di compenso.Unico momento di svago è alla domenica quando i carcerati vengono scortati alla messa che si tiene per loro al S.S Crocefisso però a porte chiuse." Questo svago domenicale durerà fino al 1821 quando all'interno delle carceri verrà allestito un'altare dal quale officiare la Santa Messa che sarà visibile dalle celle tramite spioncino... 

Anche questa una bella pagina della vita che fu...

L'interno di una cella barghigiana

giovedì 1 maggio 2014

La tragedia che sconvolse una valle. Lo scoppio della "polveriera". Gallicano 27 febbraio 1953

"La Nazione" del 28 febbraio 1953
 apriva così...
Le lotte fatte in questo ultimo secolo sono servite per rendere il lavoro un diritto, a salari decorosi e a una dignità sociale. Purtroppo la Garfagnana è stata sempre povera di lavoro è stata terra di emigrazione per le lontane Americhe e in Europa, mentre chi rimaneva doveva rimboccarsi le maniche per sbarcare in qualche modo il lunario. In questa giornata il pensiero va a loro e anche e soprattutto  a chi è morto sul lavoro e per il lavoro. I morti sul lavoro nella nostra terra ci sono stati, basti pensare  ai morti di Rio Forcone in Bolognana nel 1939,ai morti per la costruzione della linea ferroviaria Lucca-Aulla, ma probabilmente il più eclatante e quello che rimarrà nella memoria di tutti i garfagnini fu lo scoppio dello stabilimento SIPE- NOBEL meglio conosciuto come "la polveriera "di Gallicano, dove si produceva polvere pirica detta più comunemente polvere nera. Era il 27 febbraio 1953, una tremenda deflagrazione fece tremare le case del paese, si staccarono calcinacci dai muri, numerosi vetri delle finestre andarono in frantumi, caddero lampadari ed oggetti dalle mensole e grossi alberi vennero divelti come fuscelli. Seguirono a breve distanza altre tre fragorose detonazioni. Era scoppiata "la polveriera", provocando la morte di ben dieci persone fra operai ed impiegati. Erano le 10:09,l'orologio atto alle timbrature quotidiane si fermò nel preciso istante dello scoppio di un mattino terso, luminoso, quasi primaverile che doveva trasformarsi di lì a poco come l'anno più nero della storia gallicanese. La deflagrazione fu udita nel raggio di 20 km, gli abitanti dei paesi collinari come Barga, Coreglia e Monteperpoli  furono i primi a capire il dramma vedendo nere colonne di fumo levarsi dalla vallata. Era giorno di paga nello stabilimento, in molti, per non dire tutti gli operai quel venerdì 27 febbraio 1953 attendevano con trepidazione quella ricorrenza, un giorno che doveva essere sereno e tranquillo per tutte le famiglie dei lavoratori. Quel giorno invece si tramutò in dolore straziante. L'esplosione fu così forte che perfino alcune delle gigantesche banconote da mille lire, quelle contenute nelle valigie con le quali i dirigenti erano giunti a Gallicano per pagare gli operai furono ritrovate  molto distanti penzolare dalle piante circostanti. Ai primi soccorritori apparve subito uno scenario raccapricciante. Doloroso fu il compito del medico di condotta Pietro Stringari, il quale nel ricomporre i resti dei corpi (alcuni brandelli 
L'orologio per le timbrature
 dello stabilimento si fermò per sempre
 alle 10:09 l'ora della tragedia 
trovati poi sul greto del fiume) pianse. Così invece ricorda la tragedia un testimone ancora vivente: "Quel giorno verso le ore 10 ci fu l'esplosione. Io avevo caricato poco prima il camioncino. Non feci in tempo ad aprire lo sportello per scaricare che sentii il boato. Lì per lì non capivo cosa poteva essere, ma il guardiano, si rese subito conto che era scoppiata la polveriera. Mentre ritornavo indietro mi imbattei in uno spettacolo terrificante di corpi dilaniati, l'odore di carne bruciata mi entrò nelle narici e per tre giorni non riuscii a mangiare”. 
La tragedia impressionò e commosse l'intera nazione e lo stesso Presidente della Repubblica Einaudi inviò telegrammi di cordoglio alle famiglie. La Garfagnana e la valle in lutto piansero unanimi le vittime di uno dei più tragici avvenimenti della storia di questi luoghi. Perchè di lavoro si deve vivere e non morire...



martedì 29 aprile 2014

Il Procinto, il monte del mistero e della magia...

"Lo scoglio, ove il sospetto fa soggiorno,Alto dal mare da seicento braccia,Di ruinose balze cinto intorno,E da ogni parte il cader minaccia Il piu' stretto sentier, che guida al Forno,La' dove il Garfagnin il ferro caccia o la via Flamminia o l'Appia nomar voglio verso quel che dal mar va in cima al scoglio. "                                  
Il procinto e i suoi "bimbi"











Così Ludovico Ariosto nel 1525 ricordava l'inconfondibile e sinistra sagoma del Monte Procinto (1177 m) il monte più misterioso e magico delle Alpi Apuane sulla sommità del quale, nelle notti di luna piena si andava a raccogliere magiche radici. Molti botanici vi si recavano per raccogliere specie di fiori che crescono solo sulla cuspide rocciosa come, ad esempio, la radice della mandragola. Quest’ultima doveva essere estirpata sulla cima del Procinto nelle notti di luna piena. Tutto ciò richiedeva coraggio perché si dice che, quando si tentava di strappare la pianta dalla terra, questa emetteva delle grida talmente insopportabili che, colui che la estirpava, poteva essere vinto dallo spavento e morire all’istante. Ma se, una volta raccolta, veniva ben conservata e ad ogni nuova luna si avvolgeva in un panno di lino bianco e rosso, poteva allontanare i mali
Il fiore della Mandragola
che si trova sulla cima
 del Procinto
 la cui radice si dice
abbia poteri speciali
dalla casa e guarire le fratture.Antiche leggende parlano di tesori nascosti nelle grotte che si aprono sui fianchi della montagna. In alcune di esse si dice vi siano sepolti favolosi tesori portati lassù da pirati dopo aver trafugato case e paesi.Infatti si narra fra leggenda e realtà che un tempo, le coste della Versilia fossero spesso attaccate ed invase dalle navi turche che lasciavano le zone solo dopo averle spogliate di tutti i loro beni e solo dopo aver portato devastazione e morte. Per sottrarsi ad una simile eventualità, un pescatore prese i suoi piccoli figli e fuggì verso le Alpi Apuane. Dopo una giornata d’estenuante cammino, i bambini, esausti, chiesero al padre di fermarsi. Il vecchio trovò uno spiazzo sotto un gran castagno dove tutta la famiglia 

si fermò per passare la notte. Una tempesta però si alzò improvvisa ed un fulmine, impietoso, si abbatté sul castagno, sotto il
Il monte Procinto visto
dalla Pania della Croce
quale riposava la famigliola del pescatore, e lo incenerì insieme con tutti i suoi ospiti.Vista la tragedia che si era consumata il dio Pennino (Il dio protettore dai pericoli della montagna)si commosse profondamente e pietrificò la famigliola affinché potesse rivivere nella memoria dei posteri. Il Monte Procinto è il vecchio pescatore, mentre le più modeste guglie vicine, rappresentano i bambini che, infatti così ancor oggi sono chiamate “i bimbi” del Procinto.


domenica 27 aprile 2014

In ricordo di Karol Wojtyla (oggi santo).Quando visitò Lucca nel 1989. Cronaca di quella giornata...

Quel 23 settembre 89
il Papa e la cattedrale
 di San Martino sullo sfondo
Purtroppo in tutti questi secoli mai e dico mai nessun Papa è venuto a far visita in Garfagnana.Nessun Papa ha mai oltrepassato le mura di Lucca.L'ultimo ad arrivarci è stato Karol Wojtyla,Giovanni Paolo II (prima di lui hanno visitato Lucca altri tredici Papi) che proprio oggi sarà fatto santo insieme a Giovanni XXIII il Papa Buono. Ed oggi per celebrare degnamente questo evento voglio ricordare la visita del Santo Padre nella città,voglio brevemente ricordare come la comunità si preparò all'evento con cenni di cronaca di quel giorno ricco di appuntamenti e di tappe  dove molti garfagnini accorsero a fare visita al nuovo santo. Correva il 23 settembre del 1989 di quello che fu considerato a giusto modo un evento straordinario. Gli alberghi della provincia registrarono il tutto esaurito; le Ferrovie dello Stato potenziarono il servizio di treni per Lucca durante la mattina e si impegnò anche a fornire treni straordinari in orario serale. Idem anche gli altri mezzi pubblici.Lungo il tragitto dei mezzi che trasportavano il Santo Padre vennero deposti molti lumini, drappi,stendardi, bandiere e scritte in polacco.I campionati di calcio dilettantistici della provincia si fermarono. Al termine della lunga “giornata lucchese”, cenò e pernottò presso la Pensione delle Suore Dorotee.Durante le ore notturne un nutrito gruppo di fedeli vegliò sotto la finestra della sua camera.Il Papa atterrò in elicottero quel 23 settembre al campo Balilla ed entrò nelle mura da Porta S. Pietro tra ali di folla. Alle 15,30 circa arrivò insieme alla sua delegazione in Piazza Napoleone dove, in un apposito palco avvenne la prima cerimonia che prevedeva l’incontro con i Sindaci dell’intera provincia.Wojtyla incontrò poi nella cattedrale di San Martino l’intero clero lucchese: presenti 250 tra sacerdoti e religiosi, 400 suore e 600 laici rappresentanti dei consigli pastorali delle varie parrocchie Alle 17,30 l'incontro con la folla oceanica che lo acclamò mentre si affacciava dall’esterno del Salone Arcivescovile di Piazzale Arrigoni dove erano presenti ben 5000 giovani e giovanissimi.La giornata vide incontri scanditi senza sosta:uscito dalle stanze della Cattedrale salutò la folla festante per le vie della città. Il momento culminante fu certamente quello della Santa Messa che venne celebrata allo stadio Porta Elisa alle ore 19 e durò un’ora e mezzo circa: i numeri di questa funzione religiosa sono degni di incontri di rilievo internazionale: 230 sacerdoti concelebranti,400 ammalati sistemati in zone specifiche dell’impianto sportivo.I fedeli seduti sugli spalti o sul terreno di gioco erano in tutto 25.000.Il coro era composto da circa 800 persone.Il giorno seguente Lucca si svegliò molto presto per la partenza del Papa,un corteo di persone attese il Papa lungo Borgo Giannotti e le mura.Alle ore 8 il suo elicottero lasciò il terreno del campo Balilla.Nell'omelia dello stadio Porta Elisa Giovanni Paolo II ricordava che tutti i progressi scientifici e tecnologici non sono solo opera dell'uomo ma è di Dio l'ispirazione con una frase che ancora oggi è attualissima “L’uomo della nostra epica affascinato dalle scoperte della scienza e dalle vertiginose applicazioni che ne ha fatto
La pensione della suore
Dorotee dove il Papa dormì
la tecnica, è però spesso assorbito dalle proprie opere da dimenticare il Creatore, il Dio dal quale prende inizio il creato con tutto ciò che contiene, con tutta la ricchezza..."  
In ricordo di un grande Uomo oggi Santo che più di tutti ha lasciato un segno indelibile sulla nostra epoca:Karol Wojtyla