Visualizzazione post con etichetta Sommocolonia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sommocolonia. Mostra tutti i post

mercoledì 18 novembre 2020

Chi l'avrebbe mai detto della presenza di una (simil) Stonehenge nel cuore della Valle del Serchio?

Stonehenge, le piramidi di Giza, il sepolcro di Maeshowe nelle Orcadi, non dimenticandoci nemmeno il complesso megalitico di Carnac in Francia o la tomba corridoio di Newgrange nella Repubblica d'Irlanda. Cosa hanno in comune tutte questi costruzioni? Innanzitutto l'età, la loro realizzazione risale intorno al 3000 a.C e analizzando bene vediamo che, chi li ha costruiti (egiziani o antiche popolazione nordiche) erano tutti popoli a stretto contatto con gli elementi della natura. Inoltre si è scoperto che tutte queste edificazioni avevano uno funzione fondamentale, quasi incredibile per l'epoca, erano monumenti connessi alle conoscenze astronomiche. Naturalmente questa teoria non è una teoria che si basa sulle loro leggende, tutt'altro, infatti tutto questo è avvalorato da uno studio scientifico moderno che rientra di fatto nella complessa disciplina dell'archeoastronomia: la cosiddetta scienza delle stelle e delle pietre. Spieghiamoci meglio, e vediamo qual'è la sua esatta definizione: "l'archeoastronomia si occupa di studiare gli avvenimenti celesti in rapporto alle civiltà del passato, cioè di comprendere le conoscenze astronomiche dei popoli antichi e le eventuali applicazioni che essi ne hanno ricavato". Insomma un campo difficilissimo e complicato, per veri esperti, ma comunque sia vale la pena di affrontare visto che ci tocca da vicino... Per meglio capire questo argomento facciamo subito degli esempi pratici. Guardiamo Stonehenge (nella pianura di
Stonehenge

Salisbury, Inghilterra), un sito ritenuto magico soprattutto nel momento del solstizio d'estate, quando il sole attraversa Hell Stone (uno dei famosi triliti a porta li presenti)e cade sull'altare centrale offrendo "il segno celeste" del passaggio stagionale. L'archeoastronomia ha visto che in tutto questo di magico non c'è un bel niente, anzi, questo sottolineava quello che fu lo straordinario investimento di tempo e sforzo umano fatto da queste arcaiche popolazioni per creare una sorta di osservatorio astronomico allineato con il movimento del sole, per regolare in questo modo il ciclo delle stagioni. D'altro canto le prime comunità agricole dipendevano interamente da questo ciclo, il cui corso implicava periodi di abbondanza di cibo (come in estate) e altri di carenza (come l'inverno). Altro esempio pratico lo possiamo notare anche nelle tre piramidi di Giza (Il Cairo): Cheope, Chefrem e Micerino. Ebbene, le tre piramidi pare che siano accuratamente allineate con le stelle che formano la cintura di Orione, creando di fatto una sorta di mappa stellare che farebbe parte di un progetto
astronomico realizzato dai faraoni nel corso del tempo, avanzando così l'ipotesi che gli antichi egizi conoscessero bene il fenomeno astronomico chiamato processione degli equinozi(n.d.r: movimento della Terra che fa cambiare in modo lento ma continuo l'orientamento del suo asse di rotazione rispetto al sfera ideale delle stelle fisse). Insomma, come potete leggere questa è una materia veramente ostica, difficoltosa ad esser compresa a noi uomini del 2020, infatti quello che sorprende ancor di più è pensare come civiltà tanto antiche abbiano avuto conoscenze così sofisticate, che spesso sfuggono alla comprensione dell'uomo moderno.


Questi affascinanti insegnamenti come abbiamo potuto leggere ci trasportano magicamente in luoghi remoti, fra popolazioni primitive e in teorie fantastiche, quasi irreali, non pensiamo però che queste lontane realtà facciano parte di un mondo a noi distante... Anzi, direi proprio che sono a due passi da casa. Gli studi che si sono incentrati su questa tesi "garfagnina" fanno perno su tre protagonisti in particolare: i Liguri Apuani, il Monte Forato e 
quattro chiese medievali della valle. Difatti si presume che il Monte Forato o meglio ancora il profilo di quello che è conosciuto come "l'Omo Morto"(nella foto qui sopra) fosse tenuto a riferimento dagli antichi Apuani per il calcolo dei giorni, a dimostrazione di questo c'è la singolare posizione di quattro chiese della Valle del Serchio, queste chiese (posizionate su delle sommità)sarebbero state
Il Monte Forato

poi costruite su quello che prima della nascita di Cristo era un vero e proprio osservatorio astronomico. Quello che vorrei sottolineare, prima di addentrarmi nell'argomento è nel dire che questo studio non è uno studio fondato su teorie cervellotiche, fatto da dei ciarlatani del momento, la ricerca è seria e concreta e nel caso specifico è stata analizzata dall'archeoastronomo Mauro Peppino Zedda, esperto di fama europea che proprio sull'argomento trattato ha scritto nel 2013 il libro
"Monte Forato e il Duomo di Barga. Tracce di un antico osservatorio dei Liguri Apuani"
. 

Dunque fu proprio quel curioso monte che destò l'attenzione dei nostri antichi avi. Quel foro in quella montagna non era li a caso
ed infatti gli Apuani lo usavano come una sorta di "gnomone". Lo "gnomone", per chi come me non è esperto in materia è quell'asticella presente sulle antiche meridiane, la cui ombra proiettata su un piano serviva per segnare le ore. Il Monte Forato per questa antica popolazione nostrale aveva più o meno la solita funzione, questa funzione permetteva lo studio dei moti della luna e del sole, creando, secondo le loro elaborazioni una tipologia di calendario arcaico. Nella vita degli Apuani il sole e luna erano importantissimi, erano difatti gli artefici del mondo agricolo e la loro osservazione per chi viveva dei frutti della
San Frediano Sommocolonia

natura diventava vitale. Questo metodo consentiva così di contare il tempo e di conoscere il ciclo degli astri, aver nozione di questi elementi aveva un'importanza fondamentale, significava prevedere o programmare i lavori nei campi. Tutto ciò poteva essere permesso da determinati punti d'osservazione, luoghi che Zedda ha identificato nel duomo di Barga, nella chiesa di San Frediano a Sommocolonia e 
nella chiesa di San Michele a Perpoli. Erano questi tre gli osservatori astronomici degli Apuani. Pertanto è da questi studi che si deduce che l'asse d'orientamento del duomo di Barga coincide con il mento dell'Omo Morto, stessa cosa con la chiesa di San Frediano di Sommocolonia, anche il suo asse d'orientamento è rivolto proprio sul medesimo mento. Ed è proprio da lì, da questi punti, che da dietro quel foro situato in quel monte che il sole tramonta perfettamente in determinati periodi dell'anno, è in quel momento che si può ammirare il celebre doppio tramonto, che per noi uomini moderni è un evento puramente
San Michele Perpoli

folcloristico, ma per gli Apuani aveva un valore diverso, questo avvenimento gli permetteva dei calcoli astronomici da applicare nell'agricoltura. Come si sa altrettanta importanza in questo campo lo avevamo i moti lunari e sempre in relazione al Monte Forato questa funzione la faceva la collina dove ora è situata la chiesa di San Michele a Perpoli, lo studio ci dice che da quel punto d'osservazione il tramonto della luna coincide con la fronte dell'Omo Morto. Un'ultima costruzione è stata presa in considerazione ed è la chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Fiattone (comune di Gallicano), essa guarda al tramonto di Venere, pianeta conosciuto dagli antichi popoli come Stella del Mattino.

Santi Pietro e Paolo
Fiattone

Un'ultima curiosità da trarre da tale studio è capire come da questi antichi punti d'osservazione astronomici siano nate poi delle chiese e questo trova risposta nelle cosiddette eredità culturali. Questo fenomeno si ha infatti quando una cultura si sovrappone ad un'altra. L'avvento del cristianesimo in particolare ha integrato dentro di se questi antichi luoghi di culti pagani, in quella continuazione di devozione di quei luoghi che già erano frequentati per l'adorazione di altre divinità. Tanto per essere chiari, i Santi e le Madonne si sono sostituiti in men che non dica agli antichi Dei, ma i luoghi di culto sono spesso rimasti invariati. Non rimane allora che stupirci ancora di tutti i segreti che la nostra terra ancora ci nasconde. Possiamo dire grazie a questi studiosi se ancora oggi continuiamo ad apprendere cose nuove e sorprendenti sulla nostra bella valle. Da parte mia mi scuso con questi ricercatori se in questo mio articolo non sono stato abbastanza meticoloso e diligente nel descrivere accuratamente e con i suoi precisi termini queste scoperte, ma non mi potevo esimere dal raccontare ancora una volta le meraviglie dei nostri luoghi.

Fotografie

  • Doppio tramonto sul Forato foto tratta da Daniele Saisi blog realizzata da "Barga in Fotografia"
  • Monte Forato foto tratta da https://finoincima.altervista.org/
  • L'oMo Morto foto tratta dalla testata giornalistica Serchio in Diretta
  • Chiesa di San Michele a Perpoli foto tratta da https://www.amalaspezia.eu/index.htm

Bibliografia

  • Per saperne di più e avere maggiori delucidazioni: "Monte Forato e il duomo di Barga-Tracce di un antico osservatorio dei Liguri Apuani" di Mauro Peppino Zedda, edito Agorà Nuragica, anno 2013

mercoledì 12 febbraio 2020

Quando Hollywood arrivò nella Valle del Serchio...

Sei nomination all'Oscar, un Oscar alla carriera nel 2015,
Una scena del film:
 "l'Omo Morto sullo sfondo"
un'ennesimo nel 2019 per il film "Blackklansman" consegnato per la miglior sceneggiatura non originale, altri film pluripremiati come: 
"Malcom X", "Jungle Fever", "La 25a ora", "Inside Man". Nel 2020 sarà presidente della giuria del Festival di Cannes, eppure... quando il regista Spike Lee venne in Garfagnana e nella Valle del Serchio arrivò certamente con tutti gli onori, ma se ne andò fra mille polemiche. Una storia complicata questa, di quando Hollywood, con l'H maiuscola giunse dalle nostre parti. Sono già passati dodici anni dall'uscita del film "Miracolo a Sant'Anna" e
La locandina del film
tutto cominciò sotto i migliori auspici. Nel 2007 già erano state scelte le location e le date per le riprese del film, le lettere per i vari permessi erano state già inviate ai comuni interessati: Borgo a Mozzano, Careggine, Stazzema, Camaiore, e Pescaglia e per quanto riguarda la Garfagnana il film sarebbe stato girato dal 15 ottobre al 15 dicembre del solito anno e in ogni caso la produzione rassicurava gli amministratori che l'uso che veniva fatto di ambienti e locali sarebbe stato ripristinato come in origine e sopratutto si diceva che sarebbe stata garantita la massima sensibilità nei confronti del dramma subito dalla gente, questo è quanto di più bello era nelle intenzioni. 
L'occasione poi sarebbe stata perfetta, finalmente la Valle del Serchio avrebbe avuto la sua opportunità di farsi conoscere al mondo attraverso uno dei mezzi di comunicazione più potenti: il cinema americano. La nostra storia, i nostri paesaggi e la nostra cultura sarebbero stati veicolati in tutto il pianeta. Una circostanza accolta con tutti i buoni propositi da amministratori locali e popolazione, ma purtroppo non è tutto oro quello che riluce...
Ma partiamo dall'inizio e analizziamo gli eventi dalla loro nascita.  Il film "Miracolo a Sant'Anna" fu tratto dall'omonimo
Lo scrittore James Mc Bride
libro di James Mc Bride che uscì nel 2000. James Mc Bride, scrittore di fama, già era stato nella Valle del Serchio quando all'epoca il sindaco di Barga Umberto Sereni ebbe l'occasione di invitare a Sommocolonia i reduci afro americani della 92a Divisione Buffalo, che nel paese, durante la seconda guerra mondiale, nella famosa battaglia di Natale del dicembre 1944 si misero in luce con atti eroici. Fu qui, che lo scrittore prese ispirazione per scrivere il suo romanzo, in quei luoghi che videro lo zio di Mc Bride combattere per la liberazione della Garfagnana:"E' stato Enrico Tognarelli, il figlio di un partigiano che ha combattuto a fianco di mio zio Henry su quella montagna, il primo a farmi conoscere Sant'Anna di Stazzema. Ci incontrammo a Sommocolonia nel 2000, io ero venuto in Italia con alcuni veterani della Buffalo. Sono molte le persone, partigiani, soldati, civili ad aver ispirato il mio lavoro. Non solo, ma i campi, i castagni, i boschi, i crinali, le montagne che descrivo nel libro sono quelli
Sommocolonia
che ho visto a Sommocolonia"
. Lo stesso Tognarelli raccontò come nacque l'incontro: "Alcuni rami della mia famiglia emigrarono in Inghilterra e negli Stati Uniti. La gente di Barga sapeva che parlavo inglese e allora mi presentò Mc Bride. Gli parlai così di mio padre Franco, partigiano nella brigata Pippo (n.d.r: gruppo partigiano comandato da Manrico Ducceschi, alias Pippo) e di mio zio Gianni e anche dell'eccidio di Sant'Anna di Stazzema". Rimase il fatto che una volta uscito questo libro fece breccia su un altro amico di James: il regista Spike Lee, che ne volle fare un film, sarebbe stata l'ennesima occasione di mettere in risalto un tema a lui caro, la condizione sociale dei negri d'America. Il film tratta infatti le vicende di una pattuglia di soldati afro americani della 92a Divisione Buffalo, dispersi nelle montagne della Garfagnana nell'autunno del '44. Il razzismo diffuso fra le truppe
Spike Lee
statunitensi, l'incontro fra culture diverse e il rapporto fra questi soldati e un bambino sopravvissuto alla strage di Sant'Anna di Stazzema è il filo conduttore della pellicola. Le riprese cominciarono così il 15 ottobre del 2007 e durarono undici settimane. Un periodo di tempo in cui Pian di Gioviano e il fiume Serchio diventeranno scene di battaglia fra americani e tedeschi, dove le montagne che compongono "L'Omo Morto" vigileranno su questi soldati come un attento osservatore e la brulla strada di Arni vedrà il radunarsi delle truppe naziste per prepararsi all'efferata strage, mentre il paese di Colognora di Pescaglia sarà la location dove si svolgerà tutta la triste vicenda, ma non solo, naturalmente anche Sant'Anna di Stazzema, la sua piazza e la sua chiesa dove ci fu il triste epilogo dei tragici fatti diventerà protagonista della pellicola, anche la villa che fu della duchessa Maria Teresa di Savoia a Capezzano Pianore si trasformerà nel quartier generale americano. Insomma, tutto era bello ed interessante, ma la cosa cambiò quando il film uscì nella sale
Scene di guerra sul fiume Serchio
nei pressi di Pian di Gioviano
cinematografiche, il 26 settembre 2008 negli Stati Uniti e il 3 ottobre in Italia. La critica lo stroncò inesorabilmente, ma altre diatribe, polemiche e accuse furono mosse dall'A.N.P.I (associazione nazionale partigiani d'Italia), dagli storici, dalla popolazione e dai sopravvissuti dalla strage di Sant'Anna di Stazzema. Ma andiamo per ordine ed analizziamo tutto. Partiamo da cose puramente di stile e di pronuncia delle nostre località, che d'accordo, saranno pure poca cosa, ma se ciò non viene fatto correttamente significa non aver rispetto del territorio e conoscenza dei luoghi: il Serchio viene menzionato la e chiusa, mentre il paese di Torrite, viene pronunciato con la I accentata, inoltre Valentina Cervi (che nel film interpreta la bella paesana Renata) nel film parla di Castelnuovo, Vergemoli, Torrite, Rontano, Barga e Pietrasanta come se fossero paesi a poca distanza fra di loro, raggiungibili in poco tempo e non eventualmente con ore e ore di cammino. Anche la tradizione e la leggenda garfagnina vengono usurpati nel buon nome del cinema americano, infatti si racconta la leggenda de "L'Omo Morto" (nel film è chiamato "l'Uomo che Dorme"!!!), 
una storia tutta diversa da quella che è, e poi, in una nota di colore non si è
Sul set del film
(foto gentilmente concessa
 da Graziano Salotti)
voluto nemmeno far mancare "un omaggio" a Giovanni Pascoli, dando un tocco di umanità ad un ufficiale tedesco che legge le poesie del poeta. Insomma, quello che ne esce è un calderone di argomenti mai approfonditi e trattati con superficialità, tanto che, anche gli storici a suo tempo ebbero da ridire: mai è esistito a Gallicano il comando generale della Divisione Buffalo e più che altro quello che ha fece sobbalzare sulla sedia gli studiosi fu l'intrecciarsi scollegato e confuso di due vicende di guerra locale distanti nel tempo e ben diverse per svolgimento dei fatti, come la Battaglia di Natale del dicembre 1944 avvenuta in Garfagnana e l'eccidio di Sant'Anna di Stazzema che accadde il 12 agosto 1944. Non mancano nemmeno curiosità ed errori sui personaggi del film, che sono d'ispirazione a personaggi realmente esistiti, Peppi infatti non è altro che il capo partigiano Manrico Ducceschi, comandante dell'XI Zona Patrioti, ma a Sant'Anna non è mai stato, lo ribadì a suo tempo Tognarelli: "
Nel libro tante cose sono inventate di sana pianta.Ho raccontato io a McBride di
Pierfrancesco Favino
nel film interpreta
Peppi 
Pippo. La sua storia. Lui l’ha messo nel libro chiamandolo Peppi, su questo non ci sono dubbi. Ma non è mai stato a Sant’Anna. Da dov’era ci avrebbe messo giorni per arrivarci, mentre nel libro c’è un sentiero che non si sa come attraversa l’Uomo morto. Non so se ci fossero partigiani a Sant’Anna, non credo. Di certo non c’erano quelli dell’XI, non era zona nostra. Così come è fantasia il tradimento del suo braccio destro. Non so perché se lo sia inventato, però non ci sono rimasto così male. So benissimo che si tratta di un romanzo di fantasia".
A quante pare sembra realmente vissuto anche Angelo, il bambino protagonista del film, che nella pellicola una volta diventato adulto paga la cauzione ad uno dei reduci della Buffalo, infatti così affermò l'ex Sindaco di Barga Sereni:
"L’ho riconosciuto leggendo il libro, si tratta di Mario Ricci. Era un grande imprenditore, adesso è morto, per qualche anno ha vissuto alle Seychelles. Nel romanzo la scena si svolge alle
Matteo Sciabordi,
nel film è Angelo
Bahamas, ma non ho dubbi che sia lui
". Ma l'accusa più pesante venne dall'A.N.P.I, a suscitare le polemiche fu il modo in cui vennero descritti i partigiani e il fatto che fu uno di loro, con il tradimento, a determinare la carneficina di Sant'Anna, un episodio mai avvenuto nella realtà come sentenziato dal Tribunale militare di La Spezia nel 2005: "Non si trattò di rappresaglia (ovvero di un crimine compiuto in risposta a una determinata azione del nemico), si trattò di un atto terroristico premeditato e curato in ogni dettaglio per annientare la volontà della popolazione, soggiogandola grazie al terrore. L'obiettivo era quello di distruggere il paese e sterminare la popolazione per rompere ogni collegamento fra i civili e le formazioni partigiane presenti nella zona". Nei superstiti della strage fu forte la sensazione che il loro dramma fu usato nel film
La vera strage
di Sant'Anna di Stazzema
come un pretesto, perchè ciò che veramente interessava a Lee e a Mc Bride era mostrare il ruolo che ebbe un battaglione di soldati afro americani nella guerra di liberazione. 

Ma come è giusto che sia anche Spike Lee e James Mc Bride all'epoca dissero la sua sulla squallida vicenda:"Mi sono chiesto se era più giusto scrivere un libro di storia o un romanzo- così disse lo scrittore-, poi ho optato per quest'ultimo perché volevo che la storia si trasformasse in una rivelazione. Mi interessava parlare non solo della guerra, ma anche di tutte le difficoltà che questa comportava per gli italiani. Avevo uno spazio limitato e ho trovato nei due personaggi dei partigiani dei simboli per far vedere come la guerra poteva distruggere anche i rapporti di amicizia. Mi dispiace
Veri soldati
della Divisione Buffalo...
se ho offeso in qualche modo la sensibilità dei partigiani e degli italiani e chiedo scusa. Noi come persone di colore ci sentiamo ancora più vicine a questa situazione e sappiamo come sia difficile avere a che fare con libri su di te scritti da altre persone, ma bisogna dire che anche noi abbiamo partecipato a quella guerra, non stiamo parlando di cose lontane da noi. La mia missione era portare questa vicenda al pubblico, poi le cose sbagliate si possono correggere ed è già una cosa buona se oggi le persone parlano di questo e non del Grande Fratello". 

Il regista fu molto meno accondiscendente dello scrittore: "Come regista del film non chiedo scusa a nessuno. Ci sono tante questioni ancora aperte, c'è un capitolo della storia italiana che non è stato ancora risolto e se vengono fuori queste polemiche significa che il periodo della resistenza è una ferita ancora aperta in Italia.
...e quelli del film
All'epoca i partigiani non erano amati da tutta la popolazione, come era anche per quelli francesi, che facevano quello che dovevano fare e poi si rifugiavano sulle montagne, lasciando la popolazione in balia delle rappresaglie tedesche. Ci sono diverse interpretazioni su ciò che è successo a Sant'Anna, ma la storia è che per un tedesco ucciso, dieci civili italiani dovevano morire, e nel mio film è chiaro il mio punto di vista sulla questione e non ci possono essere fraintendimenti in proposito".

Nonostante il titolo del film non fu un miracolo quello fra la Valle del Serchio (i nostri vicini) e Hollywood, anzi. Alcuni moderni benpensanti ci accusarono di provincialismo e di essere dei poveri illusi: "la legge del cinema
americano guarda solo al businnes, a loro non importa niente della storia e della tradizioni" così dissero. Ma d'altronde c'era e c'è poco da fare, in Garfagnana e nella Valle del Serchio alle nostre memorie e alle nostre usanze pretendiamo rispetto...in barba ai milioni di dollari Hollywood.



Bibliografia

  • "Il Tirreno" mercoledì 1 ottobre 2008 pagina 4 "Ecco il vero miracolo" Le stoie dei partigiani che hanno ispirato Lee

martedì 27 ottobre 2015

92a Divisione Buffalo: i 15000 uomini di colore che liberarono la Garfagnana.1944

Non è come Hollywood ce la vuol sempre raccontare, anzi spesso e
Il loro simbolo
volentieri il cinema americano ci lancia degli stereotipi che ci portiamo appresso tutta la vita. Ad esempio nella II guerra mondiale coloro che ci liberarono dall'oppressione nazi fascista furono gli americani (ma non solo) e ce le immaginiamo arrivare nella nostra Garfagnana da liberatori trionfanti sulle jeep a ritmo di swing, distribuendo cioccolate e sigarette a destra e a manca fra ali di gente festante e ci ritornano alla mente quei soliti soldati americani visti nei film di guerra,un po' spacconi ma buoni come John Wayne ne "Il giorno più lungo"o Lee Marvin "In quella sporca dozzina", ma non fu così, almeno in Garfagnana.Gli americani che pensiamo nel nostro immaginifico non arrivarono mai, o meglio arrivarono quando la situazione nella valle era ormai pacificata. Oggi rendiamo merito e onore ai veri eroi, gli uomini della 92a Divisione Buffalo appartenenti alla Va armata americana.Una divisione composta da solo uomini neri, ben quindicimila, pochi conoscono i risvolti del doloroso ed eroico ingaggio di questi soldati che diedero le loro vite nel 1944 per la libertà della Garfagnana e per la loro stessa emancipazione dal razzismo.Questi erano i Buffalo Soldiers, i "soldati bufalo".

"Deeds not words", "fatti non parole" era il motto di questa divisione particolare
Una delle prime divisioni
della Buffalo
dell'esercito americano.Il soprannome "Buffalo" fu affibbiato a loro dai Cheyenne (tribù di Nativi Americani) nel 1867, in parte per il colore della pelle e per i capelli ricci di questi soldati che ricordava il mantello di un bisonte, ma sopratutto perchè questo nome per gli indiani significava rispetto, poichè come i bisonti, i soldati della Buffalo combattevano fino alla fine. Dopo la guerra civile americana (1865) Frederick Douglas (politico e abolizionista americano) ebbe a dire:

"I neri di America sono stati cittadini statunitensi tre volte nel 1766,nel 1812 e nel 1865. Nei periodi complicati i neri erano cittadini,nei momenti di pace erano degli alieni"
e la storia si ripete così nel 1941 a II guerra mondiale iniziata, il presidente Roosevelt firmò l'atto 8802 che riammetteva così i neri d'America nell'esercito. Seguirono poi leggi non scritte dove i neri dovevano restare in unità separate dai bianchi e in cui sempre i neri non potevano comandare i bianchi.L'altezzoso generale (bianco) Ned Almond, loro comandante così li accolse:
"Noi non vi abbiamo chiamato. I vostri giornali e politici neri assieme ai vostri amici bianchi hanno insistito per vedervi combattere e io mi impegnerò perchè voi combattiate e offriate la vostra parte di vittime".
Il comandante della V armata Mark Wayne
Clark passa in rassegna "La Buffalo"

Questo era il "buongiorno" con cui partirono per l'Italia.
Sbarcarono a Napoli nel 1944, poi di nuovo imbarcati per Civitavecchia e da li su convogli militari giunsero in Toscana. Avevano il compito di attraversare l'Arno e sfondare niente meno che la linea Gotica.La Garfagnana accolse così questi giovani, tutti desiderosi di far parte di un operazione militare vittoriosa. Molti di questi soldati si erano arruolati volontariamente per ottenere quell'integrazione civile e umana sancita a parole dalla Costituzione Americana, altri perchè senza lavoro,la maggioranza di loro erano contadini analfabeti, ma c'erano anche medici e professionisti. L'impatto con la nostra valle fu sconcertante da un punto di vista prettamente militare, per mesi e mesi i loro addestramenti si svolsero nelle lande semi desertiche del Texas che non avevano niente a che vedere con le montagne garfagnine, ma ormai non c'era più niente da fare, la loro missione doveva andare avanti.Dopo aver ridefinito le strategie cominciò l'avanzata verso la Garfagnana, iniziarono la loro risalita coadiuvati dai partigiani locali, infatti la loro più grande paura non essendo come detto abituati alla morfologia del territorio era di perdersi  per i
Una storica immagine:Lucca è liberata
dai soldati della Buffalo.
Foto ricordo con i civili
sentieri della valle e la collaborazione degli "amici paesani" (come i soldati della Buffalo chiamavano partigiani) in tal senso fu fondamentale. Giunsero così nel Morianese il 15 settembre 1944, gli scontri furono da subito duri con i tedeschi, questi scontri violenti durarono per quattro giorni, quando finalmente gli alleati riuscirono a sfondare ed entrare di fatto nella Valle del Serchio. Importantissimo fu anche per la Garfagnana l'apporto dell'esercito brasiliano,la F.E.B (Forza di Spedizione Brasiliana) che in quel momento si occupava della zona ovest, la zona che dava verso la Versilia, l'offensiva di entrambi gli eserciti continuava inesorabile tanto da giungere il 30 settembre del solito anno a Borgo a Mozzano stabilendoci il comando generale.Il 1° ottobre la 92a Buffalo liberò anche Bagni di Lucca, la loro marcia insieme ai brasiliani si protrasse ancora per 20 km liberando Barga, Fornaci, Gallicano, Sommocolonia, Ghivizzano e Pian di Coreglia e qui in questa linea si attestò il fronte.Rimane di quei giorni il ricordo singolare di un signore di Gallicano che all'epoca era un bambino di 9 anni :

Manifesto di propaganda fascista
contro i soldati negri
"Io non avevo mai visto un uomo nero se non nei manifesti della propaganda fascista che li dipingeva come degli scimmioni. Da principio fui titubante, ma poi mi feci conquistare dalla cioccolata che spesso mi offrivano".
Furono quelli sette mesi di guerra di trincea che in una maniera o nell'altra andava superata, l'inverno fu rigidissimo e solamente incursioni aeree su Castelnuovo e qualche episodio di guerriglia smossero in qualche modo la situazione.Vennero poi i giorni tragici e decisivi del dicembre 1944, i giorni dell'operazione "Wintergewitter",in italiano "Tempesta d'inverno", meglio conosciuta ai più come la "Battaglia di Natale". Le forze naziste il 26 dicembre a mezzanotte con un colpo d'ala riuscirono a sfondare le linee difensive statunitensi, cogliendo di sorpresa i soldati della Buffalo, in pochi giorni gli americani furono ricacciati indietro di 20 km, fu una disfatta.Nella memoria di tutti rimarrà l'estremo sacrificio del tenente di colore John Fox a Sommocolonia, paese nel quale vi furono fra i combattimenti più
Il tenente John Fox

feroci. John Fox era un uomo cresciuto fra i campi di cotone, finito a combattere su una collina incastrata fra i monti della valle del Serchio per l'esercito di un paese che ancora lo chiamava "negro", è solo, asserragliato nella rocca medievale del paese, cerca riscatto, forse gloria, ordina ai suoi di scendere a valle prima che i colpi di cannone e le mitragliere della Kesserling raggiungano anche loro.Lo spettacolo è straziante case sventrate, campi intrisi di sangue, commilitoni morti e la paura della povera gente chiusa nelle cantine.Ormai Fox è accerchiato, ma  ha fatto la sua scelta,non fuggire ma rimanere, cercare in qualche modo di frenare l'operazione "Tempesta d'inverno", Fox capisce come. Nell'ultimo messaggio inviato ai suoi soldati ordina di colpire con il mortaio, le coordinate però corrispondono a quelle della sua posizione, il soldato che riceve il messaggio è stordito, perchè portare il fuoco proprio sul tenente? Avrebbe significato sicuramente la sua morte. Ma l'ordine di John Fox è perentorio, le sue ultime parole sono "Fuoco lo stesso", quindi ucciderlo perchè non si continui ad uccidere, infatti così fu. Il corpo del tenente Fox una volta riconquistato il paese dai soldati della Buffalo, insieme ai soldati nepalesi, il 2 gennaio 1945 fu ritrovato insieme a quello di un centinaio di tedeschi. Insieme a lui nella battaglia morirono circa 80 Buffalo Soldiers. Le cose non volgevano al meglio anche nel settore versiliese, la
92a Buffalo in azione in Garfagnana
Buffallo subì pesanti perdite per errori di strategia, come nel fallito attraversamento del torrente Cinquale, dove il già discusso (e già citato) generale Almond mandò i carri armati a bonificare il terreno, uno dietro l'altro con il risultato della loro facile distruzione da parte dei tedeschi, lasciando così senza supporto di corazzati una parte della 92a divisione, anche qui fu una strage.Cominciarono a piovere così pesanti ed ingiuste critiche verso questi uomini, le truppe della 92a Buffalo furono spostate in zone di guerra per così dire più tranquille e le accuse si fecero ancor più pesanti, si parlava di mancanza di coraggio e della riluttanza delle truppe afroamericane di combattere.L'azione dei neri della 92a fu messa in dubbio pure dalla gente comune con commenti del tipo:" I bianchi sono pronti a morire per la patria, i neri no".

Film,fumetti,documentari e canzoni.
Il giusto merito
Mestamente la storia dei Buffalo Soldiers finì al ritorno in Patria nel novembre 1945, la divisone fu immediatamente disattivata alla fine dello stesso mese.
Per molti anni ancora questi uomini torneranno ad essere cittadini di serie B, dovranno andare in scuole separate, salire negli ultimi posti degli autobus e il Ku Klux Klan darà per molti anni la caccia al negro, nessuno si ricorderà del loro sacrificio, non bastarono più di mille morti e 3500 tra feriti e dispersi nella sola Toscana per essere ricordati non come soldati ma come uomini.
Ma il tempo come si sa (ogni tanto...) è galantuomo e uno dei primi in assoluto a riconoscere il valore dei soldati della Buffalo fu il professor Umberto Sereni (ex sindaco di Barga) che negli anni 80 cominciò la sua lotta per avviare un processo di riconoscimento dei sacrifici fatti, fu elogiata la loro azione sostenendo che il gruppo tattico dei Buffalo meritasse di passare alla storia per il comportamento in battaglia e per aver aperto la strada al resto
della Va armata. Furono così gli anni della giusta rivalutazione, film,canzoni libri, documentari portarono alla conoscenza di tutti questi valorosi soldati. Bob Marley nel 1983 dedicò a loro una canzone famosissima intitolata appunto "Buffalo Soldier". Marley, identificò i Buffalo
13 gennaio 1997 il 
Presidente Clinton consegna la
Medal of Honor a Vernon Baker
Soldiers
 come esempio di uomini neri illustri che agirono con coraggio, onore e distinzione in un campo dominato dai bianchi. Sergio Bonelli disegnò un numero del famoso fumetto "Tex", il film di Spike Lee "Miracolo a Sant'Anna" ne esaltò le loro doti, per non parlare poi del memorabile docu-film Buffalo Inside di Fred Kowomu. Ma il cerchio si chiuse veramente quel 13 gennaio 1997 quando il presidente degli Stati Uniti d'America Bill Clinton insignì il tenente John Fox (il tenente morto a Sommocolonia) e Vernon Baker sottufficiale della 92a Buffalo 
(all'epoca in vita)con il più grande riconoscimento militare americano: la "Medal of Honor"

sabato 10 gennaio 2015

Vecchi fatti di una Garfagnana mai raccontata.Quando omicidi e corruzione la facevano da padrone

Storie di altri tempi che in un certo qual modo sembrano storie di
Briganti sui monti
oggi,fatte di quelle strane connivenze che ormai tutti conosciamo tra Stato e malavita.Eppure sono passati 500 anni dai fatti che vi andrò ad esporre e come spesso accade una delle prerogative dello studio della storia fa a farsi benedire.La storia fra le sue molteplici funzioni avrebbe anche quella di insegnare ai posteri di non ricommettere gli errori del passato,ma non è sempre così se Ludovico Ariosto in una lettera del 23 novembre 1523 indirizzata al duca di Ferrara riferendosi in questo caso a Battistino Magnano uno fra i più temuti briganti di Garfagnana gli scrive chiaramente e senza mezzi termini: "...credo che ancho quel Battistino Magnano, che appresso a Bernardetto è il maggior assassino che havesse questo paese, si trovi al soldo di Vostra Eccellenza...". Si, perchè Ludovico Ariosto venne in Garfagnana mal volentieri ma con tutti i buoni propositi del mondo come commissario estense mandato li per estirpare il brigantaggio e il malaffare che prosperavano in tutta la valle.Questo che andrò a raccontarvi è uno spaccato di vita impressionante che offre l'opportunità di farci un'immagine di quello che era la quotidianità in Garfagnana nel secondo  decennio del 1500, che non discosta (ma anzi certe volte la supera) da quella che era la Sicilia mafiosa dei Provenzano e dei Riina. Sembra il narrare di storie recenti che abbiamo sentito raccontare in questi anni dai pentiti di mafia. Ma addentriamoci nell'argomento e cominciano con il dire che la nostra bella Garfagnana era una terra all'epoca di banditi e di violenza di ogni sorta, si andava dall'assassinio, al furto e ad angherie varie e il potere centrale (in questo rappresentato dagli Estensi) veniva percepito come una cosa lontana, incapace di imporre una legalità in questo angusto lembo di terra dove vivevano dei personaggi
Ludovico Ariosto
abbastanza influenti che da una parte erano fedeli agli Estensi, ma allo stesso modo tenevano commerci con furfanti di ogni risma.Il povero Ariosto si trovava in una situazione disperata tant'è che diceva ai suoi collaboratori che in Garfagnana non comanda nè il duca,nè i lucchesi,nè i fiorentini ma "bensì i ribaldi che la infestano impunemente". La causa di tale situazione bisogna ricercarla nelle due fazioni politiche (la politica c'è sempre di mezzo...) che prosperavano nella zona:la parte francese, a cui apparteneva lo stesso duca Alfonso I, che era ostile al Papa e favorevole ai francesi, e la parte italiana, favorevole alla politica papale-medicea.A dire il vero bisogna dire che poi ai garfagnini non interessavano tanto le questioni politiche in senso stretto, ma queste servivano a nascondere interessi personali e locali ed erano questi interessi che provocavano l'illegalità che sfociava nella delinquenza comune. Di questi delinquenti e briganti l'Ariosto attraverso le sue indagini compose prontamente una lista come oggi farebbe l'F.B.I per i maggiori ricercati del mondo e questo è l'elenco dei più pericolosi criminali di tutta la Garfagnana, il fior fior dei briganti in parole povere:



-I figli del Peregrin del Sillico,in primo luogo il Moro, poi Giugliano (che abita a Ceserana in casa della moglie, che è sorella della moglie del Moro), Baldone
-Quelli del Costa,provenienti dalla zona di Ponteccio:Battistino Magnano,Bernardello,Bertagnetto,Ginese,Filippo Pachione, Pelegrinetto, il Frate, Pierlenzo, Ulivo e Nicolao Madalena
-Quelli di Sommocolonia nel barghigiano,che erano spesso in combutta coi delinquenti nostrani: Togno di Nanni del Calzolaro, Donatello, Bogietto detto Cornacchia
-Il Margutte di Camporeggiano (Camporgiano)

Non pensiamo a questi briganti come dei delinquenti a se stanti, ma come tutte le associazioni a delinquere che si "rispettano" potevano contare su una fitta rete di protezioni a livello di amministratori locali, come in questo caso di alcuni capi fazione come Bastiano Coiaio di Trassilico e Pierino Magnano di Castelnuovo.Insomma era un groviglio fra politica e delinquenza.Tutto però il nostro buon Ariosto aveva predisposto per l'arresto di questi furfanti,era pronto come si suol dire per far scattar le manette,già un egregio lavoro era stato fatto nell'individuare la "cupola", ma non era così facile se per esempio a Camporgiano nel 1523 (una delle terre più frequentate dai manigoldi) fu individuato dai balestrieri ducali "il Frate"uno fra i più pericolosi briganti in circolazione che stava giocando tranquillamente a carte nella taverna del paese con gente del posto.Al momento della cattura gli stessi clienti della taverna lo fecero fuggire "lo nascosero e lo fero fuggire in un campo di canape" . Naturalmente tutti sapevano dov'era, ma nessuno lo denunciò,anche il notaio di Camporgiano certo Costantino di Castelnuovo sapeva, ma anche lui tacque e poi lo stesso Ariosto
Alfonso I d'Este un duca un po'
di manica larga...

annotò riferendosi sempre al notaio "..il qual poi si escusa che non vole essere amazzato".Fra l'omertà della gente e la paura che regnava sovrana il povero commissario era nello sconforto più totale anche perchè fu tutto più chiaro quando venne evidentemente a galla la protezione del duca per questi fuorilegge,come nel caso del più famoso brigante garfagnino "il Moro del Sillico" (reso celebre dalla bella festa in costume storico che ogni estate nel suo nome si svolge proprio nel paese omonimo) quando finalmente fu catturato.A piena voce gli amici e i compagni del Moro chiedevano la grazia per il loro amico giustificando come meglio potevano le sue azioni delittuose,ma di fronte all'evidenza dei fatti(e a malincuore) il duca non la concesse,ma per salvare il brigante si studiò però un altro escamotage con la complicità delle guardie stesse quando un suo compagno (il figlio di Bastiano Coiaio) lo andò a trovare in carcere e gli lasciò un coltello con il quale scassinò la porta della cella e fuggì senza colpo ferire.Ma perchè questa marmaglia aveva questo forte ascendente sul duca? Questi furfanti in verità e furbescamente svolgevano due "mestieri", il primo (come ben si sa ) era il brigante, il secondo era il soldato.Il "Moro"  e la sua cricca erano dei valenti e fedelissimi soldati al servizio di sua Maestà il duca.Dell'esercito ducale faceva parte il "Moro"con i fratelli Giugliano e Baldone, "il Peregrin" e altri ancora che poi in seguito partirono per la campagna di guerra che consentì ad Alfonso I d'Este (dopo la morte di Papa Adriano VI)di riappropriarsi della città di Reggio Emilia, figuriamoci dunque se l'eccellentissimo duca gli avesse fatto uno sgarbo.Altra categoria di personaggi che turbavano la Garfagnana e le buone persone con i loro discutibili comportamenti erano i preti, amici dei briganti che nascondevano nelle chiese e nei campanili e quando il caso e la giustizia voleva che fossero scoperti tali preti non potevano essere condannati dalle autorità civili ma solamente da quelle ecclesiastiche che da loro venivano puniti in maniera molto blanda (come d'altronde succede oggi...).A poco servivano le continue sollecitazioni che l'Ariosto faceva agli stati confinanti (Lucca e Firenze) affinché tutti insieme collaborassero vicendevolmente alla cattura dei delinquenti, ma non c'era niente da fare se il proprio duca dispensava grazie a destra e a manca ai peggiori banditi come Battistino Magnano
La casa natale del Moro al Sillico e la chiesa
graziato per aver mantenuto la difesa della Fortezza delle Verrucole quando Papa Leone X (1520) tolse al duca la provincia della Garfagnana riuscendo appunto a conservare la Fortezza, un punto strategico e perciò come detto Battistino "ottenne grazia benignissima".
Qualche anno dopo capitò la grande occasione quando nella tarda estate del 1523 i banditi più temuti si erano recati a Ferrara e il duca invece di prendere "la bella occasione di purgare il paese di queste male herbe" (come ebbe a dire l'Ariosto in un'altra sua lettera) preferì concludere "una pace universale" assicurando loro ancora una volta grazia di ogni delitto e bando.
Ludovico Ariosto nel giugno del 1525 venne richiamato a Ferrara e lascerà la Garfagnana con un grande sospiro di sollievo tornando a fare in beata pace quello che per oggi tutti lo conosciamo:il poeta...

venerdì 26 dicembre 2014

Il più tragico Natale che la Garfagnana ricordi. Il 26 dicembre 1944 iniziò una cruenta battaglia meglio conosciuta come "Tempesta d'inverno"

La guerra non conosce feste, non ha pietà di niente e nessuno e
Il quadro delle operazioni
della "Battaglia di Natale"
infatti fu così in quella che oggi è comunemente conosciuta come la "Battaglia di Natale".La storia rammenterà sempre quella data del 26 dicembre come il peggior Natale che la Garfagnana ricordi.Fu un massacro di civili e militari quella battaglia che cominciò alla mezzanotte in punto del 26 dicembre 1944 battezzata dalle forze dell'asse con il nome in codice "Wintergewitter" in italiano "Tempesta d'inverno".L'operazione fu l'unica azione offensiva lanciata congiuntamente dai reparti della Wehrmacht e dall'esercito della Repubblica Sociale nel corso della guerra diretta contro le forze americane della 92a Divisione Buffalo.Fu considerata l'ultima disperata azione offensiva.Ma prima però di raccontare gli eventi facciamo velocemente un po' di antefatto per spiegare le cause che portarono a questa famosa battaglia.Le forze alleate comandate dai generali Alexander e Clark avevano intenzione di sfondare la Linea Gotica nei pressi di Bologna per poi entrare velocemente in tutta la Pianura Padana, ma servizi di controspionaggio informarono a quanto pare le forze tedesche, che a loro volta pensarono ad un attacco nella zona occidentale della Linea considerato un settore fino a quei giorni tranquillo e quindi debolmente presidiato dai reparti americani, allo scopo così di allentare la pressione in quel settore di fronte che avrebbe permesso come detto prima alle forze alleate di entrare a Bologna e di "inondare" così tutto il nord Italia.Il piano

incontrò pieno appoggio da parte di Mussolini e del comandante della RSI il maresciallo Graziani, anzi la missione aveva un obiettivo in più lo sfondamento del fronte e la riconquista di Lucca e Livorno.Incominciarono così intorno al 10 dicembre le prime
ricognizioni tedesche per sondare il terreno contro le postazioni nemiche tanto per iniziare ad indebolire il fronte e come zona

d'attacco fu scelta in maniera definitiva la Valle del Serchio e la Garfagnana.Le postazioni della 92a Buffalo,composta per la
maggioranza da afroamericani  erano giudicate un obiettivo facile per l'inesperienza di quelli che dai loro stessi comandanti erano considerati soldati di seconda scelta in un America di quei tempi razzista e segregazionista.Ormai era tutto deciso l'attacco fu

La 92a Divisione Buffalo in azione

affidato al comando del generale tedesco Otto Fretter Pico e fu posto così al comando della 148a Infanterie-Division (di cui faceva parte anche la Divisione Alpina Monterosa).Per la data dell'attacco fu scelta la notte fra il 25 e il 26 dicembre onde sfruttare la

tregua natalizia."Tempesta d'inverno" aveva così inizio. L'offensiva scattò come detto immediatamente allo scoccare della mezzanotte del 26 dicembre senza fuoco preparatorio per mantenere fino all'ultimo l'effetto sorpresa.La prima a muoversi fu la terza colonna composta da reparti di "gebirgsjager" (truppe da montagna tedesche), l'attacco si sviluppo sul lato orientale del Serchio.I primi scontri furono a Sommocolonia (comune di Barga), iniziò tutto con lo sparo nella notte di un razzo verde e rosso per comunicare l’inizio dell’attacco alle altre due colonne più in basso, proseguì con la distruzione e l’occupazione del paese, terminata in serata con oltre 130 caduti tra tedeschi, americani partigiani e civili. Si racconta di episodi particolarmente violenti in paese, testimoni raccontavano dei primi paesani morti. I fatti di sangue avvennero al mattino presto.Alle 7 i tedeschi irrompono nelle prime case del paese, in via della Bulitoia, e in una abitazione prima del piazzaletto Mario Cassettari di anni 29 viene ucciso sulla porta di casa da un soldato che lo centra con un colpo di fucile.Nella casa accanto un altro soldato spara inutilmente una lunga raffica di mitra attraverso una porta chiusa. I colpi raggiungono il bambino Giuliano Nardini di 4 anni che muore, in braccio alla mamma; altri 7 proiettili feriscono gravemente il fratellino Nardino di anni 11. Un partigiano, Giocondo Gonnella di Tiglio viene sorpreso in una casa in Piazza San Rocco, e ucciso. Verrà gettato dalla finestra.Nel frattempo "Wintergewitter" continuava, il battaglione "Mittenwald" aveva già messo in sicurezza tutto il fianco sinistro occupando Bebbio e dopo aver respinto un flebile attacco americano aprirono un decisivo varco anche verso destra raggiungendo anche la linea compresa tra Barga e Coreglia. L'operazione si stava rivelando un vero successo per le forze dell'asse. La mattina del 27 si mossero anche i reparti italiani della Monterosa che attaccarono le posizioni americane a sud di Castelnuovo,i reparti americani iniziarono una ritirata a rotta di collo verso sud. Entro sera gli italiani presero Gallicano, mentre dall'altro lato i tedeschi entrarono a Fornaci.Ormai il fronte era sfondato per oltre 20 chilometri.La mattina seguente l'avanzata continuava i tedeschi presero Calavorno, gli italiani Bolognana. Ma come si sa gli americani non sono certo i tipi che stanno a guardare e la 5a armata venne in soccorso, elementi della 1a divisione affluirono nella zona dello sfondamento aiutati ancora da ulteriori rinforzi dell'8a Divisione Indiana e dal massiccio supporto fornito dai cacciabombardieri Thunderbolt della 22nd Tactical Air Command che fra il 27 e il 29 dicembre compirono sopra la valle ben quattromila missioni con ben ottocento aerei.Il comandante germanico Fretter Pico per mancanza di rinforzi dette l'ordine di ritornare nelle postazioni di partenza nonostante che il maresciallo Graziani insistesse nell'avanzare.Nei due giorni successivi i soldati tedeschi ed italiani ripresero le loro posizioni di cinque giorni prima come niente fosse successo in barba allo spreco di vite umane. Oltre 2000 furono i  morti complessivi in quei giorni.In pratica l'operazione "Wintergewitter" non ebbe nessun risultato strategico, il terreno conquistato da Fretter Pico non poteva essere tenuto contro la soverchiante forza americana.In compenso gli italo
Gallicano bombardata
tedeschi ottennero un buon successo tattico impossessandosi di armi ed equipaggiamenti e di oltre 250 prigionieri,inoltre spostando le truppe su un settore secondario ritardarono l'offensiva alleata su Bologna.Pesanti critiche furono addossate agli afroamericani della 92a divisione Buffalo per lo sbandamento avuto durante l'offensiva.Le truppe furono spostate in una zona di settore tranquilla e riorganizzata.

Voglio chiudere per ben sintetizzare tutto con un brano del libro "Barga paese come tanti" di Bruno Sereni che ricordava quello che fu dopo quei terribili giorni
"...la camionetta del signor Governatore ( il comandante inglese) corre in su e in giù- … la tragedia di questa povera gente lo interessa dal punto di vista fotografico. Di quando in quando si ferma a prendere una serie di istantanee che un giorno farà vedere ai suoi amici in qualche “club dei Greenwich Village”. Che cosa rappresenta dopotutto questa fuga nel quadro della guerra per il Comando Alleato? La semplice perdita di qualche caposaldo che si riprenderà quando si vuole…"
FONTE: Il bel libro di Vittorio Lino Biondi e Giannini Dario "La battaglia di Sommocolonia" edito da Garfagnana editrice