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| Un brigate del 700 |
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| Un tratto della Via Vandelli |
| Panorami garfagnini |
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| Ercole III d'Este |
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| Un brigate del 700 |
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| Un tratto della Via Vandelli |
| Panorami garfagnini |
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| Ercole III d'Este |
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| Campi di farro in Garfagnana (foto tratte da farrodellagarfagnana.it) |
" Lo coltivano assai, sebbene in pochi comuni, nei luoghi alquanto montuosi ma non troppo elevati. Dopo averlo raccolto nell'agosto lo brillano e ne fanno torte e minestra. Gli alpigiani del comune di S.Romano, Vagli ed altri luoghi ne vendono una certa quantità agli abitanti dei paesi vicini ed ai mercanti: costa circa 36-40 centesimi al chilogrammo"Curiosità fra le curiosità mi piace sottolineare il fatto che il farro agli inizi del secolo scorso e nell'800 non veniva consumato dai garfagnini, anzi per meglio dire veniva consumato qualche volta, giusto giusto per variare dai soliti piatti a base di castagne e grano turco;ma a tutto questo c'era un perchè,lo si preferiva vendere sul mercato lucchese per guadagnare qualche soldo in più e soddisfare le esigenze della famiglia, anche perchè il farro aveva un prezzo più alto degli altri cereali coltivati. Fra alti e bassi siamo arrivati ai giorni nostri. La grande ripresa e un nuovo "boom" del farro nella nostra valle ci fu agli inizi negli anni 80 quando in un decennio circa si passò da coltivare poche migliaia di metri quadrati a qualche decina di ettari. Arrivò poi il fatidico anno del 1996 quando il
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| Il marchio IGP del "Farro della Garfagnana" |
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| Vecchia foto rifugio Aronte |

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| Il rifugio Aronte oggi |
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| La Fortezza di Mont'Alfonso (foto di Daniele Saisi) |
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| L'interno della fortezza (foto Route 324) |
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| La Pianta della Fortezza |
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| Vecchia foto della Fortezza quando ormai era diventato luogo dedito anche all'agricoltura e all'allevamento (Collezione Fioravanti) |
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| la villetta in stile liberty dei Bechelli |
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| La torre di Babele simbolo del dialetto garfagnino |
| Alta Garfagnana Lago di Vagli |
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| Bassa Garfagnana,Gallicano |
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| la via Vandelli |
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| il percorso della Vandelli |
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| Sorgente Lago Prà di Lama (foto Route 324) |
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| Vecchia foto di Prà di Lama delle Terme alla Pieve.Foto fornita dall'amico Damiano Giuntini |
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| Lago termale di Prà di Lama (foto di Aldo Innocenti) |
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| Trassilico in lontananza |
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| Vecchia cartolina di Trassilico (collezione Fioravanti9 |
"Scomparso in tenera età e risorto a nuova vita".Difatti i romani si sarebbero insediati venendo dalla Versilia attraverso la foce di Petrosciana (all'epoca una delle poche vie percorribili che portavano nella nostra valle) dopo aver sconfitto i Liguri nel II secolo proprio in Versilia e invadendo così di fatto la Garfagnana e qui a Trassilico si stabilirono a guardia della citata ed importante via di comunicazione.Sembra così che fu grazie ai romani l'origine del suo nome che potrebbe avere due radici una da
| Trassilico in autunno (foto di Daniele Saisi) |
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| Un ritratto di Lucida Mansi |
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| Il momento culmine della festa (foto tratta da Halloweencelabration.it) |
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| Villa Mansi dove abita la nobildonna |
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| la torre delle ore a Lucca |
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| Il laghetto dove si sarebbe immersa Lucida |
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| Bergiola oggi |
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| Una veduta di Bergiola |
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| la cisterna d'acqua dove si nasconderebbe il serpente |
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| Un vecchio metato garfagnino |
"Dopo la coglitura, che si effettuava verso la fine d'ottobre, c'era una stasi nella routine lavorativa del contadino-montanaro, utilizzata per allestire il metato. Era, questo, un fabbricato composto da due locali sovrapposti, senza pavimento intermedio e divisi soltanto da un graticcio mobile che veniva appoggiato sulla trave centrale fissa. Una volta sistemato, dall'unica finestrella posta sopra la porta d'ingresso vi venivano cautamentedistese sopra le castagne da seccare. A terreno, nel mezzo della stanza, veniva acceso il fuoco che doveva ardere ininterrottamente giorno e notte. Torno torno, a ridosso delle pareti, venivano installate le panche per accogliere i vicini i quali, per consuetudine, vi si riunivano per trascorrere le serate insieme. Queste riunioni avevano anche lo scopo di sorvegliare il regolare andamento dell'operazione seccatura, dato che le loro castagne erano state messe insieme alle nostre. Si doveva entrare senza toccare la porta che era tenuta semi-aperta, in quanto doveva lasciar passare un flusso d'aria costante per mantenere il fumo unito a tela ad una certa altezza, in modo da non essere costretti a respirarlo o a trovarcelo davanti agli occhi.Era l'epoca dei giornali della sera dove apparivano, diluiti in tante puntate, romanzi d'amore e di morte: «Il padrone delle ferriere», «Le due orfanelle», «I miserabili». Mio padre, uno dei pochi del paese che sapesse leggere correntemente da giovane aveva frequentato le Scuole che, a quei tempi, era come dire oggi l'Università teneva banco. Tutti pendevano dalle sue labbra dalle quali uscivano, di volta in volta, descrizioni poetiche di racconti romantici, epici racconti di duelli quasi sempre mortali per i protagonisti.Si può senz'altro dire che la gente, in quel periodo, non vivesse che per ritrovarsi ad ascoltare un'altra puntata di quelle vicende. Non era raro il caso che sulle panche non ci fosse più posto; allora, noi ragazzi, o ci portavamo da casa le seggioline, oppure dovevamo sederci sulle ginocchia delle mamme o delle nonne e lì aspettare, smaniando, che ci prendesse sonno.Mio padre, intanto, alla luce di una lucernina, recitando più che leggendo, dava vita ai vari personaggi del romanzo. A volte, in presenza di fatti o frasi per me incomprensibili, si interrompeva
Farina di neccio
all'improvviso e a chi chiedeva il motivo di quella pausa fatta sul più bello invariabilmente rispondeva Durante il pomeriggio, invece, il metato era il ritrovo dei ragazzi, dove le nonne narravano ai nipoti le storie e le leggende delle Apuane. Era lì che la Bèna ci snocciolava una fòla dietro l'altra ed i suoi personaggi, tanto mirabilmente cesellati, s'imprimevano indelebilmente nella nostra memoria, complice il guizzante bagliore delle fiamme. Per quasi un mese questo luogo era, per tutti, un caldo e confortevole rifugio, specie nei giorni in cui pioveva o faceva troppo freddo per giocare o lavorare. L'ultima sera, poi, era di prammatica la smondinata che venivano mangiate appena tolte dal fuoco, con una bella spruzzata sopra di striscino, vino frizzante nostrale di seconda passata Purtroppo, circa venticinque trenta giorni dopo, anche questo piccolo mondo si estingueva: infatti, poiché le castagne erano già secche, il fuoco veniva spento, il graticcio allargato e le secchine, precipitando dall'alto, riempivano... la sala delle riunioni, mettendo fine alle serate. Poi, a poco a poco, mezzo sacco per volta, venivano pestate sul ciocco, per levare loro la pula, e portate al mulino. Non appena il primo bolgio di farina arrivava a casa, veniva ufficialmente inaugurata la nuova stagione con la polenta di neccio e questoavvenimento quasi un rituale dava l'addio all'autunno e preannunciava l'inizio del gelido inverno. Il nonno Pasqualone, la mattina dopo, chiudeva a chiave il metato nel quale, come per magia, avrebbero continuato ad aleggiare quei personaggi che le voci di mio padre e della nonna Bèna avevano evocati; ma non sarebbero stati soli: assieme a loro, ci sarebbe senz'altro rimasto il ricordo di quelle violente emozioni che l'attento uditorio aveva vissuto, nella semi-oscurità appena rischiarata dalla debole e vacillante fiammella di una lucernina ad olio."
Un metato di oggi in funzione