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mercoledì 12 febbraio 2020

Quando Hollywood arrivò nella Valle del Serchio...

Sei nomination all'Oscar, un Oscar alla carriera nel 2015,
Una scena del film:
 "l'Omo Morto sullo sfondo"
un'ennesimo nel 2019 per il film "Blackklansman" consegnato per la miglior sceneggiatura non originale, altri film pluripremiati come: 
"Malcom X", "Jungle Fever", "La 25a ora", "Inside Man". Nel 2020 sarà presidente della giuria del Festival di Cannes, eppure... quando il regista Spike Lee venne in Garfagnana e nella Valle del Serchio arrivò certamente con tutti gli onori, ma se ne andò fra mille polemiche. Una storia complicata questa, di quando Hollywood, con l'H maiuscola giunse dalle nostre parti. Sono già passati dodici anni dall'uscita del film "Miracolo a Sant'Anna" e
La locandina del film
tutto cominciò sotto i migliori auspici. Nel 2007 già erano state scelte le location e le date per le riprese del film, le lettere per i vari permessi erano state già inviate ai comuni interessati: Borgo a Mozzano, Careggine, Stazzema, Camaiore, e Pescaglia e per quanto riguarda la Garfagnana il film sarebbe stato girato dal 15 ottobre al 15 dicembre del solito anno e in ogni caso la produzione rassicurava gli amministratori che l'uso che veniva fatto di ambienti e locali sarebbe stato ripristinato come in origine e sopratutto si diceva che sarebbe stata garantita la massima sensibilità nei confronti del dramma subito dalla gente, questo è quanto di più bello era nelle intenzioni. 
L'occasione poi sarebbe stata perfetta, finalmente la Valle del Serchio avrebbe avuto la sua opportunità di farsi conoscere al mondo attraverso uno dei mezzi di comunicazione più potenti: il cinema americano. La nostra storia, i nostri paesaggi e la nostra cultura sarebbero stati veicolati in tutto il pianeta. Una circostanza accolta con tutti i buoni propositi da amministratori locali e popolazione, ma purtroppo non è tutto oro quello che riluce...
Ma partiamo dall'inizio e analizziamo gli eventi dalla loro nascita.  Il film "Miracolo a Sant'Anna" fu tratto dall'omonimo
Lo scrittore James Mc Bride
libro di James Mc Bride che uscì nel 2000. James Mc Bride, scrittore di fama, già era stato nella Valle del Serchio quando all'epoca il sindaco di Barga Umberto Sereni ebbe l'occasione di invitare a Sommocolonia i reduci afro americani della 92a Divisione Buffalo, che nel paese, durante la seconda guerra mondiale, nella famosa battaglia di Natale del dicembre 1944 si misero in luce con atti eroici. Fu qui, che lo scrittore prese ispirazione per scrivere il suo romanzo, in quei luoghi che videro lo zio di Mc Bride combattere per la liberazione della Garfagnana:"E' stato Enrico Tognarelli, il figlio di un partigiano che ha combattuto a fianco di mio zio Henry su quella montagna, il primo a farmi conoscere Sant'Anna di Stazzema. Ci incontrammo a Sommocolonia nel 2000, io ero venuto in Italia con alcuni veterani della Buffalo. Sono molte le persone, partigiani, soldati, civili ad aver ispirato il mio lavoro. Non solo, ma i campi, i castagni, i boschi, i crinali, le montagne che descrivo nel libro sono quelli
Sommocolonia
che ho visto a Sommocolonia"
. Lo stesso Tognarelli raccontò come nacque l'incontro: "Alcuni rami della mia famiglia emigrarono in Inghilterra e negli Stati Uniti. La gente di Barga sapeva che parlavo inglese e allora mi presentò Mc Bride. Gli parlai così di mio padre Franco, partigiano nella brigata Pippo (n.d.r: gruppo partigiano comandato da Manrico Ducceschi, alias Pippo) e di mio zio Gianni e anche dell'eccidio di Sant'Anna di Stazzema". Rimase il fatto che una volta uscito questo libro fece breccia su un altro amico di James: il regista Spike Lee, che ne volle fare un film, sarebbe stata l'ennesima occasione di mettere in risalto un tema a lui caro, la condizione sociale dei negri d'America. Il film tratta infatti le vicende di una pattuglia di soldati afro americani della 92a Divisione Buffalo, dispersi nelle montagne della Garfagnana nell'autunno del '44. Il razzismo diffuso fra le truppe
Spike Lee
statunitensi, l'incontro fra culture diverse e il rapporto fra questi soldati e un bambino sopravvissuto alla strage di Sant'Anna di Stazzema è il filo conduttore della pellicola. Le riprese cominciarono così il 15 ottobre del 2007 e durarono undici settimane. Un periodo di tempo in cui Pian di Gioviano e il fiume Serchio diventeranno scene di battaglia fra americani e tedeschi, dove le montagne che compongono "L'Omo Morto" vigileranno su questi soldati come un attento osservatore e la brulla strada di Arni vedrà il radunarsi delle truppe naziste per prepararsi all'efferata strage, mentre il paese di Colognora di Pescaglia sarà la location dove si svolgerà tutta la triste vicenda, ma non solo, naturalmente anche Sant'Anna di Stazzema, la sua piazza e la sua chiesa dove ci fu il triste epilogo dei tragici fatti diventerà protagonista della pellicola, anche la villa che fu della duchessa Maria Teresa di Savoia a Capezzano Pianore si trasformerà nel quartier generale americano. Insomma, tutto era bello ed interessante, ma la cosa cambiò quando il film uscì nella sale
Scene di guerra sul fiume Serchio
nei pressi di Pian di Gioviano
cinematografiche, il 26 settembre 2008 negli Stati Uniti e il 3 ottobre in Italia. La critica lo stroncò inesorabilmente, ma altre diatribe, polemiche e accuse furono mosse dall'A.N.P.I (associazione nazionale partigiani d'Italia), dagli storici, dalla popolazione e dai sopravvissuti dalla strage di Sant'Anna di Stazzema. Ma andiamo per ordine ed analizziamo tutto. Partiamo da cose puramente di stile e di pronuncia delle nostre località, che d'accordo, saranno pure poca cosa, ma se ciò non viene fatto correttamente significa non aver rispetto del territorio e conoscenza dei luoghi: il Serchio viene menzionato la e chiusa, mentre il paese di Torrite, viene pronunciato con la I accentata, inoltre Valentina Cervi (che nel film interpreta la bella paesana Renata) nel film parla di Castelnuovo, Vergemoli, Torrite, Rontano, Barga e Pietrasanta come se fossero paesi a poca distanza fra di loro, raggiungibili in poco tempo e non eventualmente con ore e ore di cammino. Anche la tradizione e la leggenda garfagnina vengono usurpati nel buon nome del cinema americano, infatti si racconta la leggenda de "L'Omo Morto" (nel film è chiamato "l'Uomo che Dorme"!!!), 
una storia tutta diversa da quella che è, e poi, in una nota di colore non si è
Sul set del film
(foto gentilmente concessa
 da Graziano Salotti)
voluto nemmeno far mancare "un omaggio" a Giovanni Pascoli, dando un tocco di umanità ad un ufficiale tedesco che legge le poesie del poeta. Insomma, quello che ne esce è un calderone di argomenti mai approfonditi e trattati con superficialità, tanto che, anche gli storici a suo tempo ebbero da ridire: mai è esistito a Gallicano il comando generale della Divisione Buffalo e più che altro quello che ha fece sobbalzare sulla sedia gli studiosi fu l'intrecciarsi scollegato e confuso di due vicende di guerra locale distanti nel tempo e ben diverse per svolgimento dei fatti, come la Battaglia di Natale del dicembre 1944 avvenuta in Garfagnana e l'eccidio di Sant'Anna di Stazzema che accadde il 12 agosto 1944. Non mancano nemmeno curiosità ed errori sui personaggi del film, che sono d'ispirazione a personaggi realmente esistiti, Peppi infatti non è altro che il capo partigiano Manrico Ducceschi, comandante dell'XI Zona Patrioti, ma a Sant'Anna non è mai stato, lo ribadì a suo tempo Tognarelli: "
Nel libro tante cose sono inventate di sana pianta.Ho raccontato io a McBride di
Pierfrancesco Favino
nel film interpreta
Peppi 
Pippo. La sua storia. Lui l’ha messo nel libro chiamandolo Peppi, su questo non ci sono dubbi. Ma non è mai stato a Sant’Anna. Da dov’era ci avrebbe messo giorni per arrivarci, mentre nel libro c’è un sentiero che non si sa come attraversa l’Uomo morto. Non so se ci fossero partigiani a Sant’Anna, non credo. Di certo non c’erano quelli dell’XI, non era zona nostra. Così come è fantasia il tradimento del suo braccio destro. Non so perché se lo sia inventato, però non ci sono rimasto così male. So benissimo che si tratta di un romanzo di fantasia".
A quante pare sembra realmente vissuto anche Angelo, il bambino protagonista del film, che nella pellicola una volta diventato adulto paga la cauzione ad uno dei reduci della Buffalo, infatti così affermò l'ex Sindaco di Barga Sereni:
"L’ho riconosciuto leggendo il libro, si tratta di Mario Ricci. Era un grande imprenditore, adesso è morto, per qualche anno ha vissuto alle Seychelles. Nel romanzo la scena si svolge alle
Matteo Sciabordi,
nel film è Angelo
Bahamas, ma non ho dubbi che sia lui
". Ma l'accusa più pesante venne dall'A.N.P.I, a suscitare le polemiche fu il modo in cui vennero descritti i partigiani e il fatto che fu uno di loro, con il tradimento, a determinare la carneficina di Sant'Anna, un episodio mai avvenuto nella realtà come sentenziato dal Tribunale militare di La Spezia nel 2005: "Non si trattò di rappresaglia (ovvero di un crimine compiuto in risposta a una determinata azione del nemico), si trattò di un atto terroristico premeditato e curato in ogni dettaglio per annientare la volontà della popolazione, soggiogandola grazie al terrore. L'obiettivo era quello di distruggere il paese e sterminare la popolazione per rompere ogni collegamento fra i civili e le formazioni partigiane presenti nella zona". Nei superstiti della strage fu forte la sensazione che il loro dramma fu usato nel film
La vera strage
di Sant'Anna di Stazzema
come un pretesto, perchè ciò che veramente interessava a Lee e a Mc Bride era mostrare il ruolo che ebbe un battaglione di soldati afro americani nella guerra di liberazione. 

Ma come è giusto che sia anche Spike Lee e James Mc Bride all'epoca dissero la sua sulla squallida vicenda:"Mi sono chiesto se era più giusto scrivere un libro di storia o un romanzo- così disse lo scrittore-, poi ho optato per quest'ultimo perché volevo che la storia si trasformasse in una rivelazione. Mi interessava parlare non solo della guerra, ma anche di tutte le difficoltà che questa comportava per gli italiani. Avevo uno spazio limitato e ho trovato nei due personaggi dei partigiani dei simboli per far vedere come la guerra poteva distruggere anche i rapporti di amicizia. Mi dispiace
Veri soldati
della Divisione Buffalo...
se ho offeso in qualche modo la sensibilità dei partigiani e degli italiani e chiedo scusa. Noi come persone di colore ci sentiamo ancora più vicine a questa situazione e sappiamo come sia difficile avere a che fare con libri su di te scritti da altre persone, ma bisogna dire che anche noi abbiamo partecipato a quella guerra, non stiamo parlando di cose lontane da noi. La mia missione era portare questa vicenda al pubblico, poi le cose sbagliate si possono correggere ed è già una cosa buona se oggi le persone parlano di questo e non del Grande Fratello". 

Il regista fu molto meno accondiscendente dello scrittore: "Come regista del film non chiedo scusa a nessuno. Ci sono tante questioni ancora aperte, c'è un capitolo della storia italiana che non è stato ancora risolto e se vengono fuori queste polemiche significa che il periodo della resistenza è una ferita ancora aperta in Italia.
...e quelli del film
All'epoca i partigiani non erano amati da tutta la popolazione, come era anche per quelli francesi, che facevano quello che dovevano fare e poi si rifugiavano sulle montagne, lasciando la popolazione in balia delle rappresaglie tedesche. Ci sono diverse interpretazioni su ciò che è successo a Sant'Anna, ma la storia è che per un tedesco ucciso, dieci civili italiani dovevano morire, e nel mio film è chiaro il mio punto di vista sulla questione e non ci possono essere fraintendimenti in proposito".

Nonostante il titolo del film non fu un miracolo quello fra la Valle del Serchio (i nostri vicini) e Hollywood, anzi. Alcuni moderni benpensanti ci accusarono di provincialismo e di essere dei poveri illusi: "la legge del cinema
americano guarda solo al businnes, a loro non importa niente della storia e della tradizioni" così dissero. Ma d'altronde c'era e c'è poco da fare, in Garfagnana e nella Valle del Serchio alle nostre memorie e alle nostre usanze pretendiamo rispetto...in barba ai milioni di dollari Hollywood.



Bibliografia

  • "Il Tirreno" mercoledì 1 ottobre 2008 pagina 4 "Ecco il vero miracolo" Le stoie dei partigiani che hanno ispirato Lee

martedì 30 agosto 2016

Un partigiano scomodo: Manrico Ducceschi alias "Pippo". Un'ennesima storia che appartiene ai misteri d'Italia

Manrico Ducceschi
Il mio amico Stefano mi ha sempre stimolato(giustamente) ad interessarmi alla vita di quest'uomo di cui andrò a raccontare e che proprio il 26 agosto scorso ricorreva l'anniversario di morte. Stimolato dalla curiosità mi sono messo sotto e dopo approfondite ricerche  ho avuto conferma per l'ennesima volta di una teoria che aveva un mio vecchio professore di storia e diceva pressapoco così: "...la storia è fatta dagli uomini, alcuni di questi uomini il fato (ma non solo...) vuole che rimangono agli onori della cronaca, altri ancora che questa storia hanno contribuito anch'essi a scriverla in maniera sostanziale, spesso e volutamente rimangono dimenticati". Per questo mi pare giusto e doveroso ricordare questi personaggi anche se hanno da raccontarci vicende fastidiose, poco chiare e a dir poco misteriose. Questo articolo ha infatti l'intento di riportare a galla la storia di un partigiano "anomalo" e scomodo allo stesso tempo: Manrico Ducceschi, nome di battaglia "Pippo", che attraverso le sue azioni contribuì anche alla liberazione della Garfagnana dal nazi-fascismo. Questi accadimenti che andrò a narrare fanno parte di quei fatti ormai (oserei dire) tipicamente italiani, dove tutto è sempre nebuloso e spesso manipolato, la storia d'Italia infatti è piena di queste vicende, dal delitto Moro,a Ustica per arrivare perfino al referendum monarchia Repubblica...Ecco, a questi fatti appartiene anche la storia di "Pippo".
Manrico nacque lontano dalle nostre terre, nacque a Capua in provincia di Caserta l'11 settembre del 1920, la sua nascita in terra di Campania è puramente casuale ed avviene durante un viaggio della madre. La famiglia infatti è di Pistoia, città in cui vive insieme al padre Fernando (agronomo di professione), alla mamma Matilde e alla sorellina Leila. La vita scorre tranquilla, il ragazzo frequenta l'antico liceo "Forteguerri", non si interessa di niente in particolare, gli stravolgimenti politici del tempo non lo toccano minimamente, il suo profitto a scuola per di più non è niente di eccezionale, il ragazzo indubbiamente è intelligente- ma come dicono i professori- il suo conformismo gli tarpa le ali.
"Pippo" in gioventù sulle nevi
 dell'Abetone
(foto tratte dal blog:
 "Manrico Ducceschi detto Pippo
comandante XI zona")
Comunque sia, finito il liceo gli si aprono le porte dell'università, la facoltà di lettere di Firenze lo aspetta e in questo caso anche con profitto. Il suo torpore sociale finisce in quegli anni, prende contatti con "Giustizia e libertà" (n.d.r: movimento politico liberal-socialista), non trovando però conformità di idee. Gli anni passano e arriviamo ai giorni seguenti all'armistizio dell'8 settembre, Manrico si trova a Tarquinia dove frequenta la scuola di allievi ufficiali nel V reggimento alpini. Il caos in quei giorni è totale,nonostante tutto fortunatamente riesce a sfuggire all'arresto dei nazisti che lo vogliono arruolare nelle milizie della R.S.I e così in qualche maniera riesce a tornare a Pistoia, poi a Firenze dove si mette in contatto con il Partito di Azione. In quel giorno nasce così la leggenda di "Pippo" che viene inviato subito sulla montagna pistoiese con pochi compagni dove dapprima assume il nome di battaglia di "Pontito", mostrando ben presto capacità organizzative notevoli. Nel settembre 1944 fonda la brigata "Rosselli" che prende anche contatti con il Comitato di Liberazione Nazionale di Lucca, costituendo di fatto una rete di nuovi combattenti e simpatizzanti e con l'aiuto di preti, pastori e qualche carabiniere riesce a tessere una rete di informatori di tutto rispetto, riuscendo così, grazie a queste informazioni a portare a termine le prime azioni di sabotaggio, preludio dei successi che otterrà nei seguenti mesi. L'entusiasmo per questa impresa è alle stelle, il nuovo nome di battaglia lo inorgoglisce:"Pippo", era di fatto anche il soprannome di Giuseppe Mazzini e questo è un motivo in più per proseguire la sua lotta. Il quartier generale d Pippo è sull'Alpe delle Tre Potenze, zona nevralgica fra le province di Pistoia, Lucca, e Modena, di li può coordinare tutte le azioni belliche sulla Linea Gotica, coprendo di fatto la Val di Lima, L'Abetone e la Garfagnana. Il 16 marzo 1944 la formazione partigiana da lui comandata assumerà la denominazione ufficiale di "Esercito di Liberazione Nazionale-XI Zona Militare Patriotti", prendendo l'impegno sempre gelosamente difeso dal suo capo in persona di darsi finalità assolutamente apolitiche, nelle divisioni di partito vedeva proprio un serio ostacolo per una rapida vittoria contro il nazi-fascismo, da qui si cominciò ad attirare le prime
Pippo dal balcone saluta i suoi uomini
 dopo una riuscita incursione
(foto tratte dal blog:
 "Manrico Ducceschi detto Pippo
comandante XI zona") 
forti antipatie... 
Vale la pena, a questo proposito, citare un brano scritto da Maria Luigia Guaita, inviata presso di lui dal CTLN (n.d.r: comitato toscano liberazione nazionale) per ottenerne una relazione:


"Pippo era uno dei comandanti più autorevoli e stimati di tutta la Toscana.Già a giugno aveva sotto di sé più di mille uomini ormai equipaggiati e armati, era la formazione più forte di tutto il pistoiese e dintorni.Era il migliore dei nostri comandanti.Lo ricordavo appena dieci mesi prima studente di lettere timido, serio, il più giovane fra gli amici, ora lo guardavo comandante partigiano, ancora più magro, più calvo, ma abbronzato e sicuro di sé, incuteva soggezione e affetto, gli dissi quello che volevano conoscere al comando militare. Tornò con le indicazioni richieste, allora gli mostrai varie copie dei punti programmatici del Partito d’Azione e altri opuscoli di propaganda. Per i politici era importante quanto il combattere che i partigiani maturassero nelle idee. Pippo sorrideva:-Non li butterai mica via?- gli dissi-Ci costano tanto di ansie e di soldi!- -E chissà quante discussioni- disse Pippo e rideva, mi accorsi che nel fondo era triste e deluso, scuoteva la testa".

La politica a lui non interessava per questo si distaccò sempre di più dai comitati di liberazione nazionale prediligendo di fatto la collaborazione con gli alleati. La scelta di Pippo era prettamente militare a lui non interessavano gli equilibri politici, a lui interessava la libertà del suo Paese e questo lo dimostrò in pieno con azioni militari precise e calibrate, vere e proprie battaglie venivano ingaggiate con i tedeschi, supportate anche dall'aviazione americana. I rapporti con gli alleati e con l'esercito brasiliano saranno sempre più stretti e porteranno al clamoroso successo dell'otto giugno 1944 nei pressi dell'Abetone dove dopo scontri a fuoco con i soldati della Repubblica Sociale vennero recuperati importantissimi documenti militari, alcuni dei quali ancora oggi secretati negli archivi statunitensi. Arriveranno anche i successi con la esse maiuscola in Garfagnana(coadiuvati sempre dalla V armata americana) con la liberazione di Bagni di Lucca il 28 settembre, poi Barga il 9 ottobre. Oramai la brigata partigiana di Pippo era un tutt'uno con gli americani tant'è che entrerà  a far parte in pianta stabile dell'esercito alleato prestando servizio "come truppe di linea inquadrata in forma di reparto regolare ed organico" indossando addirittura divise ed equipaggiamento americano. Presero parte anche nella famosa "Battaglia di Natale" (la battaglia più famosa di tutta la Valle del Serchio) dove persero parecchi uomini, riuscirono però a "tenere botta" alla prorompente forza tedesca,
Autocolonna brasiliana che scende
 la Val di Lima(foto tratte dal blog:
 "Manrico Ducceschi detto Pippo
comandante XI zona")
dando così il tempo necessario alle truppe americane di potersi riorganizzare. Si era ormai però agli sgoccioli della guerra, i tedeschi battevano in ritirata e l'XI Zona di Pippo era una fra le poche formazioni partigiane (l'unica in Toscana) che fu mantenuta in piena efficienza (n.d.r: alle altre formazioni partigiane una volta liberato il territorio veniva imposto dagli alleati il disarmo e lo scioglimento della stessa), gli americani inoltre concessero l'onore a Pippo e ai suoi uomini di avanzare insieme a loro nell'offensiva finale partecipando fattivamente alla liberazione di Modena, Reggio Emilia, Parma e Piacenza per entrare poi trionfalmente a Milano. La fama di Pippo era alle stelle, gli alleati continuavano a dargli onori e gratitudine, venne infatti accordato ulteriormente di: "tenere le armi e combattere fino ai territori tedeschi", onore che non avrà il tempo di godere poichè la Germania capitolò. La storia partigiana di Pippo finì poco dopo, tutta la formazione dell' XI Zona rientrò all'Abetone con armi e automezzi e li ci fu lo sciogliete le righe. Gli americani a fine conflitto conferirono a Pippo l'alta onorificenza america della Bronze Star Medal, uno dei maggiori riconoscimenti militari degli Stati Uniti d'America, ma però nel contempo le più pericolose gelosie aumentavano...



La bronze star Medal
di Manrico (foto tratta
dal blog "Manrico Ducceschi
detto Pippo comandante XI Zona")
Qui, a guerra finita comincia un'altra storia,la più misteriosa, la più sporca e la più triste. Manrico nel dopoguerra si trasferisce a Lucca dove risiede in Piazza San Michele, non è un buon momento per il comandante, adesso che la lotta armata è finita sono le diatribe politiche quelle che tengono banco, quelle che lui aveva sempre odiato, per di più alcuni processi pendono sul suo capo per azioni e condanne decretate nei confronti dei fascisti colpevoli,da questi
processi esce comunque sempre assolto. Arrivano così i delicati anni fra il 1947 e il 1948, anni complicati, l'assetto politico è instabile e non certo privo di pericoli. Le elezioni dell'aprile '48 e il conseguente attentato a Togliatti portano l'Italia sull'orlo di un'altra guerra civile. Pippo viene contattato nuovamente dagli americani è pronto a tornare in gioco per scongiurare un eventuale "pericolo rosso", ma rifiuta poi di riprendere le armi perchè coinvolti in questa operazione anche ex fascisti, fattostà che Il 24 agosto 1948 Pippo deve recarsi a Roma ma al ritorno ha già preannunciato che denuncerà fatti e circostanze che offuscano l'operato di alcuni gruppi partigiani. Viene rinvenuto  in casa, impiccato con la cintura dei propri pantaloni da alcuni componenti della formazione a lui molto vicini il giorno 26,  e inizierà così il mistero relativo alla sua morte. Ecco quindi a tal proposito un articolo de "Il Tirreno" di Laura Poggiani nipote di Manrico:


"..In questo contesto la mattina del 26 agosto 1948, fu rinvenuto cadavere nella sua casa di Lucca il Comandante partigiano Manrico “Pippo” Ducceschi. Alle ore 14 di quel giorno infatti, i più stretti collaboratori di “Pippo” ossia Giuliano Brancolini, Mario De Maria e Enrico Giannini si presentarono  al Comando Guardie di P.S. per denunciarne la morte e successivamente gli inquirenti, recatisi sul posto, dopo i sopralluoghi di rito, decisero di procedere con l’autopsia. Questa, eseguita il giorno seguente, metteva in rilievo come la morte risalisse al giorno 24 e che fosse compatibile con l’asfissia per impiccagione. Se da un lato, però, le indagini sembravano preponderare per l’ipotesi di un suicidio, dall’altro risultavano falsate dalla mancata acquisizione agli atti dell’Autorità Giudiziaria dell’archivio rinvenuto in casa di “Pippo”. Malgrado ciò l’inchiesta portò all’individuazione, proprio nei più stretti esponenti od ex esponenti della formazione, di possibili responsabili fino
I funerali di Manrico Ducceschi
(foto tratte dal blog:
 "Manrico Ducceschi detto Pippo
comandante XI zona")
addirittura  al  fermo del segretario di “Pippo”, nonché suo vicino di casa, Franco Caramelli che fu poi rilasciato in mancanza di prove inconfutabili di omicidio. 
Per molti, anche storici, la vicenda della morte di “Pippo” si conclude qui ignorando o omettendo gli sviluppi successivi. L’inchiesta riprende, con maggior vigore, allorquando, negli anni ’70 gli inquirenti, su segnalazione di un carabiniere di Castelnuovo Garfagnana, riapriranno l’inchiesta per omicidio indagando, prevalentemente, sulla traccia, già evidenziata ma non percorsa nella prima indagine, della pista slavo/comunista. L’indagine, stavolta darà vita a un processo per omicidio che però porterà alle stesse conclusioni dell’inchiesta precedente, ossia che non vi sono prove certe di omicidio.
Si potrebbe pensare che a questo punto che la storia sulla morte di “Pippo” si esaurisca qui ma, come in ogni buon giallo, ecco il colpo di scena. Nel 1981 una segnalazione anonima ad un magistrato mette per la prima volta in correlazione la morte di “Pippo” con un ben noto faccendiere pistoiese: Licio Gelli (n.d.r:capo della loggia massonica P2). A lui , in questo anonimo, si attribuisce anche la morte di un altro noto Comandante partigiano: Silvano Fedi. Poiché  molti degli uomini  della formazione di Fedi confluirono nella formazione di “Pippo” si ravvisa che quest’ultimo conoscesse bene le circostanze e i mandanti della morte di Silvano. Si riapre quindi l’inchiesta con un teste di eccezione: il giornalista Marcello Coppetti che proprio in quegli anni aveva effettuato una ricerca certosina sull’argomento e così scriveva nei suoi appunti circa l’agguato a Silvano Fedi: “Durante l’agguato alcuni partigiani si salvano. Uno di essi ha la prova che Gelli è l’autore dell’agguato. Tale prova sarebbe stata contenuta nell’archivio in possesso di Manrico DUCCESCHI detto “Pippo”. Quando “Pippo” viene trovato morto nella
La tomba di Pippo
(foto tratte dal blog:
 "Manrico Ducceschi detto Pippo
comandante XI zona")
sua casa molti fascicoli del suo archivio sono “ripuliti”. Come mai? Pippo è morto naturalmente o l’hanno ucciso? Da chi viene ripulito l’archivio di Pippo? Per conto di chi?” 
Ancora una volta però il procedimento si conclude, per mancanza di prove certe, ma stabilendo un punto fermo: che possa essere stato effettivamente vittima di un complotto messo in atto da ambienti a cui dava fastidio la sua attività informativa..."


Nient'altro e niente più che un'altra storia, finita nel calderone italiano dei misteri irrisolti.

  • Il brano scritto da Maria Luigia Guaita è stato estrapolato dalla rivista "Patria indipendente" del 21 maggio 2006 da un articolo di Carlo Onofrio Gori
  • L'articolo tratto da "Il Tirreno" è del 22 agosto 2012 si intitola "La memoria violata del partigiano Pippo per assenza di prove"