mercoledì 19 agosto 2015

Il Moro del Sillico:le gesta di uno dei più spietati briganti che la Garfagnana ricordi

Il Sillico
In estate di feste e sagre in Garfagnana ce ne sono molte, tutte feste coinvolgenti, simpatiche e originali, dove si mangia bene e in ottima compagnia. Ma c'è una festa fra tutte che riporta ad antiche lotte cinquecentesche fra il governatore della Garfagnana Ludovico Ariosto e i briganti locali, questa festa si svolge al Sillico ed è dedicata al leggendario bandito detto "Il Moro" diventato famoso in epoca recente proprio grazie a questa tradizionale festa estiva. Molti persone infatti nell'approssimarsi di questo percorso enogastronomico ambientato nel 1500 mi chiedono lumi su questi briganti locali e infatti per soddisfare queste richieste mi sono dato da fare per cercare proprio notizie sul Moro del Sillico. Questi briganti spesso rimangono avvolti da un alone di leggenda e le loro gesta e malefatte hanno dato origine a storie e racconti rimasti a lungo nella memoria della gente.
Molte notizie su questo brigante che andrò a narrare sono tratte dalle lettere che (anche) l'Ariosto stesso inviava al duca di Modena, oltre che ad amici e conoscenti.
Il Moro del Sillico è indubbiamente il sillichino più famoso di tutti i tempi, sebbene la sua fama sia frutto di attività non sempre lecite...anzi, fu infatti uno dei banditi più temuti della zona e la sua origine sillichina gli valse la libertà più volte. Giuliano così si chiamava "il Moro" faceva parte come ben si sa della banda del Sillico, che da come si legge era così composta:

" I figli del Peregrin del Sillico, in primo luogo il Moro, poi Giugliano (che abita Ceserana in casa della moglie, che è sorella della moglie del Moro), Baldone".


La cosa perlopiù si svolgeva in famiglia.Il Peregrin era il babbo del Moro, mentre Baldone e Giugliano erano i due fratelli. Il Moro e il Giugliano avevano sposato due sorelle di Cigerana (Ceserana) ed essi soggiornavano spesso in quel luogo. Pare che entrambi ci vivessero quasi abitualmente, ma essi erano banditi ed era espressamente vietato per le comunità ospitare un bandito. Così l'Ariosto, quando accadde che il Moro e i suoi fratelli in combutta con altri manigoldi del luogo "assassinarono un prete pisano" proprio in quei luoghi, dovette infliggere al Comune di Cigerana una multa di 300 ducati. Ma se ne angustiava, perchè era consapevole che quel comune era vittima di quei ribaldi e non era certo in grado di arrestarli o di cacciarli perchè costoro " ...con li banditi loro seguaci, si son fatti tiranni e signori di quel luogo". D'altra
La casa natale del Moro del Sillico
parte, bene o male bisognava risarcire il prete assassinato per "l'onore di vostra eccellenzia", per cui non potendo catturare i colpevoli, si era penalizzato il povero comune di ben 300 ducati per aver tollerato la presenza del Moro, più altri 100 di risarcimento per il prete pisano

Per l'Ariosto quindi fu molto difficile dare del filo da torcere al Moro proprio perchè la banda godeva protezione dal duca in persona Alfonso I d'Este, tutto ciò perchè il Sillico e i suoi abitanti godevano di particolari attenzioni presso il duca in quanto prima comunità della Garfagnana a chiedere di passare nel ducato e sopratutto perchè oltre ad essere dei malfattori il Moro e compagnia bella erano mercenari al soldo di sua eccellenza Alfonso I, e più di una volta senza problemi non esitarono a difendere le effigia ducali, come nel caso nella campagna che consentì alla morte di Papa di Adriano VI (n.d.r: 19 settemmbre 1523) di riappropriarsi della città di Reggio Emilia o perchè no, non ricordare quando i briganti difesero la Fortezza della Verrucole dagli attacchi delle truppe di Papa Leone X (n.d.r:1520) quando volle togliere la provincia della Garfagnana agli Estensi. Figurarsi il povero Ludovico Ariosto in questi casi come era felice, più questi delinquenti erano lontani dalla Garfagnana impegnati nelle battaglie e meno problemi creavano in giro per la valle e alla povera gente nella speranza poi che il duca li tenesse il più a lungo possibile al di fuori dei confini nostrali, addirittura in una lettera del 20 novembre 1523 in cui si fa riferimento proprio al Moro e ai suoi fratelli, l'Ariosto in persona invita lo stesso duca ad assoldarli nel suo esercito e si scusa poi con lo stesso duca per il ritardo con cui l'ultima volta si sono presentati al cospetto di sua altezza, ma purtroppo (come si legge fra il serio e il faceto) sono poveri e non avevano i soldi per il viaggio e solo dopo aver raccolto le castagne sono stati in grado di farlo, "comunque stia tranquillo che avrà buon servizio, perchè credo che sieno valenti e fidelissimi a chi servono".
Alla fine della storia, che che se ne dica, L'Ariosto riuscì a catturare il Moro e nonostante che si pensi il contrario, il povero Ludovico non fece la fine di Willy il coyote che non riesce mai a catturare Beep-Beep, infatti nel 1523 il Moro è in carcere in attesa dell'estremo giudizio che non può essere altro che la pena di morte in pubblica piazza, ma già corre voce che gli amici del Moro abbiano chiesto la grazia al duca, ma lo stesso duca di fronte alle evidenze e come si suol dire "per non farla troppo sporca" difficilmente concederà la grazia, ma in qualche maniera la pelle al Moro bisognava salvarla, così notte tempo il figlio di Bastian Coiaio (n.d.r: signorotto, capofazione di Trassilico nonchè protettore politico della banda del Sillico) senza colpo ferire entra in
Briganti in azione
carcere con la scusa di visitare l'amico Moro, lasciandogli però un coltello con il quale indisturbato potè scassinare l'uscio della cella e fuggire, in barba alle "distratte" guardie. Ludovico Ariosto appresa la notizia va su tutte le furie e in una lettera al duca del 29 agosto 1523 lo informa fra l'altro del contegno sprezzante di Bastian Coiaio il quale "con la sua solita insolentia ha detto parole assai altiere"
, dicendo che lui è perfettamente informato di ciò che l'Ariosto scrive al duca, cercando di intimorirlo affinchè la smetta di scrivere cose negative sul Moro e sui suoi fratelli.
Insomma erano tempi difficili per la Garfagnana, il Moro e la sua banda ( ma non solo loro) mettevano a ferro e fuoco la valle. Non si può dimenticare allora quando due figli di Ser Evangelista del Sillico (n.d.r: noto personaggio di rilievo e colluso con la banda del Moro) erano scesi a Castelnuovo tentando di violentare una donna, che fra l'altro era l'amante di un altro importante personaggio tale Acconcio, che si salvò solamente per l'intervento del Capitano di Ragione di Castelnuovo, per tutta risposta uno zio dei due violentatori tale prete Iob (sottolineo prete) spaccò la testa alla madre della povera ragazza che denunciò al vescovo il prete, ma senza risultato. Si, perchè altra categoria di personaggi che turbavano e disturbavano con i loro discutibili comportamenti erano proprio i preti, avevano comportamenti assolutamente delinquenziali (è giusto dirlo) e in più erano fra i grossi protettori del Moro (e di altri briganti). Erano i preti stessi che nascondevano i furfanti all'interno dei campanili delle chiese, essi infatti approfittavano della legge che diceva che i prelati non potevano essere condannati dalle autorità civili, ma solo da quelle ecclesiastiche, ma il fatto grave (come poi succede oggi...) che i vescovi punivano i preti in maniera molto blanda o non li punivano
Il Duca Alfonso d' Este, un duca
dalla manica larga
affatto. L'Ariosto voleva (giustamente) che anche i preti cadessero sotto il rigore della legge come qualunque cittadino e aveva scritto ai vescovi perchè "li dessino autorità sopra li preti"... ci possiamo immaginare la risposta. Rimane il fatto che
 la fine che fece il Moro e la sua banda a me non è dato sapere, comunque nel tempo la figura del Moro è stata variamente romanzata nei racconti popolari, ed oggi è visto come una sorta di Robin Hood, un bandito più vicino alla povera gente di quanto non lo fossero le autorità, ma non era così, ed è giusto che la storia lo ricollochi al posto che merita: come uno dei più terribili e spietati briganti che la Garfagnana abbia mai conosciuto.