mercoledì 5 agosto 2015

La storia del Gruppo Valanga. Battaglie, sacrifici e tradimenti

Partigiani garfagnini in azione
Ci sono delle cose  che il tempo avvolge in un aura di leggenda, sempre, fin dalle scuole elementari ho sempre sentito parlare quando si studiava la II guerra mondiale in Garfagnana delle memorabili e sfortunate imprese del Gruppo Valanga, una delle formazioni partigiane più celebri in tutta la valle, attiva nella zona dell'Alpe di Sant'Antonio e in genere in tutta la bassa Garfagnana. Già il nome "Valanga" di per se nella fantasia di bambino contribuiva ad alimentare ancora di più la mia curiosità sulla storia di questa formazione di cui feci una ricerca scolastica ben 30 anni fa circa e che oggi ho deciso di riportare a galla corretta e riveduta, ricordo che a narrarci i fatti a scuola venne il maestro Silvano Valiensi (amico del mio babbo) che aveva fatto parte attivamente di questo gruppo partigiano. Basta quindi con i discorsi retorici e nostalgici e andiamo al nocciolo.
Tutto, come per tante altre formazioni partigiane, cominciò con l'8 settembre 1943, ormai tutti sappiamo i fatti di quel giorno che non starò qui a narrare, ma l'evidente situazione di sbando totale del Paese era evidente a tutti, molti soldati con l'inizio dell'anno 1944 disertarono piuttosto che aderire alla neo Repubblica Sociale di Mussolini, molti prigionieri alleati nella confusione generale di quel periodo fuggirono dai campi di prigionia nascondendosi nell'impervia Garfagnana.
I tedeschi si preoccuparono presto del problema ed emanarono bandi per cercare di ricatturarli, fin dal 14 settembre 1943 il comandante del presidio tedesco di Castelnuovo Garfagnana diffidava dall'aiutare i prigionieri fuggiti e i renitenti e prometteva di ricompensare con 5000 mila lire, viveri e tabacchi chi avesse aiutato a catturarli. Ma la nostra gente, per quell'innato senso di ospitalità e solidarietà umana accolse e aiutò tutti, in molti casi senza neppure pensare di commettere qualcosa di illecito e questo in pratica fu il primo vero atto di ribellione e di ostilità nei confronti dei tedeschi, infatti molti garfagnini che non si erano presentati alle armi per la Repubblica Sociale, rimanevano nascosti nelle capanne e nei metati,aiutati dai familiari, molti di questi decisero però di uscire da questo "impasse" e salirono sui monti e formarono di fatto le prime bande partigiane che, in origine, erano costituite quasi esclusivamente da persone che si nascondevano e basta e in questo quadro nacque così il Gruppo Valanga.
Siamo negli ultimi mesi del 1943 quando il ventiduenne Leandro Puccetti studente universitario di Gallicano iscritto alla facoltà di medicina e chirurgia decide di rompere ogni indugio, l'ardore
Leandro Puccetti
comandante del Valanga
patriottico e combattivo nel suo animo era superiore ad ogni cosa e il futuro comandante del Gruppo Valanga in quel tempo già svolgeva una certa attività che tendeva ad aggregare conoscenti per formare una banda partigiana,ma il bello doveva ancora venire. Arriviamo così al giugno '44, ormai il Valanga è una formazione partigiana a tutti gli effetti. I partigiani sono organizzati sempre meglio,sono sempre più armati grazie ai lanci americani e ai saccheggi dei magazzini della TODT. Nella bassa Garfagnana (Gallicano,Molazzana,Fabbriche di Vallico,Vergemoli) agisce proprio il Gruppo Valanga che il 6 giugno (secondo testimonianze dirette) riesce a recuperare (almeno in parte) un lancio di bidoni con armi e altro, effettuato da aerei americani nei pressi di Cerretoli, infatti da un simil-inventario della formazione partigiana 10 giorni dopo risultano: 30 uomini armati con due fucili mitragliatori tipo BREN, 20 STEN e altri vecchi fucili. Della formazione fanno parte fra gli altri, Mario De Maria vice-comandante, Silvano Valiensi, Aldo Sarti, Pasquale Cipriani (cognato di De Maria), Pietro Petrocchi e i tre fratelli Vangioni, Pietro, Luigi e Lorenzo, il loro accampamento si trova nel bellissimo prato di Pianiza sotto la Pania a due passi dall'Alpe di Sant'Antonio (comune di Molazzana). De Maria era un sottufficiale della Marina Militare Italiana nato nel sud Italia e sposato a Vergemoli, che dopo il famoso 8 settembre si era ripresentato alla costituzione della R.S.I militando addirittura nella Xa  MAS (n.d.r: unità speciale della Regia Marina Italiana),poi aveva disertato ed era entrato a far parte del
Pianiza oggi, dove era l'accampamento
del Gruppo Vlanga
Valanga, Pietro Petrocchi era invece appartenuto alla G.N.R (Guardia Nazionale Repubblicana) prima di salire nel maggio 1944 in montagna, Silvano Valiensi, pure lui si era presentato alla chiamata della R.S.I, ed aveva lavorato alle fortificazione della linea Gustav (n.d.r: linea militare che si estendeva dal fiume Garigliano,al confine fra Lazio e Campania, fino ad Ortona (Chieti) passando per Cassino),poi aveva disertato e si era aggregato al gruppo di Puccetti di cui era amico.Del gruppo facevano parte altri abitanti dei paraggi, però secondo alcuni non c'era da fidarsi, infatti nacquero dei contrasti, alla fine furono costretti ad abbandonare la formazione. Fra tutti questi c'era però la più amata dal gruppo, la famosa "Mamma Viola" ovvero Viola Bertoni Mori che accudì nella sua casa dell'Alpe gli uomini del Valanga avendone cura come propri figli, cucinando per loro, tant'è che alla fine della guerra fu insignita della medaglia d'oro al valore civile.Il tempo passa ma le prime azione repressive e i primi scontri non si faranno attendere.Il 13 luglio 1944 ci fu il primo significativo scontro contro i tedeschi nel magnifico scenario del Rifugio Rossi alla Pania, infatti i partigiani si erano ritirati da Pianiza e si erano trasferiti verso la Pania della Croce, accampandosi al Rifugio Rossi,qui vennero assaliti da una pattuglia di 15 soldati nazisti, fu una strage. La banda partigiana si era arricchita ancora di uomini provenienti da Gallicano, ormai il Valanga sfiorava la cinquantina di unità, ma ai primi colpi di mitraglia nemica molti si dileguarono, i rimasti tentarono di resistere alcuni cercarono riparo nei pressi del "naso" dell'Omo Morto, si racconta che Donati (partigiano del Valanga) colpito da una raffica di mitra alla testa,fosse caduto facendo esplodere una bomba a mano che stava lanciando uccidendo anche uno dei fratelli Vangioni (20 anni). Dopo una mezz'ora di fuoco i tedeschi si
Rifugio Rossi alla Pania.
Luogo di una tragica battaglia del Valanga
ritirarono non subendo alcuna perdita. Le tre salme dei partigiani uccisi furono sistemate velocemente nelle cuccette all'interno del Rifugio Rossi, ma purtroppo non era finita li, si venne a sapere che il solito giorno (probabilmente fu un azione combinata) un distaccamento del Valanga si trovava a Focchia, anche loro furono colti di sorpresa da un attacco tedesco e furono catturati prigionieri in cinque.La cattura con le armi in mano (per i tedeschi) comportava la pena di morte e così i cinque furono trasferiti a Bagni di Lucca e picchiati a sangue, furono poi riportati sul luogo dello scontro e fucilati. Liliano Paolinelli (uno dei catturati) fu fucilato a Fabbriche di Vallico davanti alla sua casa e davanti alla sua mamma. Fu un colpo psicologico durissimo per il Valanga, Puccetti (che non era presente allo scontro perchè in missione presso altre bande) riuscì a riorganizzarsi faticosamente radunando solo 13 uomini,intanto gli scontri continuavano senza tregua in tutto l'arco apuano ma a dar man forte al Gruppo Valanga vennero 36 partigiani emiliani appartenuti alla distrutta Repubblica Partigiana di Montefiorino (n.d.r: fu un territorio fra le province di Modena e Reggio Emilia che durante la resistenza si autoproclamò indipendente).Si trattava di uomini ben armati e con esperienza di combattimento, per cui furono sostanzialmente bene accolti, anche se delle divergenze politiche saltarono subito fuori. Il Valanga politicamente non era inquadrato in nessuna fazione e così voleva rimanere, mentre gli emiliani di "Stella Rossa", comunisti, ritenevano che dovesse prendere una connotazione precisa e poi di dover condurre un'attività di attacco continuo, mentre i partigiani garfagnini erano più attendisti e prudenti in attesa dell'avanzata alleata, comunque sia gli uomini del Valanga erano tornati ad essere una sessantina e gli emiliani avevano abbassato la testa su ogni loro richiesta, quest'ultimi accettarono che il comandante rimanesse il Puccetti e il vice comandante De Maria. Altri problemi però sopraggiunsero si vociferava che per i paesi garfagnini ci fosse un tale che depredava la povera gente a nome del Gruppo Valanga, terrorizzandola con ingiunzioni di pagamento, finalmente le ricerche sul colpevole dettero i suoi frutti e i partigiani riuscirono a catturare il colpevole, tale Ernesto di Nuzzo di 21 anni campano, studente universitario ex appartenente del Gruppo Valanga. I membri del Valanga per dissipare ogni dubbio sulla loro onestà presero la più grave delle decisioni: la condanna a morte per il malcapitato,la sentenza di morte fu decisa a maggioranza e fu inesorabilmente eseguita nonostante l'intervento di Don Bertozzi parroco del luogo. 

Arrivò poi il fatidico 29 agosto 1944,la battaglia del Monte Rovaio, una fra le più famose battaglie della II guerra mondiale in Garfagnana, se non la più famosa sicuramente la più controversa.Più versioni sono state dette e scritte su questa battaglia e vi rimando caldamente ad un mio vecchio articolo poichè tale battaglia non merita sicuramente due righe per cui se interessa cliccate qui http://paolomarzi.blogspot.it/2014/09/29-agosto-1944settantanni-fa-la.html . Intanto verso settembre il Gruppo Valanga si era ricomposto. De Maria dopo la battaglia del Rovaio e la tragica morte del comandante Puccetti aveva le redini del comando del gruppo partigiano. Oltre ad elementi del posto e agli emiliani,si precisa in una lettera  di De Maria ad Oldhman (n.d.r:comandante della
La cappella in ricordo
dei partigiani morti sul
Monte Rovaio
formazione partigiana Lunense) che la consistenza del gruppo è di 40 persone di cui 11 russi (disertori dall'esercito tedesco).Ormai il Gruppo Valanga si limita ad azioni di concerto con gli alleati e presiede molti punti strategici della valle, oltre a questo i partigiani forniscono agli americani notizie sui posizionamenti nemici. Ormai l'avanzata alleata si fa inesorabile gli uomini del Valanga vanno incontro ai brasiliani della F.E.B (n.d.r: Forza di Spedizione Brasiliana) a Valpromaro invitandoli ad avanzare, gli uomini del Valanga entrarono ormai tranquillamente nei paesi liberi della Garfagnana. Rimase però ancora l'ultima sacca di resistenza, i partigiani una volta giunti nella libera Trassilico furono accolti da sventagliate di mitragliatori tedeschi provenienti dal dirimpettaio paese di Calomini, un altro dei fratelli Vangioni fu colpito in pieno ed ucciso. 

Fu questo l'ultimo atto della storia del Valanga che il 6 ottobre del 1945 fu sciolto. De Maria lasciò liberi tutti quelli che lo desideravano.Il comandante prosegui la sua avventura con altri componenti dell'ormai disgiunto Gruppo Valanga che non vollero far ritorno a casa e si unirono di fatto agli alleati per combattere insieme.Per questi nuovi soldati gli americani costituirono una compagnia speciale la "Compagnia C". Questi uomini rimasero sul fronte fino alla fine del conflitto, ma alcuni seguirono l'avanzata degli alleati fino a Milano. 
Una vecchia foto di
Silvano Valiensi
Oggi di questi  giovanissimi uomini (gli appartenenti del Valanga avevano un'età media di 23 anni) a ricordare i loro sacrifici rimangono alcune vie e alcune piazze e anche scuole dedicate (una via di Lucca e l'ex scuola media di Gallicano e il piazzale antistante sono dedicati a Leandro Puccetti e al gruppo stesso) ma nella memoria dei loro attuali coetanei non rimane quasi niente, se non che un anonimo nome su una fredda lapide.
Per questo voglio ancora ricordarli con una strofa di una bellissima poesia intitolata "Il nemico" sui fatti del Monte Rovaio di Silvano Valiensi, maestro, poeta e partigiano del Gruppo Valanga:

Avete pagato voi soli,compagni,
caduti nel sole d'Agosto sul monte
Neppure una stilla di sangue
per voi fu versata,ragazzi inesperti,
pagaste,felici e coscienti, il tributo:
moriste voi soli per tutti