mercoledì 26 agosto 2015

Prima del calcio in Garfagnana, uno sport tutto nostro: "il gioco della palla di lana". Era il 1800.

"Il calcio oppio dei popoli", così almeno si dice di quanto questo sport sia tanto coinvolgente che riesce perfino a distrarre la gente comune dai problemi reali. Il calcio quindi anche in Garfagnana(come del resto in tutta Italia) è lo sport nazionale:fiorentini,juventini,milanisti, interisti e così via, tutte le domeniche (e non solo) i loro tifosi litigano, discutono, si arrabbiano sulle sorti della propria squadra del cuore.Ma prima di tutto questo, cosa c'era sportivamente parlando in Garfagnana di talmente avvincente e intrigante da paragonarsi al gioco del pallone? Il calcio fa la sua comparsa in Italia alla fine del 1800 e da quel momento in poi tutti i giochi tradizionalmente locali si vanno a far benedire, tutti giochi che fino a quell'attimo, diciamolo pure, in quanto a passione ed entusiasmo non erano meno che del calcio. Possiamo ricordare fra tutti il gioco della palla elastica a Barga, che si svolgeva sul Piazzale del Fosso, di cui oggi sono state fatte delle belle rievocazioni, ma però vorrei volgere la mia attenzione su un'altro gioco meno conosciuto del gioco di Barga, un gioco puramente garfagnino che si svolgeva a Castelnuovo e in altri paesi garfagnini, a patto che ci fosse uno spazio per lo svolgersi della gara.Il gioco in questione si chiamava "il gioco della palla di lana". Questo sport in piena regola si svolse figuriamoci un po' per tutto il 1800, aveva regole prettamente locali e abbiamo ancora memoria di questo gioco grazie a degli atti riportati e conservati nell'archivio di Castelnuovo Garfagnana.Le regole a dire il vero, da quello che si evince non sono chiarissime, (sopratutto perchè non esisteva un regolamento scritto) ma proviamo a fare un po' di luce. Si trattava di una sorta di gioco della palla con il tamburello:la palla, un gomitolo di lana strettamente avvolto per consentire il minor rimbalzo possibile, veniva lanciata grazie a un tamburello e in pratica si doveva segnare il punto in una specie di porta (n.d.r:naturalmente le porte erano molto più piccole di quelle che si usano oggi nel calcio).Questi tamburelli o "cembali" che dir si voglia,i vari atleti le facevano costruire (o li costruivano loro stessi)con materiali differenti a seconda sia della condizione sociale che dall'estro personale. Si andava dai tamburelli realizzati con pelle di bue conciata e tesa su un cerchio di legno per quei giocatori che avevano soldi per farli realizzare, per poi mano mano scendere di qualità e di prezzo per le persone un po' più poverelle, fino poi ad arrivare ad una tavoletta di legno raccolta per strada o addirittura, per quelli che non avevano l'ombra di una lira si dovevano accontentare di usare le mani al posto del tamburello stesso, anche se i regolamenti che tacitamente disciplinavano il gioco lo proibivano nella maniera più assoluta. Per capirsi era un po' come adesso per chi gioca a calcio, si va dalle scarpette da gioco più costose della Nike o dell'Adidas, tutte colorate e 
il tipico tamburello che si usava
per questo sport
fluorescenti, fino ad arrivare alla "misera" e classica scarpetta nera da "due soldi". L'entusiasmo dei garfagnini per questo gioco però era talmente tanto che l'importante era giocare, con tamburello o mani era lo stesso,questo sport veniva praticato a tutte le ore del giorno, senza distinzione di sesso o di età, è ampiamente testimoniato dalle notifiche che il Comune emetteva per vietarlo. Infatti succedeva proprio come quando eravamo bimbetti e giocavamo a pallone in piazza e il rompiscatole di turno si lamentava per gli schiamazzi, così accadeva in questi casi che qualche cittadino si lamentasse perchè pesantemente disturbato dalla confusione cui i partecipanti si abbandonavano, per non parlare poi dei danni subiti quando il palloncino veniva lanciato con forza contro vetrine e finestre delle vicine abitazioni. Le autorità locali arrivarono perfino a proibire il gioco per le frequenti lamentele, fu così deciso di vietare qualsiasi partita, sia amichevole che agonistica che si svolgessero sia all'interno che nella periferia di Castelnuovo, a conferma di questo c'è un decreto datato 14 giugno 1797 dove i municipalisti Azzi e Vittoni
"a nome della Repubblica Cisalpina non consentono di praticare il gioco del palloncino di lana in nessuna delle vie della Città, ma sopratutto nella contrada dell'Aiottola, al Forno, in Piazza e nella Barchetta". Ma come spesso succede in questi casi, da prima le persone si uniformarono a queste amare decisioni, non senza aver prima dimostrato con vari tipi di proteste (alcune clamorose) il loro disappunto, ma poi trascorso un po' di tempo le sorveglianze cominciavano ad allentarsi sopratutto da parte dei Reali Dragoni e di conseguenza la situazione ritornava quella precedente al regolamento imposto. In molti casi però fioccavano multe salatissime che raggiungevano certe volte la considerevole cifra di tre lire, raddoppiata poi per i recidivi ed eventualmente commutabile in tre giorni di prigione dura, altra cosa in confronto a quando si giocava da ragazzetti e la palla andava nell'orto del contadino, che puntualmente ce la sequestrava. Ma questo sport era talmente viscerale per i garfagnini che le proteste dei giocatori e dei tifosi che affollavano le partite non si fecero attendere.Ormai era una lotta senza confine fra i passionisti di questa disciplina e il comune. I tifosi giustificarono il loro comportamento ricordando ormai come il palloncino di lana rappresentasse una tradizione consolidata, un vero e proprio fenomeno di costume e come tale doveva essere legalizzato e non solo ma dotato anche di appositi spazi dove poterlo praticare senza suscitare l'ira di nessuno.
Finalmente per  risolvere ogni controversia nel 1827 tale Governatore Torello emanò una sorta di regolamento:
"E' proibito ovunque il gioco del pallone, rimane permesso quello nella Contrada dell' Aiottola, osservare però le discipline e condizioni aggiunte:
  • Il gioco della palla può tenersi nella contrada dell'Aiottola, tutti i dì dal mezzogiorno in avanti, eccettuato i tempi dei Divini Uffizi (n.d.r: la messa che si svolgeva nel vicino duomo)
  • Il gioco stesso si permette a chi userà soltanto il così detto tamburino o cimbalo
  • Non potrà stare in gioco più di una partita alla volta
  • A risanar i danni che possono venire causati da detto gioco saranno solidali tutti i componenti della partita
  • I contravventori oltre alla rifusione dei danni  come sopra,incorreranno anche nella multa di Lire 3 italiane                                                                                                                     è poi da lagnarsi che i giovani, i quali vorranno profittare della permessa concessione, si faranno dovere di procurare la quiete,contenendosi in modo da suscitare questioni a scanso ancora di quelle misure di forza che in caso diverso si prenderebbero contro di loro"      
La piazza dell'Aiottola fine 800 oggi Olinto Dini
dove si svolgeva il gioco della palla di lana
(Foto collezione Silvio Fioravanti)

Così  si ebbe un regolamento, che in seguito venne disatteso da ben più gravi infrazioni come scazzottate e risse violentissime e di conseguenza il gioco venne nuovamente vietato anche in quella parte di paese.
Con il tempo e la nascita del Football proveniente dall'Inghilterra, il grande attaccamento per i garfagnini a questo sport cadde nel dimenticatoio, oramai i nuovi eroi indossavano delle corte braghe e invece dei tamburelli usavano i piedi,una vera e propria rivoluzione nelle abitudini sportive dei garfagnini. Il calcio prese così definitivamente il sopravvento, dapprima se ne interessarono le classi sociali più ricche, che cominciarono a leggere di questo nuovo sport sui giornali, ma poi prese campo in tutte le persone ricche e povere, perchè per giocarlo bastava semplicemente una palla. Questo così fu il motivo di questo progressivo allontanamento da quello che era considerato "il gioco simbolo di questa Città". Oggi non rimane quasi niente nella memoria di questo passatempo se non documenti d'archivio che registrano quasi esclusivamente proteste e relativi provvedimenti delle autorità,tralasciando come è normale qualsiasi implicazione sociale o di costume.Chissà, sarebbe bello un giorno riproporlo...


L'articolo trae notizie da uno studio della Signora Lorenza Rossi in collaborazione con la Banca dell'Identità e della Memoria