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mercoledì 19 settembre 2018

"Mamma" Viola. Storia di coraggio, umanità e guerra

Ebbene no...c'è chi crede che le donne nella seconda guerra mondiale
trascorressero il loro tempo a casa, in paziente attesa dei valorosi compagni e a badare alla casa e ai figli. In realtà non è così, il numero di coloro che si sacrificarono per il bene comune è altissimo. C'era infatti chi raccoglieva abiti, cibo e altri generi di prima necessità, chi si occupava dei feriti e chi si avventurava in pericolosissime staffette partigiane trasportando ordini a destra e a manca, superando i temutissimi posti di blocco tedeschi. D'altronde la storia è piena di eroi, di eroine un po' meno. I nomi spesso si dimenticano, ma i sacrifici di quelle donne che si adoperarono per la liberazione del nostro Paese, quelli hanno lasciato il segno tutt'oggi. Fra queste, giunte alla notorietà ricordiamo Nilde Iotti (prima donna a ricoprire il ruolo di Presidente della Camera),che divenne partigiana dopo l'8 settembre '43, o anche Tina Anselmi (prima donna ad aver ricoperto l'incarico di ministro della Repubblica)che
decise di entrate a far parte della Resistenza dopo che aveva assistito da parte dei nazisti all'impiccagione di trentuno prigionieri, anche lei fu impiegata come "staffetta". Ad ogni modo i numeri dovrebbero parlare da se; secondo l'A.N.P.I (l'associazione dei partigiani d'Italia)le donne coinvolte nell'ultima guerra furono migliaia e migliaia: circa 35.000 mila furono quelle coinvolte direttamente nelle battaglie, 70.000 in gruppi di protesta e ben 11.000 quelle uccise o deportate. La maggioranza di tutte queste donne è stata dimenticata dalla storiografia e dalla memoria pubblica, solo negli ultimi anni abbiamo ripreso coscienza di rendergli dignità storica e parità politica ed è in questo contesto che anche la Garfagnana ha la sua eroina da ricordare, non sarà al livello delle sue illustri colleghe, ma anch'essa lasciò un segno tangibile nella storia della Resistenza garfagnina. Lei era Violante Bertoni, ma da tutti conosciuta come Mamma Viola. La sua storia rimane indimenticabile e rimarrà fra gli episodi di guerra della valle, uno dei più grandi atti di coraggio e solidarietà. Viola nacque alle pendici del Monte Rovaio (comune di Molazzana) il 10 aprile 1891, la sua famiglia da generazioni coltivava quelle terre nei pressi dell'Alpe di Sant'Antonio e anche lei nel corso della sua vita continuò la solita attività. A 17 anni sposa Francesco Mori da cui avrà otto figli. La vita contadina per Viola è dura e faticosa, ma gli anni che seguiranno saranno fra i più tremendi che la storia ricordi. La seconda guerra mondiale è cominciata da anni, ma in Garfagnana il 1943 è fra gli anni più tragici.Le montagne dove sorge l'abitazione
l'abitazione di Mamma Viola oggi
(foto escursioni apuane9
  della famiglia Mori è proprio nel bel mezzo della Linea Gotica, nella zona contesa da partigiani, alleati e tedeschi. La presenza di nazisti proprio in quella zona è numerosa, d'altronde li c'è uno snodo cruciale, strategico per le sorti della guerra e questo i partigiani lo sanno bene, tant'è che anche loro cominciano a presidiare la zona, convinti più che mai di poter difendere quel territorio dal nemico con estrema risolutezza. Sono circa una settantina i ragazzi che formeranno la formazione partigiana denominata "Gruppo Valanga"(leggi anche http://paolomarzi.blogspot.com/la-storia-del-gruppo-valanga-battaglie.html), si sono attestati nella frazione Trescale, dove abita proprio Mamma Viola. La risolutezza però a volte non basta e gli uomini del Gruppo Valanga presto si accorgono che da soli non ce l'avrebbero mai fatta, non solo da un punto di vista militare, ma manca il riparo e la sussistenza, è così che Viola, con l'aiuto del marito decide che le sue provviste, la sua casa, il fienile e le stalle sarebbero stati messi a disposizione di quei ragazzi. Viola e la sua famiglia sono ben consapevoli del rischio che corrono, qualora fossero scoperti dai tedeschi per lei e per i suoi cari non ci sarebbe scampo. Viene così anche il 1944, in quell'anno il Valanga ha subito diversi attacchi, ma tutto culmina con la famosa battaglia del Monte Rovaio (per saperne di più leggi http://paolomarzi.blogspot.com/agosto-1944settantanni-fa-la.html). In
Monte Rovaio
(foto escursioni apuane)
risposta ad un agguato da parte di un uomo del Gruppo Valanga ad una pattuglia di tedeschi, c'è la travolgente azione repressiva germanica che uccide ben 19 giovani della formazione partigiana, proprio una parte di quei ragazzi che accudisce Mamma Viola non c'è più. Alla rappresaglia fortunatamente scampano i civili a cui però vengono incendiate le case e le stalle e uccisi gli animali, medesima sorte tocca a Viola, la sua abitazione viene fatta saltare in aria con la dinamite, si salva solamente la "casetta del formaggio". I giorni successivi all'attacco l'intera famiglia Mori passa le notti nelle grotte vicine, ma il carattere forte di Viola non viene piegato nemmeno stavolta.

Pietro Petrocchi da membro del Gruppo Valanga conobbe Viola e così ne parlava: "Quante sofferenze, quanti disagi materiali e sopratutto morali! Ma non ho mai sentito dalle labbra di Viola una parola di recriminazione, di rimprovero: l'unico suo grande dolore fu la morte di tanti giovani patrioti, che accomunava nel ricordo e nel
Parte degli uomini del Gruppo Valanga
(foto tratta dal libro "L'ALTRA FACCIA DEL MITO"
di Valiensi-Petrocchi)
rimpianto ai suoi figli Luigi e Alfredo, per questo che Viola divenne più che mai per i superstiti del Gruppo Valanga la Mamma dell'Alpe". 

Infatti quello che smuove la coscienza della povera donna e che la convince più che mai a contribuire alla lotta per la Resistenza è la partenza del figlio Luigi per la guerra in Russia e l'ingresso dell'altro figlio Alfredo nelle brigate partigiane, i due ragazzi non faranno mai più ritorno fra le braccia della loro madre, il primo muore nel 1945 in Germania, mentre l'altro trova la morte sul Monte Forato calpestando una mina inesplosa. In quei ragazzi del Valanga rivedeva allora i suoi figli e pensava magari che anche per loro, da qualche parte ci sarebbe stata un'altra Mamma Viola, che come lei avrebbe dato loro un riparo, del cibo, che avrebbe diviso le provviste della propria famiglia senza pensare proprio come lei a quello che andava incontro. Petrocchi la descriveva  ancora come una donna schietta e di rude franchezza montanara, dietro il suo dolce aspetto si nascondeva una figura granitica.
L'esempio di Viola incoraggiò molte famiglie a schierarsi dalle
partigiani
parte dei partigiani.

Arriva così anche la fine della guerra e le gesta di questa donna della montagna arrivano in tutta la valle, le sue azioni protettrici e la grande umanità dimostrata nei confronti di quei giovani spinge lo Stato ad assegnarle la Medaglia d'oro al Valor civile, che lei rifiuta motivando il suo diniego con l'assenza dei figli morti, avrebbe preferito averli accanto a lei piuttosto che ricevere quel tributo. Negli anni successivi Viola si trasferisce a Cardoso di Stazzema e nel 1969 muore. Ma la storia non finisce qui. Nel 1981 il Presidente della Repubblica Sandro Pertini (anche lui partigiano) con l'appoggio della vice presidente della Camera Maria Eletta Martini decide di assegnare ai figli la medaglia al Valore per le azioni della loro mamma.
Ma non sono le medaglie che contano, quello che conta è il cuore, il
la piazza intitolata a Molazzana
cuore di una mamma, che dopo aver partorito otto figli, ne volle adottare altri settanta, e proprio come fa una vera madre mise a disposizione la sua vita per la sopravvivenza di quei ragazzi, per questo e per tutti è e rimarrà sempre la mamma dell'Alpe.





Bibliografia

  • Carla Guidi liceo Scientifico Michelangelo Forte dei MARMI
  • La Nazione 1 settembre 1981    

mercoledì 5 agosto 2015

La storia del Gruppo Valanga. Battaglie, sacrifici e tradimenti

Partigiani garfagnini in azione
Ci sono delle cose  che il tempo avvolge in un aura di leggenda, sempre, fin dalle scuole elementari ho sempre sentito parlare quando si studiava la II guerra mondiale in Garfagnana delle memorabili e sfortunate imprese del Gruppo Valanga, una delle formazioni partigiane più celebri in tutta la valle, attiva nella zona dell'Alpe di Sant'Antonio e in genere in tutta la bassa Garfagnana. Già il nome "Valanga" di per se nella fantasia di bambino contribuiva ad alimentare ancora di più la mia curiosità sulla storia di questa formazione di cui feci una ricerca scolastica ben 30 anni fa circa e che oggi ho deciso di riportare a galla corretta e riveduta, ricordo che a narrarci i fatti a scuola venne il maestro Silvano Valiensi (amico del mio babbo) che aveva fatto parte attivamente di questo gruppo partigiano. Basta quindi con i discorsi retorici e nostalgici e andiamo al nocciolo.
Tutto, come per tante altre formazioni partigiane, cominciò con l'8 settembre 1943, ormai tutti sappiamo i fatti di quel giorno che non starò qui a narrare, ma l'evidente situazione di sbando totale del Paese era evidente a tutti, molti soldati con l'inizio dell'anno 1944 disertarono piuttosto che aderire alla neo Repubblica Sociale di Mussolini, molti prigionieri alleati nella confusione generale di quel periodo fuggirono dai campi di prigionia nascondendosi nell'impervia Garfagnana.
I tedeschi si preoccuparono presto del problema ed emanarono bandi per cercare di ricatturarli, fin dal 14 settembre 1943 il comandante del presidio tedesco di Castelnuovo Garfagnana diffidava dall'aiutare i prigionieri fuggiti e i renitenti e prometteva di ricompensare con 5000 mila lire, viveri e tabacchi chi avesse aiutato a catturarli. Ma la nostra gente, per quell'innato senso di ospitalità e solidarietà umana accolse e aiutò tutti, in molti casi senza neppure pensare di commettere qualcosa di illecito e questo in pratica fu il primo vero atto di ribellione e di ostilità nei confronti dei tedeschi, infatti molti garfagnini che non si erano presentati alle armi per la Repubblica Sociale, rimanevano nascosti nelle capanne e nei metati,aiutati dai familiari, molti di questi decisero però di uscire da questo "impasse" e salirono sui monti e formarono di fatto le prime bande partigiane che, in origine, erano costituite quasi esclusivamente da persone che si nascondevano e basta e in questo quadro nacque così il Gruppo Valanga.
Siamo negli ultimi mesi del 1943 quando il ventiduenne Leandro Puccetti studente universitario di Gallicano iscritto alla facoltà di medicina e chirurgia decide di rompere ogni indugio, l'ardore
Leandro Puccetti
comandante del Valanga
patriottico e combattivo nel suo animo era superiore ad ogni cosa e il futuro comandante del Gruppo Valanga in quel tempo già svolgeva una certa attività che tendeva ad aggregare conoscenti per formare una banda partigiana,ma il bello doveva ancora venire. Arriviamo così al giugno '44, ormai il Valanga è una formazione partigiana a tutti gli effetti. I partigiani sono organizzati sempre meglio,sono sempre più armati grazie ai lanci americani e ai saccheggi dei magazzini della TODT. Nella bassa Garfagnana (Gallicano,Molazzana,Fabbriche di Vallico,Vergemoli) agisce proprio il Gruppo Valanga che il 6 giugno (secondo testimonianze dirette) riesce a recuperare (almeno in parte) un lancio di bidoni con armi e altro, effettuato da aerei americani nei pressi di Cerretoli, infatti da un simil-inventario della formazione partigiana 10 giorni dopo risultano: 30 uomini armati con due fucili mitragliatori tipo BREN, 20 STEN e altri vecchi fucili. Della formazione fanno parte fra gli altri, Mario De Maria vice-comandante, Silvano Valiensi, Aldo Sarti, Pasquale Cipriani (cognato di De Maria), Pietro Petrocchi e i tre fratelli Vangioni, Pietro, Luigi e Lorenzo, il loro accampamento si trova nel bellissimo prato di Pianiza sotto la Pania a due passi dall'Alpe di Sant'Antonio (comune di Molazzana). De Maria era un sottufficiale della Marina Militare Italiana nato nel sud Italia e sposato a Vergemoli, che dopo il famoso 8 settembre si era ripresentato alla costituzione della R.S.I militando addirittura nella Xa  MAS (n.d.r: unità speciale della Regia Marina Italiana),poi aveva disertato ed era entrato a far parte del
Pianiza oggi, dove era l'accampamento
del Gruppo Vlanga
Valanga, Pietro Petrocchi era invece appartenuto alla G.N.R (Guardia Nazionale Repubblicana) prima di salire nel maggio 1944 in montagna, Silvano Valiensi, pure lui si era presentato alla chiamata della R.S.I, ed aveva lavorato alle fortificazione della linea Gustav (n.d.r: linea militare che si estendeva dal fiume Garigliano,al confine fra Lazio e Campania, fino ad Ortona (Chieti) passando per Cassino),poi aveva disertato e si era aggregato al gruppo di Puccetti di cui era amico.Del gruppo facevano parte altri abitanti dei paraggi, però secondo alcuni non c'era da fidarsi, infatti nacquero dei contrasti, alla fine furono costretti ad abbandonare la formazione. Fra tutti questi c'era però la più amata dal gruppo, la famosa "Mamma Viola" ovvero Viola Bertoni Mori che accudì nella sua casa dell'Alpe gli uomini del Valanga avendone cura come propri figli, cucinando per loro, tant'è che alla fine della guerra fu insignita della medaglia d'oro al valore civile.Il tempo passa ma le prime azione repressive e i primi scontri non si faranno attendere.Il 13 luglio 1944 ci fu il primo significativo scontro contro i tedeschi nel magnifico scenario del Rifugio Rossi alla Pania, infatti i partigiani si erano ritirati da Pianiza e si erano trasferiti verso la Pania della Croce, accampandosi al Rifugio Rossi,qui vennero assaliti da una pattuglia di 15 soldati nazisti, fu una strage. La banda partigiana si era arricchita ancora di uomini provenienti da Gallicano, ormai il Valanga sfiorava la cinquantina di unità, ma ai primi colpi di mitraglia nemica molti si dileguarono, i rimasti tentarono di resistere alcuni cercarono riparo nei pressi del "naso" dell'Omo Morto, si racconta che Donati (partigiano del Valanga) colpito da una raffica di mitra alla testa,fosse caduto facendo esplodere una bomba a mano che stava lanciando uccidendo anche uno dei fratelli Vangioni (20 anni). Dopo una mezz'ora di fuoco i tedeschi si
Rifugio Rossi alla Pania.
Luogo di una tragica battaglia del Valanga
ritirarono non subendo alcuna perdita. Le tre salme dei partigiani uccisi furono sistemate velocemente nelle cuccette all'interno del Rifugio Rossi, ma purtroppo non era finita li, si venne a sapere che il solito giorno (probabilmente fu un azione combinata) un distaccamento del Valanga si trovava a Focchia, anche loro furono colti di sorpresa da un attacco tedesco e furono catturati prigionieri in cinque.La cattura con le armi in mano (per i tedeschi) comportava la pena di morte e così i cinque furono trasferiti a Bagni di Lucca e picchiati a sangue, furono poi riportati sul luogo dello scontro e fucilati. Liliano Paolinelli (uno dei catturati) fu fucilato a Fabbriche di Vallico davanti alla sua casa e davanti alla sua mamma. Fu un colpo psicologico durissimo per il Valanga, Puccetti (che non era presente allo scontro perchè in missione presso altre bande) riuscì a riorganizzarsi faticosamente radunando solo 13 uomini,intanto gli scontri continuavano senza tregua in tutto l'arco apuano ma a dar man forte al Gruppo Valanga vennero 36 partigiani emiliani appartenuti alla distrutta Repubblica Partigiana di Montefiorino (n.d.r: fu un territorio fra le province di Modena e Reggio Emilia che durante la resistenza si autoproclamò indipendente).Si trattava di uomini ben armati e con esperienza di combattimento, per cui furono sostanzialmente bene accolti, anche se delle divergenze politiche saltarono subito fuori. Il Valanga politicamente non era inquadrato in nessuna fazione e così voleva rimanere, mentre gli emiliani di "Stella Rossa", comunisti, ritenevano che dovesse prendere una connotazione precisa e poi di dover condurre un'attività di attacco continuo, mentre i partigiani garfagnini erano più attendisti e prudenti in attesa dell'avanzata alleata, comunque sia gli uomini del Valanga erano tornati ad essere una sessantina e gli emiliani avevano abbassato la testa su ogni loro richiesta, quest'ultimi accettarono che il comandante rimanesse il Puccetti e il vice comandante De Maria. Altri problemi però sopraggiunsero si vociferava che per i paesi garfagnini ci fosse un tale che depredava la povera gente a nome del Gruppo Valanga, terrorizzandola con ingiunzioni di pagamento, finalmente le ricerche sul colpevole dettero i suoi frutti e i partigiani riuscirono a catturare il colpevole, tale Ernesto di Nuzzo di 21 anni campano, studente universitario ex appartenente del Gruppo Valanga. I membri del Valanga per dissipare ogni dubbio sulla loro onestà presero la più grave delle decisioni: la condanna a morte per il malcapitato,la sentenza di morte fu decisa a maggioranza e fu inesorabilmente eseguita nonostante l'intervento di Don Bertozzi parroco del luogo. 

Arrivò poi il fatidico 29 agosto 1944,la battaglia del Monte Rovaio, una fra le più famose battaglie della II guerra mondiale in Garfagnana, se non la più famosa sicuramente la più controversa.Più versioni sono state dette e scritte su questa battaglia e vi rimando caldamente ad un mio vecchio articolo poichè tale battaglia non merita sicuramente due righe per cui se interessa cliccate qui http://paolomarzi.blogspot.it/2014/09/29-agosto-1944settantanni-fa-la.html . Intanto verso settembre il Gruppo Valanga si era ricomposto. De Maria dopo la battaglia del Rovaio e la tragica morte del comandante Puccetti aveva le redini del comando del gruppo partigiano. Oltre ad elementi del posto e agli emiliani,si precisa in una lettera  di De Maria ad Oldhman (n.d.r:comandante della
La cappella in ricordo
dei partigiani morti sul
Monte Rovaio
formazione partigiana Lunense) che la consistenza del gruppo è di 40 persone di cui 11 russi (disertori dall'esercito tedesco).Ormai il Gruppo Valanga si limita ad azioni di concerto con gli alleati e presiede molti punti strategici della valle, oltre a questo i partigiani forniscono agli americani notizie sui posizionamenti nemici. Ormai l'avanzata alleata si fa inesorabile gli uomini del Valanga vanno incontro ai brasiliani della F.E.B (n.d.r: Forza di Spedizione Brasiliana) a Valpromaro invitandoli ad avanzare, gli uomini del Valanga entrarono ormai tranquillamente nei paesi liberi della Garfagnana. Rimase però ancora l'ultima sacca di resistenza, i partigiani una volta giunti nella libera Trassilico furono accolti da sventagliate di mitragliatori tedeschi provenienti dal dirimpettaio paese di Calomini, un altro dei fratelli Vangioni fu colpito in pieno ed ucciso. 

Fu questo l'ultimo atto della storia del Valanga che il 6 ottobre del 1945 fu sciolto. De Maria lasciò liberi tutti quelli che lo desideravano.Il comandante prosegui la sua avventura con altri componenti dell'ormai disgiunto Gruppo Valanga che non vollero far ritorno a casa e si unirono di fatto agli alleati per combattere insieme.Per questi nuovi soldati gli americani costituirono una compagnia speciale la "Compagnia C". Questi uomini rimasero sul fronte fino alla fine del conflitto, ma alcuni seguirono l'avanzata degli alleati fino a Milano. 
Una vecchia foto di
Silvano Valiensi
Oggi di questi  giovanissimi uomini (gli appartenenti del Valanga avevano un'età media di 23 anni) a ricordare i loro sacrifici rimangono alcune vie e alcune piazze e anche scuole dedicate (una via di Lucca e l'ex scuola media di Gallicano e il piazzale antistante sono dedicati a Leandro Puccetti e al gruppo stesso) ma nella memoria dei loro attuali coetanei non rimane quasi niente, se non che un anonimo nome su una fredda lapide.
Per questo voglio ancora ricordarli con una strofa di una bellissima poesia intitolata "Il nemico" sui fatti del Monte Rovaio di Silvano Valiensi, maestro, poeta e partigiano del Gruppo Valanga:

Avete pagato voi soli,compagni,
caduti nel sole d'Agosto sul monte
Neppure una stilla di sangue
per voi fu versata,ragazzi inesperti,
pagaste,felici e coscienti, il tributo:
moriste voi soli per tutti                   

lunedì 1 settembre 2014

29 agosto 1944.Settant'anni fa la controversa battaglia del Monte Rovaio.Una brutta storia fatta di morte e (presunti) tradimenti

Il Monte Rovaio
 al centro della foto
Questi erano i giorni della battaglia del Monte Rovaio (nel comune di Molozzana, ai piedi della Pania).Ricorrevano i settant'anni esatti alcuni giorni fa, il 29 agosto per precisione.Questa battaglia della II guerra mondiale è fra le più famose della Garfagnana insieme a quella di Sommocolonia e anche ad altre. Devo dire però la sincera verità, scrivo malvolentieri questo articolo, con una certa riluttanza perchè questa battaglia, anche se non è in assoluto la più famosa nella nostra zona è sicuramente in assoluto la più controversa.Più versioni sono state dette e scritte su questo scontro, personalmente ho anche conosciuto chi ha partecipato a questo scontro fra partigiani locali del Gruppo Valanga e l'esercito tedesco e provare a farsi raccontare di questo fatto era come farsi raccontare del diavolo in persona,l'interessato da me surclassato di domande cambiava umore e si trincerava dietro il mutismo più assoluto.Tutto nasceva infatti da alcune testimonianze incrociate sull'andamento della battaglia, si parlava di alcuni "volponi" (così detti all'epoca) facenti parte del Gruppo Valanga che essendo rimasti ai piedi del Monte Rovaio non salirono sulla sua cresta meglio detta "Il colle del Gesù" a combattere con i compagni,ma anzi trovarono il modo di allontanarsi e sfuggire al combattimento,l'altro motivo parla di alcune discordanti opinioni proprio nelle ore precedenti la battaglia sempre all'interno della formazione partigiana;il quesito era appunto se era il caso di sottrarsi o meno allo scontro con la soverchiante potenza tedesca (e in caso di battaglia andare incontro alla morte quasi certa) o far rischiare in caso di ritirata la pelle alla popolazione (la ritorsione contro i civili sarebbe avvenuta sicuramente).Quindi, capirete, come
Partigiani in azione
fare a scrivere di questa battaglia? Il pensiero che mi attanaglia è: avrò detto le cose giuste? Avrò offeso la sensibilità di qualcuno? Ma poi ho pensato fra me e me  che è sempre meglio raccontare che nascondere  e allora però concedetemi un escamotage e in un certo qual modo faccio come Ponzio Pilato (me ne lavo le mani e piedi) e mi affido fedelmente alla bella ricostruzione che fa di quel 29 agosto 1944 l'Istituto Storico della Resistenza della provincia di Lucca (fonte più autorevole e appropriata di questa...):

"Sono le 23 del 27 agosto 1944,di sentinella,,è Tarzan, nome di battaglia di Gualtiero Montanari, partigiano emiliano del gruppo Valanga.Tarzan sente rumore di passi lungo un sentiero che da Col di Favilla porta all’Alpe di Sant’Antonio: intima l’altolà e chiede la parola d’ordine. Gli viene risposto in un italiano stentato.Tarzan capisce di avere di fronte una pattuglia nemica in avanscoperta e spara con il suo Sten,al buio. Un ufficiale tedesco, Rolf Bachmann, viene ucciso, gli altri fuggono.I partigiani sanno da giorni di essere stati localizzati dai tedeschi.Dopo l’episodio della sera precedente, i partigiani del gruppo Valanga non sanno bene cosa fare. Tra l’altro, il comandante Leandro Puccetti e il suo vice Mario De Maria non sono al campo. Abbandonare la posizione? Rimanere lì e organizzarsi in vista della sicura reazione nemica? Cresce anche la preoccupazione che i tedeschi, in caso di loro fuga, possano prendersela con la popolazione civile. Nel tardo pomeriggio rientrano Puccetti e De Maria. La decisione è presa: si rimane lì. Gli abitanti dei dintorni no, loro fuggono
Artiglieria tedesca nell'agosto'44 in Garfagnana
nascondendosi in paesi vicini o in grotte.La sera la tensione è palpabile, l’attacco tedesco potrebbe scattare da un momento all’altro.Sono le 3 del 29 agosto 1944.I partigiani del Valanga hanno approntato le loro postazioni difensive sul monte Rovaio.I tedeschi giungono da nord, dalla valle della Turrite Secca, e da sud, da Piglionico. Con loro anche italiani della Guardia Nazionale Repubblicana. Il loro numero è imprecisato: alcune centinaia di soldati, probabilmente, ma c’è chi dice addirittura duemila.Alle 3.30 inizia la battaglia.
Poco prima dell’alba i partigiani sono tutti in postazione sulla cresta del Rovaio (n.d,r: Colle del Gesù). Ma sono in difficoltà. Alle 9 i tedeschi iniziano a risalire sul Rovaio e ad avanzare verso il centro della cresta.I partigiani non hanno scelta: alle 10 Puccetti ordina “il si salvi chi può” e di sganciarsi per gruppi verso il bosco sottostante, cercando di sfondare l’accerchiamento buttandosi in un canalone con un salto. Ma, così facendo, si espongono al fuoco nemico. E tanti vengono colpiti, alcuni in maniera mortale.Non è ancora finita: chi non è riuscito a mettersi in salvo si nasconde nella boscaglia, mentre i tedeschi continuano ancora per ore a sparare, spesso a casaccio.Quanti uomini muoiono nel corso della battaglia? Non conosciamo il numero di perdite tedesche. Probabilmente nessuna. Conosciamo però il nome delle vittime partigiane e il numero, diciannove in tutto,(circa un terzo del gruppo)ricordati oggi nella chiesina del Piglionico.”
La chiesina del Piglionico che
commemora i caduti del Monte Rovaio

Fu questo l'episodio più sanguinoso e il combattimento più impegnativo sostenuto dai partigiani in Garfagnana. E il gruppo "Valanga" visse un momento di grande sbandamento.A fatica il già vice-comandante del gruppo Mario De Maria, riuscì a riunire a Vergemoli alcuni superstiti. Comunque il gruppo continuò ad esistere e ad operare.Una menzione particolare e un post interamente dedicato (che farò nei prossimi giorni) merita Leandro Puccetti comandante del Gruppo Valanga deceduto il 3 settembre '44 a soli 22 anni a causa delle ferite riportate in questa battaglia.