giovedì 16 aprile 2015

Le fate garfagnine, la loro origine, il loro carattere e la loro casa...

La Pania di Corfino
La Garfagnana è da sempre abitata dagli esseri più fantasiosi e bizzarri, le nostre tradizioni parlano di buffardelli (per la sua storia vedi http://paolomarzi.blogspot.it/2014/05/il-buffardello-folletto.html ), linchetti, streghe, streghi per continuare poi con l'omo selvatico (leggi anche http://paolomarzi.blogspot.itl-mito-dell-omo-selvatico.htmlhttp://paolomarzi.blogspot.it/2014/06/il-mito-dell-omo-selvatico-signore-del.html) e i vari esseri avvistati per le nostre montagne, il tutto degno dei migliori romanzi fantastici di J.J.R Tolkien (l'autore de "Il Signore degli Anellli") e pensare che abbiamo un posto nella nostre valle che è il luogo per eccellenza dove abitano gli esseri più
Un buffardello
fantastici e buoni che la fantasia umana abbia creato. Chi per una volta nella vita (specialmente le bambine) non ha mai ambito a diventare una fata? Questi personaggi fra tutti quelli della tradizione garfagnina sono quelli a cui si fa meno "pubblicità", perchè molto probabilmente un buffardello dispettoso o uno strego cattivo fa più notizia di una fata buona, come sapete e come i migliori giornalisti insegnano la notizia cattiva fa più "rumore" di una buona. Ma oggi è arrivato il momento di dare rivalsa alle fate ed è giusto che tutti imparino a conoscere questi esseri ingiustamente bistratti perchè troppo buoni ( e neanche questo è vero...) e chi per caso volesse andare a fargli visita e avesse la fortuna di incontrarle vi dico che la loro casa è...sulla Pania di Corfino.Nei racconti popolari garfagnini la fata nonostante tutto ha un certo rilievo, addirittura un importante studio del 1927 fatto da Nino Massaroli ci dice che possono apparire sotto varie forme come ad esempio quella di una vecchietta pulita,linda, dall'aria casalinga e simpatica o sennò nell'aspetto più classico come pare essere quello riferito alle fate della Pania di Corfino,chi le ha viste le descrive non molto alte, dall'aspetto gracile e dalla pelle chiarissima, i loro abiti sono velati e di un solo colore che rispecchia la loro
Una fata dipinta da
Luis Ricardo Falero
personalità, inoltre questi vestiti sono lunghissimi per coprire eventuali deformità (quasi ogni fata presenta una parte del corpo con code o zoccoli o quant'altro di bizzarro),in più hanno dei capelli belli e lunghissimi.La loro nascita è avvolta nel mistero,si dice che siano prodotti spontanei della natura,e
sse hanno un preciso incarico, un esatto compito: disfare i malefici delle streghe,difendere le creature impossessate dai geni del male e dai mostri della notte,la loro indole infatti è principalmente buona, ma è giusto dire che sono molto vanitose e egocentriche per non parlare poi della loro permalosità e della loro irascibilità, un solo torto può scatenare la loro ira e può spingerle a lanciare fra le più potenti maledizioni conosciute.Sulla Pania di Corfino ci sono delle grotte abitate dalle fate,all'interno di una di queste si trovano molte stanze,qualcuno sembra averci visto tavoli e sedie di pietra.La gente dice che nei giorni di sole si vedevano i loro panni stesi ad asciugare sulle rocce,si trattava di tele molto pregiate e belle che le donne del paese avrebbero fatto carte false per possederle.Ma le fate sono molto gelose, a nessuno è permesso avvicinarsi ai loro posti, è già successo però che qualche pastore del luogo si sia impossessato di questa stoffa leggera e trasparente per portarla alla propria moglie, ma la notte le fate sono scese nella sua casa e hanno cominciato a lamentarsi e a piangere per notti e notti fino a che il pastore restituì ciò che aveva rubato. C'è un'altra storia sulle Fate di Corfino che ci fa capire che anche loro bene o male hanno le loro simpatie. Accadde ad un uomo che aveva la gobba che passando vicino alla grotta senti le fate che cantavano una melodia che ripeteva in continuazione:
"Lunedì...Martedì...Lunedì...Martedì", il gobbo spontaneamente rispose:
"Mercoledì...Giovedì...Mercoledì...Giovedì",alle fate  piacque il ritornello e in men che non si dica ringraziarono l'uomo e gli fecero sparire la gobba.Un altro gobbo del paese avendo saputo l'accaduto si recò alla grotta e a tale cantilena aggiunse il Venerdì e il Sabato, ma alle fate non piacque, anche perchè il Venerdì era il giorno in cui si dovevano trasformare in serpenti, così il malcapitato invece di trovarsi senza gobba se ne trovò due. Sempre a proposito delle fate di Corfino dice Georg Fausch (autore del libro "Testi dialettali e tradizioni popolari della Garfagnana") che "insegnarono ad un bambino a fare la ricotta ed il formaggio,ma non a far l'olio perchè i genitori vennero a prenderlo" .Per
La Grotta delle Fate (foto di Loriano Lucchesi)
concludere si ha notizia anche di un figlio delle fate, tale Biricalzè, raccolto dai contadini del luogo in una grotta delle fate perchè creduto abbandonato, fatto sta che le fate stesse se lo vennero a riprendere a gran voce chiamandolo tutta la notte... Si perchè chi è fata lo è per sempre, perchè si dice che non muoiono finchè ci sarà qualcuno che crede in loro.