venerdì 10 aprile 2015

Il Pascoli conteso. Ecco l'assurda e tormentata vicenda che vide coinvolte le mortali spoglie del poeta...

Giovanni Pascoli
E' il destino dei grandi personaggi che il loro corpo una volta cessata la loro vita terrena venga conteso fra le città di nascita e quelle di adozione, così successe al Sommo Poeta Dante Alighieri morto a Ravenna nel 1321 e li sepolto, dove pochi anni dopo sua la morte i fiorentini cominciarono a reclamare le sue spoglie, ma non ci fu niente da fare il suo corpo rimase in terra romagnola e così successe pure a uno dei nostri più illustri ospiti:Giovanni Pascoli.Proprio in questi giorni ricorre l'anniversario della sua morte e di tutta l'assurda vicenda che capitò dopo che il poeta esalò il suo ultimo respiro in quel di Bologna.Partiamo allora dall'inizio (anzi dalla fine...) di questa incredibile storia che vide il Pascoli partire in treno da Castelvecchio il 17 febbraio 1912 per curarsi nel capoluogo emiliano a quel tumore allo stomaco che lo stava annientando. Il suo fu un calvario che durò circa due mesi e il 6 aprile dello stesso anno dopo un agonia di 36 ore a 56 anni morì nella sua casa bolognese in Via dell'Osservanza al n°4(per gli ultimi giorni di vita del Pascoli leggihttp://paolomarzi.blogspot.it//6-aprile-1912-gli-ultimi-istanti-). Da quell'attimo il corpo senza vita del poeta non troverà pace, infatti di li a poco si scateneranno tumultuose discussioni sul luogo del suo eterno riposo.I romagnoli a gran voce reclamavano i loro diritti di sepoltura poichè dicevano che la tomba di famiglia era nella loro terra e poi si rifacevano ad una aleatoria volontà che la si poteva leggere nella poesia "I Gigli" dove si dice:
La casa bolognese
di Via dell'Osservanza oggi,
dove il Pascoli morì



"...Maria mi porti
nella mia casa 
per morirvi in pace
presso i miei morti"

Da San Mauro di Romagna (paese natale del poeta) era partita una delegazione per difendere anche con un atto di forza quello che per loro era considerato "un sacro diritto", a Mariù (l'amata sorella) fu proposto anche di tumularlo a Bologna accanto all'antico maestro Giosuè Carducci (morto cinque anni prima) nella Certosa cittadina o sennò nella Basilica di Santo Stefano,ma lei rimase ferma e sicura nei suoi intenti,il fratello doveva essere seppellito a Castelvecchio,così come egli aveva espresso nei suoi ultimi anni di vita e così poi come aveva scritto in uno dei sui ultimi componimenti:

"C'hio ritorni al campanile
del mio bel San Niccolò (n.d.r:la chiesa di Castelvecchio)
dove l'anima gentile
finalmente adegerò"

La decisione della sorella fu poi rinfrancata prontamente da un telegramma che veniva proprio da Castelvecchio che citava:"Popolazione intera Castelvecchio STOP addoloratissima grande sventura suo Giovannino STOP mostra suo dolore profondo unanime STOP implorando reclamando ultimo conforto venerata salma STOP ombra salici piangenti STOP",firmato Don Barrè, parroco di Castelvecchio. Insomma era una lite ed un contenzioso a "colpi" di poesia fra emiliani e toscani, tutto questo mentre nelle camera ardente allestita nella sua casa bolognese ci fu una gran folla a dare l'ultimo saluto, politici (quelli non mancano mai...),personalità culturali e sopratutto gente comune,fu una lunga fila che durò per due giorni interi. Si arrivò poi al giorno dei funerali il 9 aprile 1912 
I funerali bolognesi nella basilica
di San Petronio
celebrati nella cattedrale di San Petronio. Dopo i funerali la salma partì quasi di corsa alla volta della Valle del Serchio su un treno speciale su cui viaggiavano professori universitari e politici, fra cui il ministro dell'istruzione Credaro. Ad ogni stazione il treno veniva salutato da tantissima gente che lanciava fiori al treno in corsa ma una volta valicato l'Appennino cominciò anche a piovere. Finalmente fu raggiunta Lucca e il prefetto Carafa intravedendo strane manovre a livello massonico e politico (di li a poco ci sarebbero state le elezioni) decise che fossero chiusi i cancelli della stazione e che in nessuna maniera fossero tributate solenni onoranze alla salma, tutta la zona era presidiata da contingenti di polizia e carabinieri che avevano l'ordine di non far passare la gente, ma la folla che si era recata a salutare il passaggio della
La folla ai funerali bolognesi del Pascoli
salma era già formata da "parecchie migliaia di persone" come ebbe a dire il giornale socialista "La Sementa" e tutte le misure di sicurezza si andarono a farsi benedire, i cancelli furono aperti di forza e una fiumana di persone invase la stazione, faticosamente si riuscì in qualche maniera a fare il trasbordo della salma su un altro treno che ripartì alla volta della stazione di Fornaci di Barga. Era ormai notte quando il treno raggiunse Fornaci e la pioggia si era fatta 
veramente incessante e violenta.La banda musicale cittadina che lo attendeva in stazione suonava la marcia funebre di Chopin e precedeva tutto il corteo funebre che si diresse verso il cimitero di Barga sotto un vero e proprio diluvio, fu un procedere lento e con grande difficoltà nel buio di una strada che ormai era ridotta ad un vero e proprio fiume, il vento spegneva le fiaccole e scompigliava le ghirlande. Era stata fatta poca strada dal carro funebre trainato da cavalli quando la mesta processione fu costretta a fermarsi nelle vicinanze di un casolare per la via di Loppia, a quel punto la tensione salì alla stelle, in molti non capivano il perchè non si poteva aspettare la mattina seguente,alcuni se la
La casa dove nacque il Pascoli
a San Mauro di Romagna
presero con il commissario prefettizio Salerni che diede ordine di raggiungere il cimitero di Barga a qualsiasi costo per paura di
"disordini sociali",si tentò comunque di tornare indietro e di far sostare il corpo senza vita del poeta in una sala della stazione ferroviaria di Fornaci, ma ci si mise anche la sorella Mariù che volle procedere senza esitazione anche lei verso Barga. Si raggiunse così in qualche maniera la cittadina e a quel punto alcuni studenti bolognesi (che già avevano rumoreggiato al funerale) insieme ad alcuni cittadini di San Mauro di Romagna cominciarono a protestare perchè non volevano che la salma fosse benedetta dal parroco Don Barrè, ma il prete "per volontà della sorella" benedì la salma ma senza esequie solenni e una volta raggiunto il cimitero il feretro in tutta fretta fu rinchiuso in un loculo provvisorio.Tutto intorno era sorvegliato da forze dell'ordine con proiettile in canna:la paura maggiore era che il corpo fosse trafugato (n.d.r: così successe anche a Dante).Con grande sollievo comunque il commissario prefettizio si affrettò a telegrafare alla Prefettura:
La lapide del loculo (ancora oggi vuota)
nel cimitero di Barga dove il poeta
fu posto provvisoriamente per 6 mesi

"Sotto pioggia torrenziale salma Pascoli STOP trasportata cimitero e tumulata ore 23 STOP nessun incidente STOP".
Il timore che le spoglie del poeta nonostante l'inumazione fossero ancora sottratte crebbe con i giorni a venire,i cittadini di San Mauro si diceva non si sarebbero dati pace finchè il loro amato concittadino non fosse stato seppellito nella sua terra natia, furono rafforzate così le misure di sicurezza, per altri giorni ancora, guardie comunali insieme alla forestale ed ai carabinieri reali fecero a turno per far la guardia. Giovanni Pascoli rimase nel
6 ottobre 1912 finalmente il poeta
troverà pace definitiva a Castelvecchio
loculo, dentro "la grave cassa di noce" per alcuni mesi ancora e finalmente quando le acque si calmarono il 6 ottobre 1912 dopo una grande commemorazione al teatro dei Differenti di Barga con la presenza anche del grande "fratello d'arte" Giacomo Puccini fu trasportato tra fiori,bandiere ed un addolorato suono di campane nella cappellina di Castelvecchio dove la sorella aveva deciso di metterlo in un sarcofago esterno visto che negli ultimi giorni di vita Giovannino aveva espresso l'orrore di andare sotto terra.Oggi il nostro
Il sarcofago dove è custodito
Giovanni Pascoli oggi
illustre ospite è ancora lì, a riposare finalmente in pace e come ci ricordava nella sua prima raccolta di poesie Myricae:


"La vita è bella,è tutta bella,cioè sarebbe,se noi non la guastassimo a noi e agli altri."