mercoledì 21 dicembre 2016

Garfagnana milionaria: quando la Dea bendata si fermò a Sassi

Giornali dell'epoca
(foto tratta da "La Pania" n 111)
Era proprio durante questo periodo di festività natalizie che le speranze di una vita fantastica, fra agi, lussi e benessere si rinvigoriva in tutti gli italiani. Era il periodo in cui tutti (o quasi) acquistavano almeno un biglietto della lotteria Italia che veniva estratto puntualmente il giorno della befana nella trasmissione di punta della R.A.I del sabato sera. Tutti lì, davanti al televisore, nella trepidante attesa che venissero estratti i nostri numeri incantati, come al solito la speranza veniva delusa ma rimaneva un briciolo di fiducia per il giorno dopo, quando sul giornale venivano pubblicati i numeri di serie vincitori dei cosiddetti "premi minori", chissà, magari la macchina nuova ci scappava e forse ci scappava pure la cucina tanto desiderata dalla moglie. Ora ci hanno tolto anche questa magia...e il nostro Paese è stato aggredito dai giochi moderni, dove tutto è all'insegna della velocità e dell'immediatezza: gratta e vinci di ogni tipo e foggia, superenalotto e scommesse sportive la fanno da padrona e hanno dato il "de profundis" a tutte quelle lotterie nazionali che cadenzavano il tempo e le speranze di esistenze migliori. Pensate che negli anni d'oro delle lotterie, la lotteria Italia arrivò a staccare nel 1988 ben 37 milioni e mezzo di biglietti, oggi grazie agli ultimi "nostalgici" fra tutte è l'unica sopravvissuta e non arriva nemmeno ad otto milioni di tagliandi venduti. Addio quindi all'estrazione legata alla Regata di Venezia, alla "nostrale" lotteria del Carnevale di Viareggio e alla storica lotteria del Gran Premio di Merano.
A proposito di Merano, la lotteria di questa ridente cittadina trentina rimarrà per sempre nella memoria di tutti i garfagnini. La Garfagnana è stata sempre terra di gente con pochi fronzoli nella testa, gente contadina che contava sulle proprie braccia e sulle proprie forze per emergere da una vita grama, ma quel giorno in quel
Il biglietto della lotteria
di Merano del settembre 1964
lontano settembre 1964 la Dea bendata si fermò a Sassi, nel comune di Molazzana.

Prima di raccontare queste incredibili vicende degne della miglior commedia all'italiana conosciamo un po' più da vicino la storia di questa lotteria, per capire di conseguenza la portata di quello che successe più di cinquant'anni fa in questo piccolo paese garfagnino che oggi non conta nemmeno duecento anime. 
La lotteria del Gran Premio ippico di Merano fu istituita in piena era fascista da un quasi capriccio del gerarca fascista Achille Starace, segretario nazionale del partito. Starace infatti vantava di essere un provetto cavallerizzo e un buon intenditore di cavalli e invidiava moltissimo il colonnello Pollio che a capo della S.I.C
Benito Mussolini e Achille Starace
(società incremento corse) organizzava a destra e a manca corse ad ostacoli. Capitò così l'occasione che la società che gestiva l'ippodromo di Maia a Merano (in provincia di Bolzano) fallisse, lasciando di fatto terra fertile all'ambizioso gerarca che convinse Mussolini a far "resuscitare" il tutto, portando motivazioni che allo stesso duce fecero gola. In questa maniera e a questo evento fu così associata una lotteria nazionale che con i proventi dei biglietti venduti si potevano accumulare denari per la realizzazione del futuristico quartiere EUR di Roma e perdipiù si poteva investire negli anni futuri anche in altri grandiosi progetti che Mussolini aveva in mente per "la città eterna". Fu così che il 30 agosto 1935 in pompa magna venne inaugurato il redivivo ippodromo alla presenza del duce in persona e al fautore di questo progetto Achille Starace (che nel frattempo era diventato presidente della S.I.C...). Il 20 ottobre del solito anno, di fronte ad un pubblico enorme convogliato a Merano con treni speciali (mentre gli altri ippodromi d'Italia quella domenica erano chiusi) si svolse il primo Gran Premio e la prima estrazione della lotteria, che prima dell'avvento della famosa
Una vecchia foto dell'ippodromo di Merano
lotteria Italia vantava la maggior dotazione: il suo primo premio nel 1935 ammontava nientepopodimeno che a un milione di lire.

Arriviamo così dopo questo necessario preambolo a Sassi, dove tutto cominciò il 28 settembre 1964. Un lunedì all'apparenza come gli altri, il giorno prima c'era stata la seconda giornata di campionato di serie A, si parlava che di li a pochi giorni si sarebbe inaugurata l'autostrada del Sole ed inoltre in quella domenica appena trascorsa si era corso il Gran Premio ippico di Merano e di conseguenza si era tenuta anche l'estrazione della seconda lotteria nazionale più importante, evento questo che cambiò letteralmente i destini di questo paese. La lieta notizia arrivò con il "postale" del mattino(n.d.r: l'autobus di linea che oltre ai passeggeri portava la posta e i giornali) che recava con se i quotidiani da vendere. All'apertura del giornale gli abitanti trasecolarono, il biglietto con il primo premio era stato venduto in paese, "L'Unità" del tempo così citava:"il biglietto vincitore del primo premio del Gran Premio di Merano potrebbe appartenere ad uno dei cento abitanti dl Sassi, frazione di Nolazzana, nell'alta
L'Articolo de "L'Unità", in rosso
il pezzo in questione
Garfagnana, in tale località, infatti, è stato venduto il tagliando vincente. Non è stato ancora possibile, tuttavia, aver'una conferma: Sassi non ha telefono e non è collegata da alcuna strada carrozzabile"
. I
 150 milioni di lire di premio erano clamorosamente arrivati in questa frazione del comune di "Nolazzana" (come menzionava erroneamente "L'Unità"), in tasca a qualche fortunato locale. Tanto per rendersi conto della vincita è bene fare subito una comparazione, che secondo un programma di attualizzazione monetaria il montepremi incassato nel 1964 corrisponderebbe ad oggi a un milione e seicentomila euro, figuratevi allora lo stupore e la curiosità che si insinuò nel paese per scoprire il vincitore. In men che non si dica il bar Pucci che all'epoca faceva da posto pubblico ed era anche l'unico telefono presente in paese, fu aggredito dalle telefonate dei giornalisti di tutta Italia, la signora Giulia che gestiva il
Sassi inizio '900
(foto Banca Identità e Memoria)
bar ormai era esasperata dalle chiamate che giungevano da ogni dove e all'ennesima domanda di chi fosse il vincitore si lasciò andare nella stizzita affermazione che il fortunato era "il pievan di Gallicano", ma tale espressione era un modo di dire, che nel parlare locale alludeva ad una persona conosciuta ma senza un riferimento specifico, purtroppo la Giulia non aveva fatto conto che questa frase era prettamente garfagnina se non addirittura strettamente circoscritta al posto, cosa che naturalmente non sapevano i giornalisti giunti da tutta Italia che prendendo alla lettera queste parole andarono di corsa all'attacco del pievano di Gallicano Don Lino Togneri per intervistarlo, il parroco andò su tutte le furie oltre a non aver vinto un bel niente dovette dare giustificazione ai parrocchiani e al vescovo che chiedevano lumi, minacciò addirittura di querela la povera Giulia, ma compresa la buona fede della donna rinunciò al proposito, in tal modo il mistero continuava ancora. La questione si faceva più ingarbugliata e 
fra depistaggi e tentativi di speculazione i fatti assumevano i contorni di una spy story, ci fu chi contattò i giornalisti pronto a rivelare il nome del vincitore in cambio del pagamento di centomila lire. L'attenzione al contempo si spostò allora sull'ufficio postale e sulla persona del Pè della Posta(n.d.r:al secolo Giuseppe Pieroni titolare dell'ufficio postale all'epoca, fra l'altro amico e collega del mio babbo), posto in cui si era venduto il tagliando vincente SERIE I NUMERO 73991, abbinato al cavallo Luopinot. Sotto interrogatorio il Pè della posta rivelò di aver avuto dall'amministrazione P.T un blocchetto di soli cinque biglietti, rammentando di averli venduti all'Ugo, al
Giornali dell'epoca
(foto tratta da "La Pania" n 111)
Pierluigi e all'Ottavio(n.d.r:abitanti di Sassi), il quarto lo aveva comprato egli stesso e il quinto proprio non se lo ricordava a chi lo aveva ceduto, dato che era stato venduto mesi addietro. Intanto in paese circolava insistente una voce che voleva in Ermete Rossi il fortunello di turno. Ermete Rossi, era un ragazzotto del paese, emigrato da qualche tempo in Svizzera. I giornalisti in quell'occasione sciamarono da lui e dai suoi familiari, ormai da tutti era indicato come il vincitore della lotteria. Arrivò perfino la televisione a intervistare gli abitanti per sapere secondo loro chi fosse il misterioso sorteggiato e tutti indicavano sempre e solo l'Ermete. Le circostanze e i fatti confermarono la notizia e gli eventi dimostrarono sopratutto il buon senso del ragazzo che colpito da cotanta ricchezza non si lasciò trasportare da una pericolosa euforia che porta spesso altri vincitori nel giro di pochi anni a scialacquarsi tutto il patrimonio, anzi, non si lasciò andare a spese azzardate o a folli imprese economiche ma si affidò ai saggi consigli di Don Natale, tornando di fatto in Svizzera a lavorare con meno assili e una diversa tranquillità, naturalmente non si dimenticò della famiglia e nemmeno delle buone indicazioni ricevute da Don Natale a cui regalò per riconoscenza una fiammante FIAT 850. Nemmeno oggi Ermete ha
(foto tratta da "La Pania"n 111)
perso la buona abitudine di venire a visitare tutti gli anni i suoi cari. Per i paesani non rimase altro che quel quarto d'ora di notorietà a cui spesso si riferiva il profeta della pop art Andy Warhol, ai giornalisti della carta stampata e della televisione riferirono di non essere diventati milionari...per onestà e correttezza, rifacendosi al fatto che il Pè della Posta aveva loro offerto di acquistare i biglietti della lotteria a credito, ma siccome non era per loro buona creanza comprare a credito, lo avevano pregato di dar loro tempo per andare a prendere i soldi a casa per il sospirato tagliando, che nel frattempo era stato acquistato da Ermete. Peccato poi che l'ultimo biglietto disponibile fu comprato dallo stesso Pè della Posta, per evitare una brutta figura con l'amministrazione P.T di dover riconsegnare un blocchetto non completamente venduto, significato questo che da parte dei paesani non c'era proprio questa corsa al biglietto.

Così si concluse questa storia, in breve tempo tornò tutto alla
Sassi oggi
normalità in paese, ognuno riprese le sue abitudini e i suoi lavori, in fondo tutti felici e contenti, perchè la fortuna in qualche modo si era ricordata di questo piccolo paese ai piedi delle Apuane che in tempo di guerra era stato devastato dalle bombe,in molti videro in questi accadimenti il destino che finalmente aveva saldato i suoi debiti.




Bibliografia:

  • "Sassi milionaria" di Aldo Bertozzi da "La Pania" n°111 settembre 2016
  • Daniele Saisi blog "Attualizzatore excell, traduttore valori monetari"
  • "A Lucca i 150 milioni della lotteria" su "L'Unità"  28 settembre 1964
  • Archivio storico lotterie nazionali