mercoledì 18 maggio 2016

Dalle Zinabre alla Margolfa. Viaggio negli esseri fantastici della Garfagnana

Il gruppo delle Panie
Ogni popolo e cultura sulla Terra ha le proprie storie, tradizioni,
miti e credenze legate a mostri, creature leggendarie e animali fantastici. Quello che altrove si è perso in Garfagnana e sulle Alpi Apuane resiste, radicato ormai nella vita della comunità, sono echi ancestrali, di culti pagani è un mondo di mezzo questo, un qualcosa di fantastico che sta fra il sacro e il profano, popolato da creature dalle mille forme, tali esseri le possiamo trovare anche in leggende dell'antica cultura romana e greca o addirittura nei racconti dei popoli nordici. Quando si parla di queste creature innanzitutto dobbiamo tener presente che in una data cultura e in un determinato momento storico sono stati creduti esseri reali, quindi effettivamente esistiti. Oggi analizzeremo non quegli esseri che ormai tutti nella nostra valle conoscono e già sono stati frutto dei miei articoli come il buffardello, l'Omo Selvatico o le fate, ma andremo appunto ad esaminare alcune di quelle creature sconosciute a molti ma che una volta nelle notti d'inverno qualche anziano, al fuoco del camino raccontava e giurava di averle viste.
Questa ad esempio è la storia dell'OMO VERDE, si dice che fra le Alpi Apuane sia sempre esistito. Vive nelle grotte e negli anfratti più inospitali delle nostre montagne, si nasconde fra gli alberi e le rocce in modo tale da mimetizzarsi con l'ambiente circostante e rimanere invisibile a tutti, preferisce però celarsi dentro i castagni dai tronchi cavi in cui è capace di stare immobile per giorni interi. Così quando andrete a far passeggiate ed escursioni per le Apuane se vi sentite osservati è sicuramente l'Omo Verde che vi sta scrutando, ma non c'è da aver paura  e vano sarebbe se qualcuno lo volesse individuare o seguire, sicuramente non si farebbe nè vedere nè prendere. Un tempo era abbastanza usuale per pastori, carbonai e cavatori intravederlo, ma impossibile era avvicinarlo. Si racconta di un pastore di Vagli che da ragazzo lo vide quando con suo padre si recava ai pascoli sul Monte Fiocca.Narra così che quando l'ora era tarda e si era ormai sul far della sera,in lontananza su uno sperone di roccia del monte Sumbra lo vide, era seduto la in alto e seguiva il volo di un falco e ne seguiva la direzione muovendo un braccio, aveva anche uno zufolo che cominciò a suonare, ad un tratto una moltitudine di uccelli di ogni sorta e razza cominciarono volteggiare sopra la testa dell'essere facendogli festa e poi all'improvviso come erano comparsi altrettanto rapidamente se ne andarono dispersi nel vento. Gli unici che temevano l'Omo Verde erano i cacciatori, che pur non vedendolo sapevano che avrebbe avvertito gli uccelli della loro presenza. Ancora oggi nel profondo silenzio delle montagne, sia al sorgere e al tramontar del sole risuona un canto melodioso e sublime è l'Omo Verde che saluta tutti i volatili delle Apuane. 
Simili creature le possiamo trovare al femminile nelle ZINABRE, anche loro abitano nelle selve delle nostre montagne e sono fanciulle misteriose, dormono nelle grotte e per cuscino hanno dei tronchi ricoperti di muschio. Di muschio sono fatti anche i loro vestiti e anche loro (così come l'Omo Verde) difficilmente si fanno vedere. Da dove arrivino nessuno lo sa, si può pensare che siano le antiche abitanti del bosco e che da loro dipenda l'andamento dei raccolti e delle stagioni. Per tutto dire hanno un caratterino niente male, sono gentili si, ma anche permalose fuor di maniera. Ne sapeva qualcosa quella coppia di pastori marito e moglie che abitavano ai piedi della Pania. Un bel giorno una Zinabra gli venne a far visita e alla vecchia pastora donò un pane che mai sarebbe finito, ma la pastora di più non doveva chiedere, questi erano esseri che facilmente si indispettivano e senza esitare si sarebbero poi vendicate,infatti state a sentire quello che successe. Le terre di questi pastori erano fra le più fertili della zona e gli animali che vi pascolavano tra i più belli del circondario e ogni anno riuscivano ad ammassare grandi quantità di fieno e riempivano la cantina di ogni prelibatezza. Le Zinabre spesso si avvicinavano alle stalle dei pastori e si facevano pure vedere tant'è che la moglie lasciava loro delle ciotole di latte di cui erano golosissime, facendo in questo modo credeva di ingraziarsi queste creature che avevano appunto il potere di regolare raccolti e stagioni, ma un dì qualcosa andò storto, quando queste simil fate entrarono nella stalla e videro una serie di secchi di latte appena munto, prima ne bevvero uno, poi due, poi tre, fino a quando non le finirono tutti, improvvisamente entrò il pastore che indispettito le cacciò aamle parole e le cominciò ad inseguire con il forcone in mano, le Zinabre fuggirono avvolte dalla nebbia delle montagne. Passava il tempo e nonostante i due sposi lavorassero molto la terra non rendeva più come prima. Frequenti erano le grandinate che rovinavano i raccolti, mentre gli animali morivano di strane malattie, la cantina rimase così ben presto vuota come le
tasche della coppia. Le Zinabre non tornarono più in quel posto, la loro gentilezza era stata irrimediabilmente tradita.
Un altro essere inquietante è la MARGOLFA, questa donna non vive nei boschi o nelle montagne, ma vive in prossimità dei villaggi, dei borghi o dei paesi. Chi la vede la può riconoscere perchè è molto alta, in maniera spropositata e veste di una grande sottana dove solitamente nasconde i bambini che si sono comportati male, ma a differenza di altre credenze la Margolfa non è una paura unicamente dei piccoli ma bensì anche degli adulti, poichè conosce tutte le malefatte, gli inganni e le brutte azioni di ogni persona, difatti è sua abitudine nascondersi sotto le finestre e ascoltare quello che si dice in casa ed è pronta a ripetere ai quattro venti quello che sente con il suo tremendo vocione. Esiste una maniera sola per difendersi da questa donna recitare il Rosario e farsi il nome del Padre.
Non ci sono però solo figure umanoidi nelle nostre leggende, sono presenti anche animali mostruosi come quella lucertola grande come una volpe che vive fra le rocce del Pizzo delle Saette, essa è dotata di squame durissime e lucenti, talmente lucenti che quando è sui massi a prendere il sole il bagliore rossastro del suo riflesso se incrocia l'occhio umano può stordire la persona e
lasciarla inebetita per alcune ore. Chi ha subito questa sorte, nell'attimo in cui gli si è offuscata la vista ha potuto vedere nelle viscere della montagna un'enorme buca piena d'oro circondata da lingue di fuoco.
Sempre a proposito di bestie sovrannaturali nel vallone opposto al Pizzo delle Saette c'è la Pania Secca dove era antica abitudine dei pastori locali andare a distruggere i nidi delle aquile con lunghe pertiche uncinate per preservare gli agnellini da eventuali attacchi. Era un operazione molto pericolosa nella quale si poteva rischiare anche la vita, specialmente da quando questa montagna era dominata dalla grande aquila, questo volatile era enorme e si dice che avesse la forza di ghermire non solo agnellini, ma anche cani e capre, le mamme temevano addirittura per i bambini.I fatti vogliono che questo uccello non avesse la testa d'aquila, ma quella di donna, si diceva anche che fosse dotata di denti affilatissimi ed emetteva strilli
così acuti non sopportabili da orecchio umano. Un giorno una spedizione notturna formata da uomini provenienti da varie località arrivò sulla cima della Secca e fece rotolare dei massi infuocati cosparsi di pece, da quel giorno l'essere non si vide più.
Per ultimo analizzeremo non un animale mostruoso o una strana creatura ma piuttosto un fenomeno meglio conosciuto come il GALON DI RODE. Questo prodigio si rifà alla figura di Erode e alla leggenda dell'ebreo errante, nata a quanto pare nel basso Medioevo, secondo la quale questo ebreo ignoto negò (come Erode) l'acqua a Gesù lungo la strada che portava al Golgota. Per questo motivo il Signore lo avrebbe maledetto, costringendolo a vagabondare per sempre sulla terra senza riposo e senza poter morire. Sulle Alpi Apuane questa entità la descrivono come una scia luminosa che solca il cielo, c'è chi l'ha visto con la forma di una gamba o di uno stinco che attraversa la volta celeste lasciando una traccia lucente, oppure c'è chi giura che può prendere l'aspetto di un pezzo di legno infuocato che finisce la sua corsa nel mare.Tradizione narra che il fenomeno accada ogni cento anni, per
molti può essere portatore di sventure e di cattivi presagi, per altri invece può essere foriero di ingenti fortune.C'è pure  chi ancora ricorda l'ultimo passaggio di questa fiamma che sorvolava velocemente il canalone del Trimpello e la Pania.

Voglio chiudere questo viaggio negli esseri fantastici della Garfagnana, estrapolando una frase da una poesia francese di Patrice de La Tour du Pin intitolata "La quete de joie" del 1920 che dice pressapoco così: "I Paesi che non hanno leggende sono destinati a morire di freddo"...e la Garfagnana sicuramente non fa parte di questi.