mercoledì 11 maggio 2016

Le streghe di Soraggio. Un processo di stregoneria (dai clamorosi risvolti) del 1607

Il cinema (quello fatto bene) offre molti spunti per interessarsi e
La Santa Inquisizione interroga
una "strega"

approfondire i più svariati argomenti e l'altra sera come consuetudine mi sono comodamente seduto in poltrona dopo una lauta cena con la più ferma della intenzioni di vedermi un bel film e saltando da un canale all'altro il mio telecomando si è fermato(a mio avviso) in una bellissima pellicola dal titolo "La seduzione del male", un film del 1996 con un'ottima Winona Rider nel ruolo di Abigal Williams che interpreta una presunta e malefica strega. I fatti si svolgono nel 1692 nella cittadina americana di Salem(Massachussets), dove alcune giovani donne vengono accusate di stregoneria, strappate alle famiglie e processate. Alla fine del film queste vicende mi sapevano di storie già viste o perlomeno lette va a sapere dove e mentre ormai ero nel mio letto con un occhio ormai chiuso e l'altro aperto, la mia mente continuava a pensare...ecco l'illuminazione! Mi alzo repentinamente, vado a consultare la mia libreria ed eccolo lì.Eccolo li quel libro del professor Oscar Guidi che racconta proprio di un processo di stregoneria avvenuto in Garfagnana nel XVII secolo che ricalca verosimilmente proprio la trama di quel bel film e nonostante la tarda ora comincio a leggerlo...Quello che adesso andrò a raccontare non è frutto di fantasia ma è pura realtà e questi accadimenti rimarranno registrati dal Sant'Uffizio con l'intestazione de "Le streghe di Soraggio".
La chiesa di San Martino di Soraggio
La storia ha inizio nell'estate del 1607 quando il rettore della chiesa di San Martino di Soraggio (nel comune di Sillano) Joannes Paninius si reca in tutta fretta e alquanto allarmato dal vicario del Sant'Uffizio per la provincia della Garfagnana, tale padre Lorenzo Lunardi che risiede nel convento di San Francesco situato tra Pieve Fosciana e Castelnuovo. Il presbitero Joanness è agitato, quasi sconvolto e come un fiume in piena si sfoga e dice al padre inquisitore che nella sua parrocchia esistono almeno sessanta casi di persone "maleficate" e spiritate e senza esitare fa i nomi di quattro persone da lui individuate come streghe che sarebbero la causa di tutto questo. Si tratterebbe di Lucrezia moglie di Biagio dalla Villa di Soraggio, Jacopino di Luca da Brica, Maria di GiovAntonio frate da Brica e Maria già moglie di Francesco Cappa anche questa di Brica. Padre Lunardi è perplesso e dice al prete quali siano gli indizi a carico di questi individui per essere accusati del gravissimo reato di stregoneria, senza esitare il rettore di Soraggio risponde e ritiene che i nominati siano parenti o quantomeno discendenti di persone che sono in grado di compiere malefici e a confermare ciò ci sarebbe anche un cospicuo numero di testimoni, poi aggiunge che questi quattro miserabili quando incontrano un religioso per strada abbassano impunemente gli occhi per non incrociare il pio sguardo dei preti,ribadendo che più chiaro segno di colpevolezza di questo non ce n'è. Insomma secondo il prete è l'ora di far cessare queste stregonerie, sopratutto per salvaguardare le devote donne del paese costrette a subire esorcismi in continuazione, le quali in questi casi emettono grandi urla durante le preghiere.
L'emblema della Santa
Inquisizione 1571
Padre Lunardi è ormai convinto e il 3 luglio è nella canonica di Soraggio per ascoltare i testimoni su queste demoniache presenze. Comincia con Anastasia di Francesco di Villa Soraggio vicina di casa di Lucrezia presunta strega. La notte infatti i suoi figli la chiamano in continuazione ma lei non risponde, così ritiene che sia via con le streghe - imaginandomi che all'hora sia in stregaria- e alla sua domanda dove avrebbe passato la notte ella risponde vagamente di stare fuori a vegliare
Tocca poi a Lucia moglie di Francesco anche lei di Villa Soraggio che sempre a proposito di Lucrezia dice di averla incontrata una volta in località Canale e toccandogli la gamba così le disse - Oh la bella gamba che tu hai-, quasi immediatamente sulla gamba si formò un grosso livido, da quel momento si è sempre sentita la vita tutta travagliata, aggiunge inoltre di essere stata posseduta dal demonio per otto lunghi mesi, prima di essere stata risanata per grazia di Dio durante le quarantore della passata Quaresima, proprio nel momento della guarigione viene avvicinata dall'altra imputata Maria di GiovAntonio che così gli aveva detto - Figliuola no' aver più paura per l'avenire perchè se dirai la matina di bon hora 4 Pater Noster e altre tante Ave Maria no sarai più maleficata-
I testimoni continuano, una certa Antonia, moglie di Andrea Giovanni di Metello dice che una volta ha sentito Jacopino di ritorno alla messa pronunciare queste parole:-L'anima mia è spedita- e sempre su Jacopino vengono riferite altre accuse, infatti nel gelso che è vicino alla casa di Francesca di Francesco Ramella di Brica, l'imputato avrebbe piantato un chiodo nella radice facendo quindi un rito di fattura alla figlia di Francesca, la conferma di questo sta nel fatto che quando finalmente tolsero il chiodo dalla radice la povera piccola: -...faceva grandissimi strepiti ed urli bestiali, e poi era guarita. Lo Jacopino avrebbe minacciato di una malia Lucia figlia di Marco di Brica, ma sopratutto avrebbe insistentemente invitato Angiola figlia di Bartolomeo di Villa Soraggio ad andare con lui in stregaria promettendole gusti e piaceri, come di soni, canti, balli, cibi delicati e coito a gusto mio...-
Giuliano di Giovanni, un falegname di Metello invece è certo di avere la moglie "affatturata" poichè quando la sua consorte incrocia Maria di GiovAntonio comincia a sentire forti dolori e spavento.
Anche Battista Panini ha la sua da dire, infatti anche la figlioletta di due anni è maleficata e grande fu lo spavento quando
Torquemada, uno degli
inquisitori
più famosi al mondo
aprendo la porta di casa poco prima dell'alba si trovò dinanzi una moltitudine di animali, secondo lui però non erano dei veri e propri animali:-...ma malefichi streghi che volessero venire a far morire quella mia figliuola- di questo ne era sicura perchè alcune donne impossessate avevano detto che quella stessa notte sarebbero venute a casa sua per terminare il maleficio iniziato sulla sua bimba e gli dissero che tale maleficio era stato iniziato dai quattro imputati.

Da Modena richiedono ancora ulteriori e nuove testimonianza e a queste accuse se ne aggiungeranno ancora molte altre. Altri incontri poi avvengono fra la metà di agosto e quella di settembre, sempre nell'anno di Grazia 1607 e questa volta riguardano le discendenze di alcuni di loro, in particolare  la mamma di Jacopino,la Filippa e di Maria GiovAntonio,la Catalina.
Il 6 luglio il solerte Padre Lunardi, raccolte le testimonianze trasmette il fascicolo a Modena all'inquisitore generale Padre Serafino Borra di Brescia e per timore di fughe da immediato ordine di cattura per i quattro accusati. I quattro vengono così arrestati e condotti a Modena via Castelnuovo e Frassinoro dove vengono messi a disposizione della Santa Inquisizione. Nel tragitto verso Modena un soldato avrebbe perfino raccolto anche alcune confidenze compromettenti di Maria di Francesco Cappa che avrebbe stramaledetto la coimputata Maria di GiovAntonio perchè era stata accusata per causa sua:- la quale invece era davvero strega perchè sa bene conciari et guariri dilli amalati et li oppongono che va via a cavallo sopra un caprone in un luogo chiamato Pradaria (n.d.r:Pradarena?)- .
Una volta giunti a Modena i quattro disgraziati vengono rinchiusi nelle prigioni ducali, gli interrogatori cominceranno il 23 luglio, ma un particolare interessante e fondamentale è da riferire e avviene il 21 agosto a Brica, quando l'inquisitore generale Padre Serafino giunge in Garfagnana nei luoghi dei presunti misfatti per verificare personalmente il caso e gli viene consegnata una lettera da un certo Giovanni. La lettera ha un notevole interesse e farà finalmente luce su tutta la vicenda:

"Molto reverendo Padre Inquisitore

Faccio sapere a Vostra Signoria che quelli poveretti da Soraggio sono stati messi al Sant'Offizio per malignità del prete del detto loco di Soraggio. La causa è che i detti che sono impregioni da Vostra Signoria havevano ditto et parlato d'alcune donne che facevano le spiritate et andavano e vanno di continuo a darsi piacere co detto prete alla sua canonica et per haver scoperto questo, detti poveretti sono stati tribolati come Vostra Signoria sa, et questo lo significo a V.S perchè so che il Sant'Offizio nopersegue alcuno per vendetta, suplicando V.S a liberare detti carcerati sapendo io che loro so' boni christiani"

Non è dato sapere quanto peso ebbe questa lettera per il Padre
La tortura della corda
Generale, fattostà che la lettera fu comunque acquisita negli atti del processo e dei dubbi cominciarono a farsi largo.Ma prima di tutto questo gli interrogatori erano già cominciati, ed erano

veramente duri e si svolgeranno nei mesi che vanno da luglio fino alla fine di ottobre. Tutti gli imputati negano anche quando vengono sottoposti alla tortura della corda che consiste nel sollevare il malcapitato da terra, egli ha le braccia legate dietro la schiena, il carnefice darà dei forti strattoni alla corda stessa che causerà tremende distorsioni e dolorose fratture alle articolazioni. Una delle povere donne (la più anziana) Maria di Francesco Cappa perderà la vita in carcere, il duro regime della prigione e le torture furono determinanti per la sua morte che fu registrata il 18 settembre. Gli altri non mollano e non confessano nessun reato, vengono però condannati a penitenze varie, la più grave colpì Jacopino che fu esiliato da Soraggio per due anni mentre le due donne per un solo anno. 
Non c'è che dire, senza quella lettera i quattro sarebbero stati dati alla fiamme, il rogo sarebbe stato la loro pena capitale. Le reazioni in paese dopo i fattacci furono veementi, i parenti e la gente del luogo reagiranno in malo modo, il rettore Joannes Paninius verrà minacciato più volte di morte.Gli atti di questo processo sono ancora oggi conservati presso l'Archivio di Stato di Modena.


Una parte dei numeri della
caccia alle streghe in Europa
Una storia dei secoli bui questa, dove imperava ignoranza e credulità. In quel tempo risulta assai chiaro in quale clima sociale nascevano denunce che potevano portare alla morte di persone innocenti, come in questo caso che un religioso probabilmente per coprire uno scandalo che lo vedeva coinvolto non esitò con la collaborazione di alcuni abitanti del luogo  a fare incarcerare, torturare e condannare anime affidate alla sua cura. Ricordiamo che la "caccia alle streghe" durò per ben cinquecento anni, erano campagne ben organizzate finanziate ed eseguite dalla Chiesa e dallo Stato, fu un vero e proprio eccidio che portò alla morte nove milioni di persone innocenti(l'80% di questi erano donne e bambine).