parlare del celebre scrittore Johann Wolfgang von Goethe, il poeta inglese George Byron e perfino la scrittrice Mary Shelley, autrice del celebre "Frankestein". Questi furono fra i personaggi più famosi che intrapresero "il Grand Tour". Il Grand Tour, per quelli che non lo sapessero era un viaggio in tutta Europa dove i giovani imparavano a conoscere la politica, l'arte e la cultura del vecchio continente, che (nella maggior parte dei casi) facevano i rampolli aristocratici. La meta principe naturalmente era l'Italia, che era considerata dai più un vero e proprio museo a cielo aperto. Questo giro per l'Europa raggiunse il suo massimo splendore verso la fine del 1700 e la metà del 1800. D'altronde c'era un tempo in cui non esistevano viaggi organizzati, nè tour operator, nè tantomeno crociere di qualsivoglia itinerario e se volevi conoscere il mondo questo era il modo che intraprendevano i giovani dell'alta borghesia europea, che così si prendevano un anno sabbatico dai loro impegni per conoscere il mondo esterno, per conoscere nuova gente e vedere diversi stili di vita. L'Italia era l'obiettivo finale che sicuramente immergeva il visitatore dell'epoca nella storia e nella cultura che forse nessun'altro paese europeo gli poteva dare. Tappe obbligate erano città come Venezia, Roma, Firenze, Napoli, Pompei, c'era anche chi s'avventurava in Sicilia e ai quei segni rimasti della cultura greca.Naturalmente non era semplice muoversi, non esisteva la guida turistica, ci si spostava lungo un percorso ben definito dai precedenti viaggiatori, non era consigliabile uscire da questi tragitti per via dell'alto rischio di essere rapinati dai briganti. Ma come facevano poi questi illustri giovanotti ad immortalare per sempre questi viaggi unici ed irripetibili? Smartphone di ultima generazione? Macchine fotografiche ultramoderne? Ovviamente niente di tutto questo. L'usanza dei giovani nobili era quella di viaggiare con i loro ritrattisti o paesaggisti al seguito, così da poter fare degli schizzi durante i loro viaggi, in alternativa questi rampolli commissionavano gli schizzi ad artisti locali. Uno di questi intrepidi viaggiatori portava il nome di Karol Markò, lui sicuramente non aveva bisogno di portarsi al suo seguito nessun disegnatore, dato che lui era già uno dei più grandi paesaggisti ungheresi. Lasciò così nel 1822 l'Ungheria, il suo viaggio prosegui in Cecoslovacchia e di li continuò per l'Austria dove si stabilì per alcuni anni a studiare all'Accademia di Belle
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Karol Markò |
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"Paesaggio Montano" di Andrea Markò Il Procinto sullo sfondo |
Sempre molto interessante leggere i sui scritti. Complimenti .
RispondiEliminaGrazie !!!
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