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mercoledì 12 luglio 2017

I terremoti dimenticati della Garfagnana. Una tragica cronistoria lunga 600 anni

La paura è sempre la solita, tremenda, paralizzante. Le ante
Il terremoto del 1920 in Garfagnana
(foto collezione Silvio Fioravanti)
dell'armadio iniziano a tremare, il tavolo le segue, l'incredulità è mescolata con la realtà, poi ti rendi conto...il terremoto!!!..., un urlo strozzato cerca di coprire quella specie di rombo angosciante, nonostante tutte le raccomandazioni del caso dimentico tutte le buone norme...dovrei buttarmi sotto la scrivania? No! Volo le scale a grandi passi, esorto tutti ad uscire, la gente è già in strada, i bambini corrono, e gli adulti hanno le mani nei capelli per lo spavento...eppure in questi attimi la più temeraria di tutti era sempre lei...la nonna. Lei aveva affrontato insieme a due bimbe piccole i bombardamenti del '44 in Garfagnana, aveva visto il paese distrutto e aveva vissuto sulla sua pelle anche il devastante terremoto del 1920. Si, proprio quel terremoto. Ormai per noi garfagnini quel sisma è quasi entrato di diritto nella leggenda popolare, ogni volta che la nostra terra viene colpita dal più piccolo tremolio la mente va sempre a quel maledetto 7 settembre 1920 e ai suoi 171 morti. I nostri nonni hanno tramandato da padre in figlio la memoria di quei terribili giorni, ognuno nella propria casa ha storie ed aneddoti legati a quel terremoto, tutti questi ricordi lo hanno fatto entrare nell'immaginario collettivo solo ed esclusivamente come "il terremoto", come se prima non ce ne fossero stati altri di così forti e potenti, eppure non è così, la lista dei terremoti garfagnini non si ferma a quel 1920, l'elenco di distruttivi terremoti è documentata sin dal XV secolo. Infatti era il 7 maggio del 1481 quando si ha la prima testimonianza di un sisma di grande entità. L'epicentro di quel secolare terremoto fu
il terremoto visto nel 1500
localizzato nell'Alta Lunigiana e fu percepito distintamente fimo a Lucca, Massa e i paesi circostanti. All'epoca la Lunigiana era annessa alla Repubblica di Firenze governata da Lorenzo Il Magnifico e grazie ai precisi riferimenti dei messaggeri medicei, oggi si può stabilire in base ai loro scritti sui danni causati alle abitazione e alle cose una probabile magnitudo di quel sisma che si dovrebbe aggirare intorno al 5.6, pari all'VIII° della scala Mercalli. Si racconta che nel borgo di Fivizzano crollarono diciassette case, oltre duecento fabbricati subirono gravi danni ai solai, ai tetti e ai muri, purtroppo vi furono anche delle vittime non quantificate con precisione ma con ogni probabilità potrebbero essere state comunque di più se non fosse che alcuni mesi prima (addirittura i cronisti del tempo parlano di  febbraio) scosse premonitrici avevano già messo in allarme tutta la popolazione. Della Garfagnana non si fa alcun cenno particolare, ma con sicurezza possiamo dire che i danni alle persone e alle case furono ingenti, di pari portata sicuramente agli accadimenti avvenuti nella vicinissima Lunigiana. Rimanendo su questo tema in effetti c'è un dato a dir poco curioso che riporta sia il Dipartimento di Protezione Civile e poi anche Claudio Vastano nel suo bel libro "Garfagnana la valle dei terremoti" sul fatto che non si hanno notizie più antiche e documentate (come appunto nel caso del sisma del 1481) riguardo ai terremoti in Garfagnana. Il motivo è da ricercarsi in due fattori: il primo è da ricondurre alla scarsa importanza che aveva la nostra valle, difatti non erano presenti nè grandi centri economici nè culturali e di quella vallata incastonata fra Appennini e Apuane non importava quasi niente a nessuno, quasi però...se è vero come è vero che l'altro fattore è da ricercarsi nell'importanza strategica e militare che aveva la Garfagnana per gli Estensi(n.d.r: la famiglia che governava la zona), con ogni probabilità erano proprio gli stessi funzionari locali a nascondere le notizie riguardanti catastrofici eventi naturali (proprio come terremoti e alluvioni), perchè si aveva timore che eventuali nemici avrebbero potuto sfruttare la situazione di crisi per assaltare la valle ed estendere così i propri possedimenti.

A confermare questo è la data del successivo sisma che risale (così dicono le cronache) all'8-10 giugno 1641, le scosse furono avvertite nell'intera Lunigiana e Garfagnana e sopratutto la zona più colpita fu l'abitato di Pontremoli. La documentazione in questo caso è molto lacunosa, le fonti addirittura non riescono nemmeno a stabilire il
Le faglie attive presenti da
secoli in Garfagnana
giorno preciso della sciagura e ciò potrebbe far pensare ad una scossa principale seguita da forti repliche per almeno altri due giorni, inoltre non si hanno notizie specifiche dei danni.

Un altro fatto da sottolineare è che dai dati presenti in archivi storici si passa a momenti di intensa attività sismica a momenti di calma assoluta. Una tesi a riguardo sostenuta dagli esperti dice che tali periodi potrebbero essere effettivamente dovuti a un rallentamento dei movimenti geodinamici del sottosuolo (parolone degli esperti...non mie!) ma è anche possibile che vi siano ancora delle omissioni nei documenti. A prova di tutto questo eccoci allora di fronte a un salto temporale di cento anni e ritroviamo notizia di un forte terremoto nell'anno 1740. A proposito, il 1700 sarà il cosiddetto "saeculum horribilis" ("il secolo orribile") per quanto riguarda i terremoti in Garfagnana, saranno ben tre quelli violenti che colpiranno la valle. Il primo come detto correva l'anno 1740, era il 6 marzo quando il sisma colpì sopratutto la Garfagnana, l'area dei danni si estese a parte della Versilia e all'appennino modenese. I forti danni subiti appartenevano a stati diversi e sono documentati negli archivi estensi, lucchesi e fiorentini (così come era divisa politicamente la zona). Uno dei centri più danneggiati fu Barga dove si contarono tre morti, in più crollarono diverse case e molte furono danneggiate, si può calcolare che questo sisma sia stato dell'VII° della scale Mercalli e di magnitudo 5,2. Passano solo sei anni e il 23 luglio 1746 la paura torna a fare la padrona con un'altro terremoto dell'VII° scala Mercalli magnitudo 5,1. I paesi più danneggiati furono ancora Barga e Castelnuovo, la sequenza iniziò il 9 luglio e continuò fino ad ottobre, la gente si trasferì in campagna e costruì baracche. Arrivò così anche il 21 gennaio 1767, questo terremoto causò i suoi danni più gravi a Fivizzano dove ci furono gravi lesioni alle abitazioni, agli uffici pubblici e alle chiese. Eravamo in periodo di carnevale, vennero sospesi tutti i festeggiamenti, sostituiti da lunghe veglie di preghiera, stavolta questo sisma fu il maggiore per intensità di tutto il secolo, si toccò il VII° della scala Mercalli ma il suo magnitudo fu di 5,4.
Questo invece è il terremoto dei nonni dei nostri nonni e questo fu veramente catastrofico, era l'11 aprile del 1837, l'origine del
Campo di residenza provvisorio per gli
abitanti di Villa Collemandina 1920
(foto collezione Silvio Fioravanti)
sisma si può ricercare nelle viscere delle Alpi Apuane, la sua potenza si scatenò sulla superficie terrestre e arrivò al IX° Mercalli magnitudo 5,8. Il sisma prese nella parte nord-orientale delle Apuane sul confine fra Garfagnana e Lunigiana, la scossa causò gravi danni nei territori di Minucciano (dove morirono in tre) e Fivizzano. Il borgo di Ugliancaldo fu raso al suolo, qui i decessi furono cinque e diciotto i feriti. I rispettivi governi mandarono i tecnici a fare rilevamenti, vennero stanziati aiuti finanziari ed esenzione dalle tasse per i paesi colpiti.

Eccoci infine ai "giorni dell'apocalisse" che tutti conosciamo e di cui abbiamo sempre sentito raccontare. Era il 7 settembre 1920, la scossa (X° Mercalli magnitudo 6,5) interessò un area di oltre 160 chilometri quadrati, fu avvertita a Genova, Reggio Emilia, Pisa e anche a Milano, i morti furono ben 171, i feriti 650, migliaia di persone senza casa. Le scosse di assestamento durarono fino all'agosto del 1921 (per saperne di più leggi http://paolomarzi.blogspot.it/2014/09/7-settembre-1920-il-grande-terremoto-i.html) .
Così da secoli in Garfagnana viviamo con questa spada di Damocle sulla testa e  con l'angoscia di sentire che c'è qualcosa di più
Il biglietto della lotteria in
sostegno delle popolazioni colpite
della Garfagnana 1920
grande di noi: la natura che ha il potere di distruggere e di creare.




Bibliografia

  • Sismicità storica in Garfagnana- Dipartimento della Protezione Civile
  • "Garfagnana la valle dei terremoti" di Claudio Vastano Garfagnana editrice

mercoledì 17 giugno 2015

Un viaggio nella storia e nella natura del Parco dell'Orecchiella,meraviglia della Garfagnana


Abbiamo in Italia fra i parchi nazionali più belli in assoluto, ci vengono invidiati da tutto il mondo, come non ricordare il Parco Nazionale del Gran Paradiso, o perchè no quello della Stelvio, senza dimenticarsi quello d'Abruzzo, insomma per non fare torto a nessuno i parchi nazionali in Italia sono ben 24 e tutti fanno parte dell' E.U.A.P ovvero dell'elenco ufficiale delle aree naturali protette, che è un elenco stilato e periodicamente aggiornato dal Ministero dell'ambiente.Pensiamo bene che questi parchi coprono una superficie di 1.500.000 ettari pari al 6% del territorio nazionale e in tutto questo ben di Dio che la natura ci ha offerto come non poteva finirci anche la Garfagnana? Forse pochi lo sanno ma un parco
Il Parco dell'Orecchiella 
(foto trattada "Fabrizio diario")
nazionale nel vero senso della parola l'abbiamo in casa, ovvero il Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano istituito con Decreto del Presidente della Repubblica (Carlo Azeglio Ciampi) in data 21 maggio 2001.Il suo territorio si estende per oltre 22.000 ettari lungo la dorsale appenninica interessando le province di Massa-Carrara,Lucca,Reggio Emilia e Parma. In Garfagnana tocca i comuni di Giuncugnano,San Romano e Villa Collemandina e all'interno di questo parco c'è uno dei gioielli più belli di tutti,una riserva naturale statale tutta garfagnina:oggi racconterò la storia del Parco dell' Orecchiella.

Anche i parchi hanno la sua storia che merita di essere narrata, non sarà fatta di guerre o di conquiste, ma cosa ancor più importante è una storia che fonda le sue radici nella salvaguardia del territorio.La riserva dell'Orecchiella è un'area naturale protetta dal Corpo Forestale di Stato, si estende a forma di rombo nei territori comunali di Piazza al Serchio,San Romano,Sillano e Villa Collemandina su una superficie di 52 Km quadrati e al suo interno vi è il monte più alto di tutta la Toscana,il monte Prado (2054 metri).Questo parco nacque con l'intento di salvaguardare e conservare un luogo di grande valore naturalistico. In effetti una volta queste terre da un punto di vista ambientale erano in un profondo degrado,ogni metro quadro di questi terreni era maltrattato a più non posso.Conclusa la prima guerra mondiale le condizioni socio-economiche di queste zone (e come nel resto della Garfagnana) erano a dir poco critiche. La crisi dell'agricoltura arrivò nei posti più estremi della Garfagnana e portò ad un estrema povertà, i paesi si spopolavano,la gente emigrava per cercare fortuna altrove e il territorio di conseguenza andava alla malora,nessuno coltivava più,le selve erano abbandonate a se stesse e pur di mangiare si
Il Centro visitatori
(foto tratta dal blog "Una montagna di foto)
uccideva qualsiasi animale muovesse foglia, con gli anni a seguire ci fu una ripartenza,la gente si riprese dalle brutture della guerra però si presentò il problema opposto.Le persone erano tornate a lavorare nei boschi e in quel periodo il territorio subì un abuso delle sue risorse naturali,in particolare nei ripetuti e troppo abbondanti tagli alla vegetazione dovuti sopratutto all'attività dei carbonai.Possiamo infatti ancora oggi vedere molte carbonaie in disuso per i boschi della Garfagnana,capita infatti di trovare delle piazzole pianeggianti senza alberi.Queste strutture erano tipiche delle faggete situate spesso nei luoghi più remoti dai quali risultava difficile trasportare il legname e si produceva quindi il carbone vegetale più leggero e facile da trasportare,ma non solo, gli eccessivi pascoli contribuirono allo sfruttamento sfrenato del terreno,soggetto sempre di più a smottamenti e frane,insomma oggi come allora la difficile gestione dei sottili equilibri fra uomo e natura veniva fuori con tutta la sua 
prepotenza.Per questo che nel 1927 il Regio Distretto Forestale di Lucca presentò un progetto per la ricostruzione e riqualificazione del suolo.Nel 1936 partirono i primi rimboschimenti e dopo la seconda guerra mondiale,nei primi anni 50 il progetto continuò anche sotto la nascente Repubblica.La "Forestale" da quel momento fece sentire ancor di più la sua presenza e portò due sostanziali novità:il ripopolamento della fauna e provò ad incentivare lo sviluppo turistico nuovo motore trainante del nascente boom economico italiano. Il  Parco dell'Orecchiella quindi vide così la
Il lago
luce nel 1960, in maniera se mi si permette quasi "abusiva", tant'è che mancava una vera e propria legge istitutiva (che arriverà con
"calma" nel 1980),nonostante tutto fu creato su richiesta degli abitanti stessi di queste zone in collaborazione con il Corpo Forestale. Fra l'altro l' Orecchiella risultò con un alta concentrazione di siti preistorici(e così anche oggi),tanto da essere segnalata come "unicum" in Toscana,le prime presenze dell'uomo in queste zone risalgono addirittura a 10.000 anni fa,a quel periodo risalgono le officine "litiche"(n.d.r:l'insieme degli oggetti fabbricati dall'uomo come utensili e armi) per la lavorazione della selce rinvenute in località Casini di Corte e la Greppia, per non parlare poi della recentissima scoperta fatta sulla Pania di Corfino di un'antico e rarissimo gioiello (per la scoperta leggi http://paolomarzi.blogspot.it/2014/12/eccezionale-scoperta-sulla-pania-di.html).Oggi il vero padrone di tutta questa meraviglia è tornata ad essere la Natura. Un centro visitatori accoglie i turisti che potranno ammirare il museo dei rapaci e quello naturalistico, un meraviglioso giardino di montagna ed un orto botanico, ma i veri protagonisti restano gli animali:cervi,mufloni,caprioli,cinghiali, puzzole e scoiattoli e se si ha fortuna si possono anche ammirare gli uccelli
Un orso dell' Orecchiella
che sovrastano questi cieli:la ghiandaia,la cinciallegra,il picchio o anche la poiana,il gheppio e il falco fino ad arrivare a lei: l'aquila reale.Vera attrazione del parco sia per grandi e per bambini sono gli orsi,diventati a buon ragione simbolo di questo meraviglioso parco.

Tutto questo in Garfagnana...