mercoledì 3 febbraio 2016

"Gli uomini della neve": un antico mestiere sulle vette delle Apuane

Cosa c'è di più semplice che aprire il proprio frigorifero nelle
Vecchissima foto.
I leggendari "uomini della neve"
 in azione nella Buca della Neve
ai piedi della Pania della Croce
giornate di calura estiva e bersi una bella e dissetante bibita ghiacciata? Cosa c'è di più naturale che aprire il proprio congelatore e scegliersi di farsi una bella e succulenta bistecca? Gesti,abitudini e consuetudini che oggi sono all'ordine del giorno,ma è stato sempre così? Direi proprio di no. Il problema di conservare il cibo è sempre stato un assillo per i nostri avi, già le cibarie non erano molte, figuriamoci poi se quel poco che c'era ci si poteva permettere di farlo andare in malora. Come fare allora? Premettiamo naturalmente con il dire che il frigorifero non esisteva e che i metodi di conservazione del cibo svariavano notevolmente. Un metodo assai usato in Garfagnana era la salatura,l'estrema salinità impediva la crescita di muffe e batteri, inoltre alcune spezie rallentavano la decomposizione delle carni (la preparazione dei salumi si basa su questo procedimento), un altro modo di conservazione era l'essiccatura,questo procedimento però veniva usato su alcuni alimenti come frutta o carne, infatti in assenza di acqua, muffe e batteri non crescevano. Un'altra opzione consisteva nell'affumicare gli alimenti,oltre che ad essiccarli più in fretta i residui di fumo ostacolavano ulteriormente il proliferarsi dei germi.Infine un ultima possibilità da attuare solo nelle zone di montagna come la Garfagnana era di seppellire il cibo nella neve, oppure raccogliere la stessa e riempire le cantine o delle piccole grotte naturali, realizzando di fatto una primitiva ghiacciaia, ed ecco così per questo motivo nascere nella nostra valle un antico e durissimo mestiere che vede le sue origini dai primordi dei tempi e la sua fine con l'avvento del frigorifero nel secondo dopoguerra. Le persone che intrapresero questo lavoro erano conosciute a tutti come "gli uomini della neve" e questa è la loro storia.

"Gli uomini della neve" erano persone adibite a raccogliere la neve per poi venderla a chiunque ne avesse bisogno per mantenere i propri viveri, non svolgevano la loro professione in inverno(come si
I resti di un vecchio "frigorifero"
di una volta,
qui si conservava la neve e il cibo
potrebbe credere), quando più o meno la neve era a disposizione di tutti i garfagnini e i viveri si mantenevano comunque, ma il loro impiego si svolgeva in estate...Ma la neve d'estate dov'era? In estate conservare il cibo era un problema,le alte temperature che anche nella buona stagione si fanno sentire in Garfagnana non aiutavano i nostri nonni a conservare le cibarie, non bastavano le fresche cantine areate, serviva la neve e quale miglior posto esisteva che la famosa Buca della Neve? Questa cavità è una dolina che si trova nelle Alpi Apuane a 1680 metri di altezza, ai piedi (più o meno) della Pania della Croce,la si può raggiungere inerpicandosi per il Canale dell'Inferno,la troviamo sul fianco sinistro del vallone stesso, lì la neve c'è tutto l'anno(o meglio c'era...), adesso gli inverni miti e piovosi e le estati calde hanno fatto si che sia quasi scomparsa,ma una volta ci rimaneva abbondante anche in estate 
a causa proprio della sua posizione riparata e proprio grazie a questo squarcio nelle Apuane  come detto nacquero "gli uomini della neve".Già li troviamo citati in documenti del 1678 ma questa attività è sempre esistita e specialmente era rivolta a rifornire gli abitanti della bassa Garfagnana.Maestri in questo mestiere erano gli abitanti di Fornovolasco che spesso entravano in "concorrenza" e in litigio con gli uomini della montagna versiliese per problemi di "sconfinamento territoriale".I garfagnini
La "Buca della Neve" oggi in estate
sostenevano che la buca era dalla parte garfagnina appunto, mentre i versiliesi sostenevano a loro volta che la montagna era di chi la frequentava e che poi la neve era talmente abbondante che c'era per tutti, l'accordo con buona pace di tutti fu raggiunto concedendo anche a quelli di Fornovolasco di poterla vendere in determinati luoghi della Versilia, descrive bene di questo Francis Vane un baronetto inglese fra i fondatori del movimento scout nazionale nel suo libro del 1908 "Walk and people in Tuscany" (n.d.r:"Passeggiate e popoli in Toscana"), a dimostrazione di questo ancora oggi a 1700 metri d'altitudine esiste il "Passo degli Uomini della Neve" che ricorda il passaggio di queste persone che andavano e venivano dalla Garfagnana al mare con i loro carichi di coltre bianca. Il lavoro era faticosissimo e si svolgeva in parte anche in inverno, non per vendere ma bensì si cercava il modo e la maniera che la buca potesse raccogliere quanta più neve possibile,allora succedeva che cessate le giornate con grandi nevicate a turno un manipolo di uomini si avventurasse su per la Pania fino a raggiungere la famigerata apertura, una volta arrivati sul posto si entrava nella dolina e si cercava di pressare la neve fresca saltandoci sopra o battendola in qualche maniera, in questo modo il manto bianco si compattava e faceva si che l'estate successiva la buca ne conservasse ancor più. Ma il lavoro vero veniva con la buona stagione,vecchie testimonianze ricordano queste figure di uomini curvi sotto misteriosi carichi coperti di iuta, armati di accettino, con questo accettino si incominciava a tagliare la neve e a farci dei pani che venivano messi dentro balle di iuta con foglie e paglia,in modo da fare una sorta di isolante. Appena pronti si ripartiva per il fondovalle (superando dislivelli anche di 1300 metri)per venderla a chi ne avesse fatto richiesta.La neve infatti andava ordinata, naturalmente non la si poteva vendere al banco del mercato, ma veniva portata
Il Passo degli Uomini della neve 
direttamente a casa del cliente. Tanto per rendere bene l'idea, per portare a valle e quindi al cliente 10 kg di neve ordinata(che sono già molti) bisognava partire dalla montagna con ben 40 Kg sulle spalle poichè lungo il tragitto si sapeva grosso modo quanta se ne sarebbe sciolta, il tutto per due spiccioli, ma in tempo di magra anche quei due spiccioli erano fondamentali per la sopravvivenza della famiglia, pensiamo poi a tutto il lavoro che c'era dietro e le tribolazioni.Le faticose camminate talvolta erano anche pericolose spesso fatte con scarponi di fortuna ridotti al lumicino, ma le vere conseguenze di questo mestiere per questi uomini si rivelarono con gli anni quando la maggior parte di essi venivano colpiti alle mani da un abnorme gonfiore in corrispondenza delle nocche. Non ci voleva molto a capire che quello era il frutto dell'azione combinata di fatica e artrosi deformante per mani che non conoscevano mai estate.

Il boom economico degli anni 50 sancì definitivamente la fine di un mestiere che durava sicuramente da tempi remoti ad eccezion fatta per alcuni gelatai della Versilia che ancora desideravano fare il loro gelato con la neve della Pania.Nel 1951 l'Italia produsse 18.500 frigoriferi, nel 1957 la cifra era di 370.000 mila e nel 1967 di ben 3.200.000 mila. L'Italia era diventata il primo produttore europeo di elettrodomestici e già tutti c'eravamo dimenticati di chi per millenni con la loro fatica ci aveva permesso di conservare i nostri cibi.