mercoledì 23 marzo 2016

"I Crocioni" di Castiglione. La Passione di Cristo in Garfagnana

La Processione dei Crocioni negli anni 20
(proprietà Vittorio Pieroni)
Le uova di Pasqua, le pasimate, le gite fuori porta il giorno di pasquetta, sono solo amenità della Pasqua moderna che allietano i primi giorni di primavera. Le Pasque antiche erano ben altra cosa, si festeggiava si la Resurrezione del Signore ma tutto era avvolto in quell'aura di solennità religiosa che la ricorrenza imponeva. Non parliamo poi dei giorni precedenti la Santa Festività e in particolar modo nella cosiddetta Settimana Santa, ricorrenze varie portavano alla espiazione dei peccati nei modi più incredibili e cruenti possibili a cominciare proprio dalle Sacre Rappresentazioni e anche la Garfagnana non sfuggiva da queste considerazioni.Il Concilio di Trento (il concilio che riformò la Chiesa Cattolica e che durò ben 18 anni: 1545-1563) dette una bella regolata a questi svariati
Un momento della
processione dei Crocioni
riti, alcuni di questi infatti furono addirittura impediti come le manifestazioni troppo rumorose, disordinate e becere che si celebravano all'interno delle chiese. Fu consentita però la sopravvivenza di queste rappresentazioni sacre, prime fra tutte quelle che riproducevano la Passione di Cristo e la vita e il martirio dei santi. Questa tradizione si consolidò nella nostra valle nel periodo che va dal 1600 al 1700, era l'epoca dei grandi predicatori gesuiti (e non solo) che percorrevano tutta la penisola in lungo e largo a predicare il Vangelo e il pentimento divino. Era con questo spirito che venivano organizzate interminabili processioni in Garfagnana in un clima e in un pathos di fervore religioso altissimo ed era proprio attraverso queste rappresentazioni che la fantasia popolare veniva colpita e faceva in modo che la fede diventasse un qualcosa di morboso, poi bisognava anche dire che  questi predicatori utilizzavano con maestria e sapienza le arti del teatro e della spettacolarizzazione. La partecipazione era dunque altissima e alcuni di questi partecipanti erano coperti sulla testa da vere corone di spine, altri portavano il cilicio (cintura uncinata e nodosa da portare di solito intorno alla coscia per penitenza)e altri ancora si flagellavano il corpo, il tutto si svolgeva in un clima surreale, in un atmosfera creata ad hoc dalla tremolante luce delle fiaccole, l'apoteosi si raggiungeva però quando si arrivava faticosamente sulla cima dell'ipotetico Monte Calvario, qui il predicatore e i teatranti inscenavano i momenti della Passione e si esortava la gente alla devozione assoluta in
Il Cristo incappucciato
dei Crocioni
(foto Matteo Pieroni)

caso contrario sarebbe stata la dannazione eterna. Tanto per fare un esempio a Castelnuovo già nel 1451 esisteva una confraternita di flagellanti che era proprio dedita a questi riti, era la Compagnia della Croce che fra le varie opere di misericordia verso i poveri e gli infermi aveva anche l'obbligo della fustigazione volontaria in pubblico. Altro che pasquette varie e uova benedette, qui non si scherzava affatto e queste rappresentazioni sacre ancora oggi esistono in Garfagnana nel periodo pasquale(con le dovute differenze...ma poi neanche tante a dire il vero) in perfetta continuità con il passato e fra le più suggestive e misteriose rimane la rappresentazione sacra di Castiglione Garfagnana, la ormai famosa "Processioni dei Crocioni".
La particolare rappresentazione ripercorre l'ascesa di Gesù al Calvario, una volta si svolgeva il Venerdì Santo, ma ormai da tempo viene fatta nella notte del giovedì.Il rito ha origine antichissime,
quasi ormai indefinite, tanto d'aver perso la precisa datazione della sua nascita, anche se un dato sicuro rimane dal momento che dagli archivi parrocchiali si evidenzia che sono almeno due secoli che l'Arciconfraternita del SS.Sacramento e Croce del
il bacio di Giuda
(foto Matteo Pieroni)
Castello di Castiglione
accompagna questa tradizione.
La caratteristica fondamentale di questo rito è il significato profondo che viene attribuito al voto o alla penitenza dell'uomo che impersonerà il Cristo, in effetti quello sarà un percorso duro e fisicamente doloroso per colui che ha scelto di purificarsi l'anima attraverso questo rituale.Ma scendiamo nel particolare e guardiamo come si svolge.
Dopo la rievocazione dell'Ultima Cena, l'uomo che interpreta Cristo comincia a percorrere secondo un prestabilito tragitto le vie del paese. L'usanza vuole che il Cristo sia vestito con una cappa bianca e il suo viso sia nascosto da un cappuccio anch'esso bianco coronato da irte spine, così messo fa il suo arrivo nella chiesa di San Michele dopo che si è celebrata la messa.Il suo arrivo è annunciato dal sinistro rumore delle catene poste alle caviglie dei nudi piedi, a quel punto entrato in chiesa l'uomo riceve il bacio da Giuda e viene caricato del gravoso peso di una croce di legno ed è a quel punto che
comincia la processione; il Cristo con la sua pesante croce comincia così il suo cammino di penitenza a piedi nudi per le lastricate vie del borgo scortato da guardie romane.Il corteo religioso si snoda così per le vie del paese,anticipano il suo arrivo gli uomini della confraternita con le loro torce e ogni rullo di tamburo annuncia le tre cadute (come Via Crucis vuole) nei punti più suggestivi del paese(il sagrato di San Pietro,Torricella e Porta del Ponte Levatoio). Ma fin qui, seppur tutto coinvolgente ed emozionante sembrerebbe di trovarci di un fronte ad un qualcosa di classico nel suo genere, ma invece no.L'elemento che rende unica nel suo genere questa rappresentazione è data dal fatto che nessuno (tranne il Priore della confraternita) conosce l'identità di colui che impersona Cristo, per far si che l'anonimato sia garantito la persona prescelta per il difficile ruolo viene chiusa dallo stesso Priore in un armadio della sacrestia prima dell'inizio del rito, sarà così al riparo da occhi indiscreti.Una volta conclusa la rappresentazione e la processione nel frattempo è tornata al punto di partenza(nella chiesa di San
Michele), il penitente viene nuovamente preso in consegna del Priore stesso che lo riaccompagna  in sacrestia fra mille difficoltà dovute alla difficile camminata,alle varie cadute e sopratutto ai piedi sanguinanti, e lì verrà ancora rinchiuso nell'armadio, mentre fuori due membri della confraternita vestiti da soldati romani si mettono di guardia, perchè il tutto si svolga nella massima tranquillità e nel massimo riserbo. Solo a notte fonda quando ormai tutto il paese è deserto e la gente dorme, l'interprete del Cristo potrà abbandonare il suo rifugio, sicuro ormai di non esser visto da nessuno.
Castiglione Garfagnana
Tradizione, storia e religione un mix che ancora una volta è presente più che mai nella nostra Garfagnana, una delle ultime terre che fortunatamente è legata ancora a doppio filo con il suo passato
Buona Pasqua a tutti!!!