"Ci sono tre predatori che mettono paura all'uomo medio: lo squalo mangia uomini, un branco di lupi,e il dipartimento delle tasse", così ebbe a dire Sir Charles James Lyall funzionario di sua maestà britannica nelle lontane Indie. Questa frase in parte può essere accostata anche alla nostra Garfagnana, poichè togliendo lo squalo la paura rimane (da tempo immemore) per le tasse e ultimamente è tornata a galla per il ritorno dei lupi. Ormai erano spariti dalle nostre terre già da molto tempo ma negli ultimi anni sono tornati prepotentemente alla ribalta. La loro presenza è segnalata in ogni dove nella valle, si parla di due grossi branchi all'interno del Parco delle Apuane, inoltre tempi duri si prospettano anche per i cacciatori di cinghiali, dato che questi lamentano di un dimezzamento delle prede rispetto agli anni passati, colpa dei lupi a quanto si dice. Nei boschi pare non sia difficile neppure trovare carcasse di daini e mufloni, ma non solo, a lamentarsi per il grave danno procurato sono anche i pastori garfagnini, ad esempio in località Cerasa nel comune di Pieve Fosciana delle pecore furono letteralmente sbranate dai lupi. La cosa che però desta più preoccupazione è quello che accadde nel febbraio 2016 a Gorfigliano, quando i lupi scesero dalle pendici apuane per giungere direttamente nel paese, furono avvistati proprio dai paesani stessi che li videro arrivare fino alla piazza principale del borgo, per l'amor di Dio, niente è successo nè a persone nè ad animali domestici, ma un certo timore si fa avanti e a questo proposito furono allertati dal sindaco, sia la Prefettura che la regione che prospettarono come soluzione l'installazione di dissuasori acustici per tenere lontano questi animali. Si, perchè è bene sapere che i lupi non si possono uccidere, quindi la regola di farsi giustizia da soli non vale, anzi il buon lupo deve dire sopratutto grazie della sua salvaguardia a due persone: il ricercatore Luigi Boitani dell'università La Sapienza di Roma ed al professor Erick Ziemen che all'inizio degli![]() |
| Luigi Boitani uno dei salvatori del lupo |
conseguente ripopolamento di cervi, daini e cinghiali ha fatto si che il lupo potesse tornare a vivere nei nostri boschi. Negli anni si sono susseguite molte voci sul fatto che lo stesso lupo fosse stato reintrodotto in Garfagnana per mano umana, ma gli esperti rifiutano questa ipotesi, smentiscono poi di particolari incroci della specie con lupi americani o cecoslovacchi, in parole povere il Centro di salvaguardia del lupo appenninico dice che il ripopolamento(per mezzo dell'uomo)sull'Appennino Tosco- emiliano non c'è mai stato e con queste parole conferma che:- il fenomeno di colonizzazione di nuove aree è totalmente naturale-. In pratica questo lupo che gira famelico per i greggi nostrali è il solito lupo che già da tempi remotissimi vagava nei boschi di casa nostra, cacciato più che mai in maniera spietata. Si presume che il lupo fosse già presente nella valle già nel VI secolo d.C, all'indomani delle prime invasioni barbariche, quando questi fieri guerrieri misero a ferro e fuoco sia la Garfagnana che tutta la penisola italiana, fu un lungo periodo di completa disorganizzazione sociale, per di più la peste e la povertà ridussero notevolmente la popolazione locale, questi fattori crearono le condizioni ideali per il lupo di potersi riprodurre in tutta tranquillità per mancanza di competitori naturali e tutto il territorio era in completo stato di abbandono. Ma presto l'uomo tornò a fare i conti con questo predatore. La società con il tempo riprese il suo naturale cammino, ora però il lupo era il re assoluto dei boschi e delle selve. Il numero di questi predatori in quegli anni raggiunse livelli mai più raggiunti, tanto da mettere in serio pericolo l'uomo e ciò che gli apparteneva. Siamo infatti intorno al 1300 quando cominciano a nascere le leggende e le credenze più disparate su questo animale ed è proprio in quel periodo che il lupo suo malgrado diventa il protagonista cattivo delle fiabe, ecco allora che uccidere un lupo diventa un atto di giustizia e un dovere e le carcasse dei lupi più feroci vengono esposte fuori dai paesi garfagnini, ma non solo, per quanto la cosa appaia ridicola ci sono documenti che attestano di processi a questo animale, si ha notizia di maledizioni lanciate sulle belve ad opera di preti, dal momento che è il lupo che viene cavalcato
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| La caccia al lupo dura da secoli |
"Bandisce da parte di messer lo Vice vicario
Che ciascuna persona di qualunque conditione sia, la quale consegnerà et appresenterà alla Camera di Lucca alcuno lupo o lupa vivo o morto arà incontenente dal Camarlingo della dicta camera tre lire di piccioli, se serà lupo grande et atto a nuocere; e se fusse delli altri lupi piccoli, di ciascuno vivo, avrà soldi XL, et di ciascuno morto soldi XX..."
Ma questi soldi non bastarono e per incrementare ancor di più lo sterminio del lupo nella valle gli amministratori furono costretti
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| Branchi di lupi sterminati messi in mostra fuori dal paese |
la chiesa: chi non rispettava i precetti di "Sanctae Romanae Ecclesiae" poteva essere attaccato dal lupo, o lui o i suoi greggi e per confermare questo leggiamo una leggenda figlia di quel lontano periodo. La leggenda si intitola semplicemente "Il pastore e il lupo".-C'era un pastore nei pressi di Vagli che viveva sperduto con il suo gregge per le montagne, nessuno mai lo incontrava, scendeva in paese solamente per andare alla messa. In quei tempi lontani i lupi erano un vero flagello per i pastori, ma questo problema non toccava il nostro caro pastore perchè la sua fede e il suo coraggio erano più che sufficienti per tenerli lontani, quando vedeva un branco di lupi all'orizzonte o intento ad uscire dalle impervie gole montane, ecco che il buon pastorello si inginocchiava e cominciava a pregare e alzando solamente una mano fermava l'avanzata inesorabile dei lupi. Una domenica il pastore non scese in paese per andare alla messa, aveva molte faccende da sbrigare, ma quella notte le pecore si misero a belare a più non posso, egli capì subito che i lupi erano ormai vicini. Salì su un masso e si inginocchiò, ma questa volta l'avanzata dei lupi non si fermava, il pastore capì che non essendo andato alla messa i suoi poteri erano spariti, allora estrasse dalla tasca il suo Rosario, chiese perdono e i lupi immediatamente si ritirarono-. Sul
masso dove si inginocchiò ancora oggi si possono vedere le impronte delle ginocchia del pastore.
Insomma è dura la vita del lupo, da Cappuccetto Rosso in poi non ha avuto più pace, una pace che credo neanche ai giorni nostri riuscirà ad avere...
Bibliografia:
- Rivista di archeologia storia e costume. Anno XLIV N 1-2 2016 "Brevi note sulla presenza del lupo in Lucchesia" di Osvaldo Nieri
- "Racconti e tradizioni popolari nelle Alpi Apuane" di Paolo Fantozzi





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