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mercoledì 8 febbraio 2017

Vecchie storie di paura in Garfagnana

E' proprio durante il lungo e rigido inverno garfagnino che
le persone si riunivano "a veglio", questa parola aveva la capacità di riscaldare, divertire e distrarre le persone che nelle fredde sere invernali si riunivano (quando a casa di uno, quando a casa di un altro) davanti al focolare, qui si discuteva dei più svariati problemi,della dura giornata di lavoro nei campi e si raccontavano pure le vicende più incredibili e racconti meravigliosi. Il momento saliente della serata era infatti quando poteva capitare di raccontare storie di paura, in quel momento anche i ragazzi e i bambini che fino a quel momento erano distratti o appisolati in qualche "cantone" della casa si risvegliavano prontamente e aguzzavano le orecchie. La luce tremolante delle fiamme nel camino, la penombra della casa e l'abilità di raccontare dell'anziano oratore di turno creavano un'atmosfera tutta particolare, ad aggiungere gusto alla narrazione c'erano le "mondine" quasi pronte sul fuoco e l'aspro vinello nostrale era il coronamento della veglia. La tradizione orale di questi racconti così è andata avanti per secoli fino ad arrivare a noi, grazie sopratutto al recupero e alla trascrizione di questi racconti da parte di associazioni culturali come il "Gruppo vegliatori di Gallicano" o "La Giubba" di Piazza al Serchio. Le storie che andrò a narrare oggi sono tratte in buone parte dall'egregio lavoro fatto da Umberto Bertolini e Ilaria Giannotti e quelle che ho scelto sono racconti di paura al di fuori dell'ordinario, non legate alla pura tradizione garfagnina dei buffardelli o degli streghi (di cui già ampiamente ho scritto) ma bensì riguardano vicende verosimilmente accadute (così almeno giuravano i protagonisti...), di spiriti e fantasmi. Solitamente prima di cominciare con un racconto il cantastorie faceva delle raccomandazioni, tanto per creare un po' di pathos negli ascoltatori e rammentava alle donne presenti se avevano raccolto i panni lavati dei
loro figli messi ad asciugare all'aria aperta, tale faccenda doveva essere fatta prima che le campane avessero suonato l'Ave Maria della sera, perchè c'era la convinzione che dopo quell'ora per le vie dei paesi garfagnini si aggirassero esseri maligni e se malauguratamente avessero solamente sfiorato i panni stesi, questi potevano procurare brutte malattie  ai bambini  che le avessero indossati. In caso di dimenticanza bisognava "raccattare" questi vestiti il mattino seguente all'ennesimo suono delle campane. Ci si raccomandava anche di non bere alle fontane dopo l'or di notte (n.d.r: l'ordinotte era un'ora dopo l'Ave Maria, cioè quell'ora che segnava la fine del giorno e l'inizio della notte) poichè si "poteva pigliare lo spirito maligno", però si ci si poteva dissetare solo dopo aver detto "Acqua corrente, ci beve il serpente, ci beve Dio e ci bevo pure io". Dopo questi buoni consigli di rito si cominciavano a raccontare le storie di paura; una fra le più famose narrava le vicende di MATT'MATTEO. Questo racconto è probabile che abbia un fondo di verità e riferisce dei fatti accaduti ad un pastore di Vagli
All'inizio della Valle Arnetola, lungo il corso della via Vandelli si aprono numerose grotte, in quei luoghi si ha come l'impressione che le Apuane ti si stringano tutto intorno, alcune di queste grotte
Le buche della Valle Arnetola
sono profondissime  e le loro acque interne come per magia affiorano proprio nel territorio di Vagli. Una di queste buche, la buca del Pompa, effettivamente faceva sbucare le proprie acque cristalline nei pressi di un lavatoio. Nelle vicinanze di questa buca portava a pascolare le pecore Matt'Matteo, un pastore molto giovane, esuberante e vivace, sempre allegro e con il suo zufolo in bocca. Un brutto giorno il pastorello volle affacciarsi alla buca, gli era parso di sentire delle voci, ad un tratto il suo caprone gli rifilò una forte testata che lo fece precipitare negli abissi. Matt' Matteo morì. La notizia rattristò tutto il paese e quel che era peggio la povera madre non aveva neanche il corpo su cui piangere. La mamma venuta a conoscenza che le acque della maledetta buca si raccoglievano nei pressi della fonte del lavatoio volle andare lì ad aspettare il corpo del figlio, difatti alcuni giorno dopo le acque restituirono il berretto e lo zufolo, ciò rafforzò ancor di più la convinzione che prima o poi il cadavere del figlio sarebbe ricomparso. Fu tutto vano, i giorni passavano e la madre non si muoveva più dal lavatoio e chiamava in continuazione il figlio, i paesani portavano alla povera donna cibo ed acqua per sostenerla ma la morte dopo un mese circa giunse anche per lei, il dolore fu troppo forte da sopportare. Dopo i fattacci chi passava nelle vicinanze del lavatoio, specialmente dopo le uggiose giornate di pioggia c'è chi vedeva fra la nebbia la povera mamma seduta sul bordo della vasca che guardava nell'acqua ed emetteva un gemito di disperazione da far gelare il sangue nelle vene. 

L'altra storia se si vuole è abbastanza recente ed è figlia dell'immigrazione e il protagonista è esistito per davvero. I fatti raccontano di tale LEONZIO (nome volutamente creato ad arte per celare la vera identità). Leonzio era emigrato in Inghilterra ed era tornato in Garfagnana  come si suol dire con le tasche piene, con tutti i soldi guadagnati si era comprato una dimora di tutto
rispetto che per la sua grandezza e magnificenza era soprannominata "il castello". Ma come si sa i denari non insegnano nè la buona educazione, nè le buone maniere, per di più non andava mai in chiesa e non sopportava i poveri. Comunque sia decise per il suo ritorno di offrire ai paesani più ricchi un succulento banchetto presso il castello. Di ritorno dall'aver ordinato le provviste per la grande cena passò davanti al cimitero del paese, vedendo un teschio lo calciò in modo sprezzante così dicendo:- Stasera faccio un grande banchetto e giacchè ti ho trovato ti invito, così mi dirai come si sta nell'aldilà-. Arrivò così la sera e la cena ebbe inizio, i più prelibati piatti erano presenti in quella casa, l'orchestra non smetteva mai di suonare e tutti i commensali gridavano:- Viva Leonzio !!!- e quando la festa era proprio all'apice si sentì bussare alla porta, tanto forte che il castello tremò. Leonzio dette il permesso ai suoi servi di andare ad aprire con il preciso ordine di far entrare chiunque fosse stato ricco o di prenderlo a calci se era un povero. Il servo andò ad aprire e si spaventò tantissimo, così tanto da mettersi seduto per la paura, aveva visto un'orribile ombra, quest'ombra chiedeva di vedere il padrone dal momento che era stata invitata. Riferite le parole dell'essere a Leonzio, prontamente cancellò l'invito, aveva capito che quella "cosa" era l'anima di quel teschio che aveva calciato in giornata. Immediatamente fece chiudere tutti i portoni e le finestre con chiavistelli a doppia mandata ma l'ombra non si fermò, con una tremenda spallata abbatté il grosso portone d'ingresso, gli invitati furono presi dal panico generale, chi scappava a destra, chi a manca ma la creatura rassicurò tutti, voleva solo ed unicamente Leonzio, che fu così avvolto fra le spire dell'ombra che lo immobilizzò dicendogli queste parole:- Nipote mio ascoltami, ti do una brutta notizia, oggi tu morirai, credevi di regnare invece da ora in poi penerai con me per tutta l'eternità all'inferno-. Quel giorno stesso Leonzio morì e nessuno ebbe più il coraggio di entrare in quel palazzo che ben presto fu invaso dai topi che per prima cosa mangiarono il suo ritratto.La prossima novella mescola storia e paura e anche queste vicende fanno riferimento a fatti reali. L'episodio avvenne verso la metà del 1700, quando la nuovissima ma impervia Via Vandelli diventò un'arteria importantissima per i commerci con il mare (leggi la sua storia http://paolomarzi.blogspot.it le-strade-garfagnine-di-una-volta-.html). La strada era trafficata sopratutto dai mercanti di sale e quello che successe in quel terribile inverno di tre secoli fa, fece prendere il nome a quel tratto di via FOSSA DEI MORTI. Qui alcuni mercanti estensi
La Via Vandelli
in un rigido inverno si recavano a Massa per approvvigionarsi di sale, furono colti da una tempesta di neve senza precedenti. I cavalli e i mercanti erano assiderati dal gran freddo, il vento e la neve battevano pungenti nei loro volti e praticamente non riuscivano ad andare avanti, si rifugiarono in un avvallamento del terreno che diventò ben presto la loro tomba, con ogni probabilità furono colti da una slavina. Da allora i cavatori di marmo e i passanti quando nevica odono ancora in quel luogo i lamenti dei morti e lo scalpitare dei cavalli.


Così si concludeva una sera "a veglio" di un tempo lontano, ognuno riprendeva le proprie cose, le madri si caricavano in braccio il bimbetto impaurito e infreddolito e si andava a casa propria a riposare per il giorno dopo, non rimaneva però che un'operazione da fare, l'ultima persona che lasciava la stanza aveva il compito di battere il ceppo ardente con le molle del camino, le scintille che uscivano dalla cappa camino andavano a portare prosperità nei campi. 

mercoledì 10 giugno 2015

Lo strego, la macabra storia di un essere tutto garfagnino

"...Di notte si appollaiano gli streghi, si mettono li sopra ad aspettare gli uomini, neri come come corvi.Se ti dovessero domandare: per chi è la notte? Rispondigli:per te,per me,per tutti quelli che camminano nella notte, solo così ti lasciano passare,solo così non diventi uno di loro"
Gli Streghi di Giacomo Agnetti opera propria
C'è una cosa fra le tante che delimita il confine fra l'antica civiltà contadina e la modernità:questa cosa è il buio.Oggi in qualsiasi momento, anche solamente con un display di un telefonino possiamo rischiarare le tenebre e ci rendiamo conto come nella nostra vita il buio,quello vero,sia scomparso. Si, perchè certe storie e certe credenze nascevano nel buio e nel silenzio della Garfagnana e quando il buio avanzava come una pesante coltre dai crinali degli Appennini e dalle Panie,c'è chi giurava di vedere interminabili processioni di lumi fiochi salire e scendere in silenzio lungo i crinali delle montagne:
"All'Alpe, questo me lo ricordo io, queste donne all'Alpe dovevano ballare sicchè aspettavano i suonatori...che dovevano venire questi suonatori...poi c'avevano i fidanzati,insomma dovevano venire.Guardavamo ogni momento se dovevano venire,allora qualcuno disse - Oh, vengono adesso! Vedo laggiù una fila di lumi,vengono adesso!- Ma allora ce li hanno davvero i lumi?...Allora andammo in cima al collettino, che dovevano passare di li sotto...una fila...una fila...una fila...non finiva mai: erano gli streghi. Allora la mia mamma si levò la corona del rosario e me la mise al collo e poi dopo andammo...ci rinchiudemmo dentro, non riuscimmo neanche fuori...e c'era un noce li sopra e andarono a ballare li. Ballavano li sopra, con i suoi lumi che c'avevano...i lumi erano bracci,non erano mica lumi, i bracci facevano lume...Successe quella sera li sola, poi non l'abbiamo mica più visti noialtri...Gli streghi li ho visti quella volta li sola,io...non parlavano zitti e mosca, e tutto un vestito tutto scuro"
Il noce l'albero degli streghi
Questi erano i racconti che gli anziani della Garfagnana narravano durante le veglie nei metati e raccontavano di questi esseri sovrannaturali:gli streghi. Lo strego come ci dice il professor Guidi nella sua analisi (tratta dal libro "Gli streghi,le streghe...") è un personaggio maschio della tradizione popolare garfagnina e a differenza delle streghe e stregoni classici dediti alla stregoneria e volti a procurare il male ad altri,lo strego sembra avere un atteggiamento più ambiguo,in quanto di norma si disinteressa degli esseri umani preferendo riunirsi in gruppo per svolgere cerimonie dedite al diavolo e anche al contatto con l'aldilà, si diceva che fosse capace di fare incantesimi,magie,per cui poteva parlare con i morti e farli tornare in vita,trasformarsi in animale e curare con unguenti.Non era difficile infatti nei tempi andati incontrare anziani che gli streghi li avevano incontrati da vicino, magari proprio nell'ora dell'ordinotte (n.d.r:il rintocco della campana che suona l'Ave Maria la sera),si diceva che i loro volti rimanevano nell'ombra, si intuivano solamente delle possenti figure appena accennate da queste fioche luci.Una diffusa credenza raccomandava di tirare diritto, di fare finta di niente, non si doveva mai per nessuna ragione accettare uno dei loro lumi per rischiarare la via,alla prime luci dell'alba si sarebbe trasformato in un osso di morto.Meno che mai bisognava seguirli nei loro cortei, si correva il rischio di scomparire, morire o anche diventare pazzi, tutto questo perchè queste cerimonie avevano a che fare con i morti e conoscere o anche solo sfiorare i misteri della morte era un'esperienza da cui nessun essere vivente poteva tornare indietro. Come nella più classica delle tradizioni l'albero del noce era quello dove si radunavano gli streghi,non è chiaro proprio perchè il noce, ma si pensa che questo albero tende a crescere isolato, facendo il vuoto attorno e che le sue foglie per alcuni animali siano tossiche,quindi poteva succedere che passando davanti a questi alberi di sentire il richiamo di una civetta, durante il tramonto non è un fatto straordinario,ma se questo richiamo è insistito vuol dire che in quel momento è in corso un sabba di streghi che si sono trasformati in uccelli notturni,più inquietante sarebbe notare che i rami di tale albero si muovono senza il ben che minimo soffio di vento, in quel caso gli streghi non sono sul noce ma bensì un tutt'uno con  il noce stesso, in quell'occasione conficcando un pugnale nella pianta gli streghi rimangono imprigionati nel tronco, così non potranno fare ritorno nel loro corpo e nella loro casa,infatti il potere del metallo contro gli spiriti si unisce alla forma del pugnale che ricorda la croce di Cristo, è bene fra l'altro chiarire un importante concetto, di giorno questi streghi erano uomini normali che svolgevano la consueta vita quotidiana e allora come capire se il marito,il figlio o l'amico sia strego o meno? Ad esempio se di notte veniva trovato esanime,sprofondato nel sonno da cui era quasi impossibile svegliarlo era segno che la sua anima era in giro per dei ritrovi con altri streghi e che non
Gramolazzo (canale della Gattaia)
 1930:da queste capanne con il tetto
 di paglia e nei racconti
 a veglio nascevano i racconti sugli streghi
(foto collezione Fioravanti)
avrebbe quindi fatto ritorno prima dell'alba. Un'altra maniera indiretta ci arriva da altre testimonianze in tal senso e ci dice che è da tenere d'occhio colui che viene infastidito da un gatto particolarmente nervoso o sennò la persona che viene richiamata ossessivamente da una civetta. Parliamo però adesso di come ci si può proteggere e chiariamo il fatto che streghi si nasce e per nascerci bisognava venire alla luce intorno a San Giovanni (cioè fra il 24 e il 26 giugno) e difatti le mamme per proteggere i loro figli nati in quei giorni mettevano della cera nelle orecchie dei piccoli, si credeva così  che non sentissero i richiami degli streghi.Erano destinati a diventare streghi anche coloro che nascevano con la "camicia", cioè avvolti nell'amnio. Per scongiurare questi diabolici esseri o meglio per allontanarli dal raccolto della castagne esisteva anche un'antichissima tradizione contadina meglio conosciuta come "Maconeccio" di cui si hanno notizie già dal lontano 1671 e Anselmo Micotti nel suo "Descrizione cronologica della Garfagnana" a proposito di questo ci dice:

"In questa terra anch'oggi conservano un'usanza molto strana.Ogn'anno la notte di San Michele di settembre gli huomini vanno fuori alla campagna e come essi dicono a cacciare gli streghi,suonando campane,tamburi e scaricando archibugi e facendo altri strepiti,gridando ad alta voce: -Maconeccio,maconeccio- parole cred'io barbare, e credono in questo modo di assicurare la raccolta delle castagne dalle stregharie"
 Il Maconeccio era una cerimonia molto importante.Il nome è composto da "maco" che per alcuni significa abbondanza e da "neccio" cioè farina di castagne.La sera di San Michele (il 29 settembre) la gente dei paesi si riuniva nelle piazze, ognuno prendeva "un mannello"(n.d.r:un fascio) di paglia incendiato e iniziava una sorta di processione profana per le vie e per i castagneti vicini che si concludeva poi con un grande falò nella piazza di partenza. Si gridava e si suonavano pure strumenti musicali e si ripetevano formule e litanie di rito per allontanare gli streghi dai raccolti di castagne, fondamentale sostegno per tutta la Garfagnana. Addirittura questa usanza durò fino agli anni precedenti lo scoppio della seconda guerra mondiale e poi finì e in realtà oggi gli streghi sono spariti perchè il buio di cui accennavo all'inizio del racconto non esiste più e senza dubbio e secondo gli anziani garfagnini gli streghi sono spariti da quando c'è la luce elettrica...

lunedì 30 giugno 2014

Racconti a "veglio": la strega di Gorfigliano che non voleva morire...

                           Quando calavano le ombre
della sera,dopo il suono "dell'ordinotte" (n.d.r: suono della campana "a tocco" che avvisava dell'approssimarsi delle tenebre) le persone si riunivano per "andare a veglio" a trascorrere qualche ora insieme ai vicini.In cucine spesso annerite dal fumo,accostati al calore del camino si parlava della giornata trascorsa ,degli ultimi avvenimenti importanti,si sgranocchiava qualche noce,si mangiavano le mondine e si buttava giù qualche "bicchierotto".Via via che il vino "riscaldava" le parole,emergevano proprio le paure,racconti di fatti strani,esseri misteriosi che avvicinavano fra loro le sedie e che facevano affrettare il passo sulla via del ritorno per casa.Queste storie venivano raccontate da narratori molto abili che ti facevano vivere la storia come un film.Questa storia che vado a raccontare è una di quelle.Queste storie era spesso tratte da fatti perlopiù accaduti realmente,ma che poi l'immaginazione popolare ingrandiva ed arricchiva come era di abitudine.Il racconto è basato su un fatto veramente accaduto di presunta stregoneria, dove una donna di Gorfigliano nel 1643 fu accusata di tale maleficio,ma poi deceduta per cause naturali prima che si svolgesse il processo "per malefizi con sortilegio ereticale"e da qui in poi fu un fiorire di leggende e supposizioni che per secoli hanno appassionato le veglie di mezza Garfagnana,e  infatti per i "vegliatori" i fatti si svolsero così: A Gorfigliano in fondo al paese,al "Calcinaio" viveva un tempo una vecchia che era ritenuta una strega.Già, perchè in tempi antichi se c'era una vecchia brutta alta e magra quella era una strega anche se non era.Comunque fosse vero o meno, si diceva che questa donna dava con molta facilità il malocchio,che andava alla processione degli streghi,e così via Quando giunse a morire inizio per la vecchia una lunghissima agonia, sembrava che spirasse da un momento all'altro,ma invece continuava a vivere,fissando con quegli occhi così strani la gente che le stava intorno.La vecchia cercava di stringere continuamente la mano a qualcuno dei presenti come se volesse salutare compiutamente prima di trapassare,tutti però in virtù della sua fama avevano paura e si guardavano bene dal toccarla:
"Mi raccomando nessuno le dia la mano! Senz'alro sta cercando di trasmettere a qualcuno prima di morire il suo spirito di stregoneria.Lasciatela stare vediamo cosa accade"
I giorni passavano ed anche i mesi ma la vecchia non moriva In tutti lo sbigottimento ed anche la paura  aumentavano,anche perchè la donna non beveva e non mangiava assolutamente niente e non si capiva come potesse vivere.Alla fine il prete decise di intervenire.Si fece accompagnare a casa dalla moribonda, che stava là stesa sul letto ormai uno scheletro ma con gli occhi sbarrati, accesi da una inquietante luce, ed il braccio teso .Il prete si fece dare una scopa e, reggendola da un capo la fece stringere alla vecchia dall'altra parte.La donna quasi
Gorfigliano
istantaneamente morì.Allora si accese il fuoco,ed il prete vi gettò la scopa che, tra lo stupore generale schizzò via dalla fiamme e gli tornò in mano.Così accadde anche al secondo tentativo.Infine quando il prete la gettò nel fuoco per la terza volta dalla scopa si sprigionò una fiamma bluastra ed in pochi attimi si consumò..

Questa è la storia della povera vecchia di Gorfigliano,la tipica storia,per le veglie garfagnine che la sua unica colpa era di essere brutta,magra ed alta...