Visualizzazione post con etichetta Marcione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Marcione. Mostra tutti i post

mercoledì 6 aprile 2016

Il "De bello Apuano". Tredici anni di guerra fra gli Apuani e la potente Roma

Un ringraziamento grosso come una casa la Garfagnana (e non solo) lo
Guerriero Ligure Apuano
deve obbligatoriamente dare ad un signore nato a Padova esattamente 2075 anni fa,è grazie sopratutto a lui che oggi sappiamo molto (ma non tutto)sui nostri discendenti più lontani, su quelli che probabilmente furono i primi a stanziarsi nella nostra valle e sui nostri monti, loro erano i Liguri Apuani e questo signore si chiamava Tito Livio, storico romano,senza lui forse non si saprebbe dare un identificazione precisa a quel fiero popolo che seppe dare filo da torcere alla potente Roma. Tito Livio si può considerare senza dubbio la principale e la più autorevole fonte sugli Apuani, scrisse un'opera intitolata 
"A Urbe condita libri" cioè "Libri dalla fondazione di Roma", questa era un'opera ciclopica che comprendeva ben 142 libri che partivano a narrare dalla fondazione di Roma e arrivavano al 9 a.C. A noi sono arrivati i primi dieci e i libri che vanno dal 21 al 45, in cui il buon Dio ha voluto che ci fossero proprio le guerre contro i Liguri. Infatti oggi parleremo proprio di questo, di questa sanguinosa e cruenta guerra fra gli Apuani e Roma.Fu una guerra vera e propria che si protrasse per ben 13 lunghi anni ed è conosciuta come il "De bello Apuano"(n.d.r: sulla guerra apuana), non sarà balzato agli onori e alle
Tito Livio
cronache come il più conosciuto "De bello Gallico", scritto da Giulio Cesare, ma Tito Livio seppe dare comunque e con dovizia di particolari l'idea di quello che successe in quei violenti anni.Innanzitutto per meglio capire la situazione cominciamo con il dire che i Liguri erano una popolazione divisa in svariate tribù o confederazioni, ad esempio c'erano i Friniati che occupavano le attuali province di Parma, Modena e Reggio Emilia, poi ancora
 i Tigulli insediati nella riviera ligure di levante o sennò gli Ingauni che presidiavano Albenga (provincia di Savona)fino ad 
arrivare ai nostri Apuani che si stabilirono nei territori dell'attuale Garfagnana, Lunigiana e Versilia.Nei fatti la guerra contro i Romani era già iniziata nel 238 a.C e i Liguri fieri della propria indipendenza e tenaci difensori delle loro terre rappresentavano il maggior ostacolo per l'espansione romana verso nord.Queste azioni militari però erano più che altro episodi di guerriglia che si svolgevano sui monti dove chiunque si avventurasse con intenzioni bellicose veniva sistematicamente sconfitto da un nemico come dice il buon Tito Livio "sciolto e veloce che (profondo conoscitore del territorio) piombava loro addosso inaspettato". In questa vecchia guerra gli Apuani (a differenza delle altre tribù liguri) se ne erano sempre tirati fuori, erano rimasti neutrali perchè in quel tempo terre impervie come le nostre valli poco interessavano a Roma, questo però fino al 193 a.C quando i fieri
Territorio Apuano
antenati scenderanno in campo assaltando i Romani. Comincia così il "De bello Apuano", un lungo periodo di sanguinose battaglie intentate per proteggere il territorio apuano dall'invasione romana.Tutto cominciò quando al termine della II guerra punica i Romani si attestarono su tutta la fascia costiera tirrenica fino ad arrivare al Porto di Luni (n.d.r:oggi in provincia di La Spezia). Il porto era attivissimo sia da un punto di vista commerciale (vedi le cave di marmo) che da un punto di vista militare ed era unito a Roma da una veloce strada (l'Aurelia Nova), erano sufficienti appena quattro giorni per portare notizie alla capitale.Tale luogo raggiunse in breve tempo un'importanza fondamentale e gli Apuani schivi e riluttanti si incominciarono a preoccupare da tutti questi movimenti.L'evento che fece precipitare i fatti fu quando il console Marco Porcio Catone stazionò con una flotta di 25 navi nel porto in attesa di truppe di terra destinate queste alla spedizione in Spagna. La grande confederazione degli Apuani si sentì  minacciata e la più potente fra le popolazioni

L'antico Porto di Luni
(oggi frazione di Ortonovo
prov di La Spezia)
liguri rimaste indipendenti(che si era ritirata sulla alte montagne) si rese conto di essere ormai circondata e si preparò inevitabilmente alla guerra. Nel 193 a.C partì così un attacco in grande stile,ventimila Apuani invasero tutta la pianura di Luni, ma non solo, l'attacco si sviluppò su più fronti, altri diecimila occuparono Piacenza e ben quarantamila si accamparono sotto Pisa. Naturalmente i Romani non rimasero con le mani in mano e in soccorso da Arezzo giunse il generale Quinto Minucio Termo che salvò Pisa da sicura distruzione,ma non salvò però il circondario che fu completamente distrutto, anzi c'è da aggiungere che miracolosamente l'ufficiale romano scampò ad un imboscata, salvato fortunosamente dalla sua cavalleria. Solo l'anno dopo Quinto Minucio riuscì ad affrontarli in campo aperto e riportò una schiacciante vittoria, al suolo rimasero novemila guerrieri Liguri. Sbaragliati i nemici i Romani entrarono così in territorio apuano. La sconfitta però non indebolì nell'animo i valorosi soldati nostrali, che tre anni dopo ripartirono al contrattacco e respinsero nuovamente gli odiati Romani oltre confine a costo però di notevoli perdite. Dopo tre anni di dure battaglie e un enormità di morti da una parte e dall'altra il generale Quinto Minucio Termo fu rispedito a Roma dove non ottenne il trionfo (n.d.r: il trionfo era il massimo onore nell'antica Roma, veniva tributato con una cerimonia solenne al generale che avesse conseguito grandi vittorie)segno che le sue campagne non furono riuscite a porre un freno all'aggressività degli Apuani. Ma c'era anche di più e di peggio, nonostante Pisa fosse scampata alla devastazione, le comunicazioni via terra con il fondamentale porto di Luni erano interrotte, poichè gli Apuani avevano occupato tutta la zona costiera dell'attuale Versilia
tagliando di fatto ogni via e in più a dar manforte alla causa apuana si allearono a loro perfino i Liguri Friniati provenienti dal modenese e dal reggiano.Arrivò allora il turno del console Marco
L'impervio territorio apuano oggi
Valerio Messalla, che provò anche lui ma senza successo a frenare le incursioni liguri. La cosa ormai per il Senato romano cominciò ad assumere priorità assoluta e per tutto dire nel 186 a.C fu organizzata un 
operazione in larga scala e due eserciti consolari quello di Caio Flaminio e quello di Marco Emilio furono mandati all'inseguimento dei Liguri.Il primo li rincorse lungo le valli appenniniche che scendevano verso l'Arno, prima intercettò i Friniati e poi gli Apuani che furono ambedue sconfitti, mentre il secondo risalì la Valle del Serchio saccheggiando tutte le terre abitate costringendo gli abitanti a rifugiarsi sulle montagne più alte. Pur sconfitti gli Apuani non deposero mai le armi ed è per questo che costrinsero un ulteriore console Quinto Marcio Filippo ad un'ennesima operazione militare.Il console partì al comando di tremila fanti e 150 cavalieri romani, assistiti da altri cinquemila fanti e duecento cavalieri "socii" (n.d.r: per socii si intende tutti quei popoli o quelle città legate a Roma da un trattato di alleanza),avanzò però imprudentemente negli impenetrabili boschi garfagnini e nelle scoscese gole dove vennero accerchiati e letteralmente massacrati, subendo di fatto la più grave sconfitta di tutte le guerre contro i Liguri, restarono sul campo più di quattromila morti romani, vennero perse tre insegne delle legioni e undici insegne degli alleati, mentre il resto dell'esercitò si ritirò in disordine. Il luogo dello scontro è passato alla storia con il nome di "Saltus Marcius", identificato forse in una località vicino a Castiglione Garfagnana conosciuta appunto come Marcione (per i dettagli della battaglia leggi: http://paolomarzi.blogspot.it/2014/05/meglio-dei-300-spartani). La clamorosa vittoria rimbalzò di villaggio in villaggio e baldanzosi gli Apuani ripresero le scorrerie sul litorale versiliese, mentre dall'altro lato anche gli Ingauni nella riviera ligure di ponente a tali notizie si sollevarono e nel 189 a.C trucidarono il pretore Quinto Bebio e la sua scorta che erano diretti in Spagna. Consoli e
generali romani con gli anni si susseguirono ad un ritmo vertiginoso e frenetico, nessuno nonostante le vittorie riportate piegò in maniera definitiva il valoroso popolo apuano.Ci fu però un fatto che cambiò le sorti della guerra, quando gli Ingauni (n.d.r : stanziati nei pressi di Albenga) furono definitivamente sconfitti e resi inabili alla guerra,con questa azione gli Apuani potevano essere stretti in una morsa a tenaglia da nord a sud e fu proprio così che nella Liguria orientale i Romani si preparavano ad una azione risolutiva, tanto da raccogliere quattro nuove legioni che raggiunsero lo spaventoso numero di 35.800 uomini, di rincalzo è bene specificare che ben tre eserciti gravitavano intorno al territorio apuano pronti casomai ad intervenire ce ne fosse stato bisogno. Nel 180 a.C  le quattro legioni agli ordini di Publio Cornelio Cetego e di Marco Bebio Panfilo si mossero inesorabilmente contro gli Apuani con l'intenzione di risolvere definitivamente il "problema apuano".I nostri antenati furono colti completamente di sorpresa perchè l'esercito romano era sceso in battaglia prima del consueto, cioè prima che (come usanza voleva) assumessero il comando i nuovi consoli e così quasi senza colpo ferire furono costretti alla resa dodicimila Apuani.A vittoria ottenuta i due capi militari consultarono il Senato romano sul da farsi e fu presa una clamorosa ed indegna decisione, quella di deportare nientedimeno che quarantamila capifamiglia con mogli e figli e confinarli nel lontano Sannio (n.d.r: regione nel sud italia compresa fra Abruzzo,Molise e Campania) per fare così in modo che questa razza fosse per
sempre estirpata da questi luoghi e non potesse così creare problemi futuri alle conquiste romane. Qui in questa regione (il Sannio) vivranno per secoli in un isolamento etnico umiliante con il nome di Ligures Baebiani e Corneliani, dal nome dei consoli che li sconfissero. Nel frattempo le legioni proseguirono nella loro pulizia etnica catturando ancora settemila capifamiglia che subirono la solita sorte. Sopravvissero ancora nella loro terra e in vallate isolate poche migliaia di imprendibili Apuani che dopo molti anni di pace si ribellarono nuovamente nel 155 a.C, ma vennero inevitabilmente spazzati via dai soldati del console Marco Claudio Marcello che chiuse in modo risolutivo la "questione apuana", tanto da ottenere quel trionfo tanto agognato e sperato dai suoi molteplici precedessori nella gloriosa Urbe ed una dedica di riconoscenza da parte degli abitanti di Luni.
Finiva per sempre così la gloriosa epopea dei Liguri Apuani, un popolo coraggioso, fiero ed indomabile che solo la deportazione e quasi quarantamila legionari romani cancellarono per sempre dalla faccia della Terra.

sabato 7 febbraio 2015

I Liguri Apuani e la loro micidiale arma:il pennato.La storia di questo "sacro" strumento

Disegno di Apuano
con il pennato in mano
Tutti i santi giorni che Nostro Signore mette in terra usiamo strumenti ed utensili;per le nostre mani saranno passati migliaia di volte e spesso ignoriamo la loro origine e pensare che abbiamo uno strumento,un attrezzo che è tipicamente garfagnino e la sua genesi si perde nella notte dei tempi, si mescola fra i riti ancestrali e le furibonde guerre di quei tempi, figurarsi con questi nobili natali oggi viene usato dai boscaioli e dai giardinieri per tagliare i rami,le fronde,per appuntire i pali, per togliere la corteccia e così via...Questo attrezzo è il "pennato".Oggi siamo sulle tracce delle rocce sacre dei Liguri-Apuani:le "Rocce dei pennati".
Nelle nostre Alpi Apuane sono stati individuati numerosi siti che presentano incisioni rupestri di varia tipologia.Ma fra queste, una spicca su tutte per abbondanza sugli altri ed è "il pennato"(i romani poi lo ribattezzeranno la falx arboraria), il tipico strumento che tutti conosciamo che è caratterizzato da una breve impugnatura, una lama larga e lunga 30-40 centimetri e con la punta ricurva in avanti, la cui forma è rimasta inalterata per ben oltre tremila anni.Conosceremo così tutti questi posti dove trovare queste ultra millenarie incisioni su pietra, presenti sui nostri monti, per soddisfare la sete di storia,di natura e di curiosità dell'escursionista che un giorno volesse conoscere (e rispettare) questi luoghi.Cominciamo con il dire che le popolazioni apuane avevano un forte senso del sacro e di tutto quello che era legato alla natura: dal culto della roccia,delle sorgenti e delle vette.Il Dio delle vette era Pen/Pan (probabile radice da cui le Apuane hanno preso il nome), il Dio dei boschi era il Dio Silvano (da cui la
Borra Canala uno dei siti
 delle incisioni dei pennati
genesi della parola selva) rappresentato con un pennato in mano, utensile di lavoro e arma micidiale, simbolo degli Apuani.Si, perchè proprio il pennato è legato a doppio filo con la religione e la società apuana e infatti per meglio chiarire i ricercatori si sono posti queste domande:cosa ci volevano dire i nostri antenati con questi segni? Quale messaggio ci volevano lasciare? Le risposte non sono facili da dare ma alcune ipotesi interessanti e veritiere sono venute fuori.Il fatto che queste incisioni si trovino in altura, su rocce panoramiche dominanti, spesso in linea con il moto solare e le vette dei monti farebbe pensare a luoghi adibiti a una funzione religiosa, l'atto di incidere il pennato si può considerare come un ex voto, un dare un qualcosa a Dio Silvano per ricevere poi una grazia, come una caccia abbondante,la vittoria in una battaglia e altro ancora.Da non sottovalutare l'ipotesi che queste incisioni avessero delimitato il sito dove si svolgevano delle riunioni,come ad esempio "i conciliabula" (adunanze nelle quali si discuteva di guerra e di amministrazione).Altra affascinante teoria è che si potesse considerare queste zone come posti dove si facevano riti di iniziazione per i ragazzi ,un passaggio fra l'età adolescenziale e quella adulta, quindi a membro a tutti gli effetti della tribù, si certificava così attraverso l'incisione su roccia la consegna di un pennato vero considerato uno status symbol della società apuana;al ragazzo così gli si apriva un mondo tutto nuovo al fianco di questo suo inseparabile strumento, un mondo fatto di caccia,guerra, religione e lavoro,un utensile indispensabile per l'uomo di
Incisioni di pennati sulle Apuane
montagna,uno strumento che diventerà fondamentale nelle battaglie contro Roma.Sappiamo infatti da Tito Livio (storico romano), nella famosa battaglia di Marcione(nel comune di Castiglione Garfagnana) fra Romani ed Apuani (vinta clamorosamente da quest'ultimi)afferma che questa indomita popolazione utilizzò un'arma letale sconosciuta a Roma fino a quel tempo
):quest'arma era il pennato(per il caso vedi:http://paolomarzi.blogspot.meglio-dei-300-spartani-l) .Ultima considerazione da fare è che il pennato è stato ritrovato sui monumenti funebri degli Apuani, inciso insieme alle iniziali del nome del defunto, ritrovate queste nei pressi del Monte Rovaio (vicino all'Alpe di Sant'Antonio) e a Campocatino.Adesso guardiamo però dove si trovano queste incisioni rupestri,dove l'escursionista curioso le può scovare durante le belle passeggiate sulle Alpi Apuane.I siti di maggior rilievo sono cinque;alcuni le troviamo sul versante versiliese ed altri su quello garfagnino.
Il primo si trova sul Monte Gabberi il luogo è meglio conosciuto come il "Ripiano dei Pennati" e si trova a 950 metri d'altezza.Si tratta di un piccolo pianoro molto compatto dove sono incisi
Incisioni di pennati e croci sul Gabberi
FOTO DI STEFANO PUCCI 
quindici pennati (ed altri simboli),i segni sono disposti a semicerchio e questa disposizione secondo gli esperti avvalora l'ipotesi che fosse un luogo dove si svolgevano delle assemblee.Il disegno appare molto consunto da apparire appena percettibile alla luce solare.

Il secondo è sulla Cresta dell'Anguillara,sulla roccia si vede un pennato lungo 40 cm a grandezza naturale, niente affatto stilizzato, vicino ad esso troviamo altri due graffiti più piccoli:un coltello con la punta ricurva e un altro segno indecifrabile (forse un fungo).Risalendo ancora si apre la grandiosa Sella dell'Anguillara, qui si trova la maggioranza dei graffiti, ci sono ben 25 pennati oltre a simboli sessuali femminili e impronte di mani.
Pennati sulla Cresta dell'Anguillara

Arriviamo poi alla Roccia del Sole uno dei siti di arte rupestre fra i più spettacolari, che si trova poco sotto al sentiero che sale al Rifugio Rossi, anche qui abbiamo una grande piastra calcarea (la roccia del sole)dove sono incisi una cinquantina di segni, fra pennati,orme di piedi,di mani,cerchi e rosoni a sei petali.Lo spettacolo è offerto dalla luce radente del sole al tramonto che mette in risalto il tutto e subito da l'idea all'osservatore di essere al cospetto di una roccia dedicata a qualche divinità solare.
Eccoci poi al Masso delle Girandole in località Puntato ed ecco affiorare una roccia di pochi metri quadrati con  una ventina di pennati sovrapposti (scoperti nel 2004)formano  una specie di svastica.
Roccia del Sole:una mano,un pennato e un orma
Infine arriviamo sull'Altipiano della Vetricia delimitato dalla Borra Canala e dai prati dell'Omo Morto,quest'area è un vero paradiso per speleologi che vi hanno esplorato i profondi pozzi verticali,ma non solo, anche per gli stessi archeologi che qui hanno trovato nel 2005 due rocce graffite con lame pennate e una scena di caccia, eccezionale graffito, unico nel suo genere in tutta la Toscana.Altre incisioni sono difficilmente raggiungibili dai "comuni mortali" poichè sono messe in fondo agli strapiombi della Borra Canala.
Dite la verità nessuno pensava che dietro ad un insignificante attrezzo da boscaioli ci fosse così tanta storia ,così tanti significati e pensare che noi lo usiamo solamente per tagliare i rami...Comunque sia anche questa è una storia e una tradizione di un popolo fiero e stupefacente:gli Apuani,la nostra gente. 

domenica 11 maggio 2014

Meglio dei 300 Spartani! Quando gli Apuani uccisero 4000 Romani in un epica battaglia nei pressi di Castiglione...

Abbiamo sempre glorificato le imprese dell'antica Roma,abbiamo sempre sbavato per i 300 eroi spartani e abbiamo sempre sobbalzato sulla poltrona per le epiche gesta di Brad Pitt in Troy.Ma è arrivato il momento della nostra rivincita.Ricordiamo la grandezza dei nostri antichi avi, i nostri diretti discendenti,i Liguri Apuani antichi abitanti della Garfagnana popolo che gli stessi
Disegno di un tipico
 guerriero Apuano
Romani descrivono come fiero e sobrio dotato di robustezza e resistenza alla fatica .Diamo loro la sua pagina di gloria 
nella storia; ma prima è bene fare un po' di antefatto.Dal III secolo a.C questo fiero popolo si oppose all'espansionismo romano, prima,fu alleato con i Cartaginesi,(seconda guerra punica) poi dopo la sconfitta di Annibale i  Liguri-Apuani decisero coraggiosamente di andare da soli contro la potente Roma attaccando a sorpresa il presidio romano di Pisa nel 193 a.C, iniziò così con quella battaglia un lungo periodo di guerra che ebbe il suo culmine per gli Apuani proprio nel 186 a.C,infatti quest'anno (2014) ricorrono i 2200 anni dell'epica battaglia del Marcione (località nei pressi di Castiglione Garfagnana) dove gli Apuani sconfissero la legione romana del console Quinto Marcio Filippo(dal nome del console il probabile nome della località).Era il 186 a.C come detto,fu l'anno di gloria per gli Apuani che riuscirono a battere i Romani in un imboscata quando i legionari furono attirati e sconfitti nella stretta gola che si trova fra la Pieve e Castiglione.Così la descrive Tito Livio

(storico romano autore
Tito Livio raccontò
le epiche gesta degli Apuani
di una monumentale storia di Roma)"
...partì per primo Quinto Marcio per raggiungere il territorio degli Apuani.Mentre li inseguiva addentrandosi in gole nascoste ...finì con l'essere circondato in una posizione sfavorevole .Furono uccisi quattromila soldati ...".Nella cruentissima battaglia come letto,persero la vita più di 4000 romani. Si racconta in altri documenti che il console Quinto Marcio perì in questa battaglia, ma non è sicuro,comunque sia questo episodio fu il preludio della tragedia finale,gli Apuani mai scesero a compromessi con Roma  e di li a poco furono spazzati via e deportati in varie parti d'Italia in particolare nel Sannio (il territorio del Sannio era in massima parte nella zona appenninica fra l'Abruzzo, il Molise, la Campania,la Lucania e la Puglia).Per concludere voglio ricordare ancora le parole di  Tito Livio a dimostrazione della forza terribile dimostrata dagli Apuani in quella battaglia che  scrisse  “Si stancarono prima gli Apuani di inseguire che i romani di fuggire”...Alla facciaccia dei 300 spartani...