Visualizzazione post con etichetta Ponte del Diavolo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ponte del Diavolo. Mostra tutti i post

mercoledì 14 aprile 2021

Il diavolo e la Garfagnana... Storie fra leggende e presunte verità...

In Garfagnana e in Toscana in genere ci sono molte località che
portano il nome del diavolo o perlomeno ne richiamano la sua presenza: il Ponte del Diavolo, il Canale dell'Inferno, il Sasso del Diavolo e così via... Tutte
 località e luoghi legati ai racconti popolari, alle leggende e alle storie fantastiche. Parrebbe, infatti, che il diavolo conosca bene la nostra terra e i suoi abitanti. A quanto si dice, sembrerebbe che da queste parti il diavolo ha ricevuto sempre delle sonore fregature e questo avvalora la tesi che dice: "un garfagnino ne sa una più del diavolo". Infatti, si ritiene che quando il satanasso debba passare dalla Garfagnana, preferisce attraversarla a grandi balzi. Ma la paura del diavolo nasce da molto più lontano e si concretizzò maggiormente intorno all'anno mille, quando fra gli uomini si diffuse la paura che la fine del mondo fosse prossima. Questo terrore nacque dall'ultimo libro del Nuovo Testamento, l'Apocalisse di Giovanni che chiaramente profetizzava : "E vidi un angelo che scendeva dal cielo
con in mano la chiave dell'Abisso e una grande catena. 
Afferrò il drago, il serpente antico, che è diavolo e il Satana, e lo incatenò per mille anni; 
lo gettò nell'Abisso, lo rinchiuse e pose il sigillo sopra di lui, perché non seducesse più le nazioni, fino al compimento dei mille anni, dopo i quali deve essere lasciato libero per un po' di tempo". Così la fobia si insinuò nei cuori della gente che cercava ogni segno premonitore dell'imminente fine, perciò si scrutava il cielo, si osservavano gli eventi naturali e il passaggio di una cometa, si cercavano avvisi catastrofici anche in un'eclissi, nella moria di bestiame, in una siccità prolungata o in un inverno troppo rigido, tutte queste sventure sembravano le conferme del pauroso evento e nonostante che la fede cristiana nei secoli passati avesse spazzato via ogni dio pagano, la mentalità collettiva continuava ad essere dominata dalla superstizione con la differenza che gli dei malvagi furono sostituiti dagli emissari dell'anticristo: i diavoli. Probabilmente è da questo momento che il malvagio entra a far parte dei nostri racconti e delle nostre leggende e la sua presenza in queste storie è li inserita per incarnare un vizio, un peccato o una colpa grave e proprio per questo che a tali leggende si attribuiva anche un forte valore educativo, nonchè inibitorio su cui la Chiesa faceva particolarmente leva, quindi chi commetteva un peccato particolarmente grave, chi bestemmiava, chi abusava d'alcol, chi non andava a messa, per lui si sarebbero aperte le porte
dell'inferno. D'altronde l'intento di queste particolari leggende era sempre il solito, punire un comportamento scorretto per la morale del tempo. A conferma di questo, capitava anche che alcuni episodi incredibili assumessero i contorni della verità assoluta, è il caso di una vicenda  accaduta nel 1612 e riportata di Sigismondo Bertacchi nel suo libro "Descrizione Istorica della Provincia della Garfagnana": "Dell'anno 1612, essendo una donna chiamata Caterina Mazzoni da Dalli, d'età d'anni 40 in circa, maritata in Antonio di Bernardino da Orzaglia, dal quale aveva avuto quattro figliuoli, e tal donna era poco osservante de SS. Precetti di Dio. Ella aveva il peccato della bestemmia e quello di non santificare le feste commandate, e per ordinario usare fare le sue bugate (n.d.r: il bucato) ne' giorni festive, et in essi andarle a lavare alla fonte. Avvenne che fattane una in giorno di Domenica, et andatala a lavare, secondo il suo uso, condusse seco alla fontana un paro de vacche, acciò esse mangiassero, mentre essa lavasse la bugata, e mentre ciò faceva, venne una folgore, overo saetta dal cielo, et ammazzò lei, senza che li vedesse nella sua vita male alcuno, e la spogliò nuda, come se fosse allora escita dal ventre della madre; e quella stessa saetta ammazzò anche
una delle vacche. Il marito con il Clero andornò a condurre la donna alla sepoltura, il che fatto, condussero anche la vacca nella Terra. Qui ora nasce la maraviglia. La vacca fu scorticata et aperto il suo ventre vi trovorno tutti i panni della donna, senza aver patito lesione alcuna"
 . Storie legate a personaggi realmente esistiti non finiscono con i fatti riguardanti questa povera donna, ma coinvolgono anche persone garfagnine di alto lignaggio che a quanto pare a suo tempo fecero un patto con il diavolo in persona. Vi vado allora a narrare l'inquietante caso che riguarda il capitano Pietro Cilla, nato a Giuncugnano nel 1776, laureatosi in medicina. Il Cilla aveva ricoperto nella sua vita incarichi importanti sia in ambito militare che amministrativo, infatti durante il periodo napoleonico era diventato comandante generale della gendarmeria e in seguito fu nominato a Castelnuovo "Incaricato per l'economato dei beni nazionali del Dipartimento del Panaro". Proprio grazie a quest'ultima mansione già nei primi anni del 1800 riuscì ad accumulare un ingente patrimonio che si andava a sommare con quello che già possedeva, ma non solo, tale ricchezza aumentò quando assunse su di sè per mezzo dello Stato tutti i beni ecclesiastici, un fatto che naturalmente sia per il popolo che per i religiosi fu poco apprezzato. Fattostà che al momento della morte del Cilla nacque uno spaventoso racconto. Infatti le cronache del tempo riferiscono che il corpo del capitano fosse misteriosamente sparito dalla bara. Ad insospettire i presenti fu l'eccessivo peso della bara stessa che una volta riaperta avrebbe rivelato la presenza di alcune pietre e alcuni pezzi di legno. Il cadavere, a quanto pare, così come la gente del posto diceva, era stato trafugato dal demonio in persona con il quale il Cilla, in vita, aveva stretto un patto per far
accrescere le sue ricchezze in cambio del suo corpo e della sua anima. Rimane il fatto che voci sullo stretto rapporto fra il capitano e il demonio già circolavano da molto tempo quando era ancora in vita, difatti si raccontava di diaboliche feste organizzate nella villa del Cilla stesso, non mancava nemmeno chi lo accusava di rapire bambini e di evocare entità maligne. Ma come già scritto in precedenza in Garfagnana il maligno più che un diavolo era considerato... "un povero diavolo" . Cominciamo con il dire che nel folklore garfagnino il diavolo risulta nettamente in subordine al Buffardello e agli Streghi e che dire poi di quelle solenni fregature che si è preso nella nostra valle? Tanto per riportare il primo esempio va ricordato proprio il fatto che ha dato il nome al ponte più famoso della Valle del Serchio: il Ponte del Diavolo. 
La storia narra che la costruzione del ponte fosse stata commissionata ad un capomastro che era molto preoccupato per i tempi di consegna. L’opera era difficile da realizzare, e l’imminente scadenza lo fece cadere in disperazione, tanto che​​ il diavolo si manifestò proponendo di aiutare il capomastro: avrebbe completato il ponte lui stesso, in cambio dell’anima del primo essere vivente che lo avrebbe attraversato. Stretto il patto, in una notte il ponte fu eretto, ma il muratore si sentì talmente in colpa da correre a confessarsi da un prete che gli suggerì una strategia per rimediare alla sua debolezza: far attraversare per prima una bestia (una versione della leggenda
parla di un maiale, l’altra di un cane). 
Il giorno dell’inaugurazione il capomastro segui il consiglio del prete, e bloccata la folla che entusiasta voleva attraversare il ponte, fece per primo passare un maiale (o un cane). In questo modo il diavolo, sentendosi sbeffeggiato dall’arguzia del capomastro decise di gettarsi nelle acque del fiume Serchio scomparendo per sempre. Per rimanere attinenti a questo
 non ci si può nemmeno dimenticare di quella storia che per protagonisti ha Satana, San Pellegrino e il Monte Forato. San Pellegrino dopo un lungo girovagare, proprio in quelle montagne dove adesso è il paese omonimo, aveva finalmente trovato il luogo dove pregare e fare penitenza. Il diavolo cercava spesso di farlo cadere in tentazione ma il sant’uomo era di animo puro, così il diavolo pensò bene di andare di persona a sistemarlo. Quando arrivò, San Pellegrino stava pregando così intensamente che il diavolo non ebbe pazienza e così gli rifilò un bel ceffone. “Finalmente, ora  la smetterai di pregare!”, disse tra sé il diavolo, ma ecco che San Pellegrino si rialzò e a sua volta gli tirò un bello schiaffo! Il diavolo, preso alla sprovvista e soprattutto colpito da un ceffone davvero potente,
fu addirittura sbalzato in aria, attraversò tutta la valle ed infine si schiantò sulla montagna, passando dall’altra parte e lasciando un grandissimo foro che creò quello che oggi è conosciuto come Monte Forato. Insomma, le storie riguardanti diavoli e demoni in Garfagnana e nella Valle del Serchio pullulano e da questa consuetudine non sono esenti nemmeno le Alpi Apuane e tanto per citare alcuni episodi posso raccontarne un paio davvero singolari. Si narra di un sentiero dimenticato fra le selve in quella che un tempo era una via di comunicazione importante fra Garfagnana e Versilia, ebbene, si dice che di li anche le bestie si rifiutavano di passare, poichè tra quelle pietre si trova la cosiddetta "culata del diavolo". A quanto pare su quel terreno si trova nitida l'impronta di un culo, con accanto tre fori che dovrebbero corrispondere al forcone di cui il diavolo è in possesso. Proprio in quel punto di passaggio il demone cercava anime da fare sue, ma un bel giorno fra le rocce gli sembrò di scorgere la Madonna, tanta fu la sua paura e il suo timore che scappò a gambe levate ed inciampò fra quei sassi, lasciando l'impronta del sedere e del forcone che teneva in mano. Particolare è anche la vicenda che ha portato in dote il nome a quello che oggi è una delle vie che portano alla Pania della Croce: il Canale dell'Inferno. Era da tempo che il diavolo stava arroccato sul Pizzo delle Saette, da quel punto infatti poteva vedere bene tutte le anime che arrivavano sulla vetta della
Il canale dell'inferno
 Pania. La sua presenza era celata da un grande mantello nero che gli serviva per sorvolare da una parte all'altra le cime delle Apuane. Un mattina un prete portò una sua processione sulla cima della Pania, da li poteva impartire la benedizione su tutte le cime vicine. Il maligno non la prese bene, anzi si arrabbiò tantissimo, tant'è che gettò il suo mantello che andò a cadere proprio ai piedi della Pania della Croce, creando di fatto un solco dove nessuna erba e nessuna pianta ancora vi cresce, questo aspetto portò quel luogo a somigliare ad una sentiero che portava agli inferi. In conclusione, bando ad ogni folklore e a qualsiasi credenza, non rimane che ricordare una sacrosanta e veritiera citazione di William Shakespeare, dove nella sua opera teatrale "La Tempesta" rammentava: "L'inferno è vuoto...tutto i diavoli sono qui in Terra".


Bibliografia 

  • "Gli Streghi, le streghe" di Oscar Guidi, Pacini Fazzi editore, anno 1990
  • "Usanze, credenze, feste, riti e folclore in Garfagnana" di Lorenza Rossi, edito Banca dell'Identità e della Memoria, anno 2004
  • "Racconti e tradizioni popolari delle Alpi Apuane" di Paolo Fantozzi, edito da "Le Lettere", anno 2013

giovedì 24 dicembre 2020

La Garfagnana del treno. L'interminabile ed epica storia della Lucca- Aulla

Sinceramente mi sento un po' in difficoltà a scrivere questo
articolo...Per scrivere di questo argomento mi servirebbero pagine e pagine... Come si fa a condensare una storia durata sessantanove anni in poche righe? Troppe cose accadono in un arco di tempo così lungo. Proverò, comunque sia, a raccontare questa epica ed interminabile storia. Ecco a voi i leggendari fatti che portarono alla costruzione della ferrovia della Garfagnana: la Lucca-Aulla. Nel 2021 ricorreranno i 110 anni di quando il treno raggiunse per la prima volta la Garfagnana. Ho già avuto modo di raccontare e scrivere molto della sua gloriosa nascita, ma ogni tanto trovo giusto ricordare a tutti i miei lettori l'importanza di quest'opera che si può definire in senso assoluto l'opera più importante e fondamentale mai costruita in Garfagnana e nella Valle del Serchio. La storia della Valle si sviluppò parallelamente a quella del treno, un'impresa quella della sua costruzione che ha saputo raccontare oltre un secolo della nostra storia e della vita quotidiana di centinaia di migliaia di persone. L'arrivo della ferrovia segnò in maniera profonda la storia della Garfagnana, dopo la sua prima corsa quel 25 luglio 1911, tutto verrà influenzato e a volte stravolto da quel "mostro di
ferro", portatore di progresso economico, sociale e tecnologico, inoltre il suo arrivo in Garfagnana rappresentò per la prima volta la presenza vera dello Stato Italiano nella valle, per una terra che era stata dimenticata da troppo tempo e che da decenni chiedeva attenzione per i propri figli. La Garfagnana non voleva essere dimenticata e ne tanto meno emarginata, con l'arrivo del treno si assistette infatti alla costruzione del futuro di questa zona. E' passato oltre un secolo da quel mondo e comunque sia ancora oggi l'importanza di quella linea non è diminuita: studenti, lavoratori, turisti e anche merci usufruiscono ancora di questo mezzo, che attraversa una valle ricca di scorci inusuali, di vedute improvvise e di apparizioni mozzafiato. Oltre a ciò, sulla Lucca- Aulla sono stati costruiti manufatti importantissimi, si sono adoperati uomini, mezzi, sono accaduti fatti curiosi e singolari. Insomma, oggi voglio narrare la sua straordinaria storia, raccontando fatti ed eventi che forse pochi sanno. 

Le prime notizie su una ferrovia in Garfagnana si hanno ben prima dell'Unità d'Italia. Era il lontano 1840 quando da Castelnuovo si alzò una voce che chiedeva al regnante estense di allora, Francesco IV, la concessione di costruire una ferrovia per la Valle del Serchio, in quell'antico progetto non si faceva riferimento all'attuale linea ferroviaria Lucca- Aulla, ma bensì ad una Lucca-Modena, il duca (senza esitazione) non approvò il progetto. Si ritentò con la medesima fortuna nel 1851 per una eventuale Lucca- Reggio Emilia. La situazione cambiò con l'Italia unita. Tutti gli "staterelli" filo austriaci erano caduti e una delle priorità della nuova nazione italiana era la difesa del territorio nazionale in caso di una eventuale guerra. Così fu, che nel 1870 si mise sul tavolo dei nuovi governanti il progetto di costruire una ferrovia che collegasse Parma con La Spezia, quest'opera era considerata di strategica importanza poichè avrebbe creato un passaggio nell'Appennino, mettendo di fatto in comunicazione l'Arsenale Militare di La Spezia con la Pianura Padana. In questo caso sarebbe tornato comodo avere eventuali sbocchi anche verso sud, per approvvigionare l'Arsenale Militare di mezzi e uomini in un eventuale conflitto bellico. L'ideale sarebbe stato creare una ferrovia protetta, quasi invisibile ai nemici, riparata da possibili attacchi dal mare in caso di occupazione nemica. Ecco allora nascere per la prima volta l'idea di una possibile Lucca- Aulla, una ferrovia inespugnabile, riparata da due catene di monti, una ferrovia (come è bene sottolineare) ideata per ragioni puramente militari. Nel 1890 cominciò così l'epopea della Lucca- Aulla. I lavori partirono dalla già esistente stazione di Lucca, dopo due anni furono solamente 

Stazione di Lucca primi 900
messi in opera appena nove chilometri di ferrovia... Due lunghi anni per una tratta completamente pianeggiante, che partiva da Lucca e arrivava a Ponte a Moriano. Cosa sarebbe successo allora quando ci si sarebbe inoltrati per l'impervia Garfagnana? Infatti questo non era altro che il preludio a una storia infinita. Fattostà che il 15 febbraio 1892 si inaugurarono questi miseri nove chilometri di ferrovia. E' giusto dire che tali ritardi furono giustificati dal fatto che casualmente durante gli scavi per la posa a terra dei binari furono ritrovati alcuni cinerari e un cippo sepolcrale etrusco databili fra il IV e il II secolo a.C. Tale attenzione alla storia e ai suoi manufatti non fu riservata dagli ingegneri della ferrovia al magnifico Ponte del Diavolo. Prima di affrontare il problema inerente Ponte del Diavolo c'era però da raggiungere Borgo a Mozzano. La ditta dei fratelli Sandrini si accaparrò l'appalto (per sei milioni di lire) e l'onere di portare a termine il tratto Ponte a Moriano- Borgo a Mozzano che fu inaugurato il 15 luglio 1898. La patata bollente del tratto Borgo a Mozzano- Bagni di Lucca andò invece nelle mani della ditta Barozzi. Questo tratto se si vuole era di facile realizzazione, ma il problema vero era un altro: per arrivare alla stazione di Bagni di Lucca c'era da oltrepassare il Ponte del Diavolo. Per transitare da lì non ci sarebbe stata altra 

Prima
soluzione se non quella di aprire un nuovo arco nel ponte, che permettesse al treno di passarvi sotto, per fare questo fu anche alterata l'originale rampa d'ingresso al ponte stesso sul versante destro del fiume Serchio. Naturalmente non mancarono le proteste per lo scempio che avrebbe subito l'opera, ma nonostante ciò nel periodo agosto novembre 1898 venne apportata la modifica, si raggiunse così anche la stazione di Bagni di Lucca. Passarono poi altri dodici anni, nel 1910 la ferrovia giunse a Piano di Coreglia e un anno dopo (25 luglio 1911) raggiunse Castelnuovo. Il 
Dopo
nuovo tratto fu di difficile realizzazione, in appena venti chilometri furono costruiti ben tre trafori e tredici ponti sul Serchio, ma il "bello" doveva ancora arrivare. Erano difatti serviti ventuno anni per arrivare a
 Castelnuovo Garfagnana, in quel lasso di tempo si calcolò che tutta la ferrovia Lucca- Aulla doveva essere completata... ma c'era poco da pretendere se si costruiva al ritmo di poco più di un chilometro l'anno. Alla meta (Aulla) mancavano ancora 68 chilometri e le opere più impegnative e importanti erano ancora da affrontare e avrebbero avuto costi esorbitanti, si stimò che quel pezzo mancante di ferrovia sarebbe costato qualcosa come quattro milioni e duecentomila lire a chilometro. Quel pezzo mancante di ferrovia diventò infatti
L'arrivo del treno a Castelnuovo
 25 luglio 1911
foto in possesso
 di Silvio Fioravanti
una vera e propria chimera, venti di guerra stavano soffiando su tutta Europa, la prima guerra mondiale era alle porte e la Lucca- Aulla era l'ultimo pensiero dei governanti. Difatti fu l'ultimo pensiero per svariati anni ancora, tant'è che della Lucca- Aulla si tornerà a parlare (e a lavorare) nel 1940. Ma il destino beffardo ci volle mettere ancora lo zampino...una guerra mondiale era già passata e una nuova stava per cominciare. 
Tuttavia una ferrovia esisteva già da molto tempo in Garfagnana, lo Stato impiegava anni a costruire, ma la Società Marmifera di Minucciano no... Undici chilometri di ferrovia per il trasporto dei blocchi di marmo furono costruiti in due anni e collegavano le cave con il paese di Gramolazzo, funzionò ininterrottamente dal 1901 al 1947. Infatti l'idea degli ingegneri della Lucca-Aulla sarebbe stata quella di sfruttare questo difficile tratto, ma così non fu mai, 
La ferrovia del marmo
Silvio Fioravanti
perchè quando la ferrovia arrivò da quelli parti i blocchi di marmo venivano già trasportati via strada fino alla stazione di Castelnuovo, che divenne il terminal dei marmi. Poveri ingegneri allora, ogni momento dovevano cambiare i loro progetti e i loro programmi. Quei poveri ingegneri che per ragioni naturali non fecero in tempo a cambiare le loro progettazioni furono
due padri di questa via ferrata che nel frattempo (visti gli anni che erano passati) erano morti: Raffaele Righetto ex garibaldino, riuscì nella famigerata impresa dei Mille, ma non in quella più ardua della realizzazione completa della Lucca-Aulla. Stessa fine toccò pure a Jean Luis Protche, ingegnere di fama mondiale, che applicò i suoi studi anche su questa ferrovia. Comunque sia tanto si deve a questi ingegneri, furono loro a progettare le due più grandi opere della linea, opere che a quel tempo sapevano di leggendario. I mezzi non erano quelli di oggi, si andava avanti "a picco e pala"... figuratevi voi quello che fu la realizzazione della galleria del Lupacino. La galleria collegò le stazioni di Piazza al Serchio e
Minucciano, quasi otto chilometri di tunnel (7515 metri) che costarono la vita a sette persone. Il suo progetto fu autorizzato dal governo di sua Maestà il re Vittorio Emanuele III il 27 aprile 1916, i lavori cominciarono nel 1922 con il governo Mussolini e il loro completamento vide la presenza del  Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi il 21 marzo 1959. Insomma, dal suo progetto iniziale, alla sua inaugurazione ci vollero 42 anni,11 mesi e 6 giorni. Tempi molto più rapidi per l'altra ciclopica opera della Lucca-Aulla: il Ponte della Villetta. Il ponte venne costruito in tre anni (1926-1929), costò allo Stato poco più di cinque milioni di lire (5.100.000 milia lire per l'esattezza), per la
foto Aldo Innocenti
 sua messa in funzione si attese però il 21 agosto 1940, quando fu inaugurato il tratto Castelnuovo- Piazza al Serchio. Se si vuole, ancora oggi i numeri di questo ponte della ferrovia sono strabilianti: 410 metri di lunghezza, per oltre 50 metri d'altezza, si staglia nella valle esibendo di fatto le sue 13 arcate a tutto sesto da 25 metri, più una da 12 metri. Insomma, finalmente ormai tutto pareva procedere in maniera spedita, il regime fascista aveva fatto rientrare la Lucca- Aulla fra le cosiddette "grandi opere" da completare, i soldi c'erano, ormai mancava poco per raggiungere Aulla... Ma come la vita insegna "mai dire mai" e come già anticipato qualche riga sopra la seconda guerra mondiale piombò come una mannaia sui sogni di gloria. I lavori si fermarono in maniera inesorabile, ma andò anche peggio, perchè molto di quello costruito fino a quel periodo fu miserevolmente distrutto. Proprio il Ponte della Villetta fu preso di mira, prima ci provarono gli americani a farlo saltare in aria, era il 18 maggio 1944 il bombardamento non centrò però l'obiettivo, altri successivi attacchi andarono a vuoto e quando il pericolo sembrava scampato, nell'aprile 1945 ci pensarono i tedeschi in ritirata a farlo esplodere. Dopo aver posizionato le mine una raffica di mitra
Ponte della Villeta distrutto
annunciò ai paesi vicini l'imminente esplosione, il boato riecheggiò in tutta la valle. Ma i danni non finirono qui, il 30 giugno 1944 a Piazza al Serchio gli aerei americani mitragliarono il ponte ferroviario. Inoltre all'inizio del luglio del medesimo anno la stazione di Castelnuovo venne pesantemente bombardata dagli anglo americani e messa fuori servizio, stessa sorte per la stazione di Fornaci di Barga. La guerra grazie a Dio finì, ma la Lucca- Aulla no... Il tempo di riprendersi e di riorganizzarsi dallo shock della guerra e finalmente nel 1953 i lavori ripresero. Stavolta niente e nessuno avrebbe fermato la conclusione di quest'opera. Nel giro di cinque anni Aulla fu raggiunta e in "pompa magna" il 21 marzo 1959 il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi inaugurò ufficialmente tutta la tratta. Il treno
Il presidente Gronchi il
giorno dell'inaugurazione
presidenziale partì da Aulla. La cerimonia si svolse invece nelle stazioni di Minucciano e Piazza al Serchio, dove il Presidente dette omaggio ai caduti per la costruzione della galleria del Lupacino. Nella notte 
sui monti circostanti della valle al passare del treno si accesero grandi falò per festeggiare il grandioso evento, così come tradizione benaugurante voleva. In definitiva per fare 89 chilometri di ferrovia, 33 fra ponti e viadotti e 31 gallerie ci vollero due re, due guerre mondiali e tre Presidenti della Repubblica, per complessivi 69 lunghi anni. Un amaro primato nella storia delle ferrovie, che con tutta probabilità non trova eguali al mondo.


Sitografia

  • Ferrovia Lucca-Aulla.com  

mercoledì 25 novembre 2015

Il Ponte della Villetta storia tormentata di un simbolo garfagnino

Il Ponte della Villetta (foto di Aldo Innocenti)
Ci sono dei monumenti al mondo che appena li vediamo ci vengono immediatamente in mente le loro città di appartenenza, sono praticamente dei biglietti da visita,dei veri e propri simboli a memoria perpetua, che dire, vedi il Colosseo e pensi a Roma, la Statua della Libertà è un emblema di New York, così come la Torre Eiffel per Parigi... e per la Garfagnana? A voi cosa viene in mente ? Molti risponderanno il Ponte del Diavolo che tanti considerano la porta della Garfagnana, d'accordo è vero, ma geograficamente parlando non è un monumento "purosangue", altri penseranno allora alla Rocca Ariostesca di Castelnuovo,bella si, ma più che altro direi che è il simbolo della cittadina stessa. In compenso c'è un'opera che a mio avviso racchiude tutti gli aspetti che fanno di questo monumento l'icona della Garfagnana, questo è: il Ponte della Villetta. Il Ponte della Villetta ha tutto:bellezza, storia,imponenza, per non parlare poi della
L'inizio della sua
costruzione
difficoltà avute nel realizzarlo e come se non bastasse inoltre è incastonato in un magnifico paesaggio. Ecco, oggi vi parlerò di questa infrastruttura. Un semplice ponte della ferrovia mi direte voi!? No! Io direi un vero e proprio monumento, per di più anche visitabile, dato che sul lato sinistro del ponte c'è anche un camminamento per attraversarlo a piedi (occhio ai treni naturalmente !!!). 
Incominciamo quindi 
a raccontare la sua storia. Tutto ebbe inizio 15 anni prima di intraprendere la sua costruzione. Siamo al 25 luglio 1911 e il treno dopo mille peripezie e agognate speranze arrivò a Castelnuovo Garfagnana 
(leggi http://paolomarzi.blogspot.it/2015/07/25-luglio-1911) e li subito si fermò, era ancora lunga la storia e la strada che doveva percorrere questa ferrovia, dovevano passare ancora molti anni prima di arrivare al capolinea opposto di Aulla, molti furono gli intoppi, vuoi la solita burocrazia, vuoi l'inizio della I guerra mondiale e infine il tremendo terremoto del 1920 misero a dura prova la realizzazione del sogno garfagnino.Ma ormai tutto era deciso "questo matrimonio si doveva fare", la ferrovia andava completata e così fu fatto (anche se a "pezzi e bocconi").Si arrivò così al 1926, finalmente si era raggiunta una
Gli archi in costruzione
certa pace e tranquillità sotto tutti i punti di vista e si ricominciò a pensare alla strada ferrata garfagnina. Le difficoltà furono immediate e sorsero sulla conformazione del nostro territorio che nel tempo impegnò particolarmente ingegneri e costruttori, ma questi ostacoli non fermarono la loro volontà dando vita a spettacolari strutture proprio come "Il Ponte della Villetta", realizzato per ovviare alla profonda valle creata dal fiume Serchio tra le stazioni di Villetta-San Romano e quella del Poggio.Vide da subito impegnate centinaia di maestranza in un opera ciclopica per quei tempi lontani. Il ponte venne costruito in
In costruzione
tre anni (1926-1929), e costerà alle casse dello Stato poco più di cinque milioni di lire ( per l'esattezza 5.100.000 mila lire ) ma si dovranno attendere ancora altri undici anni per assistere alla sua messa in opera, dato che il 21 agosto 1940 con grande solennità e pomposità fascista fu inaugurato il tronco Castelnuovo- Piazza al Serchio (anche se bisogna dire che il tratto era già in funzione da qualche anno... ma era stato dato in concessione alla Società Nord Carrara per il trasporto del
Le impalcature in legno
marmo). I suoi numeri ancora oggi sono strabilianti: 410 metri di lunghezza, per oltre 50 metri di altezza si staglia nella Valle del Serchio esibendo di fatto le sue 13 arcate a tutto sesto da 25 metri più una da 12 metri, ponendosi come importanza nel suo genere come il ponte in muratura più alto d'Europa. Oggi molti potranno pensare che nulla di tutto ciò sia così grandioso paragonato alle costruzioni moderne, ma se si riflette sulle tecniche costruttive di quel tempo dove le armature e le impalcature erano interamente in legno si capisce la complessità dei lavori. In origine il ponte nelle arcate centrali contava altri tre archi di rinforzo che il destino amaro nella successiva ricostruzione ebbero a sparire. Infatti la storia di questo
Cerchiate in rosso le tre arcate basse non
ricostruite dopo i bombardamenti
monumento non finisce qui, arriveranno pagine buie e le mine della II guerra mondiale non risparmieranno come fu per altri ben più famosi monumenti una tragica sorte a questa opera. Prima ci provarono gli americani, nel pomeriggio del 18 maggio 1944 una piccola formazione di aerei inglesi ed americani presero di mira il ponte effettuando ripetuti bombardamenti e mitragliamenti, per fortuna non ci furono vittime nel piccolo borgo della Sambuca e nemmeno il ponte subì grossi danni, ma questo non fu che solo il primo bombardamento, da novembre ogni giorno solitamente verso le otto di mattina la
Il ponte dopo la distruzione
 dalle mine tedesche
solita formazione di aerei sganciava la dose quotidiana di bombe sul ponte, ma il Dio dell'arte e del bello proteggeva la sua creatura e la struttura non fu mai centrata dai bombardieri alleati, l'unica volta che una bomba andò a segno non esplose rimbalzando per diversi metri sui binari causando solo il crollo dei muretti laterali.Ma niente e nessuno poté fare niente quando nella metà dell'aprile 1945 le truppe tedesche per proteggersi la ritirata sul fronte della Linea Gotica decisero
Il ponte durante la seconda ricostruzione:1947
inesorabilmente di minarlo e di farlo saltare in aria. Alle 22:30 una raffica di mitra avvertì le popolazioni vicine di tenersi alla larga dalla zona, pochi secondi dopo un grosso boato rimbombò per tutta la valle e una grossa nube di polvere nei cieli di Garfagnana annunciò la distruzione del

ponte.Le tre arcate centrali crollarono e a causa dell'indebolimento strutturale ne caddero altre due. Ancora oggi se diamo un'occhiata al letto del fiume sottostante si possono ancora vedere i resti del ponte caduto in quel maledetto 1945. Ma niente fu perduto, la vita ricominciava e subito nel 1946 a guerra finita prese il via la ricostruzione delle
Oggi è ancora li bello più che mai.

molte opere danneggiate, fra le priorità ci fu proprio il Ponte della Villetta, i lavori per la sua riapertura cominciarono nel dicembre 1947.
Oggi è ancora li, bello più che mai, simbolo di una Garfagnana sempre pronta a rinascere.

giovedì 17 aprile 2014

La porta della valle: il Ponte del Diavolo...(storia e leggenda)

Vecchi disegno del Ponte...Quante cose cambiate !
Chissà quanti ponti del diavolo ci sono nel mondo, ma sono certo che pochi, se non nessuno, possano eguagliare il fascino del Ponte del Diavolo,la porta della nostra valle.Le notizie storiche certe sulla costruzione del ponte sono scarse. Nicolao Tegrimi (scrittore lucchese del XV secolo) nella sua biografia di Castruccio Castracani (1281-1328) ne attribuisce la costruzione alla contessa Matilde di Canossa (1046 – 1115), “veramente virtuosa e donna bellissima”.Secondo le ipotesi di Massimo Betti (ex sindaco di Borgo a Mozzano)durante il governo di Castruccio (fine '300) furono realizzati gli archi minori del ponte sostituendo precedenti strutture in legno Ciò spiegherebbe la differenza tra l'arco maggiore e quelli minori, e anche la diversa pendenza della via sul lato sinistro del ponte, costruito a partire dall'arco preesistente.Il ponte comunque sia fu edificato per consentire l’attraversamento del fiume Serchio ai viaggiatori che desideravano recarsi a Bagni di Lucca.Subì  poi altri maneggiamenti, tra i quali l’apertura di un nuovo arco(1899) per il passaggio della linea ferroviaria Lucca Aulla. Si chiamò dapprima “Ponte di Chifenti”, poi, non più tardi del 1526, fu chiamato “Ponte della Maddalena”, in relazione ad un oratorio che si trovava ai piedi del ponte.Il consiglio generale della Repubblica di Lucca nel 1670 poi ne proibiva di passarvi sopra con ceppi e macine da mulino con l'intento di preservare il ponte nella sua integrità Tutti, però, lo conoscono come “Ponte del Diavolo”, perché la sua leggenda è più forte della storia.Come è già noto, una leggenda racconta che in un borgo sulle rive del Serchio, ad un capomastro bravo e apprezzato fu affidato il compito di costruire un ponte tra i due borghi. Passarono i giorni e siccome il lavoro procedeva lentamente, fu preso dallo sconforto e dalla disperazione per il disonore che sarebbe derivato nell'ultimare il lavoro fuori dal tempo pattuito. Gli sforzi effettuati non contrastavano il veloce passare del tempo e una sera, quando scoraggiato si era fermato a vedere il suo lavoro, apparve un rispettabile uomo d'affari sotto le cui sembianze si nascondeva il diavolo. Quest'ultimo si avvicinò al capomastro promettendogli
di terminare il ponte in una sola notte. Egli, dopo aver ascoltato un po' sbigottito le parole del diavolo, accettò la proposta. In cambio di questo favore costui voleva l'anima della prima persona che avrebbe attraversato il nuovo ponte. Il giorno successivo gli abitanti di Borgo a Mozzano si svegliarono e trovarono il ponte terminato. L'artigiano ricevendo i complimenti delle persone, raccomandò loro di non oltrepassare il ponte prima del calar del sole e si recò a Lucca per consultarsi con il Vescovo. Egli lo tranquillizzò e gli suggerì di far sì che passasse un maiale per primo: il Diavolo arrabbiato per essere stato giocato si buttò nelle acque del Serchio e da allora non se ne hanno più notizie.


martedì 11 marzo 2014

Quando volevano far esplodere il Ponte del Diavolo...

 soldati alleati salgono sul ponte dalla strada Lodovica
Questa è una delle più belle storie di guerra (II guerra mondiale) della nostra valle che forse in pochi sanno ma che vale la pena essere raccontata:Si narra di un ufficiale tedesco in forza al comando germanico nella zona di Borgo a Mozzano.Sembra che questo ufficiale andasse molto orgoglioso di tutti i ponti e ferrovie che aveva ordinato di distruggere e quando vide la maestosità del Ponte del Diavolo pensò che solo uno spirito superiore potesse aver creato tale opera e provò enorme soddisfazione nell'aver la possibilità di distruggerlo.Un giorno mentre stava studiando la collocazione delle mine sul ponte, vide una giovane donna, che era andata a prendere l'acqua ad una vicina fontana.Fu immediatamente colpito dalla sua bellezza, tanto che se ne innamorò.La maggior parte degli abitanti avevano abbandonato le loro case per andarsi a nascondere in luoghi più sicuri, visto che oramai l’esplosione del ponte era imminente. La giovane donna, invece, non abbandonò la sua casa ne tanto meno i suoi anziani genitori ,tra l’altro questa casa si trovava nelle vicinanze del ponte.Le forze alleate stavano arrivando per cui il ponte doveva essere distrutto al più presto.La sera in cui era prevista l’esplosione del ponte, l’ufficiale entrò nella casa della giovane donna e la implorò di abbandonare la casa La giovane donna si rifiutò di dare ascolto all'ufficiale e di abbandonare la casa. L’ufficiale, poiché se ne era innamorato, per salvarla, non fece esplodere il ponte per non mettere a repentaglio la vita della ragazza e decise di restare li con lei e aspettare l’arrivo degli Alleati per poi caderne prigioniero.Questa è la versione romanzata ma da testimonianze locali che personalmente vissero gli avvenimenti si dice certa la presenza dell'ufficiale tedesco che era, in realtà, un capitano. Esisteva anche la ragazza che abitava in una casa tutt'ora esistente che si trova sul lato destro del Ponte. Il capitano tedesco, oltre a nutrire un forte interesse per la ragazza, sembra sia stato amante dell'arte e ammirasse profondamente la bellezza e in particolare l'architettura del Ponte del Diavolo e questo fu il  motivo perchè il capitano rinunciò a farlo esplodere.Non cadde prigioniero delle forze alleate, ma proseguì la ritirata con i suoi uomini, e sembra che morì in combattimento contro i partigiani, in alta Garfagnana.