venerdì 12 settembre 2014

7 settembre 1920: il grande terremoto. I ricordi di chi visse quei terribili giorni...

Solo la seconda guerra mondiale fu peggiore della  disgrazia che colpì
Archivio Silvio Fioravanti

la Garfagnana il 7 settembre 1920. Alle ore 7:56 di una nefasta mattina una violentissima scossa di terremoto colpì la nostra terra. Eravamo da poco usciti da un'altra immane calamità: quella maledetta influenza "spagnola" che anche in Garfagnana causò decine e decine di vittime. La malasorte infatti ci accompagnò anche in quel maledetto anno. Sono passati esattamente cento anni e ancora nessuno nella valle si è dimenticato di quello sciagurato giorno e le testimonianze dei nostri nonni riecheggiano ancora nelle nostre teste... Il terremoto del 1920 si ripercosse in tutto il centro nord fino a Milano, i sismografi dell'epoca segnalarono una scossa sismica di magnitudo 6.48, l'intensità all'epicentro (Villa Collemandina) fu del IX-X grado della scala Mercalli. Ma quello che importava non erano  i dati tecnici, quello che premeva veramente era la tragedia umana che si era abbattuta
Castiglione Garfagnana prima e dopo
(foto archivio Silvio Fioravanti)
sulle teste dei garfagnini. I dati ufficiali parlavano di 171 morti e 650 feriti e migliaia di persone senza casa. La scossa avvenne in un momento della giornata nel quale le persone erano impegnate nel lavoro dei campi, era infatti abitudine dei contadini di alzarsi all'alba, mentre nelle case rimasero donne e bambini, furono loro le principali vittime. Il tutto però incominciò il giorno prima: il 6 settembre, alle 16:25 una scossa del sesto grado Mercalli e una successiva delle 22:30 del quarto grado Mercalli preparavano il viatico al grande terremoto della mattina seguente. Molte persone però si salvarono "grazie" a questi eventi precedenti, allarmati da questi due terremoti una buona parte di garfagnini decise di dormire all'addiaccio. Tutto però rimase impresso nella mente di quelli che vissero sulla propria pelle quello che fu definito "il grande terremoto". Questo vecchio racconto è di una signora di Castiglione Garfagnana che visse quei giorni:

Qualche giorno prima del 7 settembre 1920, c’erano state delle piccole scosse di terremoto e anche il 6 ve ne era stata un’altra un poco più forte che aveva fatto cadere i camini sui tetti. Mio nonno dopo quest’ultima scossa, disse a mia nonna: “Bimba, prepara le coperte per stanotte perché in casa non ci dormiamo. Quest’aria non mi convince e dormiremo fra i filari delle viti “. La nonna tentò di convincere il marito: dormire fuori, con i bimbi piccoli….e se qualcuno li avesse visti? Che vergogna! Li avrebbero presi per matti. Ma il nonno non si fece convincere e si prepararono per la nottata “al chiar di luna”. Stesero le coperte tra i filari e la notte trascorse tranquilla. Alle prime luci dell’alba, svelti svelti smontarono la loro “tendopoli” temendo di essere visti dai paesani che si recavano nei campi. Nonno e nonna e tutti e tre i figli si avviarono con le bestie nei campi e alla selva ma all’improvviso le mucche
Baracche terremotati a Fosciandora
cominciarono a muggire e scalciare, i castagni a muoversi il nonno gridava: “Buttatevi in terra!Buttatevi in terra !”. Il terreno si apriva e si richiudeva sotto i loro piedi e li faceva cadere a terra. Fu terribile e spaventoso. Finita la scossa, che sembrava interminabile, guardarono verso Villa Collemandina ma videro solo un gran polverone. Il paese non esisteva più. Nessuno della famiglia rimase ferito perché erano tutti fuori ma la casa era distrutta. Trovarono riparo, con tutti i superstiti del paese, in un capannotto che serviva da rimessa per le foglie delle bestie. Piovve per molti giorni, incessantemente.Venne anche allestito un ospedale da campo e arrivò persino la regina Margherita ma il dono più atteso arrivò dalla Francia. La zia Giorgina era “a balia” in Francia in casa di signori e, saputa la notizia tramite il giornale (cosa straordinaria visto che stiamo parlando del 1920), inviò a Pianacci un pacco. C’erano indumenti per il ripararsi dal freddo e una bella maglia bianca di lana con le trecce fatta ai ferri per mia mamma. Una vera novità perché all’epoca nessuno aveva mai visto un maglione, tanto meno sapeva lavorare con i ferri da maglia. Esistevano solo vestiti e corpetti di stoffa"

La ricostruzione fu lentissima, praticamente la Garfagnana era tagliata fuori da qualsiasi via di comunicazione importante e quindi difficilissima da raggiungere. Gli aiuti tardarono ad arrivare. La fatica della ricostruzione pesò come un macigno sugli abitanti rientrati da poco tempo dai fronti della I guerra mondiale. L'esasperazione di disoccupati e senzatetto si scontrò con le preoccupazioni di un governo impensierito più che altro dalle forti tensioni sociali dell'epoca, segnati da scioperi e dalla occupazione delle
I primi soccorsi in partenza
 dalla stazione di Castelnuovo
(foto archivio Silvio Fioravanti)
fabbriche. Quello che successe dopo, purtroppo non fu molto diverso da quello che succede oggi... Ma questo è un altro discorso (per saperne di più leggi questo articolo https://paolomarzi.blogspot.com/2016/11/nei-meandri-di-un-terremoto-garfagnana.html )

3 commenti:

  1. Complimenti per le sue ricerche storiche che arricchiscono di aspetti nuovi e particolari inediti la storia della popolazione di Garfagnana e della limitrofa Lunigiana.

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  2. The event is also known in Scotland as several families from the commune of Villa Collemandina had emigrated to Scotland in the late 19th century.

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