martedì 25 novembre 2014

Il "grano dei poveri": il farro e il suo lungo viaggio dalla Palestina alla Garfagnana

FARRO(foto tratte da farrodellagarfagnana.it)
Accanto alle nostre ricchezze artistiche e paesaggistiche a mio avviso bisogna togliersi tanto di cappello alla nostra cucina.La cucina garfagnina è di origine contadina, fatta di antichi sapori, di semplicità,di genuinità fatta di piatti sostanziosi perchè così lo richiedeva la dura vita dei campi. Ma vogliamo mettere "i mangiari" che ci faceva la nonna? Io mi ricordo quella polenta di granturco con i funghi porcini in umido, per non parlare poi della mia gioia quando ammiravo quel pentolone con gli ossi di maiale a bollire e sull'altro fuoco la polenta di neccio a cuocere. Tutti piatti dati dai frutti della nostra terra, non da qualche serra nel sud della Spagna o da qualsiasi altra parte del mondo. I nostri funghi,le nostre castagne... e pensare che oltre a questi abbiamo un altro frutto di nobili e antichissima genesi che è simbolo del duro lavoro dei campi, anzi direi di più è antico come il lavoro stesso. Questo frutto è il farro, capostipite di tutti i frumenti oggi conosciuti.La sua coltivazione risale a 7000 anni prima della venuta di Cristo, alimento base degli Assiri,degli Egizi, dei popoli del Medio Oriente e dell'Africa del nord.Secondo recenti studi la sua origine dovrebbe essere in Palestina e guardiamo però un po' la strada che ha fatto prima di giungere in Garfagnana. Gira che ti rigira in Italia a quanto pare lo portarono i Greci, in quattro e quattr'otto i romani lo fecero suo e diffusero distese di coltivazioni, tanto da divenire il loro piatto forte.  Il "puls" o il "farratum" era un piatto tradizionale,anche qui veniva preparato in vari modi.Un piatto tipico era la "mola salsa" una focaccia usata anche nei riti religiosi, o ancora "il libum" una specie di torta.Era anche  simbolo di buon augurio, segno di abbondanza e fertilità e perciò donato agli sposi, inoltre era anche molto fortificante,il medico Galeno (n.d.r: antico medico greco) riferisce che agli eserciti era stato sostituito l'orzo con il farro perchè più energetico e nutriente e per capire meglio ancora  la sua importanza è bene dire che insieme al sale era dato come paga ai centurioni stessi.In quell'epoca Roma lo esportò in tutti i luoghi di conquista a partire dalle regioni del nord Europa fino alle estreme province italiche. Ma fra tutte queste province c'era un posto più degli altri dove questo cereale veniva più rigoglioso e abbondante, era la Garfagnana.Da quei lontani tempi il connubio Garfagnana farro è diventato indissolubile, il legame è diventato saldo proprio perchè è l'unico posto in Italia dove viene prodotto ininterrottamente da duemila anni,sopratutto perchè il farro si
Campi di farro in Garfagnana
(foto tratte da farrodellagarfagnana.it)
adatta stupendamente al nostro clima e trova ideale coltivazione in zone comprese fra i 300 metri fino a 1000. Arrivò poi il momento di crisi anche per il farro, con l'avvento di nuove varietà di frumento nudo (cioè privo di protezione esterna) il nostro cereale venne definitivamente soppiantato e confinato in alcune aree specifiche tanto da venir  chiamato "il grano dei poveri".Nella nostra valle come detto si è sempre coltivato, in una pubblicazione dal titolo "La Garfagnana 1883-1983 Aspetti economici, Agricoli, Urbanistici e Socio-culturali" si riporta un'indagine della produzione agricola fatta nel 1883 nel circondario di Castelnuovo Garfagnana.In questa indagine alla voce "farro" si legge:

" Lo coltivano assai, sebbene in pochi comuni, nei luoghi alquanto montuosi ma non troppo elevati. Dopo averlo raccolto nell'agosto lo brillano e ne fanno torte e minestra. Gli alpigiani del comune di S.Romano, Vagli ed altri luoghi ne vendono una certa quantità agli abitanti dei paesi vicini ed ai mercanti: costa circa 36-40 centesimi al chilogrammo"
Curiosità fra le curiosità mi piace sottolineare il fatto che il farro agli inizi del secolo scorso e nell'800 non veniva consumato dai garfagnini, anzi per meglio dire veniva consumato qualche volta, giusto giusto per variare dai soliti piatti a base di castagne e grano turco;ma a tutto questo c'era un perchè,lo si preferiva vendere sul mercato lucchese per guadagnare qualche soldo in più e soddisfare le esigenze della famiglia, anche perchè il farro aveva un prezzo più alto degli altri cereali coltivati. Fra alti e bassi siamo arrivati ai giorni nostri. La grande ripresa e un nuovo "boom" del farro nella nostra valle ci fu agli inizi negli anni 80 quando in un decennio circa si passò da coltivare poche migliaia di metri quadrati a qualche decina di ettari. Arrivò poi il fatidico anno del 1996 quando il
Il marchio IGP del "Farro della Garfagnana"
farro della Garfagnana ottenne dall'Unione Europea il riconoscimento di indicazione geografica protetta, il famoso I.G.P, divenendo di fatto il nostro prodotto principe. Oggi esistono circa 100 piccole aziende consorziate con il marchio "Farro della Garfagnana" che producono farro su una superficie di 200 ettari circa.Il consorzio attualmente lavora il 60% dei 2500 quintali di farro prodotto curandone direttamente la vendita.A dimostrazione della buona qualità del prodotto bisogna doverosamente aggiungere che nella fase di semina è assolutamente vietato l'uso di concimi chimici,fitofarmaci e diserbanti.

Che aggiungere, dopo tutto questo mi sarebbe venuta voglia di un minestra di farro fumante magari con un filo di olio "bono" sopra...