mercoledì 27 maggio 2015

La Grande Guerra: lettere dal fronte di soldati garfagnini

Italiani in trincea
Sono passati 100 anni precisi dalla scoppio della I guerra mondiale, una guerra questa che abbiamo sempre sentito lontana dalla nostre parti sopratutto perchè non vissuta sulla nostra pelle direttamente a differenza della seconda che l'abbiamo avuta sulla porta di casa. La "Grande Guerra"come fu chiamato poi il primo conflitto mondiale si svolse nelle Alpi e nelle Prealpi e nella pianura veneto friulana,quindi ben lontana dalla nostra Garfagnana, ma comunque sia ci toccò, eccome se ci toccò,perchè padri di famiglia, figli,fratelli e mariti garfagnini partirono per il fronte il 24 maggio 1915 (e poi nei mesi e negli anni successivi) abbandonando coltivazioni e campi,unico sostentamento per le famiglie di allora. Si partì per il conflitto da Paese povero ed impreparato, ci si trovò presto in trincea per difendere il proprio territorio e sopratutto per riportare la pelle a casa. Questa fu una guerra che forse pochi conoscono nei numeri:fu il più grande conflitto mai visto,coinvolse ben 30 nazioni al mondo e vi parteciparono ben 65 milioni di uomini, provocò la morte di ben 15 milioni di persone e fra questi morti un milione e trecentomila circa furono solo italiani (nella II guerra mondiali gli italiani morti furono quasi mezzo milione...). Oggi se ci sono arrivati fino a noi gli atti di eroismo, gli orrori e la durissima vita di trincea lo dobbiamo in buona parte ai nostri soldati (e delle altre nazioni) che hanno lasciato miliardi di lettere inviate dal fronte.
Ricevimento e spedizione
della posta in guerra
Calcoliamo che durante la guerra viaggiarono ben quattro miliardi di lettere e cartoline postali. Il trauma della guerra accelerò il bisogno degli uomini di scambiarsi informazioni tramite l'unico mezzo disponibile: la scrittura. Una scrittura però del tutto singolare dato il basso livello di alfabetizzazione, quindi queste lettere erano piene di errori, in dialetto, ma non per questo prive di significato e colme di emozioni. Ecco,oggi pubblicherò fedelmente alcune di queste lettere di soldati garfagnini, in alcune pubblicherò il nome, in altre no. Con queste lettere si cercava il contatto con la famiglia e con un mondo "normale" al quale speravano di tornare. Queste testimonianze ci danno un'immagine autentica e diretta di quanto accaduto.

"12 giugno 1915.Cari genitori di già che oggi sono un po' più trancuillo e che il nemico un mi da noia voglio descrivervi un po' come pressapoco dove mi trovo. Davanti a me si stende un infinità di montagne,tante cusì tutte assieme nanco a casa c'enno. Mi trovo propio sotto la punta del famoso Monte Nero (n.d.r:il Monte Nero oggi fa parte della Slovenia ed è una montagna delle Alpi Giulie alta 2245 metri) di cui avreste già letto sul giornale per i grandi combattimenti. Ora non potendolo piglià di fronte altre truppe lo stanno aggirando e camminino anco velocemente malgrado la resistenza di quei mammalucchi (n.d.r:riferito agli austriaci). [...] Non sembra al presente di essere in guerra, pare un campo estivo, ma poi verrà il seguito anco per noialtri. Ma intanto vada pure così"
(Lettera di Mario Bonaldi dell'Alpe di Sant'Antonio (Molazzana) sopravvissuto, poi emigrato.)
Non faccia stupore se il fronte di guerra viene descritto come "un campo estivo".La principale preoccupazione del soldato e diffusa poi tra tutti i commilitoni è la volontà di rassicurare i propri cari.
"Cari Genitori,la mi salute al presente è ottima come spero di voi tutti in famiglia. Come vi replico ancora mi trovo in questo paese che si chiama Galeriano,qui mi fanno fare l'istruzione tutto il giorno altro che si sta male con il rangio che tutti i soldati si lamentino. Sarebbi pronto anco a rinunciavvi al rangio pure che mi lascino qui e non mandammi in trincea. Adesso cari genitori posso ringraziare il Signore che mi ritrovo qui in Italia i miei compagni sono in trincea  e gli tocca fa il turno di 21 giorni e se dice peggio anco 40. Anco se siamo a 100 chilometri si sentino i cannoni come fossero li. Questo meso di maggio un è poi bello perchè arrivino gli ordini sempre di avanzare e fare le avanzate è molto brutto. Caro Padre fatemi sape come va la campagna se hanno fiorito bene, se ci  si pole già accorge dei frutti e delle semine e lo so che siete
Gli assalti suicidi 
solo, poi con tutte quelle bestie nella stalla
 
 (n.d.r:per "bestie" naturalmente ci si riferisce alle mucche)(Lettera inviata a Castiglione Garfagnana)
 "...se la trincea è dura,l'assalto è un incubo,lasciare la trincea e lanciarsi nel vuoto, verso le armi che sputano fuoco è un suicidio"
Brano di lettera di Aldemiro Magni Sergente Maggiore Regio Esercito Italiano Castelnuovo Garfagnana.
L'assalto nella prima guerra mondiale era il limite umano della sopportazione. Uscire dalla protezione della trincea e lanciarsi contro le pallottole delle mitraglie nemiche era un vero e proprio suicidio, la sopravvivenza era un fatto puramente casuale. Ogni volta che il soldato era sottoposto a una simile prova perdeva parte della sua personalità e una parte di intendere e volere. Dopo un certo numero di queste esperienze il soldato impazziva,spesso molti si suicidarono e quelli che si rifiutavano di assaltare venivano fucilati dai propri compagni per ordine degli ufficiali stessi.
Infine per chiudere voglio pubblicare questo post trovato in Facebook,nel gruppo "Istituto della Resistenza Lucca". Un post questo tratto dalle lettere di Adriano Tomei (1896-1976) di Ponte a Moriano (forse), combattente della Grande Guerra, molto eloquente e la dice lunga sul fatto che i secoli passano ma la storia è sempre la stessa...
"Senti mamma, io sarò forse pessimista ma mi pare che la
Ecco la lettera originale di Tomei
guerra la facciano i coglioni e che i furbi siano con la pelle al sicuro,facciano i denari,si divertano e...enormità, gridano ancora gli evviva alla guerra!"