mercoledì 18 novembre 2015

Il Robin Hood dei briganti garfagnini: Filippo Pacchione, il brigante gentiluomo

Ci siamo mai domandati come mai il garfagnino dal carattere
Briganti
mite e socievole, cinquecento anni fa era considerato un brigante per eccellenza? Era così in quel tempo in Garfagnana, chi non faceva il contadino faceva il brigante. Ma quali furono le cause che portarono il mansueto garfagnino ad imbracciare lo schioppo e a depredare e ad uccidere la malcapitata vittima di turno? I briganti furono certamente dei fuorilegge, ladri e spesso e volentieri anche assassini e quindi ingiustificabili, ma nel XVI secolo rappresentarono anche l'unico veicolo di riscatto per chi annegava nell'emarginazione. Una lettura facile e superficiale di relazioni sul brigantaggio di funzionari estensi tende ad attribuire tale fenomeno all'indole dei garfagnini stessi (ma per favore!...). Al contrario dico io, una lettura attenta di quei documenti porta a ben altre considerazioni sulle cause del brigantaggio locale. Al tempo la pressione fiscale era altissima,ed oltre che altissima era anche cieca e tendeva a colpire le persone veramente più povere, non parliamo poi della giustizia che era amministrata con i dovuti "riguardi" da persona a persona, che diventava timorosa con i potenti per sfogarsi sui più deboli; anche il pregiudizio la faceva da padrone, dove il cittadino non vedeva di buon occhio il montanaro, che dire inoltre dell'ambiente ? La montagna diventava rifugio di quelli che venivano allontanati o fuggivano a vario titolo dalle città estensi e che di conseguenza andavano ad ingrossare le file dei manigoldi. Ma alla fine di tutto questo bel discorso, il brigante garfagnino era un criminale o un Robin Hood ? Senza ombra di dubbio era entrambe le cose
Le Apuane rifugio dei briganti
e nonostante fosse un malfattore, la natura buona del garfagnino comunque veniva fuori, tanto è vero che il maltolto delle loro vittime talvolta veniva ripartito anche fra la gente comune che a sua volta così garantiva una certa protezione ai fuorilegge.Andiamo a vedere allora chi era da considerarsi il più Robin Hood di tutti fra i briganti nostrani. Lui era Filippo Pacchione capobanda di San Pellegrino, che in più casi seppe distinguersi per la sua onorabilità, gentilezza e cavalleria, lo potrebbe testimoniare se fosse ancora oggi in vita Ludovico Ariosto stesso,commissario estense venuto in queste terre per combattere queste risme di delinquenti e proprio quando saliva il passo verso Modena (luogo privilegiato per questi assalti) insieme alla sua scorta fu assalito in un agguato e derubato dei suoi averi. All'improvviso uno della banda Pacchione pronunciò il nome Ariosto ed il bandito svelto domandò:

- Dov'è ? Dov'è Messer Ariosto?-
- Sono io- rispose il poeta
- Compagni udite- disse Filippo Pacchione- che non sia torto un capello al grande Ariosto!-
Tutta la merce fu restituita ed il brigante aggiunse:
-Messere, anche i banditi della Garfagnana, che sferzate nelle vostre satire, vi apprezzano e vi rispettano-
e si inchinò ossequioso per sparire nel folto dei boschi.

L'altra storia riguarda la nobildonna veneziana Bianca
La nobildonna
Bianca Cappello
Cappello colei che diventerà prima amante e poi attraverso intrighi poco chiari anche la moglie del Granduca di Toscana Francesco I de Medici. Bianca era una donna bellissima e come si direbbe oggi un'arrampicatrice sociale e cercava per se il più ricco marito che le potesse capitare e si "innamorò" (prima di Francesco de Medici) del fiorentino Pietro Bonaventura, impiegato a quel tempo al Banco Salviati di Venezia, ma i progetti dei genitori per lei erano diversi: la madre la voleva far suora e il padre la voleva dare in sposa ad un vecchio. Non rimaneva che fuggire a Firenze a casa del promesso sposo ed andare a celebrare il matrimonio. Arrivarono a Ferrara e li il segretario di Alfonso II  duca di Modena li fece sposare in fretta e furia (lei aveva 15 anni!!!) per proseguire poi di gran carriera verso Modena e di li a piedi con il freddo e la neve giunsero a San Pellegrino. In quell'inverno del 1573 era custode dell' eremo di San Pellegrino tale Pierone da Frassinoro che prima li accolse con diffidenza e poi saputo chi li mandava gli spalancò le porte del convento. La mattina di buon ora partirono verso Castelnuovo Garfagnana guidati da Pierone, giunti a Campori incontrarono lungo la loro strada proprio Filippo Pacchione che con fine sarcasmo e ironia così li accolse (vi riporto fedelmente le parole del brigante raccolte da Raffaello Raffaelli nel suo "Descrizione geografica storica della Garfagnana"):

-Madonna; ben conviene che importanti affari vi abbiano consigliata ad un viaggio che pochissimi si attentano in questa stagione di fare, e potete chiamarvi fortunata di non esser caduta nelle mani degli assassini che infestano questa strada.-
Pierone riconobbe il brigante e ormai anche se aveva passato gli 80 anni incuteva ancora timore. Ai novelli sposi come "regalia di nozze" Pacchione offrì la sua protezione attraverso le terre di Garfagnana e una volta rimandato a casa Pierone una scorta di briganti li accompagnò nei giorni
San Pellegrino in Alpe
a seguire attraverso Castelnuovo, Monte Perpoli, Gallicano e Borgo a Mozzano e li furono lasciati a rimuginare sullo scampato pericolo avendo sempre in mente le parole del brigante:
-Una gentil donna deve saper quant'è periglioso affrontar l'Appennino, onde fieri e spietati briganti non permettono a nessuno di passare indenni quelle strade...-

Così questa è la storia di Pacchione l'unico brigante che una volta morto venne reso l'onore delle armi dalle guardie estensi, gli venne riconosciuto "ossequio cavalleresco, lealtà e valore". 

Storie di un garfagnino di altri tempi...