mercoledì 23 dicembre 2015

Natale di guerra...nei ricordi di una bambina

Ci sono delle storie che per tutta la vita rimarranno impresse nella nostra memoria. Sono avvenimenti lontani settant'anni quelle che vi andrò a raccontare e durante questo periodo di festività natalizie mi tornano puntualmente nella testa. Sono racconti a me cari perchè ascoltati in prima persona,sono i ricordi che ogni tanto la mia mamma riviveva,ricordi che riguardano un lontano Natale di guerra, fatto di cose semplici,di valori,di fratellanza, sembra proprio una storia uscita dalle pagine di qualche romanzo di Charles Dickens, invece è una storia vera e la mamma iniziava la narrazione sempre nella solita maniera:

"Questo è un fatto che accadde veramente tanto tempo fa, in un periodo in cui gli uomini stavano con le armi in mano e si battevano tutti ferocemente..."

La mamma volutamente non usava la parola guerra, aveva quasi una specie di repulsione per quella parola, lei l'aveva vissuta sulla propria pelle e al tempo dei fatti in quel tragico 1944 era una bambina di otto anni che decenni dopo raccontava al suo bambino di quell'anomalo Natale. Io la guardavo con aria perplessa, quasi incredula, raccontava di soldati neri,di freddo, di polenta e pensare che ancora mi sembra di sentire la sua voce:

"Ricordo che aveva nevicato di fresco ed ero tutta contenta perchè l'indomani non avrei dovuto andare a scuola, dato che era la
vigilia di Natale. Era un inverno rigido quello, come poche altre volte. Il vento gelido tagliava tutta la strada e la notte stava per calare ma la felicità superava i brividi del gelo e pensavo al presepio che avrei fatto con mia sorella, alle buone cose che avrebbe preparato la mamma e cercavo di individuare cosa ci avrebbe portato in dono il Bambino Gesù e mentre la mia testa era pervasa da mille pensieri mi ritrovai davanti casa. La casa dove abitavo era confinante con un'altra casa che l'esercito tedesco prima, e quello americano dopo usava da rimessa e da garage e proprio mentre m'infilavo nella porta di casa vidi che sul cancello della "casa rimessa" c'erano due soldati di guardia intirizziti, ed un terzo era appoggiato al muro caldo del forno a legna che era nell'aia dove qualche ora prima le donne del vicinato avevano cotto il pane e preparato qualche dolce per il Santo Natale.Il soldato mi guardò mentre entravo in casa e lo vidi sospirare, una volta entrata lo spiai dalla finestra per pura curiosità, erano le prime volte che vedevo dei soldati e questi per il mio stupore erano per giunta anche di colore e io un uomo di colore fino a quei giorni non sapevo neanche come era fatto,ce li avevano descritti sui manifesti come dei selvaggi,come uomini pericolosi,da diffidare sempre e comunque,da tenere lontani insomma(leggi:http://paolomarzi.blogspot.it92a-divisione-buffalo), ma io di tutto questo non vedevo niente,
Manifesto razziale fascista sui
soldati neri americani

vedevo che mangiavano,parlavano e sorridevano come tutti quelli che conoscevo, ma quel giorno in quell'uomo vidi di più, constatai una figura stanca e smunta e intanto che lo osservavo venne colpito da una tosse convulsa e mentre si copriva la bocca con la mano che reggeva il fucile, notai brillare la sua fede d'oro.Smisi così di guardarlo ed entrai in cucina, fui subito assalita da mia sorella anche lei tutta euforica, mi raccontava del presepe e sopratutto del dolce del Natale che la mamma aveva preparato con "farina vera". Dimenticai l'americano visto e mi dedicai la sera stessa e il giorno successivo alle mille cose della Vigilia. Finchè la sera del 24, tutti allegri, ci mettemmo a tavola. Non vedevo l'ora di mangiare, la cena era costituita da piatti speciali:polenta e baccalà, cavolo nero e fagioli bianchi. Dopo cena era il momento più bello quando il babbo tirava fuori i dolci e dava un goccino di vino dolce a tutti,compresi i bimbi, una volta servito tutti faceva così il consueto brindisi:
-In una notte come questa nacque il Redentore. Alleluja!-
ed alzò il suo bicchiere e mentre lo alzava l'anello che aveva al dito brillò. Questo mi fece ricordare il soldato americano nero che tossiva vicino al forno, allora mi domandai: come mai aveva un anello uguale a quello del mio babbo? Ma certo !!! Che sciocca!Lo aveva perchè tutti gli uomini sposati ce l'hanno...e tutti gli uomini sposati hanno dei bimbi. Chissà dove aveva i suoi bambini l'americano...e quanto soffriva a non essere loro vicino. Allora mi accorsi che solo io non avevo bevuto in onore al Natale e che
tutti mi guardavano perplessi. Dissi loro ciò che avevo pensato e quello che avevo visto un giorno prima. Il babbo mi guardò un po' serio, non è che fu molto affascinato dalle mie parole e poi con quello che si diceva...ma la carità cristiana prevalse su tutto, in fondo quei soldati non ci avevano mai fatto niente di male e allora il babbo disse
- Vai a chiamarlo se c'è ancora !-
C'era ancora ma non volle salire. Rimase ancora vicino al forno a scaldarsi e a fare il suo dovere di guardia, poi sicuramente non capiva l'italiano e non comprendeva come mai lo volessi far salire in casa. Tornai in cucina molto delusa, ma mio padre aveva già immaginato tutto e mi porse un piatto con il dolce della mamma ed un bicchiere di vino. Con queste cose mi presentai al soldato dicendogli:
Soldati neri in Garfagnana
- Buon Natale!- mi guardò sorpreso, poi sorrise e mi disse qualcosa nella sua lingua e mentre prendeva i doni mi fece una carezza proprio come il mio babbo. Si allontanò e vidi che divideva i dolci con i suoi commilitoni. Ripresi poi il piatto e il bicchiere vuoto e tornai su a raccontare com'era andata. Il babbo stette a sentire e mentre attizzava il fuoco borbottò emozionato:
- Bene,bene questo è proprio un buon Natale-"

I fatti sopra citati si svolsero a Gallicano.I giorni che seguiranno a questi accadimenti saranno ancora più tristi e drammatici. Di li a poche ore comincerà in Garfagnana la famosa Battaglia di Natale (per saperne di più: http://paolomarzi.blogspot.it//il-piu-tragico-natale-). Gallicano (come molti altri paesi) fu colpito da una serie di bombardamenti alleati devastanti. Quei giorni
di festa del 1944 verranno ricordati come il peggior Natale di cui la Garfagnana abbia memoria.

Da parte mia un sincero augurio di Buone Feste a tutti i miei lettori, nella speranza che questi ricordi rimangano per sempre solo e semplici ricordi, da non dimenticare e di cui fare tesoro.