martedì 29 aprile 2014

Il Procinto, il monte del mistero e della magia...

"Lo scoglio, ove il sospetto fa soggiorno,Alto dal mare da seicento braccia,Di ruinose balze cinto intorno,E da ogni parte il cader minaccia Il piu' stretto sentier, che guida al Forno,La' dove il Garfagnin il ferro caccia o la via Flamminia o l'Appia nomar voglio verso quel che dal mar va in cima al scoglio. "                                  
Il procinto e i suoi "bimbi"











Così Ludovico Ariosto nel 1525 ricordava l'inconfondibile e sinistra sagoma del Monte Procinto (1177 m) il monte più misterioso e magico delle Alpi Apuane sulla sommità del quale, nelle notti di luna piena si andava a raccogliere magiche radici. Molti botanici vi si recavano per raccogliere specie di fiori che crescono solo sulla cuspide rocciosa come, ad esempio, la radice della mandragola. Quest’ultima doveva essere estirpata sulla cima del Procinto nelle notti di luna piena. Tutto ciò richiedeva coraggio perché si dice che, quando si tentava di strappare la pianta dalla terra, questa emetteva delle grida talmente insopportabili che, colui che la estirpava, poteva essere vinto dallo spavento e morire all’istante. Ma se, una volta raccolta, veniva ben conservata e ad ogni nuova luna si avvolgeva in un panno di lino bianco e rosso, poteva allontanare i mali
Il fiore della Mandragola
che si trova sulla cima
 del Procinto
 la cui radice si dice
abbia poteri speciali
dalla casa e guarire le fratture.Antiche leggende parlano di tesori nascosti nelle grotte che si aprono sui fianchi della montagna. In alcune di esse si dice vi siano sepolti favolosi tesori portati lassù da pirati dopo aver trafugato case e paesi.Infatti si narra fra leggenda e realtà che un tempo, le coste della Versilia fossero spesso attaccate ed invase dalle navi turche che lasciavano le zone solo dopo averle spogliate di tutti i loro beni e solo dopo aver portato devastazione e morte. Per sottrarsi ad una simile eventualità, un pescatore prese i suoi piccoli figli e fuggì verso le Alpi Apuane. Dopo una giornata d’estenuante cammino, i bambini, esausti, chiesero al padre di fermarsi. Il vecchio trovò uno spiazzo sotto un gran castagno dove tutta la famiglia 

si fermò per passare la notte. Una tempesta però si alzò improvvisa ed un fulmine, impietoso, si abbatté sul castagno, sotto il
Il monte Procinto visto
dalla Pania della Croce
quale riposava la famigliola del pescatore, e lo incenerì insieme con tutti i suoi ospiti.Vista la tragedia che si era consumata il dio Pennino (Il dio protettore dai pericoli della montagna)si commosse profondamente e pietrificò la famigliola affinché potesse rivivere nella memoria dei posteri. Il Monte Procinto è il vecchio pescatore, mentre le più modeste guglie vicine, rappresentano i bambini che, infatti così ancor oggi sono chiamate “i bimbi” del Procinto.