mercoledì 3 agosto 2016

La galleria del Lupacino. L'opera più grandiosa della Lucca-Aulla

Costruire in Garfagnana non è mai stato facile, naturalmente più grandi sono le opere da realizzare e più complicata diventa la loro edificazione. Ponti, strade e le vie di comunicazione in genere nella valle sono state sempre e lo sono ancora un grande problema. Il nostro territorio per sua conformazione ha creato sempre difficoltà anche al più in gamba degli ingegneri e i tempi di costruzione si sono allungati sempre all'inverosimile diventando addirittura biblici. Ma quest'opera di cui andrò a raccontare le batte tutti (almeno nella valle), roba da far invidia perfino alla Salerno- Reggio Calabria, infatti i suoi studi di fattibilità cominciarono nel 1840, la sua costruzione fu autorizzata dal governo di sua maestà re Vittorio Emanuele III il 27 aprile 1916 e fu inaugurata dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi il 21 marzo 1959, ben 42 anni, 11 mesi e 6 giorni dopo dall'approvazione dei lavori, nel frattempo erano passate due guerre, una dittatura, la monarchia era decaduta, ed eravamo già al terzo presidente della Repubblica, e la linea ferroviaria Lucca- Aulla non era stata ancora completata, rimaneva l'ultimo grande ostacolo per congiungersi con l'altro capolinea e questo ostacolo si chiamava Monte Lupacino. Questa è la storia della galleria del Lupacino, un cunicolo di quasi ottomila metri dentro la montagna che in dieci minuti avrebbe permesso di unire la stazione
la galleria del Lupacino oggi
(foto tratte da F.L.A.com)
di Piazza al Serchio con la stazione di Minucciano- Pieve Casola. Questa fu l'opera più imponente e complicata della ferrovia Lucca- Aulla. I fatti praticamente cominciarono quel lontano 21 aprile 1940, quando in pompa magna per il giorno del compleanno di Roma le autorità fasciste accolsero per la prima volta il treno a Piazza al Serchio (29 anni dopo Castelnuovo Garfagnana...), consideriamo che tale tratta (Castelnuovo- Piazza al Serchio) già esisteva da tempo immemore, messa in funzione dall'allora "Montecatini" vera potenza monopolistica nel campo dell'escavazione del marmo che gestiva questa tratta esclusivamente per il trasporto dei blocchi di marmo. La crisi economica del 1929 colpì però anche le industrie marmifere e ciò portò al crollo dell'escavazione del marmo garfagnino e l'interesse della gestione di quel segmento di ferrovia cominciava a pesare sulle spalle della Montecatini stessa, la manutenzione diventava sempre più
la ferrovia del marmo
(foto collezione Fioravanti)
dispendiosa, era ormai venuto il tempo che la responsabilità di questo pezzo di linea passasse all'amministrazione statale e così fu. Dall'altra parte nel versante massese nel 1943 la ferrovia di Equi Terme raggiunse Minucciano. Per congiungersi con Piazza al Serchio, per completare l'opera non rimaneva che l'ostacolo più duro il famoso Monte Lupacino, per superarlo era necessario lo scavo di una galleria di quasi otto chilometri. Per la precisione 7515 metri. I lavori su questa galleria a onor del vero erano già cominciati nel 1922, ma ben presto si interruppero 
(alla fine del 1923), quando erano stati realizzati 800 metri di scavo dal lato garfagnino e 400 dal lato Lunigiana. Nel 1942 (in piena guerra mondiale) ripresero perchè il federale di Lucca Mario Piazzesi voleva fare un figurone con Mussolini, dato che si era sbilanciato un po' troppo quando comunicò personalmente al duce  che i lavori della ferrovia garfagnina ormai erano entrati in fase di ultimazione..., il tutto però si risolverà come si suol dire gettando un po' di "polvere negli occhi": fu data una ripulitina ai cantieri e una "grattata" al monte. Con la guerra in corso i lavori naturalmente non andarono avanti, ma poi grazie a Dio terminò anche questo flagello e dopo essersi "leccate le ferite" arrivò anche il
I lavori in galleria
(foto tratte da F.L.A.com)
momento della ricostruzione e di un nuovo impeto di sviluppo, c'era da rimettere in piedi quello che era stato bombardato (il ponte della Villetta), ma c'era anche da portare avanti quello che era rimasto in sospeso e nel marzo 1946 si riprese a scavare nella galleria di valico. Nel lato opposto lo scavo fu ripreso nel dicembre 1947. Sinceramente questa ripresa dei lavori fu una mano santa per l'economia della valle, duemila disoccupati cominciarono nuovamente a lavorare nel compimento della galleria e Loris Biagioni, sindaco di Castelnuovo e padre costituente sollecitava il governo di inserire una volta per tutte nel programma dei lavori pubblici i fondi per il completamento della linea. Il 10 dicembre 1946 ci fu la svolta, il ministro dei trasporti Ferrari e il ministro dei lavori pubblici Romita  assicurarono che per il ripristino della linea, tutte le opere erano già state appaltate. Il ministro Romita in persona illustrò i lavori in corso alla galleria del Lupacino, garantendo la disponibilità finanziaria per terminare i lavori. La realizzazione proseguì senza intoppi temporali e si arrivò finalmente al 17 settembre 1956. Sessant'anni esatti sono passati da quel giorno quando il ministro Romita insieme all'allora ministro

dei trasporti Angelini e ad una moltitudine di autorità assistettero alla caduta dell'ultimo diaframma di roccia della galleria che separava le due stazioni di Piazza al Serchio e di Minucciano-Pieve Casola. Ma quante difficoltà! Quante tribolazioni, prima di arrivare a quel giorno, anche per l'impresa Scandovi di Bologna,
specializzata in costruzioni ferroviarie (che si era aggiudicata l'opera) l'ostacolo del monte Lupacino si rivelò più duro e terribile del previsto e quando si presentò il conto a fine lavori fu salatissimo. Il prezzo pagato per questa galleria fu presentato
la lapide in memoria
dei caduti a Pieve San Lorenzo
in vite umane, ben sette furono le vittime che negli anni di costruzione persero la vita in questa infrastruttura e giustamente vanno ricordati uno per uno:


  • Guazzelli Umberto da Piazza al Serchio
  • Casini Giovanni da Piazza al Serchio
  • Traggiai Ottavio da Pieve San Lorenzo
  • Borghesi Vittorio da Piazza al Serchio 
  • Peghini Augusto da Pieve San Lorenzo
  • Spinetti Renato da Pugliano
  • Clini Alfredo di Pesaro 
Ma non solo, per centinaia di lavoratori il Lupacino significò l'invalidità permanente che si presentò sotto forma di silicosi, malattia contratta durante i lavori di scavo. Anche i numeri ci parlano di un opera ciclopica: furono impiegate 600.000 mila giornate di lavoro per un costo di cinquecentomila lire per chilometro, in più furono impiegate 150 mila metri cubi di murature e furono eseguiti 400 mila metri cubi di scavi, che la natura e la roccia consentì solo un poco alla volta, prima con la realizzazione dei cunicoli di avanzamento e successivamente degli
Lavori nella galleria del Lupacino
(foto tratte da F.L.A.com)
allargamenti. Molti tratti erano poi in contro pendenza e in altri, dove la montagna era attraversata dai corsi d'acqua, fu necessario non solo impermeabilizzare la gallerie ma intervenire addirittura sul letto dei torrenti. 

Eccoci così al fatidico 21 marzo 1959 e all'inaugurazione ufficiale della galleria del Lupacino e al definitivo completamento della linea Lucca- Aulla. Il tutto si svolse alla presenza del (toscano) Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. Un giorno di festa per la Garfagnana,che rimane ancora oggi esclusivo nella storia della valle perchè è stato
Il Presidente Gronchi
a Pieve San Lorenzo
l'unico presidente (in veste ufficiale) a far visita alla Garfagnana. Quel giorno il treno presidenziale partì da Minucciano- Pieve Casola attraversò la galleria del Lupacino, giunse a Piazza al Serchio e continuò il tragitto a valle, nella notte per festeggiare il grandioso evento sui monti delle zone come tradizione del tempo voleva per i grandi avvenimenti vennero accesi grandi falò in omaggio al presidente e per la felicità del completamento della ferrovia. Mai felicità fu più effimera però, con l'inizio degli anni sessanta l'Italia era alle prese con la costruzione delle autostrade e gli italiani si gettavano nell'acquisto di automo
bili, il treno adesso rappresentava il passato. Nel 1911 quando il treno arrivò a Castelnuovo (e li si fermò) era il mezzo più veloce
possibile, nel 1959 al compimento della Lucca- Aulla rappresentava solo un rammarico perchè mai come allora il treno era arrivato veramente in ritardo di ben 48 anni. Così il senatore Cesare Angelini parlamentare di Lucca ebbe a scrivere sul numero speciale de "La Garfagnana" in occasione della visita di Gronchi:"Che dire della ferrovia? E' venuta troppo tardi? Fu iniziata quando la ferrovia rappresentava l'unico mezzo efficiente di trasporto e quindi di progresso; viene completata quando il traffico da anni ha scelto altri mezzi, preferibili per percorsi non eccessivi, sia per il trasporto delle persone che per quello delle cose. Comunque-anche in ritardo- ben venga la ferrovia, ma essa potrà essere di reale utilità alla Garfagnana se invece di adibirsi al solo traffico locale, sarà percorsa anche da treni che congiungono rapidamente il sud e il nord alle sue magnifiche vallate. Si potranno così aprire nuove vie ai commerci e più ancora a quel turismo all'incremento del
Il presidente Gronchi
a Piazza Al Serchi
quale la Garfagnana deve sentirsi decisamente impegnata per conseguire quel processo sociale ed economico cui giustamente ambisce".

Tale articolo non rimarrà che nei decenni una voce vuota e inascoltata... a voi trarre le amare conclusioni...



Fonte: Studi del Professor Umberto Sereni