Ebbene si, Dante Alighieri, il Sommo Poeta, conosceva i nostri monti
e le nostre valli. Voi mi direte che mi sono bevuto il cervello e vi starete domandando come mai cotanto personaggio fosse a conoscenza di questi luoghi impervi e selvaggi. Eppure è così, abbiamo un privilegio che pochi hanno, ossia che le "nostre" Alpi Apuane siano citate nella "Divina Commedia", ed in particolare vi sono menzionati: la Pania della Croce, il Monte Tambura e Aronte protettore delle Apuane...Bhè! Andiamo allora nel particolare...Prendiamo i versi della Divina Commedia in questione e poi andiamo a spiegare:
"Per ch’io mi volsi, e vidimi davante
e sotto i piedi un lago che per gelo
avea di vetro e non d’acqua sembiante.
Non fece al corso suo sì grosso velo
di verno la Danoia in Osterlicchi,
né Tanaï là sotto ’l freddo cielo,
com’era quivi; che se TAMBERNICCHI
vi fosse sù caduto, o PIETRAPANA,
non avria pur da l’orlo fatto cricchi"
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La Pania della Croce |
Questi versi fanno parte del XXXII° Canto dell'Inferno (versetti 28/30) e qui Dante narra che alla fine dell'inferno, nella cosiddetta Caina, dov'è imprigionato Satana vi sia uno spesso strato di ghiaccio, che non farebbe nemmeno una crepa se la Tambura (Tambernicchi) o la Pania della Croce (Pietrapana) vi fossero crollate sopra. E' bene dire che un tempo la Pania veniva chiamata "Pietrapana", in quanto questi monti, come sappiamo, oltre duemila anni fa furono abitati dagli Apuani, difatti anche la sua vetta per eccellenza, la Pania della Croce, aveva preso il nome da questi antichi abitanti. Fu per questo che gli antichi romani la battezzarono "Pietrae Apuanae", nome divenuto poi "Pietrapana" cioè "monte degli Apuani". Per quanto riguarda la Tambura le teorie sono discordanti, ma alcuni esperti ed insigni studiosi della Divina Commedia(vedi il Del Lungo e il Porena) affermano che dai remoti scrittori del tempo la Tambura sarebbe stata chiamata "Stamberlicche" o "Stanberliche", comunque l'elemento più valido a sostegno dell'identificazione di tale monte è l'appartenenza della Tambura allo stesso gruppo montuoso della Pania della Croce (citato insieme nei soliti versi),gruppo montuoso del quale Dante ebbe sicuramente visione. Non dimentichiamoci che il Sommo Poeta nel suo esilio fu ospite dei Malaspina nel lontano 1306, |
Fosdinovo Castello Malaspina |
nel loro castello di Fosdinovo, quindi ebbe sicuramente l'opportunità di essere profondamente colpito dalle nostre magnifiche montagne. Infine, il Sommo, volle dare lustro al protettore delle Apuane: Aronte. Infatti, la fama dell'indovino etrusco raggiunse più di mille anni dopo anche Dante
Alighieri, tant'è che citò anche lui nella Divina Commedia, nel XX canto
dell'inferno e lo immaginava in una spelonca tra i bianchi marmi
sopra Carrara da dove poteva guardare il mare e le stelle:
"Aronta
è quei ch’al ventre li s’atterga,
che
ne’ monti di Luni, dove ronca
lo
Carrarese, che di sotto alberga,
ebbe
tra bianchi marmi la spelonca
per
sua dimora; onde a guardar le stelle
E’l
mar non gli era la veduta tronca."Dante contribuì in maniera essenziale a rendere la
sua figura
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Bivacco Aronte |
leggendaria nei secoli, l'amore di questo aruspice per le sue montagne salì a simbolo di esse, tant'è che si
racconta (e qui si entra nella leggenda) che Aronte era un gigante
che aveva il compito datogli dagli Dei di difendere le Alpi Apuane
dagli attacchi dei nemici che provenivano dal mare.
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