martedì 26 agosto 2014

Com'era la Garfagnana di duemila anni fa? Così descrive gli uomini e l'ambiente Diodoro Siculo storico greco...

La selvaggia Garfagnana
Ma com'era la nostra Garfagnana millenni fa? Ve la immaginate la nostra verde terra? Sconfinata, niente strade, macchine, case, chiese...e le nostre montagne? Vette quasi inviolate,selvagge, piene di animali di ogni specie.A me piacerebbe fare un salto indietro nel tempo e vedere come sarebbe stato nelle varie epoche.Una mano in questo senso ce la possono dare però le antiche memorie scritte e per descrivere la Garfagnana di duemila anni fa sono riuscito a trovare notizie sull'opera monumentale  di Diodoro Siculo storico greco che visse tra l'80 e il 20 a.C che scrisse appunto quest'opera chiamata "Biblioteca Historica" fatta di quaranta libri restanti però a noi solamente cinque. Bene, quindi facendo dei voli con l'immaginazione possiamo tornare a quando le nostre terre erano abitate dagli antichi "garfagnini" gli Apuani.Pensate che erano divisi in ben trenta tribù (proprio in tribù come gli indiani d'America) tutti facevano "ceppo" dai Liguri che poi (ad esempio) si dividevano in Tigulli (sulla riviera di Levante) o anche in Friniati (quelli insediati fra Modena e Reggio) fino ad arrivare agli Apuani "nostri discendenti" abitanti nel bacino del Magra e nelle Apuane settentrionali.Nella loro descrizione caratteriale possiamo ritrovare curiosamente alcuni aspetti che si possono benissimo accostare al garfagnino d'oggi infatti Tito Livio (storico romano) le descrive come dal carattere ostinato, burbero e battagliero, armati di spade con foderi i cui motivi riconducevano al mondo celtico e in più erano anche forniti di una strana arma, (considerata la loro arma per eccellenza) una specie di roncola ricurva (così viene descritta) che da studi fatti viene ricondotta a quello che oggi si chiama "pennato" che viene usato in tutta la Garfagnana per fare legna.Ma tornando al nocciolo sentite allora come descrive uomini, donne e ambiente in una Garfagnana di duemila anni fa Diodoro Siculo.Chiudendo gli occhi e con un po' di fantasia sembra di esserci dentro:
 "Costoro abitano una terra sassosa e del tutto sterile e trascorrono un’esistenza faticosa ed infelice per gli sforzi e le vessazioni sostenute nel lavoro. E dal momento che la terra è coperta di alberi, alcuni di costoro per l’intera giornata abbattono gli alberi, forniti di scuri affilate e pesanti, altri, avendo avuto l’incarico di lavorare la terra, non fanno altro che
Guerriero Apuano III A.c
estrarre pietre… A causa del continuo lavoro fisico e della scarsezza di cibo, si mantengono nel corpo forti e vigorosi. In queste fatiche hanno le donne come aiuto, abituate a lavorare nel medesimo modo degli uomini. Vivendo di conseguenza sulle montagne coperte di neve ed essendo soliti affrontare dislivelli incredibili sono forti e muscolosi nei corpi… Trascorrono la notte nei campi, raramente in qualche semplice podere o capanna, più spesso in cavità della roccia o in caverne naturali… Generalmente le donne di questi luoghi sono forti come gli uomini e questi come le belve… Essi sono coraggiosi e nobili non solo in guerra, ma anche in quelle condizioni della vita non scevre di pericolo” Diodoro Siculo IV, 20,1,2.
 

Per concludere, come si può vedere ci accomunano ancora dopo duemila anni parecchie cose con i nostri antenati...Si vede che buon sangue non mente...