mercoledì 13 agosto 2014

Il paese "fantasma" di Col di Favilla.La sua bella (ma brutta) storia

Persi per i nostri monti e le
Col di Faviila,la chiesa di Sant'Anna
nostre vallate ci sono molti di quelli che sono meglio conosciuti come "paesi fantasma", sono quei paesi che nei lustri e nei secoli scorsi erano paesi pieni di vita, con molti abitanti, magari anche di notevole importanza perchè di li vi passarono rotte commerciali o anche perchè potevano essere luoghi che avevano attività lavorative nel territorio stesso come miniere, cave...Purtroppo poi con l'andare degli anni molti di questi paesi sono stati letteralmente abbandonati.Ormai erano diventati posti quasi irraggiungibili dalle vie di comunicazione moderne, ormai tutte le prerogative essenziali per la sua esistenza la modernità le aveva uccise, ormai le attività lavorative si erano spostate a valle e man mano che i più anziani morivano un pezzo di paese moriva con loro. Il più famoso di tutti questi paesi in Garfagnana è Fabbriche di Careggine,il paese sommerso nel lago di Vagli.Però oggi voglio andare alla scoperta di un altro "paese fantasma" meno famoso ma altrettanto bello, si chiama Col di Favilla. Col di Favilla si trova a 940 s.l.m ai piedi del Monte Corchia ed è sovrastato dal Pizzo delle Saette.Questo piccolo borgo trae il suo nome a quanto pare dal
Case abbandonate a Col di Favilla
fatto che alcuni abitanti abbiano visto sul far della sera innalzarsi verso il cielo le scintille di una carbonaia, infatti le principali attività degli abitanti chiamati colletorini furono la produzione del carbone,la pastorizia,la lavorazione dei metalli presso il canale delle Verghe,l'estrazione del tannino dal castagno destinato alle concerie del pisano.Insomma il paese era più che vivo.Adesso guardiamo le sue origini, l'area di Col di Favilla era anticamente un alpeggio e quindi un insediamento a carattere stagionale, vi giungevano dalle valli della Garfagnana e dall'entroterra versiliese i pastori addirittura fino dai primi anni del 1600.I pastori quindi spinti dal sapore della dolce comodità vi si stabilirono definitivamente intorno al 1880 dapprima costruendo case cosiddette "alla buona" e poi man mano rendendole più ampie e solide utilizzando per i muri la pietra locale e per i tetti l'ardesia.Tutta la vita paesana si svolgeva intorno alla chiesa di Sant'Anna (risalente al 1640) che accoglieva fra le sue braccia nuove genti catturate dal conveniente smercio che si stabili lassù.Questo perchè numerosi erano i sentieri che permettevano di raggiungerlo,sia dalla Garfagnana che dalla Versilia.Gli anni passarono,l'Italia si stava modernizzando e con l'Italia anche se a piccoli passi anche la Garfagnana e il paese si stava progressivamente svuotando. Una bella mano a questo abbandono fu dato precedentemente dalla II guerra mondiale,il borgo subì gravi distruzioni,il paese era segnatola popolazione fu
il campanile di Col di Favilla
dimezzata,gli scambi commerciali estinti,la voglia di reagire e ripartire era scomparsa anche quella, ed inoltre il 1960 portò alla sua definitiva morte, difatti fu costruita una strada alternativa che isolò completamente il luogo da qualunque tipo di traffico commerciale,fu il definitivo de profundis.

Nota a margine di questa storia su Col di Favilla  vorrei ricordare una notizia curiosa e una dir poco pessima.Cominciamo da quella curiosa. Nel paese c'è una meridiana particolare posta sulla sommità della chiesa che è considerata la più alta (sul livello del mare) meridiana di tutta la Toscana. La nota pessima invece è che nel 1977 il paese, ormai già abbandonato fu oggetto di devastazioni vandaliche e sacrileghe,fu necessario infatti riconsacrare la chiesa di Sant'Anna nel 1979,si arrivò perfino a pensare che alcuni scheletri fossero stati trafugati dal cimitero locale.Infine Fosco Maraini (poeta e scrittore sepolto poi nel 2004 all'Alpe di Sant'Antonio) scrisse di Col di Favilla nel 1928 in un escursione sulle Alpi Apuane:
"...Scendi e risali, risali e scendi, finalmente scorgemmo, quasi sepolto tra giganteschi castagni, un campanile, poi comparvero dei tetti a lastre di pietra grigia, e delle case.Il villaggio sorgeva in un punto di straordinaria bellezza, sulla cresta pianeggiante d’un
la meridiana di Col di Favilla
monte, a quasi mille metri di quota, proprio dinanzi ai dirupi spettacolari e selvaggi del Pizzo delle Saette. Col di Favilla,era davvero alla fine del mondo...La vita materiale e morale a Col di Favilla ruotava ancora in pieno attorno al dio castagna. Le piante che producevano i frutti preziosi erano secolari, gigantesche, con certi tronchi da abbracciarsi in tre o quattro persone, curatissime, rispettate, amate..."