sabato 7 marzo 2015

La donna che attraversò tre secoli: Nelly Lemetti, "la bambina del Pascoli".

Nelly Lemetti in età giovanile
Quale  miglior occasione dell'8 marzo per ricordare le donne?Personalmente sono però dell'avviso che non occorre un giorno particolare per ricordarsi delle donne, dell'innamorata, del papà o della mamma, lo trovo al quanto riduttivo,comunque atteniamoci alle tradizioni e anch'io farò la mia parte attraverso le pagine di questo mio blog. Il pensiero e il mio omaggio in questo giorno di festa per "il gentil sesso" va ad una donna speciale,molto particolare, una donna garfagnina che è riuscita a "toccare" ben tre secoli,una signora "antica" nata nell'ottocento e morta nel terzo millennio, una donna forte, caparbia, una vita vissuta veramente come poche, lei che era meglio conosciuta come..."la bambina del Pascoli" al secolo Nelly Lemetti.
Nelly nacque alla Barca,località nel comune di Gallicano in un lontano 19 dicembre del 1896.Suo padre Luigi era il proprietario del "Osteria del Platano" (ancora oggi esistente) al Ponte di Campia,l'osteria vedeva Giovanni Pascoli fra i suoi più assidui frequentatori.Questa amorosa bambinetta in poco tempo divenne la prediletta del poeta. S'incontravano quasi ogni giorno all'osteria, le attenzioni che il Pascoli rivolgeva alla piccola Nelly erano molte,la bambina nelle giornate estive gli sedeva accanto presso il tavolo di ferro battuto nella piazzetta davanti all'osteria, mentre d'inverno si trasferivano all'interno alla fioca luce del camino, immersi nell'odore acre del vino e del fumo. Uno dei
L'Osteria del Platano oggi
primi a ricordarsi di Nelly fu il giornalista Giulio Simonini che in occasione dei suoi cento anni (1996) la intervistò per il quotidiano "La Nazione",e lei ricordava spesso questi momenti vissuti intorno a quel tavolo di ferro battuto:

"Era qui che il Pascoli trascorreva il suo tempo libero.Amava leggermi le poesie e correggere i miei compiti, inoltre gli piaceva conversare e prendere appunti sul dialetto garfagnino dai barocciai e gli avventori che si rifocillavano al "Platano" scambiando con loro qualche bicchiere di vino. Ricordo con nostalgia le mie giornaliere visite al Colle di Caprona (n.d.r:la casa del Pascoli) per portare al professore il giornale e i sigari che aveva ordinato all'osteria del papà.Il poeta ricambiava i miei servigi con cioccolatini e fragranti biscotti preparati dalla sorella Mariù,lasciandomi poi giocare con il cagnolino Guli."
Addirittura la piccola Nelly è citata in alcune lettere private del poeta scritte al suo amico Alfredo Caselli, in una di queste si rivolge a Nelly chiamandola teneramente "figliolina"
"La mia figliolina e tornata or ora da una corsa fatta sino alla Barca per prendere i pesci" ( n.d.r:alla Barca esisteva presso tale Niccodemo Marroni dei vivai di pesce).
"L'Osteria del Platano" ai tempi del Pascoli
Arrivarono anche i momenti tristi e il povero Luigi, padre della piccola Nelly morì e la famiglia Lemetti rischiò seriamente di perdere le licenze per gestire l'osteria, ma grazie all'interessamento del "professor Pascoli" come diceva Nelly,la mamma poté continuare l'attività. Nelly cresceva,nel frattempo il suo mentore, "il professore" era morto (n.d.r:6 aprile 1912) e sua mamma continuava serenamente l'attività.Era arrivato quindi il momento di farsi una vita propria e in quell'intervista e nella sua mente riaffioravano ancora nitidi i ricordi del suo ultracentenario cammino e ripensava sempre a quei 16 anni quando si invaghì di un bel giovanotto del luogo di nome Giacomo, presto si sposarono e presero la decisione di trasferirsi nella terra in cui i sogni si trasformavano in realtà:"le lontane Americhe".Fu l'inizio di un avventura a lieto fine.Presero in gestione un saloon a Chicago, si rivelò subito un lavoro pesante, erano gli anni del proibizionismo e la città era frequentata dal fior fiore dei gangster e spesso i due sposi dovevano placare l'esuberanza e i litigi dei focosi clienti,ma tutto comunque andò a gonfie vele. Con la sicurezza economica tornò forte il richiamo dei familiari e della Garfagnana e si decise di ritornare in Italia.Con i soldi guadagnati in America Nelly con suo marito Giacomo costruirono una villetta alla Barca (oggi ancora esistente),nella località dove nacque,mentre a Genova in un piccolo appartamento di proprietà del figlio Dagoberto (già ultraottantenne)e in sua compagnia passava gli inverni dilettandosi nel ricamo, mentre d'estate ritornava al paese natio assistita amorevolmente dalla
Pascoli gioca con il suo cane Guli
nipote Duse Lemetti.Giulio Simonini, il suo intervistatore la ricordava come una donna con una verve invidiabile,una mente lucida, uno spirito forte e sereno, spesso sorprendeva i suoi interlocutori da tanto che era informata sui fatti che riportavano sia la stampa che la televisione.Nel 2004 Nelly ci lasciò dopo 108 anni di vita intensa e adesso riposa nel cimitero di Castelvecchio a poche centinaia di metri dalla tomba del suo protettore Giovanni Pascoli...Ecco chi era "la donna che attraversò i tre secoli".