venerdì 11 luglio 2014

Antichi modi di vivere: la transumanza in Garfagnana nei ricordi di chi l'ha vissuta...

Era un vero e proprio fenomeno sociale ancor prima che economico.In tutta Europa la transumanza per secoli interi ha visto famiglie intere che si spostavano da un punto all'altro del continente in determinati periodi dell'anno.In Italia
1940 greggi al pascolo nelle
vicinanze di San Pellegrino
le genti della penisola grazie alla dorsale appenninica hanno da sempre approfittato durante i mesi estivi degli sterminati pascoli che esaurendosi verso l'inizio d'autunno spingevano quei greggi immensi a tornare nelle pianure o sulle coste assicurando grazie al clima temperato pascoli sufficienti durante l'inverno. Anche la nostra Garfagnana non era esente da questo fenomeno.Il percorso di queste migrazioni si svolgeva sui cosiddetti tratturi (autostrade ante litteram per i pastori) che collegavano tutta la penisola italica tramite la dorsale appenninica che univa l'Abruzzo con il Lazio,  attraversando il Molise,arrivavano all'estremo nord Italia sull'altopiano di Asiago per poi giungere ai pascoli della Garfagnana, per spingersi fino ed oltre i territori del Granducato a sud dell'Arno.Questi che vado a raccontare oggi sono i ricordi di un ragazzo dell'epoca,Giulio Simonini (diventato poi giornalista e memoria storica della Garfagnana).Il tutto si svolge negli anni 50 quando il fenomeno andava esaurendosi ma la tradizione era ancora viva e pulsante.

"La transumanza dei miei tempi avveniva due volte l'anno e coinvolgeva tutta la penisola e così pure numerose famiglie garfagnine partecipavano al trasferimento delle greggi con estenuanti marce a piedi verso i monti d'estate, in pianura o verso il mare d'inverno.La transumanza estiva iniziava ai primi di giugno con i greggi che attraversavano i paesi della Media Valle del Serchio provenienti dalla Maremma e in parte della Versilia dove avevano svernato.Risalivano verso i colli ubertosi della Garfagnana,alle pendici delle Alpi Apuane e degli Appennini.Si udivano arrivare,dal suono ritmico dei campanacci appesi al collo in gruppi di 100-200 capi invadevano le vie, all'epoca ancora sterrate,sollevando nuvole di polvere.Ogni gregge era preceduto da uno dei due pastori,l'altro chiudeva il branco,seguito da cani ,i cosiddetti "toccatori" che fieri del loro compito
i famosi caselli di Campocatino
controllavano gli armenti.Brividi ed emozioni quando riuscivo a penetrare in bicicletta dentro i branchi,con centinaia di corna ondeggianti che mi sfioravano senza colpirmi .Al sopraggiungere di qualche rarissima auto i pastori emettevano il fischio di richiamo per il cane che entrava in azione che con abbai e lievi morsi alle pecore restringeva il gregge al margine della strada.Poteva accadere che nel tragitto le pecore figliassero e allora gli agnellini venivano messi dentro una bisaccia o sulle spalle con le madri che le seguivano belando.Il viaggio poteva durare anche una settimana  con soste in vari paesi  dove le bestie si nutrivano nei campi del demanio o anche in quelli privati i cui padroni venivano contraccambiati con del formaggio.Gli armenti raggiungevano l'alta Garfagnana per pascolare all'ombra del Monte Roggio, Orto di Donna,Monte Calace, Gorfigliano, Sillano,Alto Matanna e San Pellegrino.La notte dormivano all'aperto negli stazzi mentre i pastori riposavano nei caselli (dimore in pietra murati a secco) All'alba dopo la mungitura,la bestia veniva rimandata al pascolo. Intanto nei caselli i pastori procedevano alla lavorazione del latte da tramutare in formaggio o
transumanza
ricotta.Il primo sarebbe entrato in commercio dopo una breve stagionatura,la seconda raggiungeva le botteghe della valle .Una stagionatura più lunga veniva riservata al pecorino, prodotto d'elite, destinato ad un mercato ancora più ampio e redditizio.A settembre si effettuava la marcia di ritorno per raggiungere climi più dolci. durante il tragitto era facile che i pastori facessero tappa nei paesi fatti all'andata per scambiare di nuovo un saluto ed un arrivederci all'anno successivo."