mercoledì 2 luglio 2014

Come si viveva nella Garfagnana del 1952.Tratto da un tema di una bambina di IV elementare di quel tempo...

Sul periodico "La Garfagnana" del 16 giugno 1952 veniva
Il più vecchio periodico d'informazione
garfagnino, dal 1891.Editore Agostino Rosa
pubblicato il tema vincente di un concorso bandito dal giornale per gli alunni delle quarte e quinte delle scuole elementari del territorio.Il primo premio era costituito dalla somma di lire 2500 e la pubblicazione del tema.I maestri degli alunni premiati si dovevano invece consolare con l'abbonamento per un anno al giornale.Ebbene in quell'anno la scuola "mista di Molazzana Brucciano" si distinse particolarmente perchè un alunno di quinta ebbe una citazione d'onore,mentre una piccola alunna di quarta si aggiudicò il primo premio in assoluto.

Bellissimo questo tema testimone di una Garfagnana che non c'è più,di uno spaccato di vita quotidiana che solo un bambino con le semplici parole può renderlo reale.Documento prezioso di un'epoca.Interessante inoltre vedere come il modo di scrivere si sia evoluto nel tempo.Riporto allora fedelmente ed integralmente il componimento della piccola Aurelia (così si chiama l'autrice)

L'argomento era: La Garfagnana
"Sono una bambina di Garfagnana e mi piace tanto la mia terra.Ai piedi delle nostre colline scorre il Serchio,lontani si vedono gli Appennini e le Alpi Apuane.La Garfagnana è montuosa,ci sono pochi campi ma tante selve.I contadini lavorano molto perchè non possono usare le macchine;fanno tutto a mano e portano ogni cosa sulle spalle.Il mio babbo è un contadino e deve lavorare tanto;a forza di portar carichi è diventato quasi curvo.Noi bambini aiutiamo i nostri genitori a
lavorare:portiamo le bestie al pascolo e d'ottobre andiamo a raccogliere le castagne dalla mattina alla sera.La gente di Garfagnana è povera,ma vuol bene alla sua terra perchè è bella.Io credo che non ci sia una terra bella come la Garfagnana,con tanti boschi e tanti castagni.Alcuni paesi poi sembrano fatti e messi lì sulle montagne come per miracolo.Molti sono scomodi,perchè lontano dalla ferrovia e dalle strade.Nei nostri pa
alunni negli anni '50
esetti non ci sono divertimenti e perciò ci accontentiamo di riunirci in qualche casa a bere un po' di vino agro e a mangiare le bruciate.Nelle sere d'inverno a veglia facciamo baldoria e ci divertiamo un mondo.D'estate vengono i villeggianti a godere l'aria pura dei nostri monti.Io non lascerei il mio paesino neanche per tutto l'oro del mondo"