venerdì 18 luglio 2014

Quando gli emigranti eravamo noi...Sfruttamento,fatica e nostalgia questa era la condizione dell'emigrante garfagnino...

Eppure una volta nei loro panni
Emigranti in partenza da Genova
c'eravamo noi.Gli emigranti eravamo noi, ma non solo noi italiani in senso generale ma noi garfagnini.Non credo che nella nostra valle non ci sia famiglia che perlomeno ha un parente in qualche parte del mondo.Chi nelle lontane Americhe (come si diceva una volta), chi in Australia o nella stessa Europa.Lungi da me naturalmente fare differenze e paragoni con le migrazioni che stiamo subendo nel nostro Paese,il momento storico era diverso,le condizioni sociali anche, però nei secoli una cosa accomuna chi decide di emigrare, migliorare la propria condizione di vita.Fu un fenomeno questo di dimensioni a dir poco rilevanti che fra l'800 e il 900 coinvolse migliaia e migliaia di persone delle nostre zone che abbandonarono Patria ed affetti  sperando di veder garantito un futuro migliore per se e i propri figli.Lo scarso rendimento della terra,le alte tasse e l'alto tasso di natalità furono le condizioni principali che spinsero i garfagnini ad emigrare.Il primo notevole flusso fu verso la Francia e la Corsica dove si recarono numerose donne richieste come balie.Per rendersi conto della condizione di queste donne alcuni giornali dell'epoca (si parla intorno al 1870)  la definirono addirittura di una "tratta delle bianche".Il flusso migratorio poi cambiò agli inizi del 900 aumentarono infatti le quotazioni delle migrazioni transoceaniche e le speranze garfagnine si rivolsero verso le Pampas argentine,l'Amazzonia, il Mato Grosso,New York,California.Non è esagerato dire che alcuni nostri paesi furono completamenti svuotati del fiore della gioventù Gallicano, Perpoli,Fiattone,Cerretoli,Vrgemoli... vi partirono un terzo degli uomini.Per procurarsi i soldi per emigrare se non si aveva qualche parente che le prestava l'unica alternativa rimanevano le
la nave transoceanica della Società Italiana
 "Conte di Savoia" 1931 nel porto di Genova
banche e contrarre un oneroso mutuo.A Castelnuovo già nel 1874 c'era il Banco di Anticipazioni e di Sconto che tramite l'ipoteca su beni terrieri della famiglia si rifaceva pure sui primi salari guadagnati in terra straniera per rientrare del prestito dato.Alcuni garfagnini riuscivano a far fortuna,altri si barcamenavano e altri ancora non avevano nemmeno i soldi per tornare in Italia.La maggior parte dei nostri conterranei veniva impiegato nell'agricoltura o nel far legna, impararono anche mestieri che non erano abituati a fare come camerieri di locanda e ambulanti,ma come detto erano i lavori di fatica che la facevano da padrone.Era risaputo in queste lontane terre che il garfagnino era uomo di fatica e si diceva che: "Dove si costruiva i garfagnini a scavare e a portar calce,si coltivava e i garfagnini a zappare, c'era un lavoro che gli altri non facevano perchè fiaccava le ossa: e loro sotto.La costruzione del Canale di Panama,la grande rete stradale atlantica,i boschi del Montana e del Colorado furono le prime tappe,ma ormai non c'erano più ostacoli ne remore dove gli altri sdegnavano ascia,vanga e piccone il garfagnino costruiva capanne,gettava sementi e incanalava acque...".Ma le difficoltà erano tante,i problemi linguistici,l'integrazione e sopratutto la nostalgia dei cari lontani e della amata Terra natia la facevano da padrone.Con questo stralcio di lettera (che poi pubblicherò integralmente perchè bellissima ed unica) scritta in dialetto da un nostro emigrante alla famiglia voglio ricordare la sofferenza di queste persone: 

" E,'gni mattina ciò la smania addosso perchè 'sta mostra d'una Garfagnana e così bella anco s'edè lontana che mi
emigranti 
sforzo di scurdalla ma non posso.Crediate non so più che fà,vorrei dormì per tant'ore per sognammi ma non vorrei durmi per non svejammi e capì ch'era un sogno e tribbolà"